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“Esseri sottili, ma in continua evoluzione”- Intervista a Gabriella Martinelli

“Esseri sottili, ma in continua evoluzione”- Intervista a Gabriella Martinelli

Lo scorso venerdì 10 Dicembre sono stato a Largo Venue, nella capitale, per uno dei due concerti di presentazione (l’altro era stato a Milano due sere prima) di “Tutto Daccapo”, il nuovo album di Gabriella Martinelli, pubblicato proprio quel giorno.

Un disco variopinto, con un’anima rock rivestita da mille nuances differenti, provenienti da ricca una tavolozza sonora. E il live ne ha rispecchiato la sua vera essenza: una grande festa, leggera ed intensa allo stesso momento.

Poco prima del concerto ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Gabriella in camerino, per farmi raccontare di questa sua terza fatica discografica.

Di seguito vi riporto l’intervista che ne è venuta fuori:

 

Ci parli del nuovo disco? Com’è avvenuta la sua creazione?

 Ho approfittato di questi due anni terribili per lavorare tantissimo su me stessa. Ho cercato di sperimentare molto. Di concentrarmi provando a recuperare la creatività. Ho iniziato anche a dipingere e ciò ha contribuito a favorire la scrittura. Mi sono messa in gioco, provando a tirare fuori qualcosa di me che non era ancora uscito. L’ho fatto accanto ad artisti fortississimi e straordinari, che sono i produttori di questo disco, ossia Simone Privitera, Danusk, Paolo Mazziotti e Marco Barusso. L’album è pieno di colori. Si chiama “Tutto Daccapo” perché dentro ho messo tutte le mie moltitudini, cercando di rispettarle senza risparmiarmi. La mia attitudine è quella rock, ma dentro ci sono l’elettronica, la musica d’autore, il pop. Si tratta di un disco che non ama la classificazione e la definizione di genere. E ciò riflette il mio modo di essere nella vita, e faccio di tutto per diffondere questo messaggio il più possibile

Qualche giorno fa hai pubblicato su Spotify una playlist con gli ascolti che ti hanno ispirato durante la lavorazione del disco. Ce li racconti?

 Sì, volevo proprio raccontare tramite quella playlist quelli che sono stati fortemente i miei ascolti in quest’ultimo periodo. E che quindi, in un modo o nell’altro, mi hanno influenzato nella creazione dell’album. C’è St. Vincent che per me è sempre un’artista di riferimento, Meg Myers di cui adoro le sonorità più elettro-rock. Poi c’è il reggae con Marley, ma anche Dalla, Mac Miller. Tutti gli artisti che amo di più insomma, spesso estremamente diversi tra loro. Credo tantissimo nelle contaminazioni, non solo nella musica, e gli stessi momenti che viviamo sono sempre diversi. Siamo delle persone in continua evoluzione, mai uguali a prima.

Nell’album sono presenti due featuring. Il primo con il recentemente scomparso Erriquez della Bandabardò e l’altro con la tua conterranea Erica Mou. Come sono nate queste collaborazioni?

 Con Erica c’è un affetto grandissimo. Avevo questo desiderio di lavorare con lei,e mi piaceva l’idea che intervenisse proprio in quel pezzo. Trovo che valorizzi tantissimo quella traccia. Tra l’altro siamo molto vicine nel racconto di quella storia. Noi figlie di una società precaria ma che comunque crede nel bello. “Un’Altra Carezza” sta proprio nel volerci regalare una carezza d’animo forte. A non voler perdere mai le speranze.

E poi c’è Erriquez, che ho avuto l’onore di conoscere durante la pandemia, infatti ci siamo visti sempre da remoto, attraverso uno schermo. Lui era innamorato di quel brano (“Si può essere felici” ndr.) perché gli trasmetteva molta serenità. E mi ha suggerito di viverlo come un inno alla positività. Il titolo è chiaro, con un ritornello che sembra un mantra affinché possa diffondersi la leggerezza. Erriquez mi ha insegnato che la leggerezza è un punto di forza e non un limite.

 

Ho trovato tra l’altro azzeccato proporre in acustico questa collaborazione

 Sì, quella, che compare come bonus track, è proprio la traccia demo che io e lui abbiamo registrato a distanza la prima volta. Ho deciso di mantenerla così nella sua purezza, e con tutti i suoi difetti.

 

Che set hai scelto per questi concerti di presentazione di “Tutto Daccapo” e chi ti accompagnerà sul palco?

Ci sono i miei compagni di fiducia, i musicisti con i quali suono da sempre e che ovviamente sono presenti anche nel disco. Paolo Mazziotti, che suona le drum programming, i synth e il basso, oltre che ai cori, e poi c’è Andrea Iannicola alle chitarre, ai synth e ai cori.

Abbiamo scelto per queste due serate di non essere accompagnati da un batterista e di lavorare quindi con le sequenze.

Ci sarà un tour dopo queste serate di presentazione?

Partirà un tour in primavera. Queste due serate lo anticipano e vogliono essere una festa, dove tra l’altro mantengo in scaletta la tracklist del disco esattamente così com’è.

 

Che rapporto hai ora con i pezzi passati del tuo repertorio, ora che sembrano decisamente distanti dalle nuove sonorità che presenti?

Ti anticipo già che nella scaletta ci sono anche un paio di pezzi vecchi, che io sento ancora fortissimi su di me. Ci sono degli altri che invece adesso avverto lontani e che ora restano un po’ lì dove sono nati e cresciuti. Ma non escludo poi di riprenderli in futuro.

 

Ti lascio ad un appello libero ai lettori di TuttoRock

Amici di TuttoRock, vi invito ad ascoltare “Tutto Daccapo”. Se vi piacerà spammatelo, condividetelo, fatelo girare il più possibile, come se non ci fosse un domani. Esiste poi anche la versione fisica su CD, che sicuramente potrete trovare ai miei live. E quindi non solo dovete ascoltare il mio disco ma dovete venire anche ai miei concerti!

 

Grazie Gabriella è stato un vero piacere!

Grazie a te!

Intervista a cura di Francesco Vaccaro