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EZIO GUAITAMACCHI – Intervista sul nuovo libro “California Dreamin'”

EZIO GUAITAMACCHI – Intervista sul nuovo libro “California Dreamin'”

Dal 2 ottobre è in libreria e negli store digitali California Dreamin’. Ascesa e declino del sogno (rock) americano (Ulrico Hoepli), il nuovo libro di Ezio Guaitamacchi. Cinquant’anni di musica nata in California, dai Beach Boys ai Red Hot Chili Peppers, in 22 capitoli: una specie di «romanzo in musica» fatto di storie, aneddoti, testimonianze e interviste esclusive, intrecciati al racconto personale dell’autore a mezzo secolo dal suo primo viaggio sulla West Coast. In appendice i contributi di quindici “Californiani d’Italie” e, per accompagnare la lettura, una playlist accessibile con un QR code. Lo abbiamo sentito al telefono.

Il titolo richiama il brano dei Mamas & the Papas. Sei partito da lì?
Sì, è il titolo di un brano che mi sembrava emblematico per raccontare la storia della California e il suo spirito. Per noi ragazzi degli anni Settanta quella era una terra di sogni e speranze, una sorta di paradiso sul pianeta.

Anche in Italia ci sono state canzoni che inneggiavano a quel sogno.
Certo, c’è stata la cover dei Dik Dik, e California Dreamin’ viene citata anche in Musica ribelle di Eugenio Finardi. Era un punto di riferimento, perché da lì ci arrivavano la musica che ci piaceva, ma anche Hollywood, i film, i telefilm, i libri, le poesie. Ha rappresentato per tanto tempo una sorta di nuovo Rinascimento delle arti, della cultura e dello stile di vita.

Non era quindi solo musica.
Per me, da appassionato, il fascino maggiore veniva dalla musica. Ma quando sono atterrato a San Francisco per la prima volta, cinquant’anni fa, mi sembrava davvero di essere dentro a un film, o dentro a Le strade di San Francisco, il telefilm con un giovane Michael Douglas. Vedevo cose che avevo solo immaginato dalle copertine dei dischi. In un’epoca senza Internet, con pochissime fonti di documentazione (forse c’era solo Ciao 2001), la fantasia era uno dei nostri strumenti: dalle copertine ci immaginavamo luoghi, climi, abbigliamento, strumenti, look. Oggi chiunque può documentarsi, ascoltare, studiare e perfino mettersi in contatto con chi fa musica dall’altra parte del mondo.

Nel libro non c’è solo il surf rock: si arriva fino ai Red Hot Chili Peppers.
Perché la California è, banalmente, lo Stato meno americano: ha la maggiore varietà geografica, climatica e anche di attitudine. Lo certificano i tanti generi nati lì, non solo quelli dei primi anni Sessanta o di fine decennio, ma il country rock degli Eagles, il rock d’autore sofisticato degli Steely Dan, il punk californiano di Los Angeles e di San Francisco, l’hard rock e il metal di Guns N’ Roses, Mötley Crüe e Metallica, fino al crossover dei Chili Peppers. E poi i tanti che ne seguono ancora le onde e ne riproducono lo spirito.

Come sempre ci sono molti aneddoti.
Non racconto le biografie degli artisti, ma storie fatte di piccole storie, come negli altri miei libri. La parte aneddotica sta soprattutto in due box autobiografici legati a ciascun capitolo: il libro celebra il mio primo viaggio in California cinquant’anni fa, ma poi ne ho fatti altri, quaranta o cinquanta, in cui ho incontrato persone, visto luoghi, assistito a eventi, stretto amicizie. Per esempio, sui Beach Boys racconto questi tre fratelli cresciuti in una cittadina che prima di loro era famosa solo per essere la sede della Mattel, la fabbrica della Barbie. Sotto l’egida di un padre padrone diventano gli alfieri della California da cartolina, quella del Sud con il surf, le palme, le belle ragazze e le onde: e nessuno di loro sapeva fare surf, e uno solo sapeva nuotare.

Tra i contributi c’è anche quello di Bruce Sudano.
Bruce firma una delle due prefazioni, insieme a un californiano purosangue, John Sebastian. Bruce invece in California ci è arrivato, come molti americani, per motivi professionali. Come diceva Frank Lloyd Wright, l’America è come un piano inclinato: tutto scorre verso ovest, verso la California. Al primo capitolo ho dato il titolo La terra dei sogni e della speranza, che curiosamente è anche il titolo di un tour di Bruce Springsteen. La California è un punto d’arrivo, geografico ma anche metaforico, per molti americani e non solo: la frontiera ultima della civiltà occidentale.

In fondo al libro ci sono anche i “Californiani d’Italie”.
Oltre alle due prefazioni di americani, ho radunato tanti amici, musicisti, giornalisti, fotografi, che condividono con me la passione per questa musica e che hanno scritto della loro passione e della nostra.

Quando si arriva all’ultima pagina, cosa vorrebbe che restasse al lettore?
Un po’ tutto. Più che nostalgia, direi la consapevolezza di aver vissuto un periodo storico fantastico, che continuiamo a vivere grazie alle opere di questi artisti, degli anni Sessanta o Novanta poco importa: come le grandi opere d’arte, rimarranno nei secoli. Se poi viene anche voglia di prendere un aereo, ne sarei felice. La California, nonostante le discutibilissime tendenze politiche attuali negli Stati Uniti, resta un luogo fortemente contrario all’attuale presidenza e, geograficamente e climaticamente, un posto ideale. Quel periodo d’oro, tra la fine degli anni Sessanta e la metà dei Settanta, non c’è più, ma qualche vecchio eroe c’è ancora e ci sono bravi giovani epigoni. Magari non saranno mai gli Eagles, i Beach Boys, Crosby, Stills & Nash o Joni Mitchell, ma fanno musica di grande livello estetico e poetico.

Tra gli artisti più recenti ci sono anche i Greta Van Fleet.
Loro non sono propriamente californiani, vengono dall’altra parte degli Stati Uniti. Ma di artisti californiani emersi negli anni Novanta ce ne sono tanti: Ben Harper, i System of a Down di Los Angeles e altri ancora.

Noi ascoltiamo ancora musica di cinquant’anni fa. Fra cinquant’anni si ascolterà qualcosa di quella di oggi?
Credo che le grandi opere d’arte non abbiano età. Ascoltiamo ancora Chopin, Beethoven, Mozart; andiamo a vedere Leonardo e Michelangelo. Penso che i musicisti di cui parliamo, californiani o inglesi o di altrove, dai Beatles ai Pink Floyd a Jimi Hendrix, saranno ricordati nel 2500 come oggi ricordiamo Mozart e Beethoven, e continueranno a essere suonati come oggi si fa con la musica classica nei conservatori e nei luoghi di cultura.

MAURIZIO DONINI

Editore ‏ : ‎ Ulrico Hoepli
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 2 ottobre 2026
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 320 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8836022480
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8836022489
Peso articolo ‏ : ‎ 876 g
Dimensioni ‏ : ‎ 18.5 x 2.5 x 23.6 cm

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