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VARANASI – Intervista alla band che presenta Cattedrali per principianti

VARANASI – Intervista alla band che presenta Cattedrali per principianti

In occasione dell’uscita del nuovo album “Cattedrali per principianti”, ho avuto il piacere di intervistare i Varanasi, nati 2019 in seguito alla decisione della band di ritenere concluso il proprio percorso come Japan Suicide.

La band, oltre a sonorità cupe e aggressive, ha sempre dato spazio a sfumature diverse, già mostrate nei lavori passati, per questo ha deciso di costruire un progetto più coerente sotto questo punto di vista, insieme all’uso della lingua italiana.

Ciao e benvenuti sulle pagine di Tuttorock, parliamo subito di questo vostro nuovo album “Cattedrali per principianti”, come sta andando?

Ciao, è un po’ presto per dirlo, ci sembra che abbia fatto una buona impressione a chi lo ha ascoltato,  tra chi conosciamo di persona e le prime recensioni.

Ho apprezzato molto i vostri brani dal sound che sembra arrivare direttamente dagli anni ’80 con altre influenze anche del decennio successivo, è tutto frutto dei vostri ascolti che non si limitano ad un particolare genere o sottogenere?

In parte gli ascolti e in parte i suoni che abbiamo messo insieme nel tempo, strumenti ed effetti. Noi non cerchiamo di suonare in un certo modo pensando a delle epoche specifiche e per questo disco abbiamo preso spunto da dischi più recenti di band come Interpol, Slowdive, Arcade Fire.

Come nasce solitamente un vostro brano?

In genere si parte dalla linea di basso e dal concept del pezzo, al quale si unisce la voce e una direzione melodico-armonica, in modo da avere una sorta di scheletro del pezzo per poterci lavorare in studio o in sala prove tutti insieme.

Quando e come vi siete conosciuti?

In varie fasi dagli anni zero, alcuni alle superiori, poi tramite amicizie comuni e infine frequentando la scena musicale locale.

Come mai avete deciso nel 2019 di porre fine al progetto Japan Suicide e rinascere come Varanasi?

Perché il vecchio progetto aveva soprattutto un pubblico all’estero ed era diventato più difficile  investirci, perciò visto che vogliamo provare a farci strada in Italia senza essere confinati nella musica di genere abbiamo pensato di ricominciare con una nuova veste.

Dei concerti che avete fatto ce n’è uno che ricordate particolarmente?

Quelli ravvicinati tra Los Angeles, Città del Messico e il Wave Gotik Treffen a Lipsia: per la difficoltà logistica di non avere avuto margini di ritardo sui tempi con gli spostamenti, essere arrivati così lontani e il palco del festival tedesco, che è stato un bel traguardo.

A proposito di concerti, avete in programma qualche data prossimamente?

Abbiamo presentato il disco nella nostra città, Terni, e stiamo provando a organizzarne di nuovi a breve.

State scrivendo nuovi brani per un futuro nuovo album o per ora vi concentrate su questo che avete da poco pubblicato?

Sì, ne stiamo scrivendo di nuovi e ne abbiamo alcuni già pronti.

Grazie mille per il vostro tempo, vi lascio piena libertà per chiudere questa intervista come volete.

Grazie a te, un saluto a chi leggerà e avrà magari voglia di ascoltare il nostro disco e di venire a un nostro concerto.

MARCO PRITONI