INTERVISTA AI DÈMODÈ PER L’USCITA DEL NUOVO SINGOLO “ONIRICA”
In occasione dell’uscita del nuovo singolo “ONIRICA” ho intervistato i Dèmodè
I Dèmodè sono un duo torinese nato dall’incontro tra JULIE, cantautrice, chitarrista, interprete e attrice, e ANTHONY LOUIS, musicista, dj, produttore e autore. Due percorsi artistici differenti che si intrecciano in un progetto musicale dalla natura ibrida e sperimentale, con un equilibrio tra elettronica, dance e suggestioni folk.
Il progetto prende forma nel maggio 2025 con “Omeotermia”, singolo d’esordio caratterizzato da sonorità elettro-funk. A novembre dello stesso anno arriva “Ottovolante”, seguito nell’aprile 2026 da “Orbita”, brani che segnano le tappe di un percorso orientato alla sperimentazione e alla continua evoluzione del duo. Ora i DÈMODÈ tornano con “Onirica”, il nuovo singolo disponibile da venerdì 23 ottobre in radio e su tutte le piattaforme digitali. Il brano rappresenta una nuova tappa nella ricerca espressiva del duo, spostando l’attenzione verso una dimensione più intima, delicata e riflessiva.
“Onirica” è una ballad che racconta un percorso di trasformazione e rinascita interiore. Al centro della narrazione c’è la possibilità di ritrovare sé stessi attraverso la riscoperta della propria natura e di quei piccoli gesti quotidiani che, nella loro apparente semplicità, possono ristabilire un contatto autentico con la propria coscienza. Un invito a rallentare, a osservare ciò che spesso sfugge nella routine e a riconoscere nell’ordinario una nuova occasione per ritrovare la propria identità.
L’arrangiamento accompagna questo percorso con sensibilità e misura, lasciando spazio alla voce nuda e intensa di Julie, protagonista di un dialogo sottile tra suoni e silenzi. Le chitarre di Riccardo Chiara e il pianoforte di Davide Cuccu costruiscono una trama essenziale e avvolgente, mentre il flauto di Concetta Rinaldi introduce sfumature sospese, contribuendo a creare un’atmosfera rarefatta, quasi fuori dal tempo.
Con “Onirica”, i DÈMODÈ esplorano così una dimensione più contemplativa del proprio universo musicale, trasformando la canzone in uno spazio di ascolto e consapevolezza. Una ballad che invita a guardare oltre la superficie delle cose e a riscoprire, nella quotidianità, il valore di ciò che ci rende autenticamente noi stessi.
Ciao e benvenuti su TuttoRock! Il 23 ottobre è uscita “Onirica”, una ballad che racconta un percorso intimo di trasformazione e rinascita. Come è nata questa canzone e cosa vi ha spinto a scriverla?
JULIE: “Onirica” nasce a marzo del 2025 dopo aver trascorso circa due mesi a Sauze d’Oulx, paesino di montagna dove mi esibivo presso un hotel del posto, e in seguito ad un seminario di alta formazione attoriale a cui prendo parte ormai da diversi anni. Entrambe le esperienze han fatto si che mi rigenerassi dal punto di vista psicofisico, ma, in particolar modo la seconda, mi ha permesso di accedere a una parte di me ancora sconosciuta, luminosa e più consapevole. Questa transizione, che mi piace definire ‘trasformazione della coscienza’, mi ha catapultata in una nuova dimensione tutta da esplorare, una realtà che confina col sogno: Onirica, appunto.
Nel brano raccontate la possibilità di ritrovare la propria identità attraverso piccoli gesti quotidiani. In un mondo che ci spinge continuamente a correre e a cercare qualcosa di straordinario, quanto è importante imparare a riconoscere il valore dell’ordinarietà?
DÈMODÈ: Al giorno d’oggi è fondamentale non lasciarsi influenzare dalle mode di massa, a meno che, non si tratti di meccanismi benefici per la nostra crescita personale e della società. La velocità con la quale affrontiamo tutto, rapporti compresi, è disarmante!Coltivare il proprio equilibrio interiore: questa è la chiave per un benessere comune. Ordinario non fa rima con monotono o barboso, al contrario, è un valore che se si riesce ad acquisire e comprendere fino in fondo, diventa la massima forma di gratitudine nei confronti della vita stessa, regalandole gioia e serenità.
Il titolo “Onirica” richiama immediatamente la dimensione del sogno. Che rapporto c’è tra il mondo onirico, l’inconscio e il messaggio della canzone? Il sogno rappresenta una via di fuga dalla realtà o uno strumento per comprenderla meglio?
JULIE: Gran bella domanda, complessa…cercherò di essere sintetica. Penso che il mondo onirico e l’inconscio siano strettamente connessi, pensateci bene: ciò che ‘fatichiamo’ ad ammettere quando siamo coscienti e che ci viene velatamente suggerito dall amico inconscio, lo ritroviamo poi quando ci addormentiamo, e non sempre riusciamo a coglierne il significato. Qui mi collego al messaggio: coltivare il nostro equilibrio interiore e alimentare la coscienza, sono strumenti preziosi per comprendere il linguaggio del sogno. Quindi no, nessuna fuga, ma strumento di consapevolezza, anche se utilizzarlo per fuggire è decisamente accattivante 🙂
Il brano si sviluppa attorno alla voce di Julie, in un equilibrio delicato tra suoni e silenzi. Quanto è stato importante lasciare spazio alla vulnerabilità e all’essenzialità, senza ricorrere necessariamente a una produzione ricca o stratificata?
ANTHONY: L’equilibrio tra i silenzi e il rilascio emotivo del ritornello sono la chiave del brano: le chitarre sostengono il groove, il pianoforte ha una doppia valenza, oserei dire invasivo nel bridge e leggero e distensivo durante il ritornello. Il flauto, invece, crea il giusto pathos di cui avevamo bisogno per caratterizzare le pause. In fin dei conti è un arrangiamento molto classico nella sua costruzione, ma la stesura azzardata lo rende particolare e insolito. Siamo amanti della vulnerabilità in musica, e crediamo sia importante lasciar spazio all’interpretazione.
I Dèmodè nascono dall’incontro tra percorsi musicali differenti e dalla volontà di creare un sound ibrido e sperimentale. Come riuscite a far dialogare la dimensione folk con quella elettronica e dance senza perdere la vostra identità?
ANTHONY: Sinceramente abbiamo entrambi gusti molto classici, e forse proprio per questo, nonostante le nostre “divergenze” stilistiche, riusciamo sempre a trovare una soluzione semplice ma non scontata per realizzare melodie e arrangiamenti al meglio; tutto parte da uno stimolo visivo che in qualche modo riusciamo a tradurre in musica. Naturalmente non c’è una formula scritta e universale…per fortuna, direi 🙂
Le chitarre di Riccardo Chiara, il pianoforte di Davide Cuccu e il flauto di Concetta Rinaldi contribuiscono a creare un’atmosfera quasi fuori dal tempo. Come avete lavorato agli arrangiamenti e quale ruolo hanno avuto questi strumenti nel definire l’identità emotiva del pezzo?
ANTHONY: Gli arrangiamenti partono quasi totalmente da un immaginario. Epici, Onirici e talvolta romantici sono aggettivi che si avvicinano molto alle nostre personalità. Una volta definite le parti e ultimata la demo come di consueto, intervengono i nostri musicisti di fiducia a impreziosire il progetto. Ci piace incorporare lo stile elettronico a quello classico eseguito dagli strumentisti, infatti, i nostri brani, possono definirsi ibridi. Inizialmente il flauto era un suono sintetico che si amalgamava bene con il mix, ma, l’idea era di quella di ricavare un momento di sospensione che si riuscisse a riproporre più volte durante la durata della canzone, e il flauto di Concetta, ha dato vita a quel tocco mistico che mancava. Contentissimi di aver percorso questa strada.
Julie, la tua esperienza attraversa la musica, la recitazione e la scrittura. In che modo queste diverse forme espressive influenzano la tua interpretazione vocale e il modo in cui entri emotivamente nei testi?
JULIE: Ci tengo a sottolineare quanto mi piacciono le vostre domande! Sono una la conseguenza dell’altra: le tecniche acquisite a teatro ti aiutano a far ordine tra gli stati emotivi, e quindi a sapere dove e come utilizzarli; la scrittura è una libera forma di espressione, un modo per esorcizzare quello che ti porti dentro, e la musica funge da tappeto magico, un valido supporto che sostiene le prime due, almeno per quanto riguarda l’esibizione canora. Tutte e tre hanno un peso specifico sull’interpretazione vocale, mentre i testi, appaiono improvvisamente dopo aver metabolizzato alcuni episodi di vita vissuti in prima persona o attraverso testimonianze di terzi. Capita anche di prendere spunto da libri di psicologia o filosofia in cui mi immergo spesso e volentieri.
Anthony Louis, il tuo percorso da musicista, dj e produttore ti porta a confrontarti con linguaggi sonori differenti. Come si traduce questa varietà di influenze nel lavoro con i Dèmodè, soprattutto quando affrontate un brano intimo come “Onirica”?
ANTHONY: I linguaggi sonori diventano barriere quando si tende ad etichettare. Ho sempre ascoltato qualsiasi genere di musica cercando di avere un approccio critico e costruttivo anche nei confronti di prodotti apparentemente lontani dal mio gusto. Poi, a ritroso nel tempo, ho cercato di destrutturarli capendo cosa c’era dietro le intenzioni e gli stimoli dei musicisti. Alla fine, sono arrivato alla conclusione che il genere è un vestito che può piacere o meno e che a volte rischia di spostare gli equilibri, ma ciò che li determina, sostanzialmente, sono il carattere e l’autenticità dell’artista.
Il vostro percorso è iniziato nel maggio 2025 con “Omeotermia”, dalle sonorità elettro-funk, ed è proseguito con “Ottovolante” e “Orbita”. Guardando a questi tre singoli e arrivando oggi a “Onirica”, quale evoluzione riconoscete nella vostra musica?
DÈMODÈ: Più che un’evoluzione lo definiremmo un lungo viaggio, e, come tutti i viaggi, è fatto di soste, accelerazioni, paesaggi che scorrono lentamente…Raccontiamo di noi e di quel che ci circonda, ma come si può percepire dalla varietà dei nostri testi, amiamo alternare momenti riflessivi a fasi di grande energia e azione.
I titoli dei vostri brani sembrano evocare immagini e concetti molto suggestivi. Esiste un filo conduttore concettuale che lega queste pubblicazioni oppure ogni singolo rappresenta un universo autonomo?
DÈMODÈ: Siamo lieti che immagini e concetti siano risultati suggestivi. Detto ciò, non c’è un vero e proprio filo conduttore, anche se il tema ricorrente è quello delle difficoltà nelle relazioni odierne; si potrebbe insinuare che siamo bonariamente ossessionati dal rispetto, da una sincera presenza emotiva dell’individuo e il coraggio con cui si dovrebbero affrontare i rapporti di ogni tipo. Inoltre, una scelta stilistica nata quasi per caso ma che ci ha fatto sorridere parecchio, è che il nostro quarto inedito, come i tre che lo precedono, comincia per ‘O’…Conclusione naturale di questo piccolo percorso narrativo?!Chi lo sa!
“Onirica” invita a fermarsi, ascoltarsi e ritrovare un contatto autentico con la propria coscienza. Quale sensazione o riflessione vi piacerebbe rimanesse nell’ascoltatore dopo il primo ascolto?
JULIE: Una delle consapevolezze emerse attraverso un percorso di crescita spirituale che stiamo intraprendendo, è che veniamo al mondo con un’identità ben definita, abbiamo un ‘incarico comportamentale’ che ci viene affidato e che dovremmo far fruttare per poter rimanere fedeli a noi stessi. Influenzati da avvenimenti, per lo più dettati dalla società, tendiamo ad indossare maschere che, certamente ci consentono di omologarci con quel che ci circonda, ma, non ci appartengono, e rischiamo di trascurare la nostra vera natura. Invitiamo l’ascoltatore a riflettere su questo: non è mai troppo tardi per trovare il nostro vero Sé esplorandolo in profondità e conoscendolo meglio, così da poter essere finalmente liberi e realmente autentici.
Dopo “Onirica”, quali direzioni sonore e narrative vi piacerebbe esplorare? State già lavorando a nuovi brani o a un progetto discografico più ampio che possa raccontare in modo organico il mondo dei Dèmodè?
DÈMODÈ: Ebbene sì, in cantiere abbiamo parecchi brani che aspettano solo di essere rifiniti, pertanto, i prossimi mesi li trascorreremo in studio ad ultimare questi ultimi con l’intento di pubblicarne uno durante il periodo natalizio e due tra inverno e primavera 2027. Per quanto riguarda i concerti dal vivo, aggiorneremo in corso d’opera il calendario degli eventi che potrete consultare tramite il sito ufficiale dei Dèmodè www.demodeduo.it. Inutile negare che a Julie piacerebbe esplorare sonorità più sperimentali e mistiche, per comprendere meglio ed omaggiare il linguaggio del Maestro Battiato che, guarda caso, viene citato proprio in ‘Onirica’.
Chiara Impallari
Band
Julie
Anthony Louis
Riccardo Chiara
Davide Cuccu
Concetta Rinaldi
https://www.instagram.com/demode_demode/
https://demodeduo.it/
Chiara Impallari, classe '99, laureata in Lettere ed Editoria. Amo scrivere. Lavoro per una web radio e scrivo per altre riviste. Datemi una tazza di the fumante, un divano e una buona serie tv e sarò felice! Esco solo per un motivo: i concerti. Dicono che vedere concerti live allunghi la vita, bene, spero di vederne ancora così tanti da vivere mille anni. Avete presente quando state ascoltando una canzone struggente e la rimettete indietro perché la parte che doveva ferirvi non vi ha ferito abbastanza? Ecco, sono io.




