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SILVIA IN BLUES – “RIMANERE SOLI”

SILVIA IN BLUES – “RIMANERE SOLI”

SILVIA IN BLUES – “RIMANERE SOLI”
Un messaggio universale di connessione e consapevolezza

Rimanere Soli” è il nuovo singolo di Silvia In Blues: un brano intimo e intenso che racconta quel momento sospeso in cui la solitudine sembra assoluta

Silvia In Blues nasce dall’incontro tra la voce di Silvia Morelli e la visione musicale del chitarrista e autore Luigi Giovanni Ricci. Il progetto fonde radici blues e sensibilità pop, dando vita a un sound intimo ed essenziale. Attraverso una scrittura autentica e un’interpretazione intensa, supera i confini di genere per cercare un contatto diretto con l’emozione. Dopo un percorso live ricco e coinvolgente, “Rimanere Soli” rappresenta un nuovo capitolo: più personale, più universale.

Ecco l’intervista:

Ciao. In che modo la vostra musica riesce a trasformare la fragilità in un messaggio universale?

La fragilità, per noi, non è mai stata qualcosa da nascondere. È sempre stato il punto di partenza. Nasce tutto lì, in quei momenti in cui non hai più difese, in cui le cose non riesci a sistemarle ma puoi solo sentirle fino in fondo. È in quel punto preciso che iniziamo a scrivere. Non cerchiamo di rendere la fragilità “più bella” o più accettabile… cerchiamo solo di non tradirla. Poi succede qualcosa di strano: più andiamo a fondo in qualcosa di personale, più quella cosa smette di essere solo nostra. Diventa uno spazio in cui anche altri si riconoscono, anche senza sapere esattamente perché. Credo che il messaggio universale nasca proprio da questo: dal coraggio di restare dentro a ciò che è scomodo, senza filtri, senza protezioni. Perché alla fine cambiano le storie, i nomi, i volti… ma certe crepe sono le stesse per tutti.

“Rimanere Soli” segna un’evoluzione nel vostro progetto: cosa è cambiato rispetto ai lavori precedenti?

“Rimanere Soli” segna un’evoluzione naturale del nostro percorso, ma allo stesso tempo resta profondamente legato alle nostre radici. Silvia In Blues nasce da un incontro quasi casuale, di quelli che sembrano capitare per caso ma in realtà arrivano quando devono arrivare. Luigi Giovanni Ricci mi ha sentita cantare per strada, in bicicletta, senza filtri. In quella voce ha riconosciuto qualcosa di profondamente blues, qualcosa che mi apparteneva già, anche senza saperlo fino in fondo. Da lì abbiamo iniziato a costruire il nostro percorso partendo proprio da quella radice: un repertorio che attraversa gli anni ’50 e ’70, riportato però alla sua essenza più autentica, spogliato dalle sovrastrutture della produzione e riportato a una dimensione più vera, più nuda. Voce e chitarra, senza altro. Poi, a un certo punto, è successo qualcosa. L’ascolto, i live, il contatto diretto con le persone hanno fatto nascere un’esigenza diversa: non bastava più interpretare, sentivamo il bisogno di raccontarci. Gio aveva nel cassetto pensieri, poesie, frammenti di vita. Abbiamo iniziato da lì, trasformandoli in canzoni, cercando di mantenere intatta quella verità iniziale, senza forzarla. “Rimanere Soli” rappresenta proprio questo passaggio: la radice blues che resta, ma che si apre a una sensibilità più pop, più contemporanea. Non è un cambio di direzione, è un’evoluzione naturale. Come se avessimo semplicemente iniziato a dire, con parole nostre, quello che prima raccontavamo attraverso quelle degli altri.

Parlate di una dimensione più personale e contemporanea: come si traduce questo nel vostro sound?

In realtà è una conseguenza diretta di quello che è successo nel nostro percorso. Quando abbiamo iniziato a scrivere cose nostre, è cambiato anche il modo di suonare. Non potevamo più limitarci a una rilettura, per quanto autentica, di qualcosa che già esisteva. Avevamo bisogno di trovare un suono che fosse davvero nostro, che seguisse quello che stavamo raccontando. La radice blues è rimasta, ed è ancora il nostro punto fermo. Ma si è aperta, ha iniziato a respirare in modo diverso. Sono entrate dinamiche più contemporanee, una sensibilità più vicina al presente, senza perdere quell’essenzialità da cui siamo partiti. Anche negli arrangiamenti abbiamo cercato di restare fedeli a questa idea: niente sovrastrutture inutili, ma nemmeno limiti imposti. Solo quello che serve davvero al brano, momento per momento. È come se il suono si fosse spostato insieme a noi. Da qualcosa che interpretavamo… a qualcosa che ci rappresenta. E forse la cosa più contemporanea, alla fine, è proprio questa: non inseguire un suono, ma lasciarlo emergere da quello che siamo diventati.

Il vostro stile unisce blues e pop: come nasce questa fusione e cosa rappresenta per voi?

In realtà è qualcosa che non abbiamo mai deciso a tavolino. Nasce in modo molto spontaneo, quasi inevitabile. Il blues è la nostra radice, il punto da cui tutto è partito, il linguaggio in cui abbiamo imparato a riconoscerci. Ma quando abbiamo iniziato a scrivere, è entrata dentro anche un’altra parte di noi, più legata al presente, al modo in cui viviamo e sentiamo oggi. Non è stata una fusione cercata, ma un equilibrio che si è formato da solo. Da una parte c’è quell’anima blues, essenziale, viscerale, legata alla verità. Dall’altra c’è un’apertura più pop, che ci permette di arrivare in modo più diretto, più immediato. Per noi rappresenta proprio questo: restare fedeli a quello che siamo stati, senza rinunciare a quello che stiamo diventando. È un punto d’incontro. Tra radici e presente, tra istinto e consapevolezza. E forse è lì che la nostra musica trova davvero la sua identità.

Pensate che il messaggio del pezzo riesca davvero a superare le barriere linguistiche? In che modo? Sì, lo pensiamo, e in realtà ne abbiamo avuto anche una conferma molto diretta. Abbiamo condiviso il brano con alcuni amici musicisti di Memphis, con cui siamo in contatto, e nonostante non conoscessero la lingua italiana, il contenuto emotivo della canzone li ha raggiunti comunque in modo molto chiaro. È stato interessante vedere come l’onda emotiva del pezzo li abbia comunque portati dentro la fragilità e dentro quella forma di consapevolezza che volevamo raccontare. Per noi è una conferma importante: quando una canzone è autentica, non ha bisogno di essere tradotta per essere compresa.

Video: https://music.youtube.com/watch?v=S8BRdkv7ClY