LITTLE BOYS – RECENSIONE DEL NUOVO ALBUM “THE BEAST OF LITTLE BOYS”
Laura “Elle” Bertone e Sergio “Esse” Pirotta portano avanti dal 2020 un progetto nato quasi per caso, da una scommessa durante un volo diretto in Giappone, e trasformato nel tempo in una delle esperienze più eccentriche e fisicamente intense della scena underground italiana. Lei, poliedrica, eccentrica e tormentata; lui, riservato, eclettico e riflessivo. È proprio questa tensione a rappresentare uno degli elementi fondamentali della musica dei Little Boys: un equilibrio costantemente sul punto di rompersi, dove punk, rock e delta blues diventano materia prima per costruire qualcosa di più sporco e imprevedibile.
Il loro è un percorso che negli anni ha progressivamente spostato il proprio baricentro fuori dai confini italiani. Dopo le esperienze internazionali e il tour autunnale in Cina del 2025, arriva ora un passaggio particolarmente significativo: l’esordio in Corea, seguito da una lunga traversata musicale che toccherà anche il Giappone. Ed è proprio in occasione di questo nuovo capitolo internazionale che arriva The Beast of Little Boys, pubblicato il 7 settembre 2026 per Engine Records.
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. The Beast of Little Boys non vuole presentarsi come una semplice raccolta celebrativa. È piuttosto un bestiario: diciotto brani che fotografano le diverse mutazioni attraversate dal duo e che, messi uno accanto all’altro, restituiscono l’immagine di una creatura musicale difficile da addomesticare. La definizione di “beast” è particolarmente appropriata perché nei Little Boys la musica non sembra mai voler essere soltanto ascoltata. Vuole essere subita, attraversata. Il loro vocabolario comprende noise rock, punk, math rock, shoegaze e industrial noise, ma nessuna di queste etichette, presa singolarmente, è sufficiente a descrivere il risultato.
La tracklist apre con “SATSUGAI”, una scelta che mette immediatamente in chiaro la natura poco accomodante del progetto. Da lì in avanti l’album procede per contrasti e cambi di prospettiva. “Esagera” e “Rockstar” lavorano sull’attitudine più istintiva e provocatoria del duo. Mentre, brani come “La sua stanza” e “Il cuoco” permettono alla dimensione più personale e narrativa dei Little Boys di emergere senza perdere quella tensione elettrica che rimane il loro marchio di fabbrica.
“Ricordati che devi morire” è già nel titolo una sintesi perfetta dell’immaginario della band: ironia e provocazione. Poi arrivano “Negli USA”, “Sehnsucht”, “Passami un coltello” e “Un nemico”, episodi nei quali il disco sembra spingersi ulteriormente verso la sua componente più inquieta. Il termine “tormentato”, utilizzato per descrivere Elle, non è soltanto una caratteristica biografica: diventa una modalità espressiva. Uno degli aspetti più interessanti di The Beast of Little Boys è proprio il rapporto tra melodia e rumore. I Little Boys non sembrano interessati a scegliere tra i due. Li fanno convivere.
Il disco amplia ulteriormente questa identità attraverso una serie di collaborazioni importanti. Tra queste spicca quella con Duran, chitarrista giapponese legato a una visione analogica e purista del garage rock, presente in “Izakaya” e “Simile a me”. La sua presenza è particolarmente significativa anche alla luce del rapporto dei Little Boys con la scena asiatica: il Giappone non è soltanto una destinazione geografica della loro attività internazionale, ma una componente importante della loro storia. A questo si aggiungono i produttori Kazunori Okamoto, Naoki Iwata e Stuart Sikes, oltre alle collaborazioni italiane con Livio Magnini e Luca Tacconi. Questi incontri non trasformano The Beast of Little Boys in un disco corale nel senso tradizionale del termine. Al contrario, contribuiscono a mettere in evidenza la personalità del duo.
“ME” sembra quasi una presa di posizione identitaria, mentre “SENZA FRENI” esplicita una delle caratteristiche fondamentali del progetto: l’assenza di un desiderio di controllo eccessivo. “Una rivale” e “DAREXAVERE” proseguono questo percorso, fino ad arrivare a “EMINENCE DEVIL” e “ILARIA”, che chiudono il bestiario. Il finale non dà l’impressione di voler risolvere ciò che è stato ascoltato. I Little Boys non sembrano interessati a costruire una narrazione con un inizio, uno sviluppo e una conclusione rassicurante. Preferiscono lasciare una sensazione, una traccia.
The Beast of Little Boys arriva in un momento particolarmente importante per il duo. Il 10 settembre, appena tre giorni dopo l’uscita dell’album, i Little Boys saliranno sul palco del Club B-Bang di Seoul per dare il via al Wubba Lubba Dub Dub Tour. Ventuno concerti porteranno il duo dalla Corea al Giappone, passando per Seoul, Daegu, Busan, Geoje, Jeonju, Anyang, Incheon e Jeju, prima di attraversare il Giappone con date a Tokyo, Fukuoka e Osaka.
Non è un semplice dettaglio promozionale. È parte integrante della lettura dell’album. E la Corea rappresenta un debutto particolarmente simbolico: il 18 settembre, a Busan, i Little Boys condivideranno inoltre il palco con gli australiani The Vastards, in un incontro che colloca il duo italiano dentro una rete internazionale di punk e underground nella quale il genere diventa quasi una lingua comune.
The Beast of Little Boys è quindi un album che non celebra semplicemente ciò che i Little Boys sono stati. È soprattutto un manifesto di ciò che hanno deciso di essere: una creatura irrequieta, rumorosa, imperfetta.
Chiara Impallari
Tracklist:
01 SATSUGAI
02 Izakaya
03 Esagera
04 Rockstar
05 Simile a me
06 La sua stanza
07 Il cuoco
08 Ricordati che devi morire
09 Negli USA
10 Sehnsucht
11 Passami un coltello
12 Un nemicoì
13 ME
14 Senza Freni
15 Una rivale
16 DAREXAVERE
17 EMINENCE DEVIL
18 ILARIA
Credits: Engine Records
Band: Laura Bertone, Sergio Pirotta
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Chiara Impallari, classe '99, laureata in Lettere ed Editoria. Amo scrivere. Lavoro per una web radio e scrivo per altre riviste. Datemi una tazza di the fumante, un divano e una buona serie tv e sarò felice! Esco solo per un motivo: i concerti. Dicono che vedere concerti live allunghi la vita, bene, spero di vederne ancora così tanti da vivere mille anni. Avete presente quando state ascoltando una canzone struggente e la rimettete indietro perché la parte che doveva ferirvi non vi ha ferito abbastanza? Ecco, sono io.




