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CICALA – Intervista su “Tutto grida amore”

CICALA – Intervista su “Tutto grida amore”

In occasione dell’uscita del nuovo disco “TUTTO GRIDA AMORE” ho intervistato DAVIDE ESPOSITO aka CICALA.

Ciao Davide, raccontaci genesi ed evoluzione del tuo ultimo album “Tutto Grida Amore”.
“Tutto grida amore” è un EP/raccolta che contiene al suo interno 5 canzoni che sono uscite, come singoli, tra la fine del 2021 e la fine del 2022. Il primo singolo estratto ha dato il titolo all’intera raccolta. I 5 brani sono stati scritti durante un periodo particolare della mia vita, un periodo di grandi cambiamenti, tra cui un trasferimento importante che mi ha segnato profondamente, anche perché è coinciso con la pandemia da Covid-19, che ha di fatto reso tutto più complesso. Un periodo di isolamento e di crisi esistenziale che ha generato di fatto questo racconto sull’amore e sulla paura, che sono senza alcun dubbio i temi principali dei testi delle canzoni. Queste sono strettamente collegate fra loro, sia da un punto di vista narrativo che musicale, tanto che possiamo considerare l’intero EP un concept. Le canzoni, tutte nate alla chitarra e al piano sono state poi prodotte da Mark Basile (DGM) e dalla Echoes Music Academy di Napoli. Abbiamo lavorato a distanza, ma con grande sinergia e collaborazione. Il mixaggio e il master sono stati curati da Riccardo Bottone, batterista di tutte le tracce dell’album. 

Quanto è importante l’Amore nella tua vita, e come suggestiona la tua musica?
L’amore è il mio parametro di riferimento, mi aiuta ad orientarmi nelle scelte. Io vado solo dove mi spinge l’amore e non penso di aver mai preso delle decisioni nella vita che non fossero mosse da questo sentimento universale. La paura è un’altra grande protagonista della mia esistenza, ma è anch’essa figlia dell’amore che provo per la vita. “Tutto grida amore” racconta proprio di questo, di questa grande verità che è dentro e fuori ognuno di noi: siamo nati per amare, tutti meritiamo di amare e di essere amati, tutti meritiamo di sapere chi siamo e in cosa sperare, tutti meritiamo, in sostanza, di essere felici. L’EP grida amore anche per quanto concerne le sonorità e gli arrangiamenti, perché ho fatto tutto quello che volevo fare, con totale libertà artistica. C’è dentro tutto l’amore che provo per un tipo particolare di musica, non molto in voga al momento, ossia quella del pop d’autore in italiano, ma suonato alla maniera inglese. Tra i miei riferimenti stilistici, infatti, c’è tutta la scena brit pop e indie anni ’90 e inizio 2000, dando per scontato il riferimento costante ed evidente ai Beatles e in particolare a John Lennon.

Le influenze beatlesiane sono piuttosto evidenti nel tuo progetto, sia dal punto di vista musicale, che da quello estetico. Quanto Liverpool c’è dentro a questo album?
C’è tanto di Liverpool e non solo per i Beatles e Lennon, ma perché è una città che incarna perfettamente l’idea di musica popolare inglese, che è il punto di partenza di tutta la mia produzione attuale. Devo ammettere di non esserci ancora stato, ma solo se penso al cancello rosso dello Strawberry Field, nel quartiere dove è cresciuto John Lennon, mi sento in qualche modo a casa.

Qual è il tuo metodo di scrittura? Sei un artista che compone di getto o parti da un’ idea e la sviluppi a tavolino?
Ho sempre scritto di getto, anzi tutte le volte che ho lasciato una canzone incompleta molto spesso non sono riuscito a finirla o comunque non sono stato soddisfatto del risultato. In generale ho sempre composto partendo dalla musica e dalla chitarra acustica per poi passare al testo facendomi suggestionare dalla sonorità delle parole, ma solo in momenti di particolare urgenza letteraria. Considero le parole strettamente collegate alla musica, pur affidando al testo un ruolo chiave, anche perché le mie canzoni sono molto concettuali e dense di significato. Ultimamente, comunque, mi capita di comporre senza strumento, ma partendo dalla melodia di parole che sento il bisogno di scrivere, per poi recuperare in un secondo momento l’armonia, ricercando gli accordi giusti.

Quanto è importante per te l’attività in studio, e quanto la dimensione del palcoscenico?
Il live è sempre stata la cosa più importante per me, soprattutto all’inizio del mio percorso artistico, quando sentivo il bisogno di fare molta gavetta ed esperienza. Salire su un palcoscenico veniva prima di tutto. Adesso che ho più di 30 anni e che ho capito quanto sia difficile farsi ascoltare dal vivo, a causa di spazi sempre più ridotti, poco adatti e un pubblico sempre meno sensibile, sento di volermi concentrare di più sull’attività in studio, sulle canzoni.

Napoli è sempre stata culla di ottimi autori e innovazioni. Si pensi al grande Massimo Ranieri, Pino Daniele o al più recente Liberato. Come influenza la tua musica questa città, e come ti rapporti al panorama musicale partenopeo?
Napoli è la mia città e ho cominciato a fare musica lì, pur non proponendo uno stile, un genere vicino a quello che si ascolta generalmente a Napoli. Tuttavia, sento che c’è comunque molto della mia città nelle canzoni che scrivo, anche se non è evidente, ma c’è, come è normale che sia. D’altronde persino i Beatles si sono ispirati alla canzone napoletana. Al momento non vivo più a Napoli, quindi sono fuori da quella realtà musicale, ma la osservo, sempre con grande attenzione e interesse.

Porterai dal vivo questo disco? E se sì, che tipo di spettacolo proporrai a chi ti segue?
Ci sto lavorando, ma come volevo dirti al momento il live mi interessa solo se fatto in un certo modo. Ci saranno dei concerti, per lo più in formazione acustica che spero di svelare al più presto sui miei canali.

Tra poco partirà il più grande festival italiano della canzone. Ti vedresti mai su un palco di quel tipo, e quanto è affine al tuo mondo?
Mi ci vedrei bene, credo che le mie canzoni abbiano un gran potenziale in tal senso, ma a quanto pare sono troppo vecchio per il festival di Sanremo e comunque in generale sono più interessato a fare arte che a rincorrere la popolarità a tutti i costi.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Continuare a scrivere e a produrre canzoni, ma solo perché è la cosa che penso mi riesca meglio, cercando in tal senso di lasciare qualcosa, a mio modo un segno. Sarebbe bello poter dire, un giorno, di esser stato me stesso. 

VITTORIO “Vike” GIORCELLI

Band:
Davide Esposito aka CICALA

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