Patrizia Laquidara – Flòrula
Patrizia Laquidara torna il 29 maggio con la seconda parte di Flòrula. Il progetto discografico è intenso e stratificato e conferma la sua capacità di muoversi tra canzone d’autore, poesia, teatro e ricerca sonora. Siciliana di nascita e veneta d’adozione, Laquidara ha costruito negli anni un percorso artistico originale e riconoscibile, sospeso tra tradizione e sperimentazione. Album come Indirizzo portoghese, Funambola – prodotto da Arto Lindsay e Patrick Dillett – e Il canto dell’anguana, vincitore della Targa Tenco 2011, hanno definito una voce unica nel panorama della canzone d’autrice italiana. Parallelamente alla musica, Laquidara ha intrecciato il proprio linguaggio con il teatro collaborando con Marco Paolini negli spettacoli Boomers, Mar de Molada e Bestiario Idrico, oltre ad aver esordito nella narrativa con il romanzo Ti ho vista ieri.
Proprio da quel libro nasce Flòrula, album pubblicato in due parti e concepito come un organismo vivo fatto di memorie, relazioni e paesaggi emotivi. Il titolo, preso dal lessico botanico, indica l’insieme delle specie che abitano un territorio e diventa metafora di una comunità umana in cui tutto è connesso. Dopo una prima parte più raccolta e contemplativa, il secondo capitolo amplia il racconto aprendosi a nuovi orizzonti sonori e narrativi.
Prodotto insieme a Edoardo Piccolo, il disco intreccia scrittura cantautorale, elettronica organica, ritmi rituali e coralità. Al centro resta la voce della Laquidara: fragile e intima in alcuni momenti, collettiva e quasi liturgica in altri. Le canzoni attraversano infanzia, viaggi, memorie familiari e appartenenza, trasformando il racconto personale in esperienza condivisa.
Il disco si apre con Nessuno deve restare di fuori, brano interpretato insieme a Giulia Mei e vero cuore emotivo del progetto. Nato da “Ti ho vista ieri”, il pezzo si trasforma in un invito collettivo all’inclusione e alla condivisione, sostenuto da sonorità pop/world, cori rituali e dal suono del marranzano, che amplificano il senso di comunità.
Con Anna la ciaccaligna, Patrizia Laquidara dà vita al ritratto intenso di una figura femminile ispirata alla sua madrina catanese, già presente nel romanzo dell’autrice. È una donna forte e fragile insieme, ironica e tragica. È raccontata attraverso una scrittura intima che incontra arrangiamenti elettronici e richiami alla tradizione siciliana, in un equilibrio tra teatralità e modernità. La bambina è invece un dialogo con l’infanzia, vista come spazio inesauribile di libertà e immaginazione. Il brano, costruito su sonorità elettro-pop dal gusto francese, alterna momenti delicati a passaggi più ritmici e liberatori, evocando il gioco, il movimento e la scoperta.
In Cunizza (Assabenerica), ispirata alla tradizione della Vara di Messina, la dimensione popolare e rituale diventa centrale. Tra folk ed elettronica, voce e cori costruiscono un canto collettivo che restituisce il senso della partecipazione e della memoria condivisa. Più contemplativa è Nuova luce, dedicata alla trasformazione e alla rinascita. Il brano riflette sul continuo mutare della vita, intrecciando memoria e cambiamento attraverso arrangiamenti eleganti, archi e percussioni che evocano un senso di apertura e rinnovamento.
Con Alicudi, cantata insieme ad Antonio Vargas, il disco si apre a una dimensione più luminosa e cinematografica. La bossa nova elettronica e rétro accompagna il racconto di una coppia al primo viaggio insieme sull’isola più remota delle Eolie, tra piccoli gesti quotidiani, ironia e tenerezza. La ragazza della 127 parte invece dai ricordi dei lunghi viaggi estivi verso il Sud per trasformarsi in una memoria collettiva generazionale. La cumbia mediterranea che attraversa il brano accompagna un racconto fatto di nostalgia, appartenenza e movimento, dove il Sud diventa simbolo universale di ricerca e identità.
A chiudere il percorso c’è Ti saluto con la mano, realizzata con il rapper El Coco. Nato da un gesto semplice e quotidiano, il brano mette in dialogo generazioni diverse attraverso un pop elettronico luminoso e ritmico, chiudendo idealmente il cerchio del disco tra memoria familiare, viaggio e futuro.
Marranzano, tamburi e percussioni aprono la prima canzone dell’album, trasportandoci immediatamente in uno scenario popolare intenso e vivido, reso ancora più autentico dall’uso del dialetto nel testo. Fin dai primi secondi si percepisce una forte identità artistica: le sonorità tradizionali si intrecciano con arrangiamenti moderni, creando un’atmosfera coinvolgente e profondamente evocativa. Decisa e tagliente la voce di Patrizia, capace di imporsi con grande personalità, accompagnata da cori pieni e avvolgenti che amplificano l’energia dei brani e ne rafforzano il carattere corale e popolare.
L’album prosegue con pezzi ritmici e trascinanti, costruiti su melodie estremamente curate, talmente efficaci da rimanere impresse in testa già dal primo ascolto. Ogni traccia possiede un’identità precisa, ma allo stesso tempo contribuisce a creare un percorso musicale compatto e coerente. Molto riusciti e particolarmente orecchiabili i brani in cui Patrizia duetta con altri artisti: le diverse timbriche vocali si incontrano in modo naturale, aggiungendo sfumature nuove e dando ancora più forza ed espressività ai pezzi. Queste collaborazioni arricchiscono l’album, rendendolo dinamico e mai monotono.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è proprio la capacità di spaziare tra generi differenti. Si passa con naturalezza da sonorità popolari a influenze più moderne, da momenti energici e festosi a episodi più intimi e riflessivi. Questa varietà rende l’ascolto sorprendente e sempre coinvolgente, mantenendo alta l’attenzione dall’inizio alla fine. Nonostante i continui cambi di atmosfera, però, il filo narrativo dell’album non viene mai meno.
Nel complesso, l’album riesce a unire tradizione e contemporaneità in modo autentico e spontaneo, valorizzando le radici popolari senza rinunciare a una ricerca musicale moderna e personale. È un lavoro ricco di energia, passione e identità, capace di coinvolgere sia dal punto di vista musicale che emotivo.
Con Flòrula, Patrizia Laquidara firma un lavoro coerente e poetico, che sceglie il tempo lento dell’ascolto e trasforma la canzone in uno spazio condiviso. Un disco che unisce radici e contemporaneità, intimità e coralità, confermando l’artista come una delle voci più originali e profonde della musica d’autore italiana contemporanea.
Chiara Impallari
TRACKLIST
- Nessuno deve restare di fuori (con Giulia Mei)
- Anna la ciaccaligna
- La bambina
- Cunizza (Assabenerica)
- Nuova luce
- Alicudi (feat. Antonio Vargas)
- La ragazza della 127
- Ti saluto con la mano (feat. El Coco)
Credits:
“Nessuno deve restare di fuori” con Giulia Mei; testo e musica P. Laquidara
“Cunizza (Assabenerica)” testo P. Laquidara / musica P. Laquidara e T. Canto
“Alicudi” con Antonio Vargas; testo P. Laquidara / musica E. Piccolo, P. Laquidara
“La ragazza della 127” testo P. Laquidara, Pippo Kaballà / musica P. Laquidara
“Ti saluto con la mano” con El Coco; testo P. Laquidara, El Coco, Lorenzo Maragoni / musica P. Laquidara
https://www.instagram.com/patrizia_laquidara/
https://tinyurl.com/laquispotify
https://www.youtube.com/@patrizial
Chiara Impallari, classe '99, laureata in Lettere ed Editoria. Amo scrivere. Lavoro per una web radio e scrivo per altre riviste. Datemi una tazza di the fumante, un divano e una buona serie tv e sarò felice! Esco solo per un motivo: i concerti. Dicono che vedere concerti live allunghi la vita, bene, spero di vederne ancora così tanti da vivere mille anni. Avete presente quando state ascoltando una canzone struggente e la rimettete indietro perché la parte che doveva ferirvi non vi ha ferito abbastanza? Ecco, sono io.




