Now Reading
LUCIANO PANAMA intervista su “Disamistade”

LUCIANO PANAMA intervista su “Disamistade”

Luciano Panama musicista polistrumentista autore. Dopo l’esperienza più che decennale con il progetto/band “Entourage – Enter In Our Age”, con cui pubblica diversi album ed ep, alcuni inseriti tra le migliori pubblicazioni dell’anno e vincendo anche diversi premi: Arezzo Wave, Un Disco per l’Europa, NME.com, BalconyTV, portando così le proprie canzoni oltre il confine italiano, nel 2017 pubblica Piramidi il primo album da solista, scritto suonato registrato e prodotto dallo stesso nel suo studio a Messina, sua città natale. L’album composto da otto brani viene inserito dalla critica tra le migliori pubblicazioni dell’anno. Segue un tour con tanti live tra nord centro e sud Italia e la realizzazione di tre videoclip: “Le Ossa”, brano che parla di ripartenze e nuove occasioni, ispirato a una performance di Marina Abramovic e al suo concetto di “attraversare i muri”,  “Hey My”, brano che omaggia sin dal titolo Neil Young collegandosi al suo celebre brano “Hey Hey My My”, che parla del senso del rock and roll e del suo cambiamento nel corso degli anni – ispirato cinematograficamente a Lynch e Fellini – e “Messina guerra e amore” dove la regia e il montaggio sono firmate da Panama, che ha voluto misurarsi per la prima volta in questa esperienza sperimentando un personale linguaggio visivo. Trasmesso in anteprima su Rai3, è tra i più importanti della sua videografia. Dal 2019 è ideatore della rassegna “La Città Sommersa”, un laboratorio di “pensiero musica e arte”, un centro culturale itinerante con quattro edizioni all’attivo tra Messina Milano e Roma. Nel 2021 scrive un nuovo live-set ispirato dall’opera di Paul Gauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, una riflessione sull’esistenza umana fatta di canzoni – pittura – stati d’animo – punti di vista. In solo, alternandosi tra pianoforte e chitarra, attraverso la sua personalissima voce, Panama ripercorre i suoi passi da cantautore sin dagli esordi, inserendo attraverso il racconto del ciclo della vita che Gauguin propone con la sua opera, alcune considerazioni sugli argomenti che più gli stanno a cuore tra cui l’uso delle immagini e dei i colori, il senso dell’arte e il nostro vivere questa età moderna. Il 2023 si apre con la pubblicazione di una live session, un brano di Leonard Cohen – Famous Blue Raincoat – in una Milano immersa nella notte, un’esecuzione unica con chitarra elettrica e voce, un po’ intima un po’ punk e dissonante. La session, dopo l’anteprima italiana su Tuttorock, riesce anche a farsi notare all’estero finendo in home page su una delle più prestigiose riviste di musica degli Stati Uniti. Progressismo avanguardismo e tradizionalismo, iscrizioni dalle viscere, dal cervello e dal cuore.

Buon pomeriggio Luciano è un piacere averti qui per TuttoRock! Come stai?

Ciao Linda è un piacere anche per me, direi che sto bene. Ritengo che quando si reagisce con positività alla vita – che è fatta di alti e bassi – riuscendo a ritagliarsi degli spazi dove esprimere sé stessi si possa parlare di star bene. Coltivare la propria creatività, il proprio talento, realizzare il proprio progetto e crescere evolvendosi continuamente mi fa pensare che va tutto bene.

Raccontaci cosa ti ha spinto alla rivisitazione del brano “Disamistade”

Non so bene quale sia il punto di connessione quando arriva un’energia di questo tipo, l’unica cosa che so con certezza è che mi impone di dedicargli del tempo. Per me è qualcosa di forte sia dal punto di vista musicale, visti gli autori del brano, ma anche sociale culturale e politico per il momento che viviamo e la location che ho scelto. Fare azioni di questo tipo serve prima di tutto a me per ricordare alcuni punti fondamentali del fare e incidere dentro la mia esperienza questo tipo di sentire per poi metterlo in pratica. E’ anche una specie di rito purificatorio dal mondo che inevitabilmente subisco e che non mi appartiene per niente, spero possa servire in qualche modo anche agli altri. “Uomini strada” come loro a me sono serviti tanto. Un altro aspetto che mi caratterizza è sicuramente la voglia di mettermi in pericolo, rischiare, fare delle azioni forti che mi insegnino qualcosa per proseguire al meglio quest’ esistenza; è la scelta che più reputo giusta in questo mio accadere e per questo mondo musicale o artistico in generale che mi porto dentro. Disamistade mi è venuta a cercare, più o meno come Famous Blue Raincoat di Leonard Cohen, e io ho fatto il massimo, sono loro che mi scelgono, Carmelo Bene direbbe io sono cantato, poi avviene il resto in modo naturale e scopro anch’io un’altra parte di me.

Cosa pensi di questo preciso periodo storico?

Da un punto di vista tecnologico stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale, un cambiamento epocale per l’umanità e questo mi sembra positivo, ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: da un punto di vista sociale il presente mi lascia perplesso, arriva da anni di destrutturazione culturale che sino ad ora non hanno portato a niente di buono.  I valori all’interno della società stanno cambiando, che non è un male, ma devono essere sostituiti da altri che riescano a mettere al centro della vita di tutti noi una certa attenzione a ciò che ci circonda e farci avere sempre più consapevolezza di noi stessi. Proprio in questi giorni leggevo un articolo che titolava “Mandiamo i giovani dal filosofo e non dallo psicologo”… alcune volte ho l’impressione che sembra che tutto cambi ma in fondo non cambia niente, nonostante il tempo passi e la storia dovrebbe esserci da insegnamento.

La musica può salvare il mondo?

La musica può salvare delle esistenze, di questo ne sono certo, è uno strumento che se utilizzato al meglio può farti cambiare idea, farti fare un viaggio interiore pazzesco. Condividere e migliorare la nostra esistenza è il motivo per cui siamo qui, e l’arte, parlo di quella che ha un obiettivo culturale, spirituale, sociale e anche politico per certi versi, piuttosto che d’intrattenimento o semplice divertimento e spensieratezza, può essere uno dei migliori linguaggi.

Inoltre i concerti sono momenti unici di aggregazione umana e quando vivi quel tipo di esperienza
– soprattutto se l’artista che hai scelto di andare ad ascoltare, e quindi di sostenere e alimentare, ha dei contenuti – si rafforza la tua energia interiore e diventi anche tu un processo e non solo un prodotto o un numero.

Però la musica può anche rovinare delle esistenze, soprattutto se non hai gli strumenti per capire il senso del tuo fare musica e dei tuoi limiti. Ultimamente è un argomento che trovo sempre più chiaro per tutti. Il successo, e parlo di quello dell’immaginario comune del nazional-popolare che ha sicuramente un suo perché soprattutto economico, è lodevole se te lo meriti (cosa rarissima), ma ci sono dei successi che ti svuotano totalmente, dopati e gonfiati da un nulla stranissimo che è capace di coinvolgere migliaia di persone, e che spesso mi lascia sgomento… ma chi occupa il palco finisce per svanire in poco tempo soprattutto se ha un team alle spalle pronto a rimpiazzarlo.
Esiste un successo che ti riempie la vita, uno che te la svuota e ti toglie completamente la voglia di fare.
Infine direi di SI! La musica degli “esseri umani seri” può fare la sua parte insieme al mondo scientifico, alimentando una riflessione più attenta in generale ma anche nello specifico

Hai la facoltà per una sera soltanto di cenare con una persona a tua scelta per potergli porre delle domande o semplicemente chiacchierare chi sceglieresti e perchè ? 

In questo momento direi Gesù Cristo. Oltre la nostra famiglia i nostri genitori i nostri amici la scuola la nostra città, i libri sacri e le storie contenute al loro interno (al di là dei dubbi sulla veridicità dei fatti) ci possono insegnare a capire noi stessi e il mondo che ci circonda. E’ una cosa che ho compreso da tempo: l’uomo ha bisogno di alcuni insegnamenti che nessuno può dargli e che si trovano solamente all’interno di certi mondi, per cui bisogna approfondire.  Vivendomi a pieno sono arrivato a questa convinzione e sono sicuro che potrebbe essere un incontro in cui potrei ancora di più chiarirmi le idee su tanti aspetti dell’esistenza

Prevedi di programmare altre Rassegne come “La Città Sommersa” forse mai come ora avremmo tutti bisogno di un Laboratorio di pensiero musica e arte?

Io ci provo sempre, ho capito che per me è importante come fare un disco, crea energia interiore e raccoglie energia fuori, alimentando dei processi e dei contenuti necessari per una crescita generale della società, è uno dei sensi del mio essere umano. Addirittura credo fermamente che lo Stato dovrebbe avere dei centri culturali proprio “statali”, come se fossero degli ospedali, gestiti da varie figure professionali sia scientifiche che letterarie e artistiche. Spesso sento parlare di quartieri difficili, periferie abbandonate, città fantasma e senza voce, ebbene, la soluzione è solo una e cioè fare un centro culturale statale che inizi a divulgare contenuti seri. Questo sì che sarebbe un paese evoluto, inoltre aggiungo che anche la situazione politica cambierebbe radicalmente e il futuro sarebbe sicuramente migliore.  Le edizioni de La Città Sommersa per me sono piccoli semi di questa idea, un laboratorio itinerante che cerca di creare degli strumenti di pensiero mettendoli in condivisione attraverso il linguaggio artistico editoriale e musicale. Per cui spero di riuscire a realizzare al più presto una nuova edizione.

Quali sono i tuoi progetti musicali per il prossimo futuro e dove possiamo sentirti dal vivo?

Sto lavorando ad un nuovo album, con il mio classico metodo “da pazzi e da soli”, e quindi ci vorrà ancora un po’ prima di concluderlo nel suo intero, ma credo che già nei prossimi mesi pubblicherò delle anticipazioni. Per quanto riguarda il live, una volta pubblicato il nuovo materiale, vorrei fare un giro di concerti, portando i brani nuovi in varie vesti e con vari musicisti.

Ti ringrazio per la disponibilità e ti chiedo di concludere come preferisci questa intervista salutando i nostri lettori

Sto ultimando anche la mia prima raccolta di “composizioni per sole parole”, è così che io amo definirle, ma nel mondo editoriale classico vengono chiamate poesie.

Per cui in conclusione ne anticipo tre che saranno contenute all’interno di questo mio primo libro, di cui in un futuro non poi così lontano vi svelerò nome e copertina, ma adesso…

 LUX INSIDE LOVE

Facciamo della nostra amicizia l’arma migliore
del nostro pensiero un continuo rifacimento delle parti
del cammino con gli zombie la strada superiore
spopoliamo le case che non hanno senso
moltiplichiamo gli occhi di chi vive

 MAESTRO OCEANICO

Un gesto di pochi, di quasi nessuno,
che mette in pericolo,
con un potere guaritivo simile alla consapevolezza
del Dalai Lama dei monaci tibetani.
Non farsi prendere la testa,
custodire il proprio bilico,
rendere consapevole chi intorno
non vede niente e nessuno.
I gesti di cui scrivo sono più forti di tutto,
abitarne alcuni sconfigge il male,
lo percuote, lo imbavaglia,
lo confina all’esaurimento

SACRO DUPLICE AMORE

 Mademoiselle, la mia storia s’inoltra nella vostra vagina e s’anima,
s’anima al tal punto che s’empiono i margini del dolce ristoro
e s’ode nell’aere il profumo della vendemmia
che incorona il momento del dibattito assoluto.
Mademoiselle, la mia storia percorre a memoria la vostra vagina,
e s’infuria nel condotto più ambito del mondo,
nell’impulso del vostro gioire,
nell’incantesimo dei vostri sussulti…
Attraversate l’etere
nella perdizione della vostra fisiognomica
perseverando nel movimento dei mondi
che combaciano con il volgere della sonata delle Baccanti.
Mademoiselle, lì ai piedi del monte della realizzazione
voi pronunciate i gemiti del coinvolgimento assoluto e siete disarmante.
V’affascinate con infurioso far dolce splendore
agli organi caldi delle mie pareti da contatto
e conducete all’infinito,
a ogni millimetro del vostro empimento,
al nostro sacro e colto duplice amore. 


Linda Sommariva

 

 

 

Formazione:

Luciano Panama – autore e compositore