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KUADRA – INTERVISTA ALLA BAND

KUADRA – INTERVISTA ALLA BAND

KUADRA Intervista BARI

I KUADRA ci parlano del suo ultimo album “Cosa ti è successo”

I Kuadra sono una band Rock/Rap/Elettronica con alle spalle tre album e oltre duecento concerti in tutta la penisola e in Europa. Scrivono in Italiano e parlano di vita, di morte e di miracoli. “Cosa ti è successo”, titolo del loro nuovo disco, è stato registrato e mixato da Giulio Ragno Favero, che ne ha curato anche la direzione artistica.

Li abbiamo incontrato durante il loro Tour di presentazione dell’ultimo album “Cosa ti è successo“. Leggi cosa ci ha raccontato e guarda la video intervista.

 

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Avete da poco lanciato il vostro nuovo album “Cosa ti è successo”. In questi 13 anni di attività, cosà è successo ai Kuadra?

Sono successe tantissime cose. Intanto stiamo parlando del quarto disco, il primo nel 2010, poi nel 2013 è uscito “Il bene viene per nuocere“, nel 2016 “Non avrai altro Dio all’infuori di te“, siamo cresciuti tanto a nostro avviso, abbiamo girato l’Italia e diversi paesi dell’Europa come Germania, Lettonia, Estonia, Lituana, Bulgaria, Romania etc. quindi ci sono state diverse tappe in questo percorso, che ci hanno fatto crescere tantissimo !

11 brani, 11 canzoni o un concept album?

C’è un filo conduttore ed è proprio il titolo “Cosa ti è successo“. Si parla di diverse persone che esistono realmente e che abbiamo incontrato ed incrociato nelle nostre vite, persone vicine o abbastanza lontane, abbiamo parlato di loro ed abbiamo posto questa domanda o fatto questa affermazione “Cosa ti è successo” e parliamo a questi personaggi che diventano di fatto uno specchio, che forniscono una occasione per guardarci dentro e fare un percorso intimo e personale. E’ la prima volta che abbiamo preso un percorso artistico di questo tipo, abbiamo rivolto lo sguardo al di fuori di noi, di parlare di chi ci stava intorno, ed è stato un bell’esperimento, secondo noi, ben riuscito.

 

La direzione artistica di Giulio Ragno Favero, oltre a registrare e mixare l’album, cosa ha apportato al vostro modo di fare musica?

Quando fra di noi avevamo discusso inizialmente della produzione di lavorare con Giulio, una persona e produttore che stimiamo moltissimo e quindi era quasi un sogno lavorare con lui. Quando gli abbiamo mandato le prime bozze, di quello che poi sarebbe diventato l’album, le sono piaciute ed abbiamo incominciato a lavorare su molti livelli: compositivo, lui ha corretto e messo mano alle bozze e quindi c’è tanto suo lavoro proprio all’arrangiamenti dei brani. Quello che emerge di Giulio nel nostro album, sono sicuramente i suoni, io come batterista del gruppo, ho avuto il modo di esplorare tutte quelle che erano le mie idee sonore con Giulio, tanto che abbiamo registrato per esempio le batteria in due studi diversi per cercare di ottenere proprio quel suono. C’è una presenza massiccia dell’elettronica, per esempio, da quel punto di vista   Giulio ha contaminato molto quello che era il nostro modo di vedere la nostra identità, la nostra musica e quindi questo album è stato molto elettronico anche grazia a lui

 

Divisi siamo niente, uniti siamo un treno che va contromano. Quanto vi sentite controcorrente ?

Il senso di questo verso, in realtà è negativo. Cioè, quando un popolo è diviso, è facilmente manovrabile per come la vedo io, che sono l’autore di questo verso, quando è unito è più pericoloso, perché diventa massa e diventa un’arma potentissima.  In questo senso che io affermo che uniti siamo un treno che va contromano, siamo molto pericolosi quando siamo uniti, quando diventiamo “popolo” che segue il numero uno e che con i suoi 0 lo decuplicano di volta in volta. Noi ci sentiamo, comunque, controcorrente, ci sentiamo contromano perché facciamo un lavoro molto faticoso, che è quello di asfaltare la strada che stiamo percorrendo, perché non c’è, non esiste, la strada che abbiamo intrapreso noi. E’ qualcosa di molto personale e quindi troviamo solo ostacoli che dobbiamo continuamente superare. Sì !! Siamo controcorrente, siamo contromano !

“Il Quarto Reichinevitabile il riferimento a momenti storici non proprio felici. Parlateci di cosa volete denunciare con questo brano accompagnato dal video.

Innanzitutto vogliamo denunciare il ritorno di idee oltranziste. Sembra un concetto molto vetusto, ma ci accorgiamo che è ciclico, continua a ritornare e presentarsi. Lo cacciamo fuori dalla finestra ma ritorna. Era questa l’invettiva del brano. E’ davanti agli occhi di tutti, in Italia c’è questo continuo ritornare alla simpatia dell’uomo forte, dell’uomo che se ne frega, dell’uomo che insulta le minoranze, i più deboli, perché è più facile e vantaggioso politicamente e quindi volevamo lanciare questa provocazione e dire che siamo sotto il IV Reich e non ce ne siamo accorti.

 

Descriveteci, brevemente, come nascono i vostri brani: prima musica o i testi?

Domanda da 1 milione di $ ! Diversi brani nascono in diversi modi. Ci sono brani nati da una idea testuale, da una idea che portava Yuri in sala prove e ne discutevamo assieme a livello di atmosfere e che tipo di atmosfera volevamo dare a quel testo e ci sono stati brani che sono nati da uno spunto di chitarra, di batteria. Quello che ci teniamo sempre a dire è che la musica non nasce sempre dalla musica, ma da tante altre contaminazioni ed ispirazioni. Spesso ci chiedono da chi trai ispirazione e chi sono i vostri riferimenti musicali. Ma non ci sono solo riferimenti musicali a livello di band e cantautori, ci sono riferimenti anche cinematografici, riferimenti letterali, artistici a 360°. Quindi un brano può nascere da una ispirazione che nasce da un film che abbiamo visto, da una atmosfera che vogliamo restituire anche a livello musicale.
Quindi l’arte che noi tentiamo di veicolare, la nostra musica ha diversi tipi di ispirazioni, non solo quello musicale, strettamente parlando.

Avete suonato anche in Europa. Il vostro genere che spazi trova in Italia e che differenze avete riscontrato fuori?

In Italia il rischio è quello di non essere facilmente riconoscibili e quindi di non trovare uno spazio all’interno di un circuito, di una “scena” se potremmo chiamarlo così.
Forse in Italia è molto più difficile, da questo punto di vista, proporre il nostro progetto musicale mentre invece, abbiamo notato, che all’estero non si pongono questo problema. Accettano di buon grado qualcosa che è diverso da quello che loro ascoltano solitamente, con entusiasmo. Una cosa che invece facciamo fatica a trovare nel nostro  paese. Siamo un pò più snob!
Avere anche l’educazione, gli strumenti per riconoscere, anche se quello che stiamo ascoltando non fa parte dei nostri ascolti, ma ha comunque un valore…vale qualcosa !


La copertina del disco: da cosa nasce l’idea?

Nasce dall’idea di un ritratto frammentato, un ritratto di una persona reale che però nasconde un disagio, ed è tutto sommato quello che è stato il concept a tutta la figura del del disco. Come ha detto Yuri prima,
il disco nasce intorno all’idea di rifare dei ritratti di persone che abbiamo conosciuto, di persone reali che hanno fanno parte in qualche modo delle nostra vite. Quindi l’idea era quella di fare una copertina che racchiudesse l’immagine di una persona che nascondesse anche qualcosa. L’idea che accomuna tutte queste persone, contenute nel nostro album, è l’idea di una vita che ha avuto una scossa è cambiata radicalmente da come era prima. E da qui nasce anche il titolo dall’album “Cosa ti è successo“.
L’artista a cui l’abbiamo affidata è di Milano, si chiama Cranico che secondo noi ha reso perfettamente l’idea del nostro concept. Vale a dire, che cosa si può nascondere dietro la vita di ciascuno di noi e diventare uno specchio rotto che frammenta l’immagine di una persona in tanti pezzi.

 

Che importanza ha per voi la dimensione del live?

(Yuri) Per noi è fondamentale! Lo diciamo da tantissimo tempo, esistiamo quando siamo sul palco,  è il momento di massima espressione del nostro lavoro. E’ lì che trasmettiamo veramente quello che abbiamo cercato di comunicare nei nostri brani e la gente che ci vede lo capisce. Ci sono persone che accettano e riescono a comprendere il senso dei brani, altre lo rifiutano, rimangono forse  un pò scosse o scioccate da quello che accade durante i nostri concerti e noi non ci risparmiamo, diamo il 100% di quelli che siamo. E’ sicuramente una esperienza forte ed il massimo della nostra espressione.
(Van) L’aspetto più bello del suonare è sicuramente suonar live. L’aspetto più bello di suonare live questo disco, perché la scaletta che stiamo portando è in qualche modo fatta apposta per valorizzare questo album e per il fatto di parlare alle persone. Come diceva prima Yuri, questo è il nostro quarto disco, ma è il primo che però è il primo che parla di altre persone e non di noi stessi, quindi nelle dimensione del live di questo tour noi parliamo direttamente al nostro pubblico oltre a esporre noi stessi. A seconda dei paesi che noi andiamo è sempre bello vedere che tipo di reazione riceviamo e quindi la dimensione del live è bella perché non solo ti permette di sfogarti, ma ti permette anche di specchiarti con pubblici diversi. Di quello noi viviamo come band.

 

ALESSANDRO LONOCE

 

 

Recensione dell’album “Cosa ti è successo”  QUI 

 

Credits: Si ringrazia i KUADRA  per la disponibilità, CONZA PRESS per il coordinamento e il Black Rose Music Live di Bari per l’ospitalità.

Band:

Y Voce
Zavo Chitarra
SimoneMT Basso
Van Batteria

FACEBOOK

Etichetta – MANINALTO RECORDS
Uff. Stampa – CONZA PRESS

KUADRA TOUR