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CHIARA RAGGI – “LA NATURA E LA PAZIENZA”, L’ALBUM DELL’ARTISTA RIMINESE

CHIARA RAGGI – “LA NATURA E LA PAZIENZA”, L’ALBUM DELL’ARTISTA RIMINESE

ChiaraRaggi9 phTamaraCasula

Abbiamo raggiunto Chiara Raggi, musicista e cantautrice raffinatissima, un’artista davvero piena di talento e passione, una lunga carriera la sua. “Fare musica e cercare di farlo al meglio con gentilezza, un passo dopo l’altro”, questa è la filosofia della Raggi, artista romagnola pluripremiata, musicista e compositrice che ha superato la boa dei 20 anni di carriera e li ha festeggiati con un nuovo progetto: La Natura e la Pazienza è il nuovo album della cantautrice riminese uscito a dicembre scorso. Anticipato dal brano Mosaico, in distribuzione digitale e in rotazione radiofonica, il disco è uscito per l’etichetta Musica di Seta, neonata realtà imprenditoriale interamente dedicata alla musica d’autrice, oltre all’etichetta, anche un magazine online ed eventi.
Il “cantautore femmina” – come ama definirsi – si divide tra Rimini, sua splendida cittadina natale e Torino, dove insegna alla Scuola Holden come Song Writing ma anche nelle varie capitali del mondo, dove è spessissimo chiamata a fare concerti anche in esperanto, una lingua che ha fatto propria. La natura intesa “come elemento naturale” e, soprattutto come “natura umana da indagare, capire, accettare” e la pazienza intesa “come virtù, l’arte dell’attesa, come ci racconta nell’intervista la stessa artista.
Abbiamo intervistato l’artista che ci racconta il percorso artistico de “La Natura e la Pazienza”:

La Natura e la Pazienza è il tuo nuovo album, qual è l’idea comune dell’album e filo conduttore?
L’accettazione di sé e il cominciare a volersi bene, veramente. Questo amore verso se stessi si manifesta nei piccoli gesti quotidiani di cura, nelle pacche sulla spalla che possiamo darci in una giornata “no”. Sono sempre stata molto esigente, la prima giudice impietosa, ed è stata veramente difficile la convivenza con me stessa in certi momenti. La propria natura non si cambia ma ci si può fare i conti, ci si può leggere e comprendere meglio e, a volte, regalarsi scelte diverse per ricominciare a vivere.

Qual è la tua esigenza narrativa?

Raccontare la verità di un sentimento, qualunque esso sia. E’ così da sempre. La prima canzone, avevo 11 anni, era dedicata alla mia chitarra e all’amore per lei. Un amore fanciullo ma sincero, puro e, tra l’altro, unico amore che non mi ha ancora tradito e viceversa. Crescendo, da donna, sono più attenta a guardare ed indagare le imperfezioni, i lati scomodi, e le fragilità che fanno parte di noi, delle quali sembra che dobbiamo vergognarci o averne pudore. Questo non solo nelle canzoni ma nelle relazioni con l’altro, nello scrivere un post su un social network. Si parla tanto di body positive ed è giusto, io per prima ho vissuto anni di diete ferree [lo testimonia la mia libreria che ha un piano dedicato a questo, lo tengo oramai come monito] per raggiungere standard proposti per me irraggiungibili, ero triste e affamata, ma non solo. Credo sia necessario tornare a cantare la nostra unicità: da un inspiro d’attacco che decidiamo di non “ripulire” in una traccia, all’arcata naturale di uno strumento che vibra per mano di un musicista.

La natura umana e la pazienza. La pazienza per questo mestiere e l’amore per la musica, cosa sarebbe la nostra vita senza musica? E cos’è per te, la musica?

La pazienza per questo mestiere è una scelta. Ogni giorno ci si sveglia ed è necessario riconfermare a se stessi la strada intrapresa. Soprattutto per chi fa e produce musica in maniera indipendente, che si trova costretto a muoversi su “non canali”, su un territorio che tutti occupano ma che resta per lo più inesplorato da molti. Ho provato nel 2016 a far fuori la musica dalla mia vita perché affaticata, sola e non ci sono riuscita. La musica non ha bisogno di me, questo è certo, ma io non so vivere senza. E’ il mio bene primario. Mi ha insegnato l’empatia, l’ascolto dell’altro, è il mio rifugio e la mia cura. E dopo quasi quattro anni da quella crisi ho fondato Musica di Seta, un brand dedicato alla musica d’autrice (etichetta discografica, magazine online, eventi), un luogo in cui non sentirsi soli. Se potessi preservare le cantautrici più giovani, quelle che iniziano, da qualcosa, non sceglierei il sudore, l’impegno, la fatica, le delusioni… ma le preserverei dal senso di abbandono che troppe volte ho provato nella musica e tante di queste in quando donna a fare questo mestiere. Musica di Seta è nata per questo.

Un tuo pensiero sulla crisi di vari settori, a causa dell’emergenza sanitaria: in particolare della musica, live e dei luoghi di cultura chiusi. Un difficile momento per artisti e lavoratori dello spettacolo.

Purtroppo non parliamo solo di crisi della musica. Stiamo vivendo una crisi totale e generale e se stacchiamo lo sguardo dal nostro naso, vediamo intorno amici, professionisti in grandi difficoltà, proprio come noi musicisti. Non so quanto dureremo ancora in queste condizioni, senza poter lavorare sia a livello economico (siamo stremati) e a livello emotivo. Abbiamo bisogno di ricominciare e di farlo in modo diverso da prima, con condizioni di lavoro adeguate. Questo dipende anche da noi e io spero tanto che ci troveremo coesi nell’impostare un nuovo modello di lavoro nella musica in cui si parli non solo di arte e ispirazione ma di previdenza e di lavoro in regola. Altrimenti sarà difficile definire la nostra più grande passione anche il nostro mestiere.

Come hai iniziato il tuo percorso artistico? E’ molto bella anche la copertina del tuo album, una finestra sul mondo. Cosa ti auguri per la tua vita artistica e per la cultura, in questo nostro Paese?

Probabilmente è cominciato a sette anni quando ho tenuto in mano per la prima volta due legnetti ad una lezione di propedeutica musicale e, batterli a tempo, mi ha dato un brivido che ancora ricordo. Poi tutto ha preso forma quando ho iniziato a scrivere canzoni, pervasa da un senso di compiutezza che ho deciso di assecondare. La copertina del mio album, un acquerello del carnettista Carlo Lanzoni, racconta elementi importanti per me che si riflettono nella musica. Accoglierò con gioia quello che arriverà e spero di essere ascoltata la stessa cura che ho messo nel realizzare questo album. Mi auguro che i “non luoghi”, le “non strade” e i “non canali” prima o poi vengano scoperchiati, svelati, accreditati. Perché ci sono, ci siamo e siamo tanti.

Arte e scienza non bastano… ci vuole davvero tanta pazienza?

Spendere la propria vita al servizio dell’arte o della scienza è un atto di fede e sì, ci vuole una dose consistente di pazienza in entrambe!

Alessandra Paparelli