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‘Na casa mmiez’ ‘o mare intervista a Luca Rustici

‘Na casa mmiez’ ‘o mare intervista a Luca Rustici

In occasione dell’ uscita del suo ultimo singolo: ” ‘Na casa mmiez’ ‘o mare” abbiamo intervistato il cantautore Luca Rustici

Buongiorno Luca e benvenuto tra le pagine virtuali di Tuttorock. Per il tuo singolo hai scelto il titolo ‘Na casa mmiez’ ‘o mare, qual è il significato di questa espressione?

Si tratta della metafora di un desiderio che risuona molto spesso nel quotidiano del napoletano, infatti si usa per dire: “non voglio vedere più nessuno, sono stanco di tutto e di tutti”, nel mio caso è inteso a quando da ragazzo – in un quartiere popolare come secondigliano – la sentivo pronunciare con il significato di voler evadere da una situazione pesante.

Hai scelto di celebrare le tue radici utilizzando il dialetto napoletano, la lingua della tua terra. Un processo cominciato in “Vieneme a truvà” (2021) con i 99 Posse. Anche se immagino che la tua città ti sia sempre nel cuore, provi un senso “nostalgico” in questo brano?

Più che un senso nostalgico si tratta semplicemente della mia identità. Sono cresciuto a Napoli durante l’esplosione del Neapolitan Power e quindi la cultura napoletana ha una parte importante nel mio bagaglio culturale.

Nonostante il titolo evochi qualcosa di molto antico, la vostra versione è rappeggiante e sembra provenire dal ghetto, pur privilegiando una composizione colta con una ritmica incalzante e una melodia di chitarra sorprendentemente in evoluzione…

In realtà è proprio quello che volevo fare. Mischiare parole e linea di chitarra che sostituisce il solito ritornello nello standard della scrittura di canzoni, anche se lo slogan in se è devastante a livello mnemonico.

Definisci la canzone il riassunto del tuo percorso: un inno alla resilienza, con metafore suggestive volte a trasmettere un ritrovato e rassicurante stato di calma. La casa in mezzo al mare costituirebbe quindi un ormeggio, un porto sicuro in cui potersi rifugiare. Me ne vuoi parlare?

Da ragazzo alcuni amici mi raccontavano che dopo tanto “vivere” avrebbero voluto andar via ma portandosi dietro tutto “il vivere” rifugiarsi in un porto sicuro in una casa costruita con “3 cancelli d’oro e una regina che mi aspetta”. Quindi si un rifugio sicuro e lontano dal quotidiano.

A questo singolo partecipa anche Raiz (ex leader degli Almamegretta, ora solista) che di recente ha ricevuto la targa per il disco di platino di “O Mar For” colonna sonora della seguitissima serie “Mare Fuori”. Mi racconti di più su questa collaborazione?

Ho chiesto a Raiz di partecipare a questo brano dopo aver scritto lo slogan; infatti, gli ho mandato un demo e subito ci siamo accordati per terminare l’opera insieme a Philippe Leon. Poi in un pomeriggio in studio a Roma la magia è nata.

Proprio a proposito di composizione spicca il nome di Philippe Leon, autore anche per Mina e Celentano. Una bella responsabilità…

Io e Philippe Lavoriamo insieme da 30 anni e abbiamo scritto molte canzoni insieme. Ho conosciuto Philippe quando ho arrangiato “Amici non ne ho” di Loredana Bertè e da lì in poi abbiamo fatto.

Hai collaborato con numerosi big di fama internazionale: Andrea Bocelli, Zucchero, Claudio Baglioni, Piero Pelù, Gianni Morandi, Tullio De Piscopo… quale nome ti è rimasto più impresso e per quale motivo?

Sono stato fortunato perché la mia vita artistica si è impreziosita con tante gemme come tutti gli artisti con cui ho avuto la fortuna di condividere parte del mio cammino, sono cresciuto con tante mansioni: autore, chitarrista, produttore, sound engineer e con ognuna di loro ho avuto molte emozioni. Sarebbe ingiusto dare più importanza a una piuttosto che un’altra.

Nel 2004 hai fondato la tua casa di produzione L’n’R Productions, nata come studio di registrazione e poi divenuta label indipendente. Mi racconti il tuo progetto?

Avevo bisogno di libertà artistica e uscire dagli schemi, quindi ho fondato una label che mi dava il giusto spazio per creare nuova musica e nuovi progetti senza avere il peso del mercato.

Sei anche sound engineer, materia che insegni al conservatorio di Reggio Calabria. Trovi una grande differenza tra la dimensione didattica e quella professionale?

Il buon proselitismo è sempre un buon esempio c’è troppa fuffa in giro e molto spesso si pensa che avere un computer e una scheda audio si è sound engineer e/o “producer”. Saper essere uno che sa stare dietro un mixer è la stessa cosa di saper suonare bene uno strumento. Ed è esattamente questa la missione, donare cultura e esperienza a chi ha veramente voglia di costruire una carriera seria. Ed è quello che faccio con i miei allievi, insegno a gestire emozioni in formato audio.

Il più grande ostacolo incontrato nel tuo percorso? Come lo hai affrontato?

Il musicista ha sempre difficoltà sul suo cammino specialmente la parte economica che è sempre incerta, ma in realtà fondamentalmente tutto quello che si fa per costruire un cammino può essere lieve o pesante, l’importante è avere sempre chiaro l’obiettivo: lavorare per costruire e costruire per lavorare.

Ti ringrazio del tuo tempo e ti auguro tutto il bene per la promozione di ” ‘Na casa miez’ ‘o mare”

Grazie a te del tuo tempo

SUSANNA ZANDONÀ