IOSONOUNCANE @ ARTI VIVE FESTIVAL – Soliera (MO) 05-07-26
IOSONOUNCANE @ ARTI VIVE FESTIVAL – Soliera (MO) 05-07-26
L’accostamento tra il più classico degli ensemble musicali e il più sperimentale cantautore italiano degli ultimi anni è quantomeno curioso. Curiosità, appunto, unita a un cenno di smarrimento: questa la primissima sensazione provata all’ingresso di Iosonouncane sul palco. Chitarra acustica a tracolla, microfono su asta a giraffa, Peroni da 33 cl adagiata accanto ai piedi. Null’altro. Dopotutto, di cosa hai bisogno quando ti chiami Jacopo Incani, scrivi poesia e la racchiudi dentro una cornice (d’oro) musicale?
Lo stupore è solo iniziale, perché ieri sera, nel meraviglioso scenario di Piazza Lusvardi a Soliera (MO), a sua volta inserito nel meraviglioso contesto di Arti Vive Festival, ultimo piccolo-grande baluardo delle rassegne di qualità emiliane, Incani ha stabilito una volta in più di poter fare semplicemente ciò che vuole. O meglio: di poter fare semplicemente ciò che la sua vena artistica richiede. Che sia coi sintetizzatori, con l’accompagnamento orchestrale, col suono della sua voce (e che voce…) e di una chitarra ripetutamente accordata in tonalità sempre nuove.
Il cantautore sardo ci prende per mano e ci porta dentro la sua cameretta. Una cameretta senza luci colorate, senza ghirigori esteti appiccicati sulle pareti, senza poster di gruppi datati sopra la testiera del letto (oddio, forse la cameretta di Jacopo una locandina di un vecchio concerto di De Gregori l’avrebbe pure, visto il trasporto con cui ieri sera ha coverizzato “Finestre sul dolore”).
Poche, pochissime parole ridotte all’essenziale – “Grazie”, “Potete abbassare le luci?”, “Buonanotte” – per non portare via troppo spazio e troppo tempo alla sua arte. Perché la musica è più bella quando è pura, nuda, spogliata degli orpelli dell’intrattenimento e ri-vestita di sole note ed emozioni.
Il pubblico-spia, assorto in religioso silenzio, apprezza l’insolita nudità di Incani, a malapena accenna qualche flebile eco in risposta alla gigantesca “Stormi”, si limita a sbirciare dal buco della serratura. Senza disturbare, senza farsi scoprire. Anche gli applausi sono sempre e comunque contenutissimi – per non parlare dei telefoni, praticamente assenti – rispettosi di un patto artista-pubblico da cui è impossibile prescindere.
Niente elettronica, quindi, solo qualche sporadica incursione della loop station a concedere un fatuo sentore di svincolamento dalla dimensione analogica.
Il lavoro di riarrangiamento di Incani è magistrale e tutt’altro che banale. I pezzi d’esordio, nati originariamente in acustico o con campionamenti minimali, tornano alla loro forma primitiva (“Il corpo del reato”, “Summer on a spiaggia affollata”, “La macarena su Roma”…); le architetture e i canti ancestrali legati alla sua Sardegna vengono spogliati della componente elettronica e corale (“Tanca”, “Stormi”…); i complessi intrecci nel suo iconico pastiche linguistico, infine, sono ridotti all’osso (“Foule”, “Jabal”…).
La voce di Jacopo, colorata da timbri sempre diversi, spazia da sussurri gutturali a urla catartiche e piene di sacralità, contraltare naturale del silenzio immobile della piazza.
Questo format minimale, così lontano dalle logiche dello spettacolo pop e così straniante per il concetto di festival (rumoroso-sudato-accalcato) a cui siamo abituati, recupera l’essenza più pura e ancestrale della forma-canzone. La scarnificazione di brani articolati e sperimentali fino alla loro riduzione in scheletro melodico assolve perfettamente il suo compito: amplificare oltre ogni ragionevole misura l’intensità drammatica dell’esecuzione. Fregandosene del dove e del quando.
Può piacere o non piacere, indispettire gli aficionados della sperimentazione più spinta e allo stesso tempo allontanare i neofiti o semplici avventori affamati di “festivalismo”, ma questo è, e questo rimane. Perché nel marasma di emozioni provate ieri sera a Soliera, un dato oggettivo è possibile trovarlo. Il tour chitarra e voce di Iosonouncane nasce necessariamente da un’urgenza artistica e umana: spogliarsi di tutto per ritrovare l’intimità. Con se stessi, con i fan, con la musica.
Francesco Giro
Credits: si ringrazia Arti Vive Festival per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

Redattore, pubblicista, appassionato musicista. È laureato in Giornalismo ma lavora come editor per una casa editrice. Nel tempo libero suona la batteria, scrive articoli di musica e viaggi, legge molte cose e ne fa altrettante. Ama l’arte in tutte le sue forme, e non trova modo migliore per tracciare la sua poliedrica personalità: giramondo per passione, sognatore per indole.



