VIA AD MORTEM – Intervista alla black metal band italiana
In occasione dell’uscita del disco di debutto, ‘Requiem I: Through the Path Over The Ruins’, ho avuto il piacere di intervistare i Via ad Mortem, nuova entità Black Metal italiana.
Ciao e benvenuti su Tuttorock, vi chiedo subito che riscontri state avendo dal vostro primo album “Requiem I: Through the Path Over The Ruins”, da me molto apprezzato.
Ciao, le recensioni sono finora tutte positive. Interessante come alcuni recensori si siano informati sui vari elementi concettuali dell’album, dai testi ai titoli ai sample usati in alcuni pezzi. Anche il riscontro del pubblico ci sembra più che buono per ora. Si cercherà comunque e sempre di fare meglio.
Il black metal, un ambiente piuttosto saturo in cui si corre il rischio di diventare copie di band del passato. Voi, invece, già col primo album, vi distinguete e siete già riconoscibili sia dal punto di vista della parte strumentale che di quella lirica, qual è stato il percorso che vi ha portati a questa costruzione dei brani?
La musica è figlia di isolamento, solitudine e contemplazione. Sia la decadenza della città che la purezza della Natura hanno influito sul mood musicale dei pezzi, composti da Hiems Silens. I testi sono per la maggior parte trasposizione di un pensiero antimodernista e di spiritualità della Morte, venerata nella figura divina della Santa Muerte Messicana.
Cosa rappresenta per voi il concetto della morte?
La Morte è la patrona dell’umanità. È cambiamento. È trascendere dal corpo fisico allo Spirito. È anche vita: se sei consapevole della Morte vedrai la vita in maniera diversa, e probabilmente ti farai due domande sulla vita basata sul lavoro e sugli aperitivi di oggi.
Che idea avete a proposito del Black Metal Inner Circle scandinavo dei primi anni 90?
Santamuertero Sinister: Il Black Metal visto come ideologia, stile di vita e spiritualità è ciò che per me si avvicina di più a come si dovrebbe trattare. L’anarchia ribelle e terroristica dei vari fatti criminali è dovuta alla giovane età più che al fanatismo, e sicuramente anche a dinamiche settarie che vedevano Euronymous come guru. Da anarca, come mi ritengo, se avessi vissuto quel contesto sarei stato in disparte, come faccio in tutti gli ambiti importanti della mia vita.
Hiems Silens: È stato il primo approccio al Black Metal per la maggior parte di noi credo, chiunque si sia avvicinato da ragazzino al genere, non è potuto restare immune a ciò che arrivava da quella scena. Personalmente ne sono stato profondamente attratto, da adolescente ho idealizzato ed abbracciato quel piccolo universo, mi sono perso nella fascinazione proveniente da quel lontano, malvagio e ribelle mondo oscuro. Adesso che ho qualche decennio in più sulle spalle ovviamente la vedo con occhi diversi ma da lì, da quel grembo, è sorta una creatura che continua a vivere a crescere e ad allontanarsene… Ma il Black Metal come oggi lo conosciamo credo che non esisterebbe senza ciò che accadde in Norvegia a cavallo degli anni 90.
C’è anche spazio per un brano in lingua italiana, esperienza che ripeterete in futuro?
Assolutamente sì, i testi in lingua madre verranno però scritti solo per tematiche inerenti alla nostra terra, per una questione di rispetto e amore per la stessa. Gli altri vogliamo che siano compresi al meglio da tutto il pubblico, così da poter assimilare al meglio il nostro messaggio.
Quando e come nascono i Via ad Mortem?
Via ad Mortem nasce come trio nel 2025 per idea di Gibil e Hiems Silens. Il primo cantante, tuttavia, ha mollato prima ancora di scrivere i testi per ‘Requiem I’. Santamuertero Sinister è subentrato in quanto voce (e polistrumentista) di Wendol; Gibil ha suonato come live session all’unico concerto del progetto ed è nata la formazione completa che c’è ora.
Siete aperti a nuovi ingressi nella vostra formazione in futuro?
Al momento no, poiché l’alchimia e l’equilibrio che abbiamo raggiunto ci permette di comporre musica con tranquillità e profonda intesa.
Abbiamo diversi session, che si alternano nei concerti e con i quali abbiamo instaurato un bellissimo rapporto di amicizia e rispetto che permette al progetto di essere riproposto dal vivo con tutte le sfumature e l’intensità che necessita.
Avete qualche concerto in programma?
Parecchi in realtà, ma finché non sono confermati è meglio non dire nulla per scaramanzia!
State già lavorando a nuovi brani o per ora vi concentrate per la promozione di questo disco?
Stiamo sia lavorando al Secondo Requiem che promuovendo il Primo. La creatività non si ferma nemmeno di fronte agli impegni promozionali.
Grazie per il vostro tempo, vi lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferite.
Chi volesse supportarci può farlo acquistando CD o merchandise ai concerti o sui nostri web shop Bandcamp e Big Cartel.
Santa Muerte, perdóname.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.





