MENTE//ANIMA: LA RECENSIONE DEL NUOVO ALBUM DEI WHAT I KNOW WELL
Mente//Anima, nuovo concept album dei What I Know Well è un lavoro pensato come un’esperienza immersiva, nella quale musica, immaginario visivo e storytelling concorrono alla costruzione di un unico percorso attraverso paure, traumi, perdita, relazioni e ricerca dell’identità. I What I Know Well si inseriscono in quella nuova generazione della scena alternative emo/metalcore italiana che ha fatto della vulnerabilità uno degli strumenti più potenti della propria scrittura. La band nasce dall’incontro di esperienze personali profonde.
Il nome stesso della band, What I Know Well, contiene una contraddizione significativa: conoscere bene qualcosa, forse, significa anche rendersi conto di quanto sia difficile conoscersi davvero. L’identità, allora, non diventa un punto d’arrivo ma un processo continuamente in costruzione.
Alle spalle del gruppo c’è un’esperienza live importante, maturata in oltre dieci anni di attività sui palchi italiani e attraverso collaborazioni con artisti internazionali come Bring Me The Horizon e Ocean Ate Alaska. I What I Know Well hanno inoltre condiviso palchi come il Teatro Ariston, il Legend Club di Milano, dove hanno aperto i concerti di Dari e Call Me Karizma, e l’Alcatraz di Milano insieme ai Lost.
La formazione è composta da Andrea Pacifero alla voce, Flavio Biagini alla batteria, Alfonso Travez al basso, Lorenzo Fabbri alla chitarra ritmica e Mattia Bertineschi alla chitarra solista.
Mente//Anima è costruito come un racconto unitario composto da dieci capitoli, ciascuno legato a una particolare esperienza emotiva. La metafora centrale è quella della Haunted House: una casa infestata nella quale ogni stanza rappresenta una traccia, e quindi un trauma, una paura o una fase del percorso interiore del protagonista. Anche la componente fisica dell’album partecipa al gioco narrativo. Il booklet diventa infatti un vero e proprio elemento interattivo: parole e indizi nascosti nei testi permettono di ricostruire un messaggio finale, mentre la figura di Wendy, una strega collegata all’entità demoniaca presente nell’antico libro maledetto, accompagna il protagonista lungo il percorso.
L’horror, dunque, non è soltanto una scelta estetica. È soprattutto un linguaggio attraverso il quale raccontare la paura, l’angoscia. Dieci stanze, dieci ferite. L’apertura affidata ad “Attacchi di panico” è già una dichiarazione d’intenti. Il disco sceglie di iniziare dalla crisi. Il brano alterna quiete ed esplosioni sonore per restituire quella sensazione di soffocamento e perdita di controllo che accompagna un attacco di panico.
Con “Crisalide” il viaggio si sposta sulle ferite dell’adolescenza. Il titolo contiene già l’idea della trasformazione: la sofferenza non viene cancellata né risolta magicamente, ma diventa materia attraverso cui costruire una nuova versione di sé. “Eclissi” amplia il punto di vista e racconta la depressione attraverso gli occhi di chi sceglie di rimanere accanto a una persona che ne è consumata. Qui emerge una delle intuizioni più interessanti del disco: l’impotenza di chi ama. L’amore rimane, ma non sempre è sufficiente a dissipare l’ombra.
Con “Shining (Stanza 237)” la Haunted House diventa esplicita. È una delle stanze più oscure del disco, quella in cui la propria parte più distruttiva può arrivare persino a esercitare una forma di seduzione. L’oscurità non è soltanto qualcosa da cui fuggire: a volte è qualcosa che rischia di attirare. “Fuori dal Caos” torna a parlare di depressione. Due persone si trovano immobili dentro una realtà che sembra crollare e cercano reciprocamente un appiglio. È una traccia che introduce il tema della solidarietà emotiva.
Il cuore più doloroso del viaggio arriva con “Cerbero”, una conversazione immaginaria con il padre scomparso. Il lutto viene raccontato attraverso le parole non dette e le domande rimaste sospese. Il titolo richiama una figura mitologica posta a guardia dell’aldilà e, all’interno del concept, assume una funzione simbolica particolarmente forte: una soglia tra ciò che è stato e ciò che non può più essere recuperato.
A questo punto arriva “Mente//Anima”, title track e centro concettuale dell’opera. Il titolo stesso mette una cosa accanto all’altra due dimensioni apparentemente inconciliabili. “Aria (All The Things She Said)” introduce un ulteriore elemento, quello della reinterpretazione. Il celebre brano viene inserito all’interno della narrazione e assume una nuova funzione drammatica: al centro c’è una ragazza intrappolata in un contesto familiare abusivo, per la quale la fuga rappresenta una possibilità di sopravvivenza. Il concetto di “aria” diventa così estremamente concreto: respirare significa poter uscire, salvarsi.
Dopo tanta oscurità, “Vertigine” apre uno spazio diverso. Due persone si incontrano nel caos e decidono di affrontare insieme le proprie fragilità. L’amore diventa connessione, possibilità di guardare avanti. La chiusura affidata a “Deus Ex” rappresenta infine un cambio di prospettiva radicale. Dopo aver trascorso l’intero disco all’interno della mente del protagonista, lo sguardo si sposta verso l’esterno, verso la società. Corruzione, abuso di potere e interessi personali diventano il nuovo bersaglio. Il finale, quindi, non chiude semplicemente la storia: la apre. Dopo aver attraversato le proprie stanze interiori, il protagonista è chiamato a guardare il mondo che lo circonda e a immaginare la possibilità di cambiarlo.
Mente//Anima è quindi un album che chiede all’ascoltatore di partecipare. Non soltanto di premere play, ma di seguire gli indizi, leggere i testi, ricostruire i collegamenti e lasciarsi coinvolgere dall’immaginario costruito dalla band. La componente interattiva del booklet rafforza ulteriormente questa intenzione, trasformando il disco in un’esperienza che può continuare anche oltre l’ascolto.
Mente//Anima è un concept album ambizioso. La band costruisce un vero universo narrativo nel quale musica, horror psicologico, simbolismo e interazione dialogano costantemente. Il risultato è un disco che parla di dolore senza trasformarlo in semplice spettacolo, e che prova a fare della vulnerabilità non una debolezza, ma un linguaggio comune. La Haunted House dei What I Know Well è, in fondo, la rappresentazione di qualcosa che tutti conosciamo: la nostra mente quando diventa difficile da abitare.
Chiara Impallari
Tracklist
- Attacchi di panico
- Crisalide
- Eclissi
- Shining (Stanza 237)
- Fuori dal Caos
- Cerbero
- Mente//Anima
- Aria (All The Things She Said)
- Vertigine
- Deus Ex
Credits: Thamsanqa e The Orchard
Band: Andrea Pacifero (voce)
Flavio Biagini (batteria)
Alfonso Travez (basso)
Lorenzo Fabbri (chitarra ritmica)
Mattia Bertineschi (chitarra solista)
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Chiara Impallari, classe '99, laureata in Lettere ed Editoria. Amo scrivere. Lavoro per una web radio e scrivo per altre riviste. Datemi una tazza di the fumante, un divano e una buona serie tv e sarò felice! Esco solo per un motivo: i concerti. Dicono che vedere concerti live allunghi la vita, bene, spero di vederne ancora così tanti da vivere mille anni. Avete presente quando state ascoltando una canzone struggente e la rimettete indietro perché la parte che doveva ferirvi non vi ha ferito abbastanza? Ecco, sono io.




