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CHEF RAGOO – Il rapper e musicista romano presenta il nuovo disco “Novecento”

CHEF RAGOO – Il rapper e musicista romano presenta il nuovo disco “Novecento”

Ho avuto il piacere di intervistare Paolo Martinelli, alias Chef Ragoo, romano, classe 1972, che muove i primi passi nel mondo musicale avvicinandosi all’hardcore punk già nella prima adolescenza. Cantante nei CDB, Dissenso, Tramones e Dread Cannabys e batterista nei Block Of Flats e Guastafeste, Chef trova nel punk una scena ideale per esprimere la propria rabbia e inquietudine in musica.  Con l’avvento delle “posse” nei primi Anni Novanta Chef si avvicina al rap, formando con Brusco la Vatican Posse e in seguito, sciolto questo binomio, registrando un demo con vari amici e sodali tra cui Piotta, Colle Der Fomento e Villa Ada Posse. Dopo essersi presentato alla scena italiana con una strofa sul disco “I Messaggeri Della Dopa” di Neffa e dopo aver realizzato il proprio primo disco rap a nome Chef Ragoo (“Explorandom”, 2000) Chef viene avvicinato dai Manetti Bros per partecipare alla realizzazione del film “Zora la Vampira” come co-protagonista e co-autore della colonna sonora. Al film seguono una serie di vicende personali che lo portano a lasciare il rap e tornare a dedicarsi a tempo pieno all’hardcore punk, prima come cantante nei Flu! e poi come batterista negli Anti You, coi quali realizza due long playing, quattro 7” e vari tour in Europa e Stati Uniti. Nel 2012, dopo una gestazione durata sette anni, Chef partorisce il suo ritorno al rap, “La compresenza dei morti e dei viventi”, nel quale produce anche la maggior parte dei beat (con la supervisione del suo storico producer Little Tony Negri). Attuale batterista nella band punk Greve (nella quale canta l’amico rapper Nobridge), Chef ha pubblicato lo scorso 20 maggio, su etichetta Time 2 Rap, il suo terzo disco solista “Novecento”, con la partecipazione straordinaria di molti MC (Danno, Suarez, Lucci, Don Diegoh, Kento, Aban, Cannas Uomo, Nobridge, Brusco), produttori (Ugly Shoes, Little Tony Negri, Ice One, I Cani) e DJ (DJ Craim e DJ Shot).

Ciao Paolo, benvenuto su Tuttorock, parliamo subito di questo tuo album, “Novecento”, uscito lo scorso 20 maggio, che riscontri stai avendo?

Ciao, mi sembra che il disco stia procedendo bene, sia in termini di online che di copie fisiche del cd, io personalmente non vedo l’ora di poter suonare il doppio vinile sul mio giradischi.

Un album che contiene 14 brani scritti in quale periodo?

Un periodo particolarmente lungo, la scrittura dei brani è iniziata nel 2012, su una spiaggetta in Sardegna, dove scrissi la prima strofa di Ritmo Cabrio, ed è finita circa nel 2017. I più recenti sono i pezzi su beat di Ice One, Novecentro e Sulla Spiaggia.

Io ho apprezzato l’intero disco, non riesco a dirti quale traccia preferisco, tu, riascoltandolo interamente, ti sei detto di un brano in particolare: “questo mi è riuscito proprio bene” o sei completamente soddisfatto dell’intero lavoro?

I Miei Sogni forse è il pezzo che funziona meglio in tutte le rime e in tutte le immagini, si lega molto bene con la base. In generale non sono mai soddisfatto per intero dei miei lavori, anche perché ci metto sempre molto a farli uscire, e in quel periodo morto tra la registrazione, il mixaggio e l’effettiva uscita ho tutto il tempo per sezionare e sminuzzare i miei pezzi, trovando ogni cosa che avrei fatto in modo diverso. Ma questo credo faccia anche parte della mia insicurezza congenita.

Ci sono tantissimi ospiti, sono tutti tuoi amici?

Sì, sono tutti amici. Non escludo che farei canzoni con persone che non conosco per la pura stima artistica, di sicuro non le farei per mero ritorno economico se non stimo l’artista. In generale però preferisco fare cose con persone che conosco e stimo a livello umano ancor prima che musicale.

Tocchi molto il tema dell’oscurità della mente umana, quanto è terapeutica per te la musica?

La musica di Bob Mould è terapeutica per me, la musica di Neil Young, i Black Flag. La mia musica, per me, è tuttaltro che terapeutica. Una valvola di sfogo, sì, ma l’idea che una canzone sia un piccolo mostro che una volta che lo tiri fuori è esorcizzato e non può più farti male è un’illusione. Una volta che tiro fuori il mostro e lo rinchiudo nella canzone poi mi ritrovo con il medesimo mostro dentro e con una copia del mostro seduto tra le tracce del disco, pronto ad assalirmi quando lo ascolto.

Parlami un po’ del tuo rapporto con il mondo delle scimmie, alle quali hai dedicato anche un brano.

In realtà il mio rapporto è col Bioparco e le sue scimmie, purtroppo le scimmie che frequento io vivono in cattività, non ho alcuna esperienza di scimmie libere, in natura. Mi sono abbonato al Bioparco quando ho iniziato a scrivere questo disco, ho scoperto che alcuni animali sono estremamente curiosi di quello che facciamo noi, e si può usare questa curiosità per tentare di costruire un rapporto. I cercocebi dal collare, gli scimpanzè e gli oranghi del Bioparco sanno chi sono, mi riconoscono, e anche io le riconosco e so i nomi che gli hanno dato i guardiani del parco. Non è facile da spiegare a parole la gioia che può dare avvicinarsi al vetro dell’ambiente dei Cercocebi e vedere la piccola Ghana che corre verso di me e comincia a farmi balletti e a darmi baci attraverso la vetrata.

Il nome d’arte Chef Ragoo da cosa nasce?

Avevo un altro nome d’arte all’inizio della mia storia di rapper, ma non mi piaceva, alché dopo aver partecipato a I MESSAGGERI DELLA DOPA di Neffa ho preso due parole qua e là dalla strofa che avevo fatto in quel disco e le ho trasformate nel mio nome. Che poi ricorda da vicino Chef Raekwon, no?

Ascoltando i tuoi brani si percepisce come tu sia legato particolarmente alla tradizione old del rap, c’è invece qualcuno di oggi che ti ha colpito particolarmente?

Mi piacciono abbastanza Speranza e Massimo Pericolo, ma ho le orecchie abbastanza attente a quello che succede in giro e mi capita abbastanza di frequente di sentire bei pezzi fatti da ragazzini che a malapena ho mai sentito nominare.

Stai pianificando qualche live estivo?

Nei limiti del possibile, sì. Non so se riuscirò a farne più di un paio, non so se riuscirò a suonare fuori Roma, ma ci stiamo provando.

Per il prossimo album dovremo aspettare ancora tanti anni? (spero di no, sinceramente)

In tutta onestà non so se avrò più voglia di cimentarmi nella scrittura di un intero album, se poi ci metto altri dieci anni finisce per uscire quando io ho 60 anni, non mi ci vedo. Forse l’unica cosa che mi potrebbe convincere a mettermi a lavorare su un progetto lungo sarebbe un gruppo, insieme ad altri mc e dj. Proprio un gruppo, non una serie di featuring.

Grazie mille per il tuo tempo, vuoi aggiungere qualcosa per chiudere l’intervista?

Grazie a tutti quelli che ascolteranno e compreranno il disco. Speriamo di vederci in giro.

MARCO PRITONI