Now Reading
CORRADO RUSTICI – Intervista al chitarrista, musicista, compositore e produttore partenopeo

CORRADO RUSTICI – Intervista al chitarrista, musicista, compositore e produttore partenopeo

In Occasione dell’uscita di “Interfulgent” (leggi qui la recensione), ho parlato tramite piattaforma zoom con Corrado Rustici, chitarrista e rinomato produttore internazionale con un curriculum incredibile. Da molti è conosciuto per essere stato per molti anni il chitarrista di Zucchero, ma ha iniziato con il rock progressivo degli anni settanta con i Cervello e i Nova. Di seguito l’intervista.

Ciao Corrado, come stai? Benvenuto su Tuttorock!
Ciao Fabio, abbastanza bene grazie a parte il periodo che stiamo vivendo!

Capisco benissimo! Sei però riuscito in questo periodo a creare un nuovo album che trovo molto interessante e particolare, ne vuoi parlare?
Certo, con vero piacere! Rispetto agli altri miei lavori è stato creato e costruito più velocemente, calcola che di solito ci metto molti anni nella scrittura, per “Interfulgent“ invece ho impiegato un paio di anni. Volevo scrivere brani non da shredder e troppo virtuosi, come sono la grande maggioranza degli album di chitarra strumentali, perché personalmente li trovo abbastanza vecchi creativamente parlando, anche come approccio e dal tipo di sound che esce fuori dallo strumento. Volevo quindi cercare, sforzarmi di trovare un modo, una voce diversa dello strumento e convocare lo strumento in un contesto più moderno e diverso da quello che si sente in giro. Questa è stata la premessa ma poi come ben sai tra il dire e il fare non c’è solo il mare ma tantissime altre cose, ma è stato un processo molto veloce grazie anche all’uso di questo pedale che metterò in commercio a breve ed è frutto di esperimenti  che avevo fatto anni fa con altri album e è venuto fuori questo suono un po’ più umano, perché io sono un grande fan del sassofono e sono anni che cerco di dare più espressione a quello che faccio, più espressività allo strumento e trovo che i suoni dei nuovi strumenti sono difficili da gestire perché sono creati per la musica pop, sono quindi ultra compressi e ultra distorti e con magneti molto grandi che fermano la vibrazione delle corde, tutto un concetto che a me è diventato sempre più stretto e passavo più ore a togliere che aggiungere più suoni sulla chitarra. E’ venuto fuori così questo suono che finalmente mi soddisfa. Io sono un chitarrista, è lo strumento che mi ispira di più e che mi permette di esprimermi meglio, ma io sono anche un musicista e mi piace creare musica e quindi di proposito non ho scritto i brani usando al chitarra, a parte un paio, ma sono stati scritti sulle tastiere, li ho quindi rielaborati poi e riarrangiati per essere suonati con la chitarra. Ho cercato di evitare i soliti riff blues anche se lo apprezzo molto e ho vissuto negli Stati Uniti per moltissimi anni e ho scoperto che c’è un altro mondo blues, che è quello che ognuno di noi ha dentro, io sono europeo, italiano e napoletano e ho quindi voluto sviluppare quello che sentivo dentro. Quello che ascolti sul disco è il mio blues. Il mio è stato un lungo cammino, anche con vari incidenti, a portarmi a suonare ciò che preferisco. Sono molto soddisfatto di quello che ho fatto e per me è già una vittoria.

Effettivamente i brani hanno molte sfumature e stili diversi, ma c’è una base di musica elettronica che li contraddistingue tutti. Perché hai deciso di avventurarti nel mondo dell’elettronica? C’è anche del virtuosismo in alcuni assoli!!
Oggi per me la tecnica è diversa, quando sei giovane e vuoi emergere cerchi di fare del tutto per farti apprezzare e se hai tecnica strumentale cerchi di esporla agli altri. Oggi per me è diverso, dopo tanti anni il mio interesse è quello di scrivere musica di varie forme e anche questa è tecnica. I miei assoli partono da improvvisazioni, ma poi sono pensati e curati e questo grazie alla mia amicizia con Allan Holdsworth che mi ha indirizzato verso strade diverse. Non so se si può chiamare virtuosismo quello che faccio oggi, sicuramente sono passaggi obbligati per la composizione. Per quanto riguarda l’elettronica si è vero, ma non volevo fare un’elettronica basata su pochi accordi e poche note, è stato per dimostrare prima di tutto a me stesso cosa la chitarra elettrica poteva fare e dove poteva arrivare con i suoni di oggi e per me l’elettronica è stato un modo per impacchettare i brani del disco.

I vari brani non sono nati durante il lockdown quindi, sono nati prima?
Si ho iniziato a pensarli prima del lockdown. Anzi, durante il lockdown ho traslocato dalla California alla Germania, a Berlino, c’è stato quindi tutto un trapasso e per me non è cambiato molto, sono sempre in casa nel mio studio e poi ho famiglia quindi gestisco la mia vita per le cose più importanti che per me sono musica e famiglia.

C’è un brano che mi è piaciuto molto che è “Anna”, molto emozionante ed espressivo e sul video ho visto che ci sono dei testi, ma il brano è strumentale come tutto l’album. Quale è il suo significato?
Grazie! Piace molto anche a me l’idea. Il brano è dedicato a mia madre e l’ho scritto nel 2019 a Napoli, proprio a casa di mia madre ed è stata l’ultima volta che l’ho vista. E’ quel brano creato invece con la chitarra ed è pensato con un testo in napoletano che non è quello che vedi nel video. E’ un brano molto lirico e se lo ascolti bene e ci sono vari cambiamenti di tonalità. Io penso a creare musica pensando a un film e ho voluto dare più positività agli accordi minori e viceversa più oscurità agli accordi maggiori, sembra una cosa strana, ti faccio l’esempio dei colori, un blu più rosso o un rosso più verde, la microtonalità che mi ha aiutato molto nella composizione.

Vorrei parlare con te di progressive rock, visto che tu hai iniziato con i Cervello e poi con i Nova, così come tu fratello Danilo Rustici che purtroppo ci ha lasciato da poco, che era il chitarrista degli Osanna. Hai anche riportato in vita i Cervello con dei live. Quanto c’è dentro di te del Corrado Rustici di quei tempi?
Io e la mia generazione siamo stati molto fortunati a vivere quel periodo dove la musica era veramente arte e l’Italia agli inizi degli anni settanta era per la prima volta e sicuramente unica protagonista a livello internazionale. Io in quel periodo avevo circa 15 anni e mio fratello era già il chitarrista degli Osanna e per me era un vero eroe e mi ha ispirato molto, Io però vengo dai Beatles da quella generazione che usava chitarra e amplificatori e avevo 8 anni. Poi il sound si è evoluto con l’aggiunta delle tastiere e sono arrivai gruppi come gli Yes, i Gentle Giant, i Genesis, gruppi che facevano cose inaudite, un livello di composizione e di arrangiamento che nemmeno oggi si riesce più a fare. La musica di allora aveva un ruolo diverso da quello che ha oggi, era una voce che dava forza a tutto il movimento studentesco, c’era una speranza di cambiamento. Erano anni importanti della mia vita, anni formativi che mi hanno lasciato il segno, ma non mi manca perché non sono un tipo nostalgico e tutte le esperienze che ho avuto le porto dentro con me e sono tutte molto importanti. Sicuramente quel periodo ha arricchito la mia fantasia nel comporre e mi ha aiutato anche nelle esperienze pop che ho avuto in seguito. Con i Cervello è stata un’esperienza molto veloce e quell’album non ci permise di sfondare ma è ancora apprezzato in gran parte del mondo, specialmente in Giappone e infatti è stato un promoter giapponese a convincermi a rimettere in piedi la band per dei concerti. Io all’inizio non ero molto convinto, anche perché non suono più in quel modo, ma accettai e mi sono dovuto ristudiare tutti i passaggi strumentali. Un’esperienza comunque molto interessante che mi ha dato modo di ricongiungermi con due della formazione originale dei Cervello che sono Antonio Spagnolo e Giulio D’Ambrosio e ti anticipo che stiamo pensando di fare delle cose insieme. Ti anticipo che dopo il primo album, io avevo ancora tante idee e scrissi alcune cose le ho registrate e stiamo cercando di rivederle e renderle adatte anche per i giorni d’ oggi.

Mi fa molto piacere quello che dici, quindi i Cervello sono una parentesi che rimane aperta!!
Si, assolutamente si!

Cosa mi dici invece dei Nova?
Anche con i Nova ci saranno delle novità anche perché abbiamo varie richieste anche dall’estero. Devi sapere che io sono un grande collezionista di idee, di suoni e ho tantissime registrazioni, anche dei Nova ho registrazioni inedite che sto rispolverando. Sto pensando di creare un cofanetto, un box con i brani originali, demo, inediti. Alcuni di questi brani sono stati registrati nello studio di Pete Townshend degli Who, che ci ospitò. Uscirà sicuramente qualcosa.

Dopo hai praticamente esplorato tutti i generi musicali, hai suonato con George Benson, con Whitney Houston, con Zucchero, con Pino Daniele, solo per citarne una minima parte. Hai vinto il Festival di Sanremo con Elisa, eri dietro le quinte ma la vittoria è stata anche tua. La domanda è che ricordi hai positivi e negativi di tutte queste collaborazioni?
Quando avevo 20 anni scappai dall’Italia e dall’Europa e ho avuto la fortuna di conoscere Narada Micheal Walden e formammo un gruppo e da lui ho imparato molto, il sound americano, il loro modo di registrare e arrangiare e nel giro di 4 o 5 anni abbiamo registrato una quarantina di album e in quel periodo si vendevano tantissimi dischi, un’esperienza che non scorderò mai. In quel periodo era tutto molto difficile ma anche molto appagante. Ho imparato veramente tanto in quel periodo. Ho cercato di portare poi quel sound in Italia e nacque questo sodalizio con Zucchero che mi ha dato molto successo, con lui ho fatto circa 10 album. Ho poi collaborato con altri artisti italiani e con alcuni è stato molto appagante e con altri meno, ma preferisco non fare nomi. Tutte esperienze che mi hanno permesso di essere qui oggi.

Ma c’è qualche artista con cui vorresti collaborare?
Sicuramente con Kate Bush e Joni Mitchell. Ho avuto la fortuna di suonare, collaborare e anche di parlare con tantissimi grandi artisti.

Tornando a parlare del tuo nuovo album che esce durante la pandemia e al momento non puoi presentarlo dal vivo. Stai pensando già a qualche data live quando tutto tornerà alla normalità?
Si, ma voglio presentare uno spettacolo diverso e che rimanga a chi comprerà il biglietto. Un’ora e mezzo che rimarrà nel cuore di chi verrà, ma se ne parlerà nel 2022.

Grazie Corrado di questa bella chiacchierata e chiudi l’intervista come vuoi, un messaggio per ascoltare il tuo nuovo album.
Mi piacerebbe che fosse una scintilla che possa infiammare non solo i chitarristi ma anche i musicisti in generale e chi ama la musica e di guardare anche oltre e di non rimanere solo nella trappola dell’intrattenimento, perché l’intrattenimento di oggi è deleterio secondo me e c’è bisogno di cose nuove e direi che non va bene ascoltare solo musica su Spotify, di fare musica che è già stata fatta e solo perchè ti dà da mangiare perché questo può andare bene se non hai velleità artistiche, ma se sei un artista devi andare avanti. A chi lo ascolterà mi scuso dell’essere stato ambizioso, ma è la mia vena artistica.

FABIO LOFFREDO

Band:
Corrado Rustici: Chitarra elettrica e acustica, Sophia guitar, tastiere, inuk, beats programming, synthaxe-voice nel brano “Khetwadi Lane”.
Alex Argento: Tastiere e synth solo nel brano “Halo Drive”

https://www.corradorustici.com/
https://www.facebook.com/corrado.rustici
https://www.instagram.com/corradorustici/
https://www.youtube.com/c/CorradoRusticiOfficial