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MAX GAZZÈ – LIVE TEATRO AL MASSIMO DI PALERMO, 22/10/2026

MAX GAZZÈ – LIVE TEATRO AL MASSIMO DI PALERMO, 22/10/2026

L’ornamento delle cose secondarie, Teatro al Massimo di Palermo, 22/10/26

Il 22 ottobre, al Teatro A Massimo, si è tenuta la prima delle tre tappe palermitane previste per il tour di Max Gazzè, legato al suo nuovo album “L’ornamento delle cose secondarie”, uscito il 15 maggio 2026. Uno spettacolo intenso e particolare, costruito attorno a un racconto che va oltre la musica e che invita il pubblico a fermarsi, osservare e, soprattutto, ascoltare.

Il concerto si apre nel buio. Nessuna luce, nessuna immagine a catturare immediatamente lo sguardo, soltanto una voce narrante che introduce, quasi prima di ogni brano, il senso di ciò che sta per accadere. «Anche nel buio qualcosa può cambiare. Non tutto dipende dalla nostra volontà e ogni attesa non è tempo perduto. Diventare grandi vuol dire questo. Alcune cose si rivelano a chi sa fermarsi e finalmente ascoltare».

Sono parole che sembrano contenere già l’essenza dello spettacolo, una sorta di chiave di lettura per entrare nel mondo che Gazzè ha costruito attorno al suo ultimo lavoro. E proprio nel buio prende avvio il concerto, con la prima traccia dell’album “Il contadino magro”. Da lì, tutte le canzoni del nuovo disco si susseguono una dopo l’altra, senza interruzioni, come un unico flusso narrativo che accompagna lo spettatore dentro una storia, fatta di pensieri, emozioni e riflessioni.

Le luci cangianti si alternano sulla scena, creando atmosfere diverse e suggestive, mentre una band ricca e affiatata dà corpo a sonorità piene, avvolgenti, capaci di sostenere e arricchire il racconto. Al centro di tutto, immancabile, c’è il suo amato basso, che Max Gazzè non abbandona mai e che diventa il vero protagonista delle sonorità di ogni brano. E poi c’è la sua delicatezza nel raccontare. Quella capacità, tutta sua, di affrontare temi profondi, lasciando che siano le parole, la musica e le immagini evocate a raggiungere chi ascolta.

Gli intermezzi con la voce narrante scandiscono il percorso e aprono nuove finestre di riflessione. Il mondo è un caos di ciò che amiamo e ciò che odiamo, e noi viviamo in questo caos: una riflessione che restituisce bene il senso di un lavoro che non cerca risposte semplici, ma si sofferma sulle contraddizioni della vita, sulle fragilità umane e sulla difficoltà di trovare un equilibrio in un mondo sempre più complesso. Le crepe, le paure, il bisogno degli altri: tutto fa parte di noi. Non sono elementi da nascondere o da superare necessariamente, ma aspetti della nostra esistenza che meritano di essere riconosciuti e compresi. È da questa consapevolezza che sembra prendere forma il racconto musicale di Gazzè, un viaggio che invita a guardarsi dentro e a interrogarsi sul rapporto con gli altri e con ciò che ci circonda.

È un concerto che racconta, uno spettacolo che ha una storia da seguire e un filo conduttore che lega ogni canzone alla successiva. Non si tratta soltanto di assistere a un’esibizione musicale, ma di entrare in un percorso pensato per accompagnare il pubblico attraverso parole, suoni e riflessioni. L’ascolto è sicuramente interessante, il sound è ottimo e la qualità musicale è indiscutibile. Eppure, seguire questo spettacolo non è semplice. Non ci sono le classiche strofe e i ritornelli capaci di catturare subito l’attenzione, non ci sono le melodie pop a cui siamo abituati, quelle che arrivano immediatamente e che spesso permettono di lasciarsi trasportare senza troppi pensieri. Qui c’è soprattutto una narrazione, un racconto musicale che richiede attenzione, concentrazione e disponibilità ad abbandonare le aspettative più tradizionali. È un concerto che non concede molto spazio alla distrazione e che, proprio per questo, può risultare impegnativo. Richiede tempo, pazienza e una partecipazione diversa da quella a cui siamo abituati.

Ma probabilmente è proprio questo l’obiettivo di Gazzè: costringere, in qualche modo, chi ha davanti a fermarsi e ad ascoltare sul serio. A non limitarsi a sentire una canzone, ma a soffermarsi su ciò che racconta. Ad attendere, senza fretta, che il significato emerga e che ogni parola trovi il proprio posto.

In un tempo in cui tutto scorre velocemente, saper ascoltare sembra diventato quasi superfluo, qualcosa di secondario. Eppure, non lo è affatto. Ed è proprio questo il messaggio che sembra attraversare l’intero album: imparare a dare valore a ciò che consideriamo marginale, a ciò che non si impone con forza, a quello che spesso rischiamo di trascurare perché troppo impegnati a rincorrere altro. «Il mondo non è un bottino e il silenzio non è neutralità». Parole forti, che racchiudono una visione precisa e che si legano al senso più ampio del racconto. Non possiamo limitarci a osservare ciò che accade senza sentirci coinvolti, né pensare che il mondo sia qualcosa da conquistare o da possedere. Esiste, piuttosto, la possibilità di immaginare un futuro diverso, perché, come suggerisce la sua canzone, «un mondo migliore lo possiamo costruire». La prima parte del concerto si sviluppa così, come un lungo flusso di coscienza, un momento quasi completamente contemplativo.

Dopo una breve pausa, lo spettacolo riprende con un cambio di atmosfera. Il concerto si sposta verso una dimensione più pop, più immediata e familiare, soprattutto attraverso il ricordo del suo primo album, uscito ormai trent’anni fa. È un ritorno alle origini, un momento che permette di ritrovare il Max Gazzè più conosciuto, quello delle canzoni che hanno accompagnato il suo percorso artistico e che sono entrate nella memoria del pubblico. A dare il via a questa seconda parte è “Quel che fa paura”, la sua prima canzone, che si collega idealmente anche al nuovo album.

Da qui il concerto prosegue con alcuni dei suoi più grandi successi, regalando al pubblico una dimensione più leggera e coinvolgente. Due momenti diversi, dunque, ma appartenenti allo stesso percorso: da una parte la necessità di fermarsi e ascoltare, dall’altra il piacere di ritrovare canzoni conosciute, capaci di creare una connessione immediata con chi è in sala.

E, naturalmente, non poteva che concludersi con la sua famosissima “Sotto casa”, uno dei brani più amati e riconoscibili del suo repertorio. Una chiusura che riporta il concerto su un terreno più familiare e restituisce al pubblico quella dimensione di festa e partecipazione che accompagna i suoi successi più celebri.

Chiara Impallari

PHOTOSET by JOSEPH TALLO

Credits: Si ringrazia OTR Live per la cortese disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento

Band:

Max Gazzè (cantante e bassista)

Piero Monterisi (batterista)

Max Dedo (polistrumentista)

Adriano Viterbini (chitarrista)

Sun Hee You (pianista)

SETLIST:

Il Contadino Magro
L’Eremita – Parte II
Intermezzo Bianco
Facce Da Vecchi
Amo
Da Piccolo
Sorriso Largo
Cherubini Scalzi
La Legge Dell’Etica
Attriti
La Forma
Il Matrimonio Di Tua Figlia
Ali
Io, Giuda
Rumore
Sul Filo – Parte II
Fatto Accaduto In Estate
Dio
Terra Madre
L’Oscurità
Quel Che Fa Paura
Come Si Conviene (Bom Pà)
Il Solito Sesso
Poeta Minore
La Favola Di Adamo Ed Eva
Mentre Dormi
Ti Sembra Normale
La Vita Com’È
Una Musica Può Fare
Sotto Casa