Now Reading
NORMAL – Intervista alla cantautrice veneta

NORMAL – Intervista alla cantautrice veneta

normal elia pavani 2

In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Monster”, ho avuto il piacere di intervistare la cantautrice veneta Jessica Passilongo alias Normal.

Ciao Jessica, benvenuta su Tuttorock, parliamo un po’ di questo tuo nuovo bellissimo brano, “Monster”, uscito lo scorso 4 settembre, com’è nato?

Ciao, è un piacere essere qui con voi. Monster nasce da un momento di rabbia, dopo una lite con una persona a me molto cara. Ho usato i sentimenti di frustrazione, ira e amarezza e li ho messi tutti in questa canzone. Monster parla di come non mi sentissi capita e della voglia di rivalsa che avevo. Spesso le persone che ti vogliono bene possono nascondere “un mostro”, una parte negativa che inconsapevolmente tenta di distruggerti, pensando di agire per il tuo bene. L’amore che si prova non è mai assoluto, nasconde sempre delle ombre. Credo sia facile combattere con le critiche distruttive degli sconosciuti, ma non lo è quando arrivano da persone a noi vicine. Sta a noi capire che quel mostro non ci deve sopraffare, che tutti possono sbagliare, noi compresi, e accettare anche questa parte delle persone che amiamo. Solo così possiamo perdonare e non farci abbattere.  Dal punto di vista tecnico invece Monster nasce dall’idea del doppio: inizia infatti con la voce principale sovrapposta ad un’altra più cupa e profonda, mostruosa.

La dicotomia “voce dolce” e “voce cupa” presente nel brano è una sorta di dialogo tra due stati d’animo contrastanti?

La dicotomia tra le due voci presenti in Monster rappresenta la battaglia tra le convinzioni positive riguardo noi stessi e “il mostro”, ovvero le idee negative che talvolta gli altri, anche inconsapevolmente, ci insinuano nella mente: il non essere abbastanza, l’essere deboli, non meritare il meglio. Queste idee pian piano si dividono dai nostri pensieri, le cerchiamo di rigettare, anche se ci perseguitano, ed è li che la voce “monster” diventa sdoppiata rispetto alla principale. Tutto poi si sovrappone e diventa intricato, come quando la nostra testa cerca di elaborare troppi pensieri e di sciogliere la matassa. La soluzione del conflitto arriva alla fine del brano con l’improvvisazione vocale che diventa con la tecnologia uno strumento vero e proprio, cioè la chitarra, liberatoria come un grido.

Ho visto ed apprezzato molto i video che accompagnano i tuoi brani “Geisha”, “Uranio” e “Helium”, quando uscirà quello di “Monster”?

Attualmente io e il mio team stiamo valutando l’eventuale uscita di un video. Inizialmente avevo deciso semplicemente di lasciar parlare la canzone, senza associarla ad un videoclip, e di dedicarmi totalmente ai nuovi brani che usciranno, ma Monster sta piacendo veramente tantissimo e questa domanda mi viene posta spesso…perciò chi lo sa? Potrebbe uscire presto!

È un caso o è voluta la scelta di intitolare i tuoi brani solamente con una parola?

Il mio modo di scrivere è molto istintivo. Quando compongo il mio focus è tutto sulle emozioni che cerco di mettere e trasmettere in ogni canzone che creo. Credo fortemente che spesso una sola parola, se scelta nel modo giusto, abbia un’enorme forza evocativa ed è per questo che affido i titoli delle mie canzoni a singole immagini che richiamano in maniera istintiva e diretta le emozioni che voglio esprimere.

Quando hai deciso di dar vita al tuo progetto solista e perchè hai scelto il nome Normal?

Ho deciso di mettermi in gioco calandomi nelle vesti di Normal quando ho finito l’università e sono arrivata a chiedermi davvero cosa volessi fare della mia vita. La consapevolezza di voler fare musica l’ho sempre avuta, ma è stato proprio nel momento in cui mi sono trovata a dover costruire sul serio il mio futuro che ho capito al cento per cento quale fosse la mia vocazione. All’epoca ho pensato a lungo al mio nome d’arte e non è stato facile trovarlo. Non trovavo nulla che sentissi mio e che mi rappresentasse veramente. Capire chi si è non è facile. Un giorno, parlando di questi dubbi con un mio caro amico, è uscito questo nome. Mi ha detto: “Perchè non Normal? Tu sei normale, una ragazza con una passione, come tante, ma sei anche un’artista e gli artisti non lo sono per definizione. E poi cos’è normale al giorno d’oggi? Non è facile definirlo.” Questa conversazione è stata una rivelazione, ho sentito il nome subito mio, e sapevo di aver trovato quello giusto finalmente.

Raccontami un po’ della tua formazione musicale.

La mia passione per la musica è nata assieme a me: fin da piccola cantavo in ogni momento e, crescendo, la cosa non è cambiata. Lo sanno bene i miei poveri vicini di casa…Ho iniziato perciò a 10 anni a studiare chitarra per potermi accompagnare e per scrivere le mie prime canzoni. A 13 anni poi mi sono iscritta all’Accademia Superiore di Canto di Verona, su consiglio del mio professore di musica delle scuole medie. Con lui ho avuto anche la possibilità di fare le mie prime esperienze in studio di registrazione incidendo alcuni dei brani che avevo scritto. Dopo gli studi ho lavorato sia in veste di turnista e di compositrice collaborando con alcuni djs e produttori, sia come solista in varie esperienze live e anche in veste di corista in un bellissimo tour della cantante inglese Teni Tinks. Inoltre da qualche anno collaboro con diverse scuole di musica veronesi come insegnante di tecnica vocale.

Quali sono gli artisti che più ammiri?

Una delle artiste che ammiro maggiormente, anche dal punto di vista compositivo, è Sia. Adoro inoltre la vocalità di Beyoncè e Ariana Grande e aprezzo molto anche Billie Eilish e Sabrina Claudio per l’innovazione e la freschezza dei loro brani. Per quanto riguarda il panorama italiano invece, sono cresciuta ascoltando Elisa e Giorgia.

Tu passi facilmente dai testi in inglese a quelli in italiano, proseguirai alternando le due lingue?

Fin da quando ho iniziato a comporre, l’ho sempre fatto in lingua inglese. Sono sempre stata affascinata dalla musica internazionale e, avendola ascoltata sempre molto, ho assorbito alcuni meccanismi compositivi che rendono la mia musica molto ritmica. L’inglese, essendo appunto una lingua più ritmica, si adatta meglio alle mie melodie. Ho iniziato solo recentemente ad approcciarmi alla scrittura in lingua italiana perché non mi sentivo completa come artista. Sentivo che mancava una parte importante nella mia identità. Penso perciò che continuerò alternando le due lingue, perché non voglio porre limiti alla mia creatività: alcuni brani semplicemente nascono nella mia testa in lingua inglese mentre altri in italiano.

Qual è il tuo sogno musicale più grande?

Il mio sogno è quello di crescere come artista, arrivando magari a fare tournée in tutta Italia, e perché no, se devo sognare in grande, anche nel mondo. Inoltre il mio sogno è quello di passare più tempo possibile a comporre e registrare le mie canzoni, perché quando sono in studio di registrazione sento di essere esattamente dove dovrei e trovo una felicità e pace indescrivibili.

Coronavirus permettendo, stai già valutando alcune situazioni per esibirti dal vivo?

Tra i miei progetti, a cui sto lavorando molto in questo periodo, c’è quello di finire di creare il mio spettacolo live. Purtroppo il virus ci ha un po’ rallentati ma stiamo ripartendo con ancora più voglia di fare e con nuove idee che non vediamo l’ora di mostrare a chiunque verrà ad ascoltarci.

Grazie mille per il tuo tempo, vuoi dire qualcosa ai lettori di Tuttorock e a chi ascolterà “Monster”?

Vorrei innanzitutto ringraziarvi. Vorrei dire a chi ama la musica di supportarla sempre, e ai giovani musicisti di non arrendersi mai, ma di seguire le proprie passioni con costanza, umiltà e dedizione, studiando e arricchendosi il più possibile.

MARCO PRITONI