BALLETTO DI BRONZO – Intervista al tastierista, cantante e leader Gianni Leone

Dopo 51 anni, torna il Balletto Di Bronzo con il nuovo album di inediti “Lemures” (leggi qui la recensione), che riprende il discorso lasciato nel 1972 da “Ys”, lo porta avanti, lo aggiorna e il sound è un lungo ponte tra passato, presente e speriamo anche futuro. Ho avuto l’occasione e il piacere di parlare con Gianni Leone, storico tastierista, cantante, compositore e mastermind della band, in una sola parola il leader del Balletto Di Bronzo. Frutto di questa chiacchierata questa lunga ed esaudiente intervista, dove c’è tutto del Balletto Di Bronzo e del Gianni Leone di ieri di oggi e di quello che sarà. La parola a Gianni Leone.

Ciao Gianni e benvenuto su Tuttorock. Possiamo dire finalmente il nuovo album del Balletto di Bronzo? Perché effettivamente la band è sempre stata attiva in sede live, ma stavolta abbiamo ben 10 brani inediti. Cosa ti ha spinto a decidere di dare un seguito a “Ys”?
Grazie, ciao a voi. Ho semplicemente assecondato il mio istinto, la mia sensibilità, la mia urgenza espressiva. Ho sentito che fosse arrivato il momento giusto per comporre brani nuovi e l’ho fatto, tutto qui. Di sicuro quest’opera costituisce una tappa epocale e fondamentale nel percorso artistico del Balletto, se non altro per l’attesa prolungata da parte del pubblico. Certamente non avevo nessuna intenzione di rinnegare, svilire, scopiazzare, tradire lo spirito puro e genuino delle origini, ma nemmeno fintamente e furbescamente “modernizzare” il tutto rovinando e imbastardendo così passato presente e futuro. Il mio scopo era trovare  – e penso di esserci riuscito – il giusto equilibrio fra il passato “storico” e il presente, tenendo conto che oggi siamo nel 2023 e non più nel 1972 sotto tutti i punti di vista, nel bene e nel male. Comunque, a rischio di deludere i più sfegatati e irriducibili “Amantes” del Balletto, voglio che sia ben chiaro che “Lemures” non va considerato come una sorta di seguito di  “Ys”, un  “Ys – parte seconda”, oppure ”YS, il ritorno”.

Torniamo indietro nel tempo, nel 1972 hai rivoluzionato il sound del Balletto Di Bronzo, li hai resi una delle prime band di progressive in Italia. Cosa successe quel giorno? Il giorno in cui sei entrato a far parte della band?
Una notte trovai il chitarrista del Balletto, Lino Ajello, che mi aspettava sotto casa. Mi propose di unirmi a loro poiché lui e il batterista Gianchi Stinga erano insoddisfatti della piega commerciale che il gruppo aveva preso. Accettai. All’inizio eravamo in 5, con me semplicemente aggiunto alla formazione di “Sirio 2222”. Facemmo concerti in giro per l’Italia. Io cantavo anche alcuni brani dei Grand Funk, poi restavo da solo sul palco per lunghi assoli di Hammond, qualcosa di ammissibile solo in quegli anni, oggi sarebbe inconcepibile. Dopo qualche mese, gli altri 2 membri del gruppo (Cecioni e Cupaiuolo) partirono per la Svezia definitivamente e noi ci mettemmo alla ricerca di un bassista. Trovammo Vito Manzari a Roma. Io, il ragazzino ultimo arrivato, cominciai da subito a incanalare il gruppo in un determinato genere. All’epoca amavo il dark ancor prima che diventasse un genere musicale, una moda; mi piaceva la dodecafonia, detestavo le canzonette commerciali, la leggerezza, il disimpegno, la banalità… Gli altri membri del gruppo seguirono la mia ispirazione. Nacque YS.

Arrivavi da Città Frontale, perché la decisione di lasciare e cambiare?
Perché il gruppo – peraltro ottimo – Città Frontale mi stava stretto. Avevo già le mie smanie. I brani li componevano Lino Vairetti e Danilo Rustici. In realtà io non ero ancora interessato alla composizione. Poi un giorno mio padre mi regalò l’organo Hammond, il sogno quasi irraggiungibile di qualsiasi tastierista in quegli anni e mi venne in testa l’idea di formare un trio organo, basso e batteria sulla falsariga dei Quatermass. Però Quella notte trovai sotto casa il chitarrista del Balletto che mi propose di unirmi a loro…

Sei stato anche uno dei primi in Italia ad usare il moog e i sintetizzatori, mi sbaglio?
Esatto: li trovai belli e pronti nello studio milanese della Phonogram quando registrammo YS. Erano appena arrivati in Italia, fino ad allora se ne era solo favoleggiato. Li usai con entusiasmo, ma non li acquistai mai.

Tra le tue influenze c’era e c’è sicuramente Keith Emerson, ma quali sono le altre tue influenze sia di progressive che di altro, so già che mi dirai i Beatles!
Beh, con tutto il rispetto i Beatles ho cominciato ad apprezzarli sono in tempi “recenti”. All’epoca erano troppo commerciali e leggerini per i miei gusti e li ignoravo. Capirai, impazzivo per Jimi Hendrix e Frank Zappa!… Poi ho scoperto il loro immenso talento (parlo di Paul e John, of course). Paul era già allora un bassista eccezionale, molto superiore alla media. La coppia  Lennon/McCartney a livelli compositivi non aveva concorrenti nel mondo, ha creato autentici capolavori epocali e rivoluzionari. Poi ho amato e amo Emerson, Brian Auger, Todd Rundgren… Talenti irraggiungibili.

A cui hai dedicato lo scorso anno un tuo tributo al quartetto di Liverpool con il Balletto Di Bronzo, perché quella decisione e perché disponibile per il solo fan club italiano?
Dopo anni e anni, un giorno ritrovai nel mio archivio delle audiocassette con le registrazioni di due concerti organizzati dal Beatles Fan Club Pepperland che facemmo a Roma al Centrale del Tennis. Fu una sfida che mi piacque accettare: riarrangiare e “ballettizzare” alcuni brani – possibilmente quelli meno sfruttati e ovvi –  degli “intoccabili” Beatles. Il risultato sbalordì tutti, noi compresi. Poi tutto finì lì. Una volta riemerse le cassette, decidemmo di contattare il Fan Club per pubblicare quelle preziose registrazioni. Così nacque “Balletto di Bronzo plays Beatles”.

Lo renderai disponibile anche per altre vie?
E’ stato già pubblicato sia in vinile che in Cd. L’autunno scorso rifacemmo qui a Roma lo stesso concerto-omaggio di allora, e vorrei riproporto ancora.

Arriviamo a oggi, il tuo incontro con la Black Widow Records?
Risale a oltre vent’anni fa. Abbiamo innanzitutto un bel rapporto di amicizia e ci vogliamo bene. Sul piano professionale/artistico ci stimiamo reciprocamente. La Black Widow finora ha pubblicato e/o distribuito svariate opere del Balletto: l’ “Official Bootleg”, il DVD “Live in Rome”, “Balletto di Bronzo plays Beatles”, “Lemures”… Adesso siamo in procinto di ristampare uno dei miei album da solista come “LeoNero”, “Monitor”.

“Lemures” il nuovo album, raccontamelo. Idee, sound, emozioni, ispirazione. In pochissime parole, come è nato?
Ho pensato che fosse finalmente arrivato il momento giusto per realizzarlo, tutto qui. L’album lo abbiamo registrato nello studio del batterista Riccardo Spilli a Roma, il Pins, nell’arco di alcuni mesi. Come fonico abbiamo avuto lo stesso  Riccardo, che ha fatto un ottimo lavoro. L’atmosfera è stata la solita, quella che piace a me: si ride e si scherza incessantemente fra gags leonine, “apparizioni”, ma al contempo si fanno cose molto serie e importanti nel modo migliore possibile e con la massima meticolosità, rimettendosi sempre in gioco e criticandosi spietatamente nella smaniosa ricerca del meglio di se stessi. Il missaggio lo abbiamo fatto al Pins Riccardo ed io (le ”macchine”, però, le manovrava lui, io davo solo le indicazioni). Per la masterizzazione ci siamo avvalsi ancora una volta di Nico Di Già, nostro fonico nonché attuale chitarrista del Banco. L’intera opera abbiamo deciso fin  dall’inizio di produrla noi stessi in totale autonomia nonostante le proposte di “intromissione” nel progetto da parte di alcuni aspiranti sedicenti co-produttori (capirai!) e musicisti-ospiti (inutili e fuorvianti), che sono tutte state declinate senza appello. In alcuni brani mi sono molto divertito a suonare il synth utilizzando suoni di chitarra elettrica che sembrano quasi più veri del vero. Ho sempre creduto fermamente nella formula “trio”, è quella perfetta per me. Non sopporterei di dover avere a che fare con un quarto elemento e le sue follie, i suoi capricci, le sue smanie, il suo ego. Oggi non ne ho più (ammesso che l’abbia mai avuta) la pazienza. Ci sono già io, basto e avanzo.

Perchè “Lemures”? Il suo significato?
Si è trattato di una fatalità, nel senso che, dopo decenni, la storia si è ripetuta uguale al passato, come sulla scia di un’onda energetica o un circolo (magico?). All’epoca scegliemmo “YS” come titolo dell’album perché lo trovammo su uno dei libri di esoterismo che circolavano nel casale in cui vivevamo tutti insieme. Ci piacque graficamente, tutto qui. Infatti i testi non parlano della leggenda dell’omonima isola nel mare della Bretagna. Dopo – appunto – decenni, l’anno scorso stavo leggendo un libro sulla vita ai tempi dell’antica Roma: la sessualità, il cibo, i culti… Improvvisamente mi apparve la parola “Lemures”, ovvero le anime dei trapassati di morte violenta che tornano nel mondo per tormentare i vivi. Ebbi una folgorazione: ecco, questo sarà il titolo dell’album!

Le parti strumentali sono maggiori rispetto a quelle cantate, ma quale è il messaggio dei testi?
I testi esprimono i miei punti di vista su alcuni aspetti della vita e sensazioni, stati d’animo molto personali. I miei testi e la mia musica posso scriverli solo… io stesso. Mi piace molto cantare, lo considero il mio punto forte. Quando canto sono felice. Io suono solo quando mi va, quando ne ho voglia, quando ne sento la necessità, mai a comando, come fosse una sorta di obbligo imposto. Mi sentirei un impiegato della musica. Quando compongo non sono necessariamente seduto davanti ad una tastiera. Anzi spesso le idee mi vengono nei momenti più impensati, quando magari sono da solo in giro per una città semideserta. Mi viene in mente un’emozione da esprimere e riprodurre, un colore da definire, una “situazione” sonora da creare, che il giorno dopo sviluppo e metto a fuoco sullo strumento. Chiaramente, essendo io autocritico fino al sadomasochismo, censuro e correggo un’infinità di idee e soluzioni che magari prima mi convincevano, ma alla fine sono in genere soddisfatto del risultato, seppure mai in modo assoluto. La mia nemica mortale, da cui rifuggo e che combatto senza tregua, si chiama “banalità”. Per il Balletto di Bronzo ho una determinata modalità creativa che voglio e devo rispettare. Per la mia vena solistica, ho più spazio di esplorazione e sperimentazione.

La foto di copertina è molto particolare, che significato ha?
Sulle copertine dei dischi io voglio vedere l’ARTISTA. Voglio vedere la sua faccia, il suo corpo, come si veste, studiare e capire il suo “personaggio”. Detesto quelle copertine coi disegnini di paesaggi lunari o marziani, o con foto di passerotti e prati fioriti. No, voglio vedere l’artista che faccia ha! Nel caso di “Lemures”, alcuni noti e prestigiosi disegnatori di copertine a livello internazionale da anni mi proponevano le loro opere, ma io ho sempre declinato gentilmente le loro offerte. Alla fine, in copertina appare la foto di un “lemure”. In realtà sono io. Indosso un mio costume costituito da circa 150 cravatte multicolori fissate con delle borchie metalliche su un giaccone di pelle nera e una maschera trasparente su cui ho applicato del trucco. Sul capo ho un drappo ricavato da una antica tenda di seta che stava in casa della mia nonna materna a Napoli, che ho tinto per l’occasione dello stesso rosso fuoco del copricapo di piume e dell’anello, sempre realizzati da me. Di “Lemures” sono state realizzate tre versioni: Cd, doppio vinile e un’edizione speciale numerata in doppio vinile con sovracopertina e inserti grafici dello straordinario Nik Guerra.

Anche alcune foto interne raffigurano tipo un fumetto con il Balletto di ieri e quello di oggi, ti chiedo quindi quali sono le differenze?
Io sono sempre lo stesso: come energia, spirito, entusiasmo, follia (artistica, non patologica!). Intorno a me tante cose cambiano e sono cambiate. Basti pensare a quante formazioni ha avuto il Balletto dal ’95 (quando gli ridiedi vita) ad oggi…

Anche se li conosciamo bene, presenta i tuoi compagni d’avventura.
La formazione attuale, che considero fra le migliori – forse la migliore-  è composta da Riccardo Spilli alla batteria e da Ivano Salvatori al basso. In realtà Riccardo ha già fatto parte del Balletto fra il ’97 e il 2004, quando facemmo i primi tour internazionali in Messico, in Giappone, negli Stati Uniti, in Cile, in Brasile, in Francia riscuotendo un grandissimo e indescrivibile successo, per poi rientrare nel 2017. Ivano è gloriosamente col Balletto fin dal 2010. Con lui nella formazione siamo tornati anche in Giappone, in Messico e partecipato a importanti festival internazionali come Prog Exhibition a Roma, Prog Exhibition a Tokyo, Veruno Festival…

Hai nostalgia degli anni 70? Di quando iniziasti?
Per certi versi sì, ma a me piace vivere esclusivamente nel presente. Non rinnego né rifiuto il passato però.

C’è qualcosa della musica di oggi che ti piace? Non parlo solo del progressive!
Gino Vannelli (ma non è certo un “novellino”!), Stefano Bollani è mostruosamente bravo, Lady Gaga ha una grande voce (indipendentemente dal genere musicale)… i primi che mi vengono in mente. Detesto e disprezzo ogni forma di rap e (ancor peggio!) di trap, ancor più se fatto da italiani o (diciamo così…) da “nuovi italiani”. E’ il punto più basso nella storia della musica: NON-cantanti e NON-musicisti tutti uguali e fatti con lo stampino (e non si vergognano nemmeno!), tutti con quelle vociacce gutturali, con la “zeppola” e l’autotune, tutti con le stesse ridicole e vecchissime movenze da pirla, tutti fintamente e studiatamente “trasgressivi” oppure apertamente veicolatori di messaggi violentissimi, omofobi, misogini, delinquenziali, spesso impegnati nella smodata e ostinata esaltazione dell’uso delle armi (pistole, coltelli, spranghe…) e della sopraffazione del più debole per fare guadagni facili in spregio della gente onesta che lavora davvero. Il dramma è che piacciono tantissimo a questi “nuovi ragazzini”, a loro volta drogati marci di telefonini, social e schifezze chimiche. In questo, rimpiango gli Anni ’70.

Ed ora? Dopo “Lemures” quale sarà il futuro del Balletto DI Bronzo? La domanda specifica è “Lemures” è un nuovo inizio o la chiusura di una storia? Spero che tu mi dica buona la prima!
Chiusura di una storia?! Certamente no: sarebbe un peccato, un delitto. Non ho alcuna intenzione di deporre… le armi e mettermi a fare calzette all’uncinetto, perché dovrei? Sono più in forma che mai, i tutti i sensi. Proprio ieri sono venuti a farmi visita Ivano e Riccardo ed ho espresso loro la mia volontà di cominciare a provare delle idee per brani nuovi che mi frullano nella testa…

Hai dedicato una canzone alla tua Napoli, “Napoli Sotterranea”, anche se sei romano d’adozione. Che significato ha?
Ho voluto evocare la Napoli dei vicoli labirintici pieni di colori, odori, suoni, vitalità, gente, stimoli, sorprese, misteri, inquietudini, teatralità, umorismo, fatalismo, storia. La Napoli unica, pittoresca, allegra, ma che può anche far paura. Nella parte più antica della città c’è l’accesso alla Napoli sotterranea (appunto), una rete immensa di grotte, caverne, cunicoli, corridoi scavati migliaia di anni fa per creare cisterne per la raccolta dell’acqua ed approvvigionarsi di tufo per costruire le abitazioni. Durante la Seconda Guerra Mondiale furono adoperati dalla popolazione come rifugio. Io ho visitato più volte la Napoli sotterranea, anzi una volta di nascosto mi sono addirittura allontanato dal gruppo di visitatori col rischio di perdermi in quei meandri bui e sterminati. Purtroppo proprio a Napoli, anni fa, subii un’aggressione notturna davvero drammatica. Ma questo mi è accaduto anche a Roma, e più di una volta. Oggi in giro c’è molta, molta più violenza.

Hai quindi festeggiato il terzo scudetto del Napoli?
Per carità! Detesto e ho sempre detestato mortalmente il calcio e tutto ciò che ruota attorno ad esso!

Hai presentato l’album al Music Day Roma, cosa pensi di questo nuovo interesse al mondo del vinile?
Mah, prima ci hanno fatto una “capa tanta” per farci passare in massa al Cd, imponendocelo come simbolo di “modernità” e costringendoci a relegare giù in cantina o in discarica i vinili, simbolo di un passato polveroso e obsoleto da cui rifuggire, per poi farci la contro “capa tanta”, il contro lavaggio del cervello: dietrofront, il vinile è migliore del Cd! Per fortuna io sono immune da tutte le sciocche mode e capricci di massa, che rifiuto sdegnosamente. Non cado nelle trappolucce di questo genere. Possiedo ancora le gloriose audiocassette, tanti vinili “storici” acquistati da me proprio in quegli anni e – va bene, lo ammetto – anche molti Cd.

Grazie Gianni, ti chiedo di chiudere l’intervista come vuoi, un messaggio ai tuoi fan per continuare a seguire la tua musica e per intraprendere questo nuovo viaggio con il Balletto Di Bronzo.
Poche chiacchiere: venite a vedere il Balletto di Bronzo dal vivo, OGGI!
Un saluto leonino a tutti gli “Amigos & Amantes”.

FABIO LOFFREDO

Band:
Gianni Leone: Tastiere e voce
Ivano Salvadori: Basso
Riccardo Spilli: Batteria

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