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UZEDA – LIVE AI CANDELAI DI PALERMO, 23/10/2026

UZEDA – LIVE AI CANDELAI DI PALERMO, 23/10/2026

Ci sono band che attraversano il tempo senza perdere la propria identità, capaci di restare fedeli a un’idea di musica che non cerca compromessi né scorciatoie. Gli Uzeda sono una di queste. Nati a Catania nel 1987, sono diventati nel corso di quasi quarant’anni una delle realtà più riconoscibili e rispettate della scena noise rock internazionale, portando in giro per il mondo un suono viscerale, imprevedibile e profondamente personale.

Nel 2018 la band ha celebrato a Catania i trent’anni di attività. Una storia che continua ancora oggi, con la stessa urgenza espressiva degli esordi e con una dimensione dal vivo che rimane il cuore pulsante del progetto. La formazione, composta da Giovanna Cacciola alla voce, Agostino Tilotta alla chitarra, Vincenzo Virgillito al basso e Davide Oliveri alla batteria, torna così a Palermo, ai Candelai, dopo il concerto del 2024, per ribadire che certe esperienze musicali non appartengono soltanto al passato: continuano a vivere, evolversi e trovare nuovi ascoltatori.

La serata del 23 ottobre ai Candelai comincia con le luci rosse che avvolgono il palco, preparando l’atmosfera e anticipando la tensione di ciò che sta per accadere. Poi arrivano loro. Gli Uzeda prendono posto e lo show ha inizio.

Bastano le prime note per riconoscere un universo sonoro che non assomiglia a nessun altro. La chitarra di Agostino Tilotta si muove tra le dissonanze, la sezione ritmica di Vincenzo Virgillito e Davide Oliveri costruisce cambi di tempo e accelerazioni irregolari. Al centro di questo vortice c’è la voce di Giovanna Cacciola, potente, graffiante e magnetica. La musica degli Uzeda è caos, ma un caos che possiede una propria logica, una direzione e un’identità inconfondibile. È un suono che non accompagna semplicemente l’ascoltatore, ma lo investe, lo trascina e lo costringe ad abbandonare ogni riferimento abituale. Per tutta la durata del concerto, i Candelai sembrano trasformarsi in uno spazio separato dal resto del mondo: perdersi dentro le trame sonore della band diventa quasi inevitabile, come se per qualche istante tutto ciò che esiste al di fuori del palco smettesse di avere importanza.

Basta osservare il pubblico per rendersene conto. Tra le persone sotto il palco c’è chi rimane immobile, con gli occhi chiusi, completamente assorto nell’ascolto, lasciandosi attraversare dalle vibrazioni e dai cambi di ritmo. Altri si abbandonano fisicamente alla musica, seguendo ogni improvvisa deviazione sonora. Sono momenti in cui la dimensione del concerto supera quella della semplice esibizione e diventa un’esperienza quasi ipnotica, in cui ciascuno sembra trovare il proprio modo di abitare quel rumore. Naturalmente, non mancano le esplosioni collettive. Al centro del locale il pubblico si scatena nel pogo, trasformando l’energia accumulata dalla band in movimento, contatto e partecipazione.

Ed è forse proprio questa la forza di una band che, dopo quasi quarant’anni, continua a suonare con una simile intensità. Gli Uzeda non hanno bisogno di inseguire mode o di addolcire il proprio linguaggio per rendersi accessibili. La loro musica richiede ascolto, disponibilità a lasciarsi disorientare. Eppure, proprio attraverso questa radicalità, riesce a creare una connessione immediata anche con chi si avvicina per la prima volta al loro mondo.

Tra il pubblico, infatti, non mancano i neofiti, persone che magari non conoscono a fondo la discografia della band ma che, nel corso della serata, si lasciano conquistare dalla sua proposta. È uno degli aspetti più belli dei concerti di questo tipo: assistere alla scoperta di una musica che non ha bisogno di spiegazioni, perché trova la propria strada attraverso l’impatto sonoro, la presenza scenica e l’energia condivisa. Non serve conoscere ogni brano, basta lasciarsi attraversare da quel flusso sonoro.

Nel corso del live, gli Uzeda propongono molti dei loro brani più conosciuti, ripercorrendo un repertorio che racconta decenni di ricerca e coerenza artistica. Ogni pezzo contribuisce a costruire una tensione continua. Non c’è nostalgia, né la sensazione di assistere a una celebrazione del passato: quello che arriva dal palco è un presente vivo, pulsante, in cui la storia degli Uzeda si manifesta attraverso la stessa urgenza che li accompagna fin dagli esordi.

Al termine del concerto, Giovanna Cacciola si rivolge al pubblico per ringraziare chi, negli anni, non ha mai smesso di seguire la band e di sostenerla. Il suo messaggio finale si allarga poi a un invito che va oltre la singola serata: continuare ad andare ai concerti, sostenere la musica e mantenere vivi gli spazi in cui questa può esprimersi liberamente.

Parole semplici, ma particolarmente significative in un momento in cui la musica dal vivo continua ad avere bisogno di pubblico, attenzione e partecipazione concreta. Perché una scena indipendente non si regge soltanto sul talento di chi sale sul palco, ma anche sulla presenza di chi sceglie di esserci, di ascoltare e di sostenere progetti che fanno della libertà espressiva il proprio tratto distintivo.

Il ritorno degli Uzeda ai Candelai si chiude così, lasciando addosso l’energia di una serata in cui il rumore non è mai fine a sé stesso, ma diventa un modo per comunicare, liberarsi e ritrovarsi. Gli Uzeda sono ancora qui, sul palco, a fare quello che hanno sempre fatto: suonare senza compromessi, spingere il proprio linguaggio oltre i confini più comodi e ricordare che la musica, quando è autentica, può ancora portarci altrove. Anche solo per il tempo di un concerto.

Chiara Impallari

Photoset by JOSEPH TALLO

Credits: Si ringrazia Roberto Cammarata, Fat Sound e i Candelai per la cortese disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento

BAND:

Giovanna Cacciola

Agostino Tilotta

Vincenzo Virgillito

Davide Oliveri

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https://www.instagram.com/uzedaband/
http://www.touchandgorecords.com/bands/band.php?id=84
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