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Cristiano Sbolci – Intervista al cantautore per il suo nuovo album FUORIMODA

Cristiano Sbolci – Intervista al cantautore per il suo nuovo album FUORIMODA

In occasione dell’uscita del suo nuovo album “FUORIMODA” ho intervistato Cristiano Sbolci

Cristiano Sbolci, classe 1989, è un cantautore e autore cresciuto musicalmente in provincia, dove inizia a scrivere canzoni fin da adolescente. Dopo diverse esperienze musicali, nel 2016 entra nei Siberia, partecipando all’album Si vuole scappare (2018) come musicista e corista, e contribuendo successivamente alla scrittura di brani inclusi in Tutti amiamo senza fine (2019).

Parallelamente porta avanti il progetto Caleido, di cui è frontman e autore unico, pubblicando un EP e due album e suonando in oltre cento concerti nei club italiani. Nel 2019 firma con Pulp Music, collaborando con artisti della scena pop italiana come Comete e Michele Merlo.

L’8 maggio 2026 pubblica FUORIMODA, il suo primo album solista. Il disco rappresenta un ritorno a una scrittura più personale e nasce dall’esigenza di trasformare il dolore della fine di un amore non corrisposto in racconto musicale. L’opera si sviluppa come una sorta di colonna sonora ispirata al cinema horror e thriller italiano degli anni ’70, mettendo al centro il contrasto tra amore e morte, luce e perdita, inizio e fine.

Prodotto da Francesco Massidda e Federico Nardelli, il disco richiama nelle atmosfere le colonne sonore di Ennio Morricone, Stelvio Cipriani, Armando Trovajoli e Riz Ortolani. Tra gli ospiti figurano Mox, Enrico Gabrielli e Federico Maria Sardelli.

Cristiano Sbolci descrive FUORIMODA come un lavoro in cui amore e morte si intrecciano continuamente, raccontando come la fine di un legame possa assumere il peso di un lutto e trasformare profondamente chi la vive.

Ciao e benvenuto a TuttoRock! Il titolo dell’album suggerisce una presa di posizione quasi esistenziale. Cosa significa oggi essere “fuorimoda”?

Per me essere fuori moda significa non seguire il mercato attuale: significa libertà artistica. Cerco di trattare le canzoni come composizioni colte, dando grande importanza alle scelte armoniche e agli arrangiamenti orchestrali. Nel mercato di oggi non ritrovo più questa attenzione; percepisco poca curiosità e una forte esigenza di rincorrere i numeri più che la qualità e la purezza.

Gli anni ’70 attraversano tutto il disco: nei suoni, nei titoli, negli arrangiamenti. Cosa ti affascina così tanto di quell’estetica?

Sembrerà banale, ma di quegli anni mi affascina quasi tutto: l’estetica, il cinema, la musica e molto altro ancora. Mio padre è stato allievo di Ennio Morricone, quindi sono cresciuto con quelle musiche e con un certo tipo di gusto estetico e artistico.

Ovviamente sono consapevole di vivere nel 2026, ma voglio comunque provare a mantenere viva quella parte che ormai sento mia e che credo di portare avanti dignitosamente.

Nei tuoi testi convivono immagini molto concrete e visioni quasi oniriche. Come nasce la tua scrittura?

La mia scrittura nasce in maniera quasi inconsapevole. Mi metto a scrivere e molto spesso mi lascio trasportare dai pensieri. Quasi sempre mi basta una frase, a volte anche solo una parola, per catapultarmi nella fase creativa.

Ancora oggi non so bene come riesca a scrivere: sicuramente ci sono periodi in cui seguo un metodo e mi metto quotidianamente a stimolare l’ispirazione. Molte volte non arriva, ma quando arriva è sempre un piccolo grande miracolo.

Quanto c’è di autobiografico nel disco e quanto invece è stato romanzato?

Il disco è quasi del tutto autobiografico. Ci sono solo pochi dettagli che raccontano la vita di persone a me vicine. Credo fermamente che, per arrivare al cuore degli ascoltatori, sia necessario raccontare il proprio vissuto, spogliarsi di tutto e fare in modo che gli altri possano ritrovarsi in qualcosa.

Nel disco si sentono riferimenti ai Beatles, a Morricone, a John Barry, a Battisti, ma anche agli Arctic Monkeys e ai The Last Shadow Puppets. Come hai lavorato per far convivere mondi così diversi?

Ho lavorato in maniera naturale: sono tutti artisti che amo alla follia. Quello è il mondo che ascolto da sempre e quindi tutto è venuto spontaneamente. Non mi sono concentrato nel cercare una chiave o un filo rosso che collegasse gli Arctic Monkeys a Ennio Morricone; è successo perché probabilmente doveva succedere.

Hai citato Ennio Morricone come influenza fondamentale anche per ragioni personali e familiari. Che tipo di presenza ha avuto nella tua formazione musicale?

Ennio Morricone è stato il maestro di mio padre all’Accademia Chigiana. La sua presenza è sempre stata molto forte in casa mia: ci sono sempre state la sua musica e, di conseguenza, anche le immagini e i film da lui musicati.

Credo fermamente che sia stato il più grande compositore che il mondo abbia mai avuto: un poeta, un saggio, la musica intesa nella sua forma più pura. Lo ringrazio spesso per tutto quello che ci ha lasciato.

Com’è stato lavorare con Francesco Massidda e Federico Nardelli alla produzione del disco?

È stata un’esperienza meravigliosa. Con Francesco Massidda ho lavorato a questo disco fin dal primo giorno: abbiamo scritto tutto insieme, confrontandoci, discutendo, emozionandoci e sognando. Credo che senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile.

Federico è Federico. Io e Francesco siamo arrivati con un progetto già molto definito, avevamo le idee chiare, e lui ci ha aiutati a concretizzare al meglio ciò che volevamo.

Il risultato finale è FUORIMODA.

Le orchestrazioni hanno un ruolo fondamentale in FUORIMODA. Quanto tempo avete dedicato alla ricerca timbrica?

La ricerca timbrica è stata maniacale, ma non solo per quanto riguarda le orchestrazioni: c’è stato un vero e proprio studio dietro ai suoni in generale. Volevamo utilizzare soltanto strumenti di quegli anni e così abbiamo fatto.

Arrivi da esperienze diverse: Siberia, Caleido, scrittura per altri artisti. Cosa ti ha spinto a tornare al tuo nome e a una dimensione così personale? Hai avuto la sensazione, facendo questo disco, di ricominciare da capo?

Volevo, per la prima volta, fare un disco che mi rappresentasse totalmente: senza compromessi, senza l’ossessione dei numeri, solo per il gusto di fare musica.

Il passato è stato molto utile per arrivare a capire che l’arte ha bisogno solo ed esclusivamente di purezza, perché è solo così che puoi colmare, in qualche maniera, il vuoto dell’esistenza.

FUORIMODA è il tuo primo album solista, ma sembra il lavoro di qualcuno che aveva bisogno di arrivare esattamente qui. Ti senti finalmente nel posto giusto artisticamente?

Questo è il primo disco a mio nome. Anche con Caleido ero solista, ma mi nascondevo dietro a un nome che non era il mio, tutto qui.

Credo di aver raggiunto ciò che volevo artisticamente: avevo bisogno di stare bene riascoltandomi. Non conoscevo questa sensazione e devo dire che è davvero molto bella.

Spero che questo sia soltanto il primo di tanti lavori.

Chiara Impallari

Credits: PULP MUSIC / ADA MUSIC ITALY

Tracklist:

  1. Fuorimoda (Titoli di testa)
  2. Rock’n’roll
  3. Il pianoforte di Sebastian Bach
  4. Era una serata come tante all’Ortica
  5. Hai avuto paura? (Intermezzo)
  6. Divi morti del pop
  7. Ti prego lasciati guardare bene
  8. La morte di una star
  9. Maledetto amore mio
  10. Cosmetici e veleni
  11. Il rumore di un bacio
  12. Il vizio (Titoli di coda)

Link:

Cristiano Sbolcihttps://www.instagram.com/cristianosbolci/ (@cristianosbolci) • Foto e video di Instagram

Cristhttps://open.spotify.com/intl-it/artist/2qBAZjd3bKT082IvuHYCtwiano Sbolci | Spotify

https://www.youtube.com/channel/UCAzYfxG3R08aVeJl3DgBuGQ