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CLAUDIO CECCHETTO – TUTTO PRONTO PER IL WEB MUSIC STAR 2021

CLAUDIO CECCHETTO – TUTTO PRONTO PER IL WEB MUSIC STAR 2021

Claudio Cecchetto

Abbiamo incontrato Claudio Cecchetto in una intervista in cui ci racconta i suoi progetti attuali e anche una sfida creativa, frizzante. L’iniziativa dell’inventore di Radio Deejay e Radio Capital: un grande evento digitale dedicato ai più giovani, in concomitanza con il Festival di Sanremo 2021 ma non in contrapposizione.
La sfida di Cecchetto, imprenditore, mitico conduttore radio e tv, dj, autore, talent scout nazionale, volto amato della tv, grande esperto di radio, musica, inventore di Radio Deejay e Radio Capital, oltre che talent scout incredibilmente bravo di artisti che vanno da Jovanotti a Sandy Marton fino agli 883 con Max Pezzali, passando per Marco Baldini, Gerry Scotti e Sabrina Salerno, per nominarne solo alcuni è ancora quella di cavalcare l’onda e di essere sempre sul pezzo. E se parliamo di onde non possiamo non pensare alla radio e alle onde di frequenza; se prima lo faceva accendendo il trasmettitore e parlando al microfono, lanciando anche una serie di conduttori talentuosi e artisti vari ora ci riprova con il Cecchetto Festival, Il Web Music Star 2021, evento digitale dedicato alla Generazione Y, quella dei millennials, trasmesso sulla piattaforma A-Live dal 3 al 5 marzo 2021, nella settimana del Festival di Sanremo, ovviamente con Amadeus invitato a fare un saluto al primo festival delle star del web. Anche Amadeus è nel curriculum, anche il conduttore tv già speaker radiofonico è stato lanciato da Claudio Cecchetto. “I ragazzi hanno varie attitudini, sono poeti”– ci ha detto durante l’intervista – “ma sono anche creativi, inventori di parole nuove, stimoli nuovi e nuovi gesti, nuove visioni, nuovi approcci. E odiano il grigio, conoscono solo il bianco e il nero, niente mezze misure” – afferma il grande professionista creativo che nella sua vita artistica e professionale ha scoperto anche Fabio Volo, Fiorello, Francesco Facchinetti e molti altri.
Dal 4 gennaio prossimo, inoltre, verranno pubblicate le 60 nomination della prima edizione del Cecchetto Festival. Sono i 60 Artisti che, grazie segnalazioni, Cecchetto – insieme al suo staff – ha scelto dalla rete. Da queste nomination verranno invitati i 24 artisti che parteciperanno al FESTIVALWEB di marzo.

A marzo prossimo ci sarà il Cecchetto Festival per decretare la “web music star 2021” più brava, un festival di giovani cantanti ma arricchito anche da influencer e star del web. E’ un contro-festival o un arricchimento dell’offerta, in quei giorni? Come sarà articolato e soprattutto, che linguaggio parla?
E’ un festival rivolto agli under 33, rivolto ai giovani sull’esperienza di Deejay Television. Quando lo feci, lo realizzai per i più giovani ma ero convinto che anche i meno giovani avrebbero apprezzato. L’ho ideato per dare spazio alla musica dei millennials. Sono Festival che non andranno in contrapposizione, sono realtà diverse. Il mio è un esperimento, dato che il web è ormai esploso, si sta rivalutando e rendendo molto utile per i giovani. Sarà un Festival per i millennials ed è prettamente musicale. Sanremo è diventato uno show vero e proprio, gli ospiti sono attori, ballerini, personaggi del gossip, del cinema e della tv; ai miei tre Festival, quando ero in conduzione, invitai i Dire Straits, Dionne Warwick, gli Status Quo, quindi solo ospiti musicali. Il Cecchetto Festival non è un contro-festival ma si affianca a quello tradizionale. Con gli under 33 tendo a fare un festival né rap né indie ma cerco di dare la possibilità a tutti i generi musicali che vanno ora per la maggiore tra i più giovani, dando spazio e creatività. La differenza rispetto a tutti gli altri festival è che qui non ci sono iscrizioni per partecipare ma si va ad inviti: guardo, mi consulto con il mio staff e sono io che invito a partecipare. Non ci sono moduli da riempire, dunque, quello che c’è in rete e mi piace, quello che penso funzioni di più lo invito a partecipare.

Come è nata l’idea e quale esigenza l’ha spinta a realizzare il festival di marzo?

Non è un festival anni ’90, non è di nuovi talenti, ci sono fin troppi programmi per “nuovi talenti”.
Quando c’è davvero un nuovo talento, questo va aiutato ad emergere e non lasciato solo come succede troppo spesso nei talent. Personalmente cerco di dare voce ai giovani artisti, in particolare ai millennials. Ho privilegiato quelli che si sono proposti in rete, su YouTube ed hanno avuto un minimo di successo, con un criterio diverso. Desidero promuovere questa categoria: gli artisti creativi, quelli che hanno delle attitudini e i generi musicali nuovi, le star del web. È da qui che usciranno i veri talenti, non dai reality perché troppo spesso vengono abbandonati e non coltivati.

Cosa ne pensa dei Talent e dei Reality? Ritiene che illudano i ragazzi?
I talent sono stati un’idea molto valida ma quelli oggi si sono trasformati in “televisione”, perché naturalmente rispettano più le dinamiche del piccolo schermo che quelle musicali. L’ultimo X Factor, seppur bello, sembrava la Triennale di Milano: più che esibizioni musicali sembravano allestimenti, mostre d’arte, gli artisti sono ingabbiati nell’opera d’arte. Non si può ogni anno cercare nuovi talenti, per poi mollarli e abbandonarli.

Una domanda, ovviamente, sulla radio. Come vede gli influencer che affiancano gli speaker e conduttori radiofonici?
Gli influencer che nascono in un media, come per esempio il web, sono completamente diversi dagli speaker perché nascono in uno strumento diverso; hanno regole e linguaggio diversi, quindi vedo il “fenomeno” che riesce a fare l’influencer e lo speaker contemporaneamente ma sono sicuramente due mondi totalmente diversi. Vedo una cosa in comune, in tutti i media, ossia il video: bisogna cercare di ampliare le proprie capacità e capire che adesso ormai la radio ha bisogno del video, addirittura i giornali hanno bisogno del video. Inutile scrivere se la gente non legge più, occorre fare un servizio-video o una trasmissione radiofonica che sia anche appetibile in video.

Come sarebbe la nostra vita senza la rete, senza il web?
La rete è stata importantissima, durante la pandemia e la prima quarantena, lo è tutt’ora che abbiamo questo periodo festivo natalizio di lockdown. Il problema è che in Italia ha però mostrato un limite, privilegiando la televisione e poco il web in alcune zone del Paese. Senza internet passeremmo molto male questo periodo. Faccio un esempio: vedere i nostri nonni alle prese con il web, felici delle chiamate video WhatsApp ci strappa un sorriso in un periodo di distacco e distanziamento sociale, un periodo molto difficile per tutti noi.

Alessandra Paparelli