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GRAPHITE – FUORI IL BRANO “REVENGE OBSESSION”

GRAPHITE – FUORI IL BRANO “REVENGE OBSESSION”

La band vincitrice di Sanremo Rock & Trend 2026 (categoria Rock)

Un’essenza esplosiva: basso, voce e batteria

“Revenge Obsession” è il singolo con cui i Graphite si sono aggiudicati il primo posto al Teatro Ariston di Sanremo nell’edizione 2026 di Sanremo Rock & Trend – categoria Rock. Un brano esplosivo e diretto, che racconta il male che finisce per ritorcersi contro chi lo compie, attraverso un sound potente e incisivo, senza rinunciare a stile e ricerca sonora.

I Graphite nascono dall’idea del bassista Michele Cartisano, da sempre convinto che il basso possa andare oltre il tradizionale ruolo di accompagnamento e diventare un elemento centrale e fortemente espressivo. Nel gennaio 2024 coinvolge il batterista Simone Barracchia, dando vita a un progetto inizialmente pensato come duo basso-batteria. Dopo una prima esitazione, Simone accetta di riprovarci e, fin dalle prime prove, prende forma una sintonia che porta i due a sviluppare un sound potente e sperimentale.

Con il tempo nasce l’idea di aggiungere una voce. Il terzo elemento è Andrea Romano, cantante con cui Michele aveva già condiviso un’esperienza musicale e che, quasi per una coincidenza, lo contatta proprio mentre è alla ricerca di una nuova band. Nasce così il trio dei Graphite: basso, voce e batteria.

Andrea porta nel progetto grinta e sperimentazione, utilizzando anche effetti vocali che trasformano la voce, in alcuni brani, in una sorta di “terzo strumento”. L’incontro tra le tre personalità definisce l’identità della band: un sound diretto, graffiante e fuori dagli schemi, costruito sull’essenzialità e sulla continua ricerca sonora.

L’INTERVISTA

Simone, il progetto era inizialmente nato come un duo basso-batteria. Cosa ti ha convinto ad accettare la sfida e come è cambiato il progetto quando avete iniziato a lavorare insieme?

Simone: “Quando Michele mi ha proposto di tornare a suonare con lui non ero del tutto convinto di accettare, infatti mi presi del tempo per decidere cosa fare. Avevo avuto esperienze negative con vari gruppi e avevo appeso le bacchette al chiodo. Anche nella band in cui suonavamo insieme in precedenza le cose, purtroppo, non sono andate per il verso giusto e ci siamo sciolti completamente dopo qualche mese. Come persona ed anche musicalmente parlando, con Michele tuttavia avevo fin da subito trovato un certo feeling già nella band precedente ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto ad accettare la sua proposta di tornare a suonare con lui. Quando ci siamo trovati in sala prove dopo qualche anno per iniziare questo progetto questa affinità si è risvegliata fin dalle prime note, creando in poco tempo delle basi che poi sono diventate veri e propri brani musicali. Ovviamente a questi brani mancava qualcosa, mancava una voce, e qui entra in gioco Andrea. Il suo timbro e la sua potenza vocale mi colpirono subito e suonando in sala prove insieme a Michele avevamo chiuso il cerchio o meglio, il triangolo. Andrea riesce subito a trovare linee vocali che sembravano fatte apposta per le basi che avevamo creato io e Michele in precedenza, successivamente col suo aiuto siamo riusciti a creare nuovi brani in pochissimo tempo e posso dire di avere finalmente una formazione che mi dà la motivazione per continuare a suonare”.

Andrea, il tuo ingresso ha completato il trio. In alcuni brani la voce, grazie all’utilizzo degli effetti, diventa quasi un vero e proprio terzo strumento. Quanto è importante per voi sperimentare anche con la voce e non considerarla soltanto come elemento melodico?

Andrea: “Più che importanza io parlerei di divertimento, la sperimentazione vocale è arrivata in sala prove per la pura voglia di giocare con la musica, le nostre jam si concludono tutte con un voto, se piacciono vengono inserite nei brani. Ad essere importante è il giudizio dei primi ascoltatori, ovvero noi Graphite”.

 

Il vostro motto è “Cancelliamo gli schemi per disegnare emozioni”. Quali sono gli schemi musicali e, più in generale, gli schemi mentali che sentite maggiormente il bisogno di mettere in discussione?

Michele: “È un motto che racchiude un approccio alla realtà, prima ancora che alla musica. Gli schemi sono qualcosa che ti guida, che ti rassicura, ma da cui è difficile distaccarsi. Per questo cerchiamo di ribaltare la situazione, senza porci troppe domande. Quando smetti di pensare a ciò che già conosci puoi sentirti smarrito, senza una direzione, ma la risposta sta nelle emozioni che vuoi trasmettere, nella creatività resa libera, sta nell’istinto: sono loro a trovare la strada al posto degli schemi. La nostra fortuna è stata quella di ritrovarci tutti e tre a pensarla così. E’ un approccio che puoi trovare in primis sul basso. Mentre sulla chitarra ormai è stato fatto di tutto, il basso è rimasto per lo più uno strumento sullo sfondo, su cui si è sperimentato meno. Eppure, io ho sempre visto un gran potenziale nelle quattro corde, che già altri musicisti hanno saputo esprimere: penso ad esempio a Chris dei Muse o Flea dei Red Hot. Personalmente in tutte le varie band in cui ho girato ho sempre creato interpretazioni articolate, che provavano a uscire dal classico ruolo di sottofondo ritmico, cercando di fornire un contributo anche alla melodia del brano. Tuttavia, con un approccio così, spesso mi ritrovavo a scontrarmi con chi preferiva un accompagnamento tradizionale. Dopo l’ennesimo gruppo che non andava, allora ho l’idea di spingermi oltre e di provare a invertire le cose, costruendo un gruppo partendo dal basso, in tutti i sensi. Da quel momento sono partito a sperimentare da solo sullo strumento, combinando effetti e provando varie soluzioni. Ci ho messo un anno prima di giungere alla mia attuale pedaliera, che al momento conta una ventina di pedali. L’assenza della chitarra ci spinge per forza di cose a ricercare nuove soluzioni, che per quanto riguarda il basso stanno nello sviluppo di un suono più ampio e in un modo più articolato di scrivere musica. Ma la ricerca di nuove soluzioni riguarda anche la voce. Andrea incarna perfettamente lo spirito della band, anche lui usa effetti, a volte in modo sfumato, altre volte in modo così marcato da trasformarla in una sorta di terzo strumento e lo vediamo ad esempio in canzoni come Subway. Ma cancellare gli schemi significa anche smetterla finalmente di pensare a un genere da rispecchiare, significa mettere un assolo di batteria al posto di uno di chitarra: è un tipo di formazione dove diverse volte ci troviamo a ragionare per sottrazione anziché per addizione”.

Nei vostri brani emerge un’inquietudine di fondo che si trasforma in rabbia e poi in voglia di rivalsa. Quanto della vostra esperienza personale entra nella scrittura dei Graphite?

Andrea: “Sin da piccolo ho notato una diversità nel percepire e vivere la vita rispetto alle altre persone, i testi dei Graphite mi permettono di condividere questa diversità”.

Foto di Francesco Ferrari

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