CRYING STEEL – “Agent steel” release party @ Gallery16 Bologna 19-6-2026
Crying Steel: un nuovo disco, un cantante ritrovato e il sogno di sfondare in EuropaLa serata si è svolta presso Gallery16, Bologna, il 19 giugno 2026, con la presenza di giornalisti e operatori . La diretta è stata seguita anche da Radio Fly Web.
Una conferenza stampa informale, microfoni che viaggiano di mano in mano tra la platea, qualche video che si rifiuta di partire nei tempi giusti, e tanta sostanza. Così i Crying Steel hanno presentato il loro nuovo album al Gallery16 di Bologna, circondati da giornalisti, operatori radio e appassionati di metallo duro. La band bolognese — storica realtà dell’heavy metal classico italiano attiva dall’82 — è tornata con un lavoro in studio che segna più di una novità: un concept album, un nuovo cantante e una produzione che guarda ancora una volta all’Europa.
La ricerca del vocalist ha tenuto banco per tempo. Come ha spiegato Franco, membro storico e chitarrista della band, trovare la voce giusta non è stato semplice: «Andando avanti con gli anni si diventa più esigenti e meno tolleranti. Si innalzano i livelli di aspettativa». La parte strumentale era già avanzata, e come sempre Angelo Franchini — storico bassista della band — aveva fornito le tracce melodiche di riferimento. Poi è arrivato Tiziano. Il nuovo cantante ha raccontato come è entrato in contatto con i Crying Steel: «Era il 2024. Ero amico di Franco da tempo, e mi hanno chiamato come turnista per coprire due date in cui erano senza cantante». Una settimana prima del debutto, una paresi facciale. «Ce l’abbiamo fatta lo stesso», ha detto sorridendo. Da lì il rapporto si è consolidato, con concerti a Padova, in Germania, in Olanda, fino alla registrazione del nuovo disco. «Il mio stile non era naturalmente adatto ai Crying Steel — lo sapevo — e lì ho dovuto lavorare. Però queste sono cose ultra positive, e il risultato è eccellente». Tiziano porta con sé un bagaglio di esperienze insolite: ha cantato nei primi anni ’90 nei Centaur, primo gruppo metal albanese dopo la caduta del regime di Hoxha. «Quando sono arrivato lì mi hanno tenuto cinque ore sul ritornello. Quindi sapevo che sarebbe stato un muro da abbattere».
Questa è la prima volta che i Crying Steel si cimentano con un concept album. La storia è stata scritta dal cantante Luca: «Ho cominciato con un brano, ho steso il testo e ho detto: che carino, potrei farci una storia intorno. E da lì ho cominciato a pensare cosa metterci prima e cosa metterci dopo. Un po’ come Star Wars — sono partito da metà». La trama è volutamente leggera e divertente: un pianeta di nome Grinder è afflitto da una depressione collettiva. La regina manda il suo agente numero 1, un certo Agent Steel, a girare l’universo in cerca di qualcosa che risollevi il morale della popolazione. L’agente arriva sulla Terra, trova i Crying Steel tra le migliaia di band esistenti, li rapisce e li porta sul pianeta. Il finale? «Non ve lo rivelo, per restare un po’ sul pezzo». La storia attinge alle passioni personali di Luca: fumetti, fantascienza, fantasy.
Dal punto di vista musicale il disco è, nelle parole del chitarrista Paolo Nocchi, «molto Crying Steel: classic metal, heavy metal, più diretto e d’impatto rispetto agli album precedenti». C’è però un brano che spicca per ambizione: «Il primo brano è molto ispirato al prog, ricorda i Rush. Ci ho messo tanto sentimento, ne vado molto fiero». Il filo che unisce tutto il disco è proprio la storia, non tanto un’evoluzione stilistica marcata.
Per sostenere l’uscita, la band ha realizzato tre videoclip, pensati come un trittico narrativo coerente con il concept. «Non è una cosa normale», ha osservato qualcuno in sala, «di solito se ne fa uno, quando va bene». I tre video tracciano la storia dall’inizio alla fine, con un elemento che ha strappato qualche sorriso: «Di solito gli alieni che rapiscono sono piccoli e verdi con le antenne. Qui c’è una bella ragazza — già un netto miglioramento».
La domanda sul rapporto con la città ha prodotto una risposta schietta. «Non siamo mai stati profeti in patria», ha detto Franco senza girarci intorno. «Negli anni Ottanta i riscontri più importanti li abbiamo avuti fuori da Bologna. In Emilia, almeno nella provincia bolognese, se sei di qui la reazione è: “Ah sì, bello”. Noi siamo abituatissimi — è così da quarant’anni». Il confronto con la Toscana, dove i gruppi locali vengono supportati dai fan del metal fin dal primo giorno, è tornato più volte nel corso della serata.
Il tema che ha dominato la seconda parte della serata è stato quello del divario tra l’Italia e il resto d’Europa per quanto riguarda il mercato dei concerti metal. Tiziano ha portato la prospettiva del nuovo arrivato: «Il metal classico nel panorama moderno è considerato vecchio. Dal vivo si convincono anche i giovani, ma farli arrivare lì è difficile. Il metallaro medio giovane, se non sente le sequenze e i breakdown, fa fatica ad avvicinarsi».
Franco ha raccontato l’esperienza del festival tedesco di fine marzo: «Tutto esaurito alle tre e mezza del pomeriggio. Biglietti a 30-35 euro, 600 staccati già alle due. E la gente lì va per ascoltare, non solo per il merchandise». Il contrasto con l’Italia è stato descritto come netto: «Sembra un altro mondo. C’è tutta un’altra professionalità, un’altra apertura mentale del pubblico, che ti ascolta anche se non ti conosce e ti dà il giusto riscontro se fai bene».
Tiziano ha aggiunto una nota strutturale: «Il problema dell’Italia è che ha molti musicisti ma pochi fan. Anche il pubblico che ascolta è spesso fatto di musicisti, e l’interesse ad emergere può prevalere sull’interesse ad ascoltare». Poi una considerazione sugli organizzatori: «Molte band di grande taratura hanno deciso di non venire più in Italia. Ci sarà un motivo. Fortunatamente qualcosa sta cambiando, ci sono promoter seri che si stanno mettendo in gioco».
Tra i brani dell’album ce n’è uno dal titolo My Heart Still Rocks, dedicato a Tiziano, che lo scorso anno ha affrontato un problema cardiaco serio. «Eravamo molto contenti che avesse superato questo momento», ha spiegato Franco. «È una canzone di buon auspicio». Il cantante ha commentato con autoironia, notando come la salute abbia iniziato a dargli qualche segnale proprio da quando è entrato nei Crying Steel.
I Crying Steel guardano all’estero per i prossimi appuntamenti live. «Bisogna puntare il più possibile fuori dall’Italia — evidentemente è lì che ci sono i riscontri», ha ribadito Franco. Contatti in Inghilterra e in Europa sono in corso. Il nuovo album è distribuito dall’etichetta tedesca Pride & Joy Music, che sta curando la promozione in modo capillare sia in Italia che nel resto del continente.
MAURIZIO DONINI
Band:
Tiziano Sbaragli – voce
Franco Nipoti – chitarre
Paolo Nocchi – chitarre
Marco Zirondelli – basso
Luca Ferri – batteria
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CEO & Founder di TuttoRock - Supervisore Informatico, Redattore della sezione Europa in un quotidiano, Opinionist in vari blog, dopo varie esperienze in numerose webzine musicali, stanco dei recinti mentali e di genere, ho deciso di fondare un luogo ove riunire Musica, Arte, Cultura, Idee.




