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CAMILLA PANDOZZI – Intervista alla giovanissima cantautrice

CAMILLA PANDOZZI – Intervista alla giovanissima cantautrice

In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Vuoti Abissali”, pubblicato per Isola degli Artisti e distribuito da Ada/Warner, ho avuto il piacere di intervistare Camilla Pandozzi, cantautrice italiana che costruisce il proprio percorso musicale fin da giovanissima: si avvicina al pianoforte e al canto a sette anni e, a tredici, inizia a pubblicare la sua musica. Da allora porta avanti una produzione costante, affiancata da collaborazioni e da una crescente attività dal vivo, che l’ha vista aprire diversi concerti di Serena Brancale e partecipare a festival nazionali. Dopo “Madame”, “Las Vegas” e “Bambolina”, “Vuoti Abissali” rappresenta un nuovo capitolo di un percorso già ricco e riconoscibile: una ricerca artistica libera dalle etichette, capace di attraversare generi e sonorità differenti mantenendo una scrittura autentica, personale e profondamente legata a ciò che vive.

Ciao e benvenuta su Tuttorock, ti chiedo subito come sta andando il tuo nuovo singolo “Vuoti Abissali”.

Ciao Marco! Prima di tutto grazie per questo spazio!

“Vuoti Abissali” è fuori dal 2 ottobre e sono davvero felice di come sta venendo accolto. È un brano al quale tengo tantissimo, forse uno dei più personali che abbia pubblicato finora.

Dopo tre singoli molto ritmati, avevo voglia di mostrare anche un’altra parte di me. Una parte più fragile, più intima, ma allo stesso tempo molto intensa.

La cosa che mi emoziona di più è vedere le persone riconoscersi nelle parole della canzone. Quando qualcuno mi scrive che ascoltandola ha ripensato a una persona, a un amore o a un momento della propria vita, penso che la musica abbia raggiunto il suo scopo.

Perché alla fine è questo che voglio: non soltanto far ascoltare le mie canzoni, ma farle sentire.

Dei precedenti tre singoli Madame, Las Vegas e Bambolina che riscontri hai avuto?

“Madame”, “Las Vegas” e “Bambolina” rappresentano tre capitoli di una stessa storia, ma soprattutto tre momenti diversi della mia crescita.

Con “Madame” ho raccontato un rapporto complicato con il passato, quelle situazioni che pensi di aver superato e che invece continuano a tornare.

“Las Vegas” è stata un po’ la voglia di liberarmi, di uscire dal caos e riprendermi la mia vita.

“Bambolina”, invece, è stata la leggerezza, la voglia di vivere il presente senza pensare troppo alle conseguenze.

Sono tre brani molto energici, con sonorità pop ed elettroniche, che mi hanno permesso anche di divertirmi tantissimo sul palco.

Il riscontro più bello l’ho avuto proprio durante i live. Sentire le persone cantare le mie canzoni, vedere qualcuno che conosce già le parole, è una sensazione incredibile.

Ho avuto la fortuna di portarle in giro per l’Italia, aprendo alcuni concerti di Serena Brancale e participando a diverso Radio Stop e ogni volta mi sono resa conto di quanto il rapporto diretto con il pubblico sia fondamentale per me.

Ma non voglio essere un’artista che ripete sempre la stessa formula. Mi piace sperimentare, cambiare, anche sorprendere chi mi segue. E credo che “Vuoti Abissali” dimostri proprio questo.

Raccontaci la genesi del brano.

“Vuoti Abissali” nasce da qualcosa che ho vissuto davvero.

È la storia di un amore che arriva quando non te lo aspetti, che inizialmente può sembrarti soltanto attrazione, desiderio, qualcosa di istintivo, e poi improvvisamente diventa molto di più.

Ti ritrovi a desiderare una persona non soltanto fisicamente, ma nella tua quotidianità, nei tuoi pensieri, nei tuoi silenzi. E capisci che quella persona è entrata così profondamente nella tua vita da trasformarla.

Il brano l’ho scritto insieme ad Alfredo Bruno, in arte FIAT 131, mentre la produzione musicale è di Cosmo Masiello, Kmas, con cui porto avanti da sempre un percorso di ricerca del mio sound.

Non volevo raccontare una storia d’amore perfetta, perché l’amore vero non è sempre semplice. A volte ti spaventa, ti fa perdere il controllo, ti mette davanti alle tue fragilità.

“Vuoti Abissali” parla proprio di questo: della paura di lasciarsi andare e, contemporaneamente, del bisogno quasi disperato di farlo.

È una canzone in cui non interpreto un personaggio. Sono semplicemente Camilla.

Che significato ha per te questa gabbia che è l’elemento centrale del video?

La gabbia è probabilmente il simbolo più importante dell’intero videoclip.

Rappresenta tutte quelle paure che, a volte, ci impediscono di vivere davvero quello che proviamo.

La paura di innamorarsi, di essere vulnerabili, di essere giudicati, di lasciarsi andare completamente a un sentimento.

La cosa interessante è che spesso quella gabbia ce la costruiamo da soli. Nessuno ci obbliga necessariamente a restarci dentro, eppure continuiamo a farlo perché abbiamo paura di quello che troveremo fuori.

Nel videoclip ho voluto raccontare proprio il percorso che porta dalla costrizione alla libertà.

Anche i colori hanno un significato preciso: accompagnano il passaggio da un’attrazione più fisica, istintiva, a qualcosa di molto più profondo, fino ad arrivare all’amore.

Per me uscire dalla gabbia significa soprattutto trovare il coraggio di essere se stessi e amare senza dover chiedere il permesso a nessuno.

E credo che sia una cosa nella quale tantissime persone possano riconoscersi, indipendentemente da chi scelgano di amare.

Video che è stato girato a casa tua, come mai questa scelta?

Perché quella casa non è semplicemente una location.

È il luogo in cui questa storia d’amore è nata, è cresciuta ed è diventata parte della mia vita.

Avremmo potuto scegliere una location cinematografica, magari più spettacolare, ma sentivo che avremmo perso qualcosa di fondamentale: la verità.

Volevo che il videoclip fosse autentico, che ogni stanza, ogni ambiente, ogni piccolo dettaglio avesse un significato.

Girare lì è stato anche emotivamente particolare, perché mi sono ritrovata a raccontare attraverso le immagini qualcosa che avevo vissuto proprio tra quelle mura.

In un certo senso, quella casa diventa un altro protagonista della storia.

E poi mi piaceva moltissimo il contrasto tra un luogo che dovrebbe rappresentare protezione e sicurezza e la presenza di una gabbia, simbolo invece delle nostre paure.

Perché a volte puoi sentirti prigioniero anche nel posto in cui ti senti più al sicuro.

E quando trovi il coraggio di amare davvero, anche gli spazi che conosci da sempre assumono un significato completamente diverso.

Quando e com’è entrata la musica nella tua vita?

Credo che la musica sia sempre stata parte di me.

Ho iniziato a studiare pianoforte e canto quando avevo sette anni e a tredici avevo già cominciato a pubblicare la mia musica.

Per me non è mai stata semplicemente una passione da coltivare nel tempo libero. È sempre stato il modo più naturale per esprimermi.

Sono cresciuta ascoltando tantissima musica diversa e ho sempre avuto una curiosità enorme verso gli artisti che riuscivano a emozionarmi.

A quattordici anni ho avuto un’esperienza che porto ancora nel cuore: cantare sul palco del sessantesimo anniversario dei Nomadi, a Novellara. Un momento importantissimo per me, anche per l’incontro con Beppe Carletti.

Da lì sono arrivate tante altre esperienze, dalle partecipazioni televisive come “Verissimo” e “La Volta Buona” fino ai concerti e alle aperture dei live di Serena Brancale.

Serena, in particolare, mi ha insegnato tantissimo, artisticamente e umanamente. Vederla sul palco, vivere quell’energia da vicino, è una scuola incredibile.

Oggi ho diciotto anni e so perfettamente di avere ancora tantissimo da imparare, ma sono felice di non essermi mai fermata.

La musica cresce insieme a me. E probabilmente è proprio questa la cosa che amo di più.

Ti chiedo il titolo di dieci album dai quali non ti separeresti mai.

Questa è una domanda difficilissima, perché ascolto davvero di tutto! Mi piacciono le voci capaci di farti venire i brividi, ma anche gli artisti che hanno il coraggio di sperimentare, cambiare genere e costruire un’identità fortissima.

Se dovessi scegliere dieci album, direi:

  1. Back to Black – Amy Winehouse
  2. 21 – Adele
  3. Happier Than Ever – Billie Eilish
  4. WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO? – Billie Eilish
  5. Born This Way – Lady Gaga
  6. Pablo Honey – Radiohead
  7. ANTI – Rihanna
  8. Blizzard of Ozz – Ozzy Osbourne
  9. The Fame Monster – Lady Gaga
  10. Bad – Michael Jackson

Sono dischi molto diversi tra loro, ma accomunati da una cosa che per me è fondamentale: una personalità artistica riconoscibile.

Amo gli artisti che non hanno paura di mostrare tutte le loro sfaccettature. È quello che cerco di fare anch’io con la mia musica.

Qual è il tuo sogno artistico più grande?

Sembrerà una risposta scontata, ma il mio sogno più grande è poter vivere di musica per tutta la vita. Vorrei arrivare a riempire teatri, palazzetti, magari un giorno anche uno stadio, e sentire migliaia di persone cantare le parole che ho scritto magari da sola nella mia stanza.

Mi piacerebbe costruire uno spettacolo che non fosse soltanto un concerto, ma un’esperienza, qualcosa che unisca musica, immagini, emozioni e racconto.

Amo il palco in tutte le sue forme. Mi piace ballare, muovermi, divertirmi, ma amo anche quei momenti in cui tutto si ferma e rimangono soltanto la mia voce e un pianoforte.

Ecco, il mio sogno è riuscire a portare entrambe queste anime davanti a un pubblico sempre più grande.

Non voglio diventare la copia di nessuno. Vorrei che un giorno bastassero poche note per far dire a qualcuno: “Questa è Camilla”.

E se anche una sola delle mie canzoni riuscisse ad accompagnare una persona in un momento importante della sua vita, sarebbe già una vittoria enorme.

Stai già lavorando ad altri brani e, se sì, quando li farai uscire?

Assolutamente sì!

In realtà non riesco mai a fermarmi. Anche quando esce un singolo, con la testa sono già alle canzoni successive.

Sto continuando a lavorare a nuova musica e ci sono diversi progetti ai quali tengo molto.

Non voglio ancora anticipare date, perché preferisco che ogni brano abbia il tempo e lo spazio giusto per essere raccontato.

Posso però dire che sto sperimentando molto. Voglio continuare a muovermi tra sonorità diverse, mantenendo sempre quella parte di me che rende riconoscibile la mia musica.

Dopo “Madame”, “Las Vegas”, “Bambolina” e adesso “Vuoti Abissali”, sento che il mio mondo musicale si sta definendo sempre di più.

Mi piacerebbe anche arrivare a un progetto più ampio, che possa raccontare tutte le mie sfaccettature, non soltanto attraverso singole canzoni.

Nel frattempo sto lavorando anche alla dimensione live, che per me rimane fondamentale. Ho tante idee per portare sul palco uno spettacolo sempre più personale, anche in una veste acustica e intima.

Insomma, diciamo che ho più idee che ore in una giornata!

Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.

Grazie a te Marco e a Tuttorock per avermi dato la possibilità di raccontarmi!

Vorrei chiudere con un pensiero che, in fondo, è anche il messaggio di “Vuoti Abissali”.

Abbiamo una vita sola e troppo spesso sprechiamo tempo a nascondere quello che proviamo, ad avere paura del giudizio degli altri o a cercare di essere come qualcuno vorrebbe che fossimo.

Io credo che amare sia una delle forme di libertà più grandi che abbiamo.

E non parlo soltanto dell’amore per un’altra persona. Parlo anche dell’amore per sé stessi, per quello che siamo, per i nostri sogni.

Ho diciotto anni, faccio musica da quando sono piccolissima e non so dove mi porterà tutto questo. So soltanto che voglio continuare a raccontare quello che vivo, senza filtri e senza paura di cambiare.

E a chi mi sta leggendo voglio dire una cosa: non abbiate paura di uscire dalla vostra gabbia.

Perché a volte la cosa più bella della nostra vita ci aspetta proprio dall’altra parte.

Vi abbraccio forte.

MARCO PRITONI