TILT – Intervista al trio libanese che si esibirà a Roma il 27 settembre
Ho avuto il piacere di intervistare il trio libanese TILT, formato da Samah Boulmona, Farah Kaddour e Ali Hout, che il prossimo 27 settembre porterà il proprio progetto musicale in un concerto dal vivo sul palco del Parco Tevere Marconi di Roma all’interno del Festival InLingua (qui le info https://www.tuttorock.com/inlingua-torna-a-roma-dall11-al-27-settembre-la-terza-edizione/).
Ciao e benvenuti su Tuttorock, vi chiedo subito che aspettative avete sul vostro viaggio in Italia e sul concerto che farete il prossimo 27 settembre all’InLingua Festival di Roma.
Prima di tutto, grazie per averci invitato e per averci dato l’opportunità di raccontare il nostro progetto. Siamo davvero felici di essere qui e di poter parlare di un progetto a cui siamo molto affezionati.
Il pubblico italiano cosa si deve aspettare dal vostro spettacolo?
Il pubblico di Roma deve aspettarsi un viaggio, non soltanto un concerto. Un viaggio sonoro che parte dalla tradizione, dalla musica classica araba e dalla musica popolare del levante soprattutto del Libano e della Siria, per poi trasformarsi e parlare un linguaggio più contemporaneo, più immediato, capace di arrivare anche a un pubblico che non conosce necessariamente questa musica.
Quando e come nasce il progetto Tilt?
Il progetto è nato prima di tutto dall’amicizia tra noi tre, Samah, Farah e Ali. Abbiamo suonato insieme in diverse formazioni, sia in Libano sia all’estero. L’idea ha cominciato a prendere forma nel 2022, quando abbiamo deciso di organizzare e finanziare autonomamente una residenza musicale a Marsiglia. È stato proprio lì che, per la prima volta, abbiamo iniziato non solo a suonare e reinterpretare la musica tradizionale, ma anche a comporre i nostri brani originali.
Parlatemi un po’ di com’è composto il vostro trio e quali strumenti suonate.
In questo trio suoniamo la fisarmonica (Samah Boulmona) ma una fisarmonica un po’ particolare, adattata alla musica araba e al sistema dei maqām, quindi capace di suonare anche i quarti di tono. Buzuq arabo (Farah Kaddour), diversi strumenti a percussione (Ali Hout) e le voci di tutti e tre.
Il vostro album d’esordio “Wasm” è uscito quasi un anno fa (l’ho ascoltato alcune volte tra ieri ed oggi e l’ho apprezzato molto), che riscontri avete avuto sia dal punto di vista degli ascolti che della critica?
Siamo felici che abbiate apprezzato il nostro album WASM. Una cosa che ci ha colpito è che molte persone lo hanno descritto come un viaggio sonoro, capace di trasportarle in un mondo immaginario, sospeso tra la tradizione e le sonorità della musica araba contemporanea. Anche dalla critica abbiamo ricevuto riscontri molto incoraggianti. In molti hanno visto in WASM l’inizio di un percorso promettente, capace di aprirci la strada verso un viaggio musicale fatto di esplorazione, tradizione e originalità.
Cosa significa per voi la musica?
Per noi la musica è un modo di vivere. È un modo per esprimerci, per parlare delle cose che riteniamo importanti, per preservare la tradizione e proteggere le persone e il loro patrimonio. È anche un modo per raccontare la storia, forse uno dei modi più autentici per tramandarla. E naturalmente, essendo musicisti professionisti, la musica è anche la nostra pratica quotidiana, qualcosa che fa parte della nostra vita ogni giorno.
L’arte, la cultura, possono essere ancora i veicoli più potenti per trasmettere messaggi di uguaglianza e pace nel mondo?
L’arte e la cultura possono certamente essere strumenti molto potenti, anche in un mondo segnato da profonde disuguaglianze, dove purtroppo le decisioni sono spesso nelle mani di chi detiene il potere e sembra avere poco a che fare con l’arte e con la bellezza, e molto di più con il potere e il denaro. Nonostante questo, crediamo profondamente che l’arte, e la musica in particolare, continueranno sempre a resistere e a raccontare la verità, anche di fronte alla brutalità del mondo in cui viviamo.
Ho letto sul vostro profilo Instagram che saranno 5 i concerti che terrete in Europa, al termine di questi quali sono i vostri programmi?
Il prossimo tour, con cinque concerti in Europa, sarà il nostro primo tour organizzato come progetto. Speriamo che sia l’inizio di un percorso che ci permetta di viaggiare di più e di portare la nostra musica in altre città, in Europa e anche fuori. Come progetto che parte dalla musica tradizionale e dalla musica popolare delle montagne del Libano, della Siria e della Palestina, per noi è importante non suonare soltanto nelle grandi città, davanti a un pubblico che ha già accesso a moltissime esperienze musicali, ma arrivare anche in luoghi più lontani, dove magari questa musica non è mai arrivata prima. Dopo il tour europeo torneremo a Beirut, perché per noi è sempre importante tornare a casa, ritrovare le nostre radici e ricaricare le energie. In primavera, poi, avremo una nuova residenza musicale in Francia, vicino a Lione, dove inizieremo a lavorare al nostro prossimo album.
C’è un luogo nel mondo in cui vi piacerebbe particolarmente esibirvi?
Ci piacerebbe molto portare la nostra musica in Giappone. È un luogo in cui non siamo mai stati e sarebbe davvero interessante far conoscere la nostra musica e la nostra cultura a un pubblico così lontano dal nostro.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




