Slowdive @ Alcatraz Milano 31-01-2024

Slowdive @ Alcatraz Milano 31-01-2024

Un lento tuffo nel vuoto fatto di minimali ambientazioni interstellari e sofisticati intrecci di melodie chimeriche. Si potrebbe riassumere così la prima data italiana (rigorosamente sold-out) dei britannici Slowdive.
Il palcoscenico dell’Alcatraz di Milano è avvolto nell’ ombra e nell’atmosfera risuona una soffusa musica ambient: si tratta certamente di “Deep Blue Day” dei compositori Brian e Roger Eno / Daniel Lanois, colonna sonora di Apollo Atmospheres and Soundtracks, documentario della Nasa sulla celebre missione lunare.
In effetti l’impressione è quella di trovarsi a volteggiare leggeri in un gigantesco spazio privo di gravità.
Sul palcoscenico spiccano due microfoni agghindati con candidi boa di piume bianche che sembrano cigni in fin di vita.
L’illuminazione in questo frangente è scarsa e lo scenario viene lumeggiato essenzialmente da un unico maxi schermo alle spalle dei musicisti che farà da coreografia all’intera serata, tracciando al cambio di registro prima acuminate linee geometriche in rapido movimento, poi cerchi concentrici o forme in continua mutazione.
Le suggestioni elettroniche di “Shanty” da “Everything is alive” (ultimo disco della band uscito lo scorso Settembre), aprono la serata: parole evanescenti, ipnotiche e criptiche pronunciate come un mantra “another ghost is born / I feel like change will come / when the night rolls in”.
L’armonico intreccio di chitarre droga di sogno.
Dal disco riproporranno anche Skin in the game, Chained to a cloud e Kisses (suonata due volte).
Rachel Goswell, frontman del gruppo, si trova inizialmente alle tastiere, poi si sposta dietro al microfono per ondeggiare come una medusa iridescente ed infine imbraccia la chitarra.
È una testimonianza vivente dell’attitudine introversa del genere a cui hanno dato vita, lo shoegaze: si muove flemmatica e concede solo qualche timido ringraziamento buttato lì, come un “thank you” sussurrato a fior di labbra con una voce fioca, ma si scioglie in un sorriso davanti al calore del pubblico che accalca il locale e applaude con fervore alla fine di ogni canzone.
Della fortunata formazione del 1989 troviamo anche Neil Halstead (chitarra e voce), il chitarrista Christian Savill, il bassista Nick Chaplin e il batterista Simon Scott.
La seconda traccia Star Roving da “Slowdive” album del 2017 che ha segnato la re-union della band dopo ventidue anni di inattività, porta anche una massiccia dose di luce sul palco con colorazioni che virano dal blu al violaceo. Ma tolta qualche colonna a led multicolor e l’ombra di qualche cassa – che proiettata sullo schermo rosso dà l’impressione di stare osservando delle lanterne cinesi – , l’ambientazione rimane sostanzialmente invariata, così come anche l’interazione.
Rachel si interrompe solo per comunicare la presenza tra il pubblico di una persona affetta da un malore. La musica si ferma finchè il pericolo non rientra, quindi imperturbabile chiede: “la rifacciamo dall’inizio?” e con estrema professionalità la risuonano in maniera pulita e impeccabile. Era Kisses.
Chiudono la serata con una suggestiva “Golden Hair” cover di Syd Barrett e quindi rimettono in filodiffusione Brian Eno con An Ending (Ascent), mentre il pit lentamente si svuota.

SUSANNA ZANDONÀ

Credits: si ringrazia GDG Press e DNA Concerti per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

BAND:
Rachel Goswell: chitarra, tastiera e voce
Neil Halstead: chitarra e voce
Christian Savill: chitarra
Nick Chaplin: basso
Simon Scott: batteria

SETLIST:
Deep Blue Day (registrata) – di Brian Eno
shanty
Star Roving
Catch the Breeze
skin in the game
Crazy for You
Souvlaki Space Station
chained to a cloud
Slomo
kisses
Alison
When the Sun Hits
40 Days

Encore:
Sugar for the Pill
Dagger
Golden Hair – Cover di Syd Barrett
An Ending (Ascent) (registrata) – di Brian Eno