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A cura di Elena Arzani, recensione di Revolution “Musica e Ribelli 1966-1970 Dai Beatles a Woodstock”  …

A cura di Elena Arzani, recensione di Revolution “Musica e Ribelli 1966-1970 Dai Beatles a Woodstock”  …

Revolution
Musica e ribelli 1966-1970 Dai Beatles a Woodstock

a cura di Victoria Broackes e Geoffrey Marsh 


Editore Skira, 2017 / V&A Publishing
Formato 24 x 31 cm,
Pagine 320 pagine 514 colori
cartonato
Prezzo 
49,00 

“Comincia con una fanfara di due accordi di una violenza inaudita, e la spinta al basso ventre di un ritmo aggressivo e sensuale. Entra il riff, sottolineato dai colpi potenti della batteria: è rock allo stato puro, (…) alla metà di marzo del 1967 Purple Haze tirava dritta verso il sound del futuro senza scendere a compromessi. Il secondo singolo dei Jimi Hendrix Experience si proiettava già verso qualcosa che non aveva ancora un nome. (…) Non era un semplice disco, ma una finestra sul mondo.” 

Il libro, Revolution – Musica e Ribelli 1966-1970 – dai Beatles a Woodstock, edito da Skira, si affianca e completa la Mostra omonima tenutasi al Victoria and Albert Museum di Londra ed originariamente intitolata “You Say You Want a Revolution? Records and Rebels 1966-1970”, trasportata ed attualmente in corso presso la Fabbrica del Vapore di Milano, e ripercorre le tematiche approfondite in sede museale. Un affascinante viaggio all’interno del caleidoscopio periodo della rivoluzione che a partire dalla fine degli anni ’60 agli anni ’70 produsse un radicale sconvolgimento sociopolitico e culturale, che modificò per sempre il nostro modo di vivere, quel momento della storia in cui l’uomo ha infranto ogni barriera esistente, ponendosi al centro di una vera e propria rivoluzione.

Un movimento culturale, che ha segnato una profonda spaccatura con il passato, coinvolgendo tutto e tutti ad ogni latitudine del globo, creando un nuovo modo di pensare e vivere. La vastità del fenomeno, implica l’impossibilità di parlarne in modo esaustivo, tuttavia gli eventi cardine sono facilmente indicabili.

Obiettivo di questo volume è pertanto quello di fornire una variopinta carellata di aneddoti, riflessioni ed indizi, che rimarrano per sempre indelebili nella cultura moderna, spesso ignara di trarre le sue stesse origini di pensiero da quegli eventi del recente passato. 
“Dai rapporti internazionali che instauriamo ai lavori che svolgiamo, al modo di agire dei nostri politici: tante delle cose che diamo per scontate sono scaturite dalle rivoluzioni dei tardi anni sessanta – afferma Martin Roth,  Direttore del Victoria and Albert Museum – Ma quali di quegli sviluppi si sono arenati nel tempo? E che lezione possiamo trarre da quei giorni esaltanti in cui tutto sembrava possibile?”
Un interrogativo che troverà forse una personale risposta attraverso la lettura di questo libro, corredato da un imponente compedium di immagini, poster e grafiche del tempo.

“Quei 1826 giorni hanno fissato i principi che sono al cuore della feroce battaglia in corso tra i valori dell’Occidente e i fondamentalismi di ogni tipo: i diritti del singolo e il suo rapporto con lo “Stato” – affermani i curatori Victoria Broackes e Geoffrey Marsh  Nel 1965 la società britannica era completamente diversa rispetto a quella di oggi. L’omosessualità era illegale, e così pure l’aborto; la polizia agiva spesso in modo subdolo; si poteva essere impiccati per aver commesso un omicidio; bisognava essere sposati per prendere la pillola; il divorzio era infrequente e concesso di rado; la discriminazione razziale era all’ordine del giorno; le donne potevano essere pagate meno degli uomini per lo stesso lavoro; gli spettacoli teatrali erano soggetti a censura ufficiale. L’LSD, invece, era ancora legale. Questo sistema di valori era comune in quasi tutto l’Occidente, ma già nel 1970 molte cose erano cambiate in tanti paesi. C’erano state varie rivoluzioni – nel look, nello stile di vita, nella politica e nelle idee – ma quante di esse avevano prodotto un cambiamento reale e duraturo, e quante invece sono andate perdute nei decenni successivi?”

Gli ambiti coinvolti dalla rivoluzione di quegli anni: i diritti umani e le proteste di strada; il consumismo; la musica, le droghe, le comunità alternative, la moda, i locali e la controcultura; i festival e l’amore libero. Dagli hippy di Haight-Ashbury, dall’innovazione tecnologica della Bay Area, alcune delle quali risultato delle sperimentazioni universitarie in somministrazione controllata di droghe, la musica innalzata dai festival di Woodstock nel 1969 e le comunità alternative sulla West Coast americana e dell’Isola di Wight, alle proteste del maggio francese, a Carnaby Street a Londra, alle esposizioni internazionali tra cui quelle di Montréal e Osaka.
Canale di comunicazione, veicolo di riflessione e protesta, la musica si diffonde caratterizzando subculture differenti, innanzata da un pubblico che si sente unificato al di sotto del suo grande cappello. Anni in cui in California si preparavano quelle scoperte, spesso indotte dall’uso controllato di droghe, che avrebbero rivoluzionato il campo delle comunicazioni di massa, la moderna tecnologia a computer, i social networks, telefonia mobile. 

Vi furono cambiamenti indelebili nella tecnologia audio – ricorda Daniel Sennheiser, Amministratore delegato di Sennheiser – che  hanno impresso come l’invenzione nel 1968 delle prime cuffie aperte, le Sennheiser HD 414, che hanno spianato la strada all’ascolto della musica in movimento.” 

In assenza di canali di comunicazione globale, i riff di chitarra di Jimy Hendrix, le note dei Beatles, le contorsioni di Mick Jagger fecero il resto, incendiando gli animi di giovani appassionati. “Sogni, colori: erano questi i primi segnali della cultura psichedelica nei testi delle canzoni, ma citare esplicitamente droghe illegali significava un suicidio commerciale. “L’acido”, cioè l’LSD, era al bando dall’agosto del 1966 e nei primi mesi del 1967 la sua influenza sulla musica pop era un tema scottante. Album ispirati all’LSD circolavano da almeno un anno – da quando i Byrds avevano pubblicato Eight Miles High, seguiti da altri successi come My Mind’s Eye degli Small Faces, Sunshine Superman di Donovan e Strawberry Fields Forever dei Beatles. C’erano stati arresti “VIP”: il primo nel giugno del 1966 fu Donovan, finito in manette per possesso di cannabis. Nonostante ciò, la maggior parte del pubblico non sapeva niente delle droghe e dell’effetto che avevano sui musicisti.”   

Sfogliando le pagine di Revolution, è possibile ripercorrere gli anni compresi dal 1966 al 1970, rivivendo i successi, i fallimenti e le conseguenze non previste delle tante forme di rivoluzione, che hanno prodotto il cambiamento permanente, che costituisce la base del contemporaneo modo di vivere occidentale. “Una rivoluzione nella testa”. 

Elena Arzani


Autore

Elena Arzani
Art director, fotografa e giornalista. Masters di Laurea in  Communication Design, and Arts (Central St. Martin’s di Londra). Esercita da oltre 20 anni nei settori della moda, pubblicità ed editoria dell’arte contemporanea e musica. Vive a Milano e Londra.