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LORENZO SANTANGELO – Intervista al cantautore romano

LORENZO SANTANGELO – Intervista al cantautore romano

Lorenzo Santangelo è un cantautore romano che ha vissuto qualche anno in Australia ed è tornato poi in Italia, precisamente a Torino. Ha all’attivo un album, un EP e qualche singolo ed una collaborazione con Bunna degli Africa Unite. Ho avuto il piacere di intervistarlo e di seguito l’intervista.

Ciao Lorenzo e benvenuto su Tuttorock. Inizierei subito chiedendoti di parlarmi di te, come nasce la tua passione per la musica. Presentati ai nostri lettori.
Ciao a tutti e grazie mille per questo spazio. La passione per la musica nasce con me. Ho iniziato a suonare il pianoforte a 4 anni e non ho ricordi di me senza musica. Non voglio fare il romantico, ma è la pura verità: per me la musica è una necessità primaria e del tutto naturale, non l’ho cercata io, è arrivata lei. E meno male!

Ma quale è stata la scintilla che ti ha fatto dire “nella vita voglio essere un cantautore”?
Credo ce ne siano state un po’, di scintille. Sicuramente la prima è arrivata a 6 o 7 anni, quando ho scoperto una cassetta dei miei genitori con le canzoni di Rino Gaetano. Lui ha avuto un’influenza incredibile su di me, che non riesco nemmeno a spiegare. Crescendo, piano piano, cominciavo a capire meglio i suoi testi ed è stata una sorpresa continua, bellissima. Poi a 9 anni ho scritto la mia prima canzone completa e questa cosa mi ha dato un piacere nuovo e fortissimo, che ho riscoperto poi ogni volta che il “miracolo canzone” si è ripetuto, e che continua ancora oggi. Anche qui, non ho esattamente scelto di fare il cantautore, lo sono diventato quasi per forza. O almeno ci provo.

Hai all’attivo un EP, un album e qualche singolo, quando crei un brano parti dalla musica o inizi da un testo?
Non ho un modus operandi standard, ogni volta è diverso. L’origine di una canzone può essere qualsiasi cosa: un concetto, una parola, una frase, una melodia, un giro di accordi, persino un suono. A volte scrivo alla chitarra, a volte al piano, cambio sempre. Per questo motivo, credo, la mia produzione è un po’ schizofrenica, nel senso che scrivo canzoni molto diverse tra di loro.

Hai vissuto molto in Australia, perché hai lasciato Roma?
Come tutti i romani ho un rapporto di amore e odio con Roma. A un certo punto della mia vita, mi è sembrato che non fosse la città adatta a me, e lo credo ancora, e quindi a malincuore ho deciso di lasciarla. Ma torno spesso, perché il legame è viscerale. Anzi, adesso il nostro rapporto è perfetto, dal momento che ci vediamo relativamente poco.

E perché la decisione di tornare in Italia? Cosa è andato storto in Australia?
Assolutamente nulla! Per fare una battuta, io in Australia ho trovato l’America… è andato tutto benissimo, sono diventato cittadino australiano, mi sono integrato perfettamente e in 7 anni mi sono ricreato una vita che posso assolutamente definire migliore rispetto al passato. La decisione di lasciare l’Australia è stata molto sofferta ed è dolorosa anche adesso, ogni volta che ci penso. Mi manca molto. Ma sono tornato in Italia esclusivamente per la musica, perché ho avuto delle opportunità nuove e volevo cercare di coglierle. L’Australia è lì, appena posso ci torno e, avendo il passaporto australiano, un giorno potrò tornare a vivere lì, se vorrò. Per il momento mi godo l’Italia, di cui nei 7 anni australiani ho sentito molta nostalgia. Purtroppo la vita è così, non si può avere tutto. Se sto in Australia mi manca l’Italia, e viceversa.

Parlami ora del nuovo singolo “Metal Detector”, da dove è nata l’idea?
Quando l’ho scritta vivevo in Australia e una volta, tornando in Italia per le vacanze, ho voluto accendere la radio, non sapendo cosa andasse di moda in Italia. Onestamente, mi è parso di sentire canzoni tutte uguali, con lo stesso giro armonico, lo stesso ritmo. Mi sono detto, per scherzo: adesso ne scrivo anche io una così!

Perché il titolo “Metal Detector”? Quale è il suo significato e quale dell’intero testo del brano?
La canzone è una presa in giro nei confronti del divertimento forzato dell’estate. Ma non ce l’ho con qualcuno in particolare, prendo in giro anche me stesso, perché credo che certe dinamiche capitino a tutti. A volte cerchiamo forzatamente un piacere, senza neanche accorgerci che in realtà non lo è. Ho pensato all’estate, quindi al mare, alla sabbia, e mi è venuto in mente che lì si cerca la gioia, di solito, ma che gioia ha più significati, tra cui quello di gioiello. E allora ho pensato a questo doppio senso, la sabbia che ingoia la gioia, che per di più fa rima, gioia intesa come felicità e gioielli. Da qui il Metal Detector, che molte persone usano proprio per andare a cercare in spiaggia anelli, braccialetti, monete, oggetti vari persi da chi è andato al mare per divertirsi, e invece magari ha perso qualcosa. In più sensi.

Di cosa parlano generalmente i testi dei tuoi brani?
Di molte cose. Cerco sempre di metterci un pezzo di me, anche nei miei testi più politici o di protesta. Non cerco mai di mettermi su un piedistallo o di dare soluzioni, ma semplicemente di fotografare delle situazioni, sociali od emozionali che siano.

In futuro hai in programma di far uscire un album completo?
Certo, l’album arriverà presto, credo a inizio 2023. Ci stiamo lavorando.

Come hai coinvolto Bunna degli Africa Unite?
Ho una trasmissione radiofonica in onda ogni domenica su Radio SBS (la radiotelevisione nazionale australiana, equivalente della nostra RAI), nella quale intervisto artisti italiani. La collaborazione con Bunna nasce da una di queste interviste. Ero andato a casa sua (viviamo a 5 km di distanza) per intervistarlo e da lì siamo diventati amici. L’artista lo conoscevo già e non ha bisogno di presentazioni, ma ho anche scoperto una persona speciale che ha accettato con grande entusiasmo di essere nel mio pezzo, e lo ringrazio tantissimo, per me è un onore.

Le tue influenze musicali?
Ho studiato musica classica da piccolo, frequentando anche il conservatorio, poi ho scoperto i nostri grandi cantautori. In adolescenza c’è stata una lunga parentesi rock, poi sono tornato ai cantautori e non li ho più lasciati. Ma i miei gusti sono molto vari.

Tante esperienze, il Premio Bertoli, il Premio Fabrizio De André, il Premio Nuovo Imaie. Quale e è stata l’esperienza che ti è rimasta di più nel cuore e quale è la tua prossima meta?
Sono state tutte esperienze importantissime e bellissime, ma ovviamente il Premio Fabrizio De André, avendolo vinto, è quella che mi è rimasta maggiormente nel cuore. Adesso voglio suonare live, e lo sto facendo, ma stiamo lavorando ad un tour piuttosto impegnativo per l’inverno e la primavera prossimi. E ovviamente ci sarà il nuovo album.

Hai scritto anche alcuni racconti ed un romanzo, oltre alla musica e alla scrittura hai altre passioni e se continuerai anche come scrittore oltre che come cantautore?
No, al momento non ho in programma progetti da scrittore, voglio concentrarmi sulla musica. Di passioni ne ho molte, ma nulla è paragonabile alla musica. Forse gli si avvicina solo la passione per la Roma!

Chiudi l’intervista come vuoi, un messaggio a chi leggerà l’intervista per entrare nel tuo mondo musicale.
Spero di essere riuscito a generare un po’ di curiosità che possa portarli ad ascoltarmi. Grazie a chi lo farà, a chi mi darà questa opportunità. Avere la possibilità di essere ascoltati è una grande fortuna.

FABIO LOFFREDO