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PIERDAVIDE CARONE – IL NUOVO ALBUM E’ “CASA” – L’INTERVISTA

PIERDAVIDE CARONE – IL NUOVO ALBUM E’ “CASA” – L’INTERVISTA

Un artista molto raffinato, quale Pierdavide Carone nato a Palagianello in provincia di Taranto, ritorna con un nuovo progetto artistico, il quarto nuovo album di inediti intitolato “Casa” e pubblicato da Artist First. “Casa” è il nuovo lavoro dell’artista che torna con un disco a nove anni di distanza dal precedente “Nanì e altri racconti”.
Casa” – come ci ha riferito lo stesso artista –  “non è necessariamente un luogo fisico, può essere tutto quello che ci accoglie, anche una persona”. “Casa” possono essere tante stanze, un abbraccio, una famiglia”, ognuna con una propria idea di accoglienza. “Casa” è il nuovo lavoro artistico dove ci accoglie il cantautore Pierdavide Carone che racchiude il lavoro pregiato dell’artista negli ultimi tre anni, periodo in cui è tornato a scrivere dopo essersi fermato per problemi di salute. Carone è rientrato in studio per ultimare le registrazioni appena le condizioni lo hanno reso possibile.
La profondità dell’artista e del giovane uomo Pierdavide Carone è papabile, il tratteggio è prezioso nei suoi testi, il pensiero corre alla salute che ci consente di godere la vita mentre la malattia ci consente di comprenderne meglio il significato.
Dopo aver partecipato ad Amici di Maria De Filippi ed essere salito sul prestigioso palco del Festival di Sanremo 2012 con il brano “Nanì” scritto insieme a Lucio Dalla (alla sua ultima apparizione al Festival), dopo aver pubblicato 3 album in studio e 14 singoli; il nuovo album contiene 10 tracce che rappresentano la sua catarsi, la catarsi del dolore, e gli permettono di raccontare cosa è successo negli ultimi nove anni di assenza dai palchi. Dieci tracce, dicevamo, in cui trovano spazio e luce il singolo “Buonanotte” e gli altri già pubblicati “Caramelle” e “Forza e coraggio”, tre preziosità con un tratteggio raffinato.
Lo abbiamo raggiunto e intervistato per Tuttorock:

Parliamo del tuo ultimo progetto artistico, come nasce l’album “Casa”? Quali sono il filo conduttore e l’idea comune?
“Casa” parte da lontano, da quando appunto lasciai la mia casa per andare a cercarne una nuova, a Milano, lasciandomi indietro amicizie, amori, collaboratori, un pezzo di vita. E partendo dagli adii ho iniziato a scrivere di ciò che è stato e di quello che ancora avrebbe dovuto essere, concludendo ottimisticamente che magari a volte gli addii sono degli arrivederci, perciò forse il filo conduttore credo possa essere il ritorno.

Il 2020 è stato un anno duro e difficilissimo, il 2021 si è aperto con la speranza che tutto possa ripartire in sicurezza, anche i luoghi di cultura. Come siamo cambiati, in questo anno e mezzo, come è cambiato l’essere umano e che esperienza traiamo da tutto questo dolore alle nostre spalle?
Siamo cambiati – a mio parere – su due fronti, estremi e paradossali, nel senso che da un lato diamo più valore alle cose semplici, ma dall’altro abbiamo imparato a viverle da dietro una fotocamera, questo processo, già iniziato da un decennio, ha subìto in era Covid una brusca accelerata temo irreversibile. il processo secondo cui se non condividiamo sui social ogni singolo gesto della nostra vita, semplicemente non esistiamo.

Perché la scelta di chiamare il nuovo disco “Casa”?
Perché, come ho parafrasato nella didascalia di uscita, la casa è il luogo da cui tutto parte, e a cui tutto ritorna.

Casa oltre al luogo può essere un concetto?
Casa è tutto ciò di cui conosciamo ogni centimetro, ogni odore, ogni sapore. casa può essere anche una persona.

A nove anni di distanza da “Nani e altri racconti” quanto e come è cambiata la tua vita?
Drasticamente direi, ho cambiato città, ho cambiato collaboratori, ho cambiato amici, ho cambiato amori, mi sono ammalato e poi sono guarito, poi si è ammalato mio padre e l’ho perso, se non fossi cambiato dopo tutto questo sarei un dissociato.

Il dolore ci ha toccato da vicino, ha toccato anche te. Quale era l’esigenza narrativa e l’emozione che hai voluto esprimere e mettere nel nuovo album? A chi ti rivolgi?
Mi rivolgo a me stesso in primis, perché la musica da sempre è la mia catarsi, e questo disco forse più di altri, ma poi di conseguenza naturale mi rivolgo a tutto il mondo, perché sarei un egocentrico miope se credessi che le cose che mi capitano e che poi trasformo in musica, belle o brutte che siano, non le vivano anche tutti gli altri.

Per un artista l’empatia, la condivisione e l’emozione sono tutto: sei un artista sensibile, personalmente ti apprezzo moltissimo per sensibilità, talento e qualità: qual è il messaggio di speranza che vuoi rivolgere a chi ti segue?
Di essere cocciuti, perché il mondo sa essere un vero inferno a volte, ma continuando ad attraversarlo è certo che si possano trovare le chiavi del paradiso, io cammino ogni giorno, credo che tutti debbano farlo.

Alessandra Paparelli