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KARMA – Intervista a David Moretti su Astronotus

KARMA – Intervista a David Moretti su Astronotus

Per il 30° anniversario del secondo album della band esce la ristampa di “ASTRONOTUS” disponibile in CD e per la prima volta in doppio vinile con un bonus track.

Ciao David, come stai? Bene, dai, tu come stai?
Non male, non male.

Ma sei in vacanza o in tour?
No, figurati, sono ancora qua nella ridente California, però oggi ci sono 34 °, tra una settimana sono a Milano perché ce ne.

Stavo rileggendo l’intervista che abbiamo fatto tre anni fa per K3; quindi, ci risentiamo adesso per questa riedizione di Astronotus.
Esatto, esattamente. Beh, una bellissima novità, no? Anche perché quel K3 dell’ormai lontano 2023 ha dato il via a questa nuova collaborazione con Sony, perché l’anno scorso uscì la ristampa del primo disco e adesso da pochi giorni, una settimana fa, è uscito ufficialmente appunto Astronotus. Sono nati buoni frutti da quel K3, diciamo.

Beh, sì, con K3 erano passati 27 anni dal dall’album precedente, quindi adesso hai preso la spinta, arriverà. Adesso non anticipiamo l’ultima domanda sui progetti futuri, ma…
(risate) Diciamo che siamo in buona, non dico dirittura d’arrivo, ma almeno che ci sono buone notizie anche su quel fronte.

Grandioso, intanto parliamo di Astronautus, l’idea di rimetterlo fuori, di rieditarlo rimasterizzato e così via, come è nata?
Ma allora è venuto fuori tutto da questa collaborazione con Sony, che è proprietaria dei nostri master e visto il fortunato tour e successo di K3, si è pensato che forse, indipendentemente dall’uscita in digitale, abbiamo comunque del materiale inedito, perché magari non farne un vinile? Poi, appunto, K3 ha venduto molto bene per quanto riguarda proprio i supporti di vinile. Il vinile è anche una cosa molto importante per noi, perché in quegli anni non si stampavano più vinili; quindi, noi non abbiamo mai avuto il vinile di Astronotus. E ovviamente noi amiamo moltissimo il vinile, così è nata questa collaborazione con Sony.

Astronotus, un disco degli anni ’90, per come è fatto, per i suoni che porta, non è un disco facile, portato al giorno d’oggi, con questa tipologia di suoni, di musica e di generi che adesso va per la maggiore, ed è totalmente diversa, almeno per i giovani.
Ti dico, guarda, per me la più grossa sorpresa è stata anche il fatto che K3 ha aperto un nuovo fronte con un pubblico molto più giovane. Magari un tipo di pubblico più interessato a capire cos’erano effettivamente gli anni ’90. Che non fosse la classica musica alternativa italiana che poi è stata in qualche modo storicizzata. Quella era molto più legata al post-punk oppure al cantautorato, ma esisteva anche una zona, un cono d’ombra, nel quale c’erano molti gruppi, tra cui il nostro, che avevano dei riferimenti molto più puntuali verso quello che andava dal punto di vista proprio del rock in generale, con tutte le sue eccezioni a livello internazionale. Questa cosa ha fatto sì che, ancora prima di K3, ci fosse un nutrito gruppetto di giovani entusiasti che chiedevano dei Karma. Secondariamente, con K3, che ha dei riferimenti musicali molto più contemporanei, è arrivata proprio un’ondata di un altro universo demografico; forte del fatto che, ad esempio, al gruppo si è unito Ralph, che appartiene, noi forse ci possiamo definire degli zii paragonati a Ralph, visti i vent’anni di differenza anagrafica. E musicalmente lui viene da un mondo che è quello del prog metal, del metalcore, eccetera, ma anche tanto altro, perché lui ha un bellissimo tributo ai Pink Floyd e questo ci ha riportato molto in asse, non solo sui riferimenti contemporanei, quindi, come, ad esempio, per l’ultimo concerto in santeria, questo bellissimo sold out a Milano, il pubblico era veramente variegato, c’era un ventaglio demografico pazzesco. Ed è gente che ha voglia e io sono molto fissato da questo senso di dire che il rock non va più, perché viviamo in un paese in cui c’è tantissimo rock o metal, che si unisce al pop. Ci sono un sacco di fenomeni qui che in qualche modo sono estremamente interessanti e popolari. E ho sempre quella fiducia del ritardo italiano, no? Che prima o poi le cose arriveranno anche in Italia, no? Però così avvenne per il grunge e sono abbastanza fiducioso che è un certo tipo di suono, in qualche modo, possa diventare anche il suono di una nuova generazione con riferimenti che vanno altrove.

In effetti, le musiche che portavate allora, perché se ascolti Sangue Bianco, è un pezzo che sembra proprio nel genere Afterhours, per dire che gli Afterhours tutt’ora sono tornati fuori, sono tornati in tour, quindi. Come genere comunque c’è uno spazio anche per questo, perché oltre che voi anche altri gruppi di allora con questi suoni comunque trovano spazi e anche un bel riscontro.
Sì, ma ti ripeto, secondo me la varietà è la cosa che vince, cioè non amo molto il conformismo.Io non so poi che come siano poi le cose declinate all’italiana, però io sono ormai qua in California da un decennio. È molto difficile in qualche modo avere questa questo tipo di giudizio, no? Della serie: trap fa schifo, il rap fa schifo. Però trovo molto interessanti gruppi moderni oppure dei giovani autori come Jordan Lutes, ad esempio, che è che è il marito di Demi Lovato. Però fa una musica che unisce il pop a cose veramente nu-metal, alla Deftones di White Pony. Eppure, gira nelle radio, cioè gruppi come Holy Waters, stanno diventando qualcosa più che una band locale, no? Stanno girando tutti gli stati con un grandissimo successo ed tutto questo è musicalmente ibrido, no? La cosa che vedo è che c’è questa voglia veramente di nuovo di sperimentare, e se vogliamo tornare ad Astronotus, era un poco la fiamma che aveva animato i Karma in quel periodo, cioè la sperimentazione.

In effetti, prima, parlando di Ralph, accennavi ai suoi sentimenti musicali verso i Pink Floyd e in effetti avete richiamato Ummagamma come paragone con Astronotus. Quindi anche il suo ingresso, diciamo, avrà contribuito ancora di più, lui non c’era trent’anni fa, ad attualizzare il disco.
Quando noi ci siamo messi alla ricerca di un chitarrista, e ovviamente Ralph è un chitarrista talmente eclettico e padrone dello strumento, perché io amo sempre ricordare che i Karma sono sì un gruppo genuino, in qualche modo energico, però nello stesso tempo è un gruppo molto disciplinato per quanto riguarda la musica, la composizione, gli arrangiamenti. La sintonia con Ralph non è stata solamente da un punto di vista solo tecnico, ma un totale allineamento sull’analisi della musica. Infatti, lui è andato ad analizzare tutte, non solo K3, che lui ha ascoltato se n’è innamorato. Però l’analisi che ha fatto e i relativi riarrangiamenti che noi abbiamo portato poi dal vivo, sui vecchi lavori, sono stati estremamente puntuali, proprio andare a capire qual era proprio l’intenzione e trasferire l’intenzione di allora, invece, con un suono più contemporaneo. L’introduzione di Ralph non è andata a tappare un buco, ma è stato proprio un arricchire il gruppo con qualcosa di diverso, di nuovo. Comunque, appunto, non voglio anticipare tanto, però tanta musica ancora per i Karma.

Sì, voi avete rimasterizzato, rivisto, quindi anche dal punto di vista tecnico è una riedizione vera e propria.
Proprio una riedizione, sì, rimasterizzata per il vinile, anche questa volontà di avere due formati è stata una scelta fatta da parte di Sony, che io ho amato molto. Il fatto che la versione sia esattamente il clone in tutto e per tutto del CD del ’96, dalle grafiche a tutto il resto. Ovviamente il vinile ha avuto bisogno di una sapiente rimasterizzazione perché, come tu ben sai, supporti diversi richiedono degli interventi diversi. Ed è stato anche molto bello perché, ti ripeto, il vinile non esisteva, e adesso è possibile mettere su un piatto e ascoltare Astronotus suonare con quel filtro analogico, con quella pasta analogica, è una goduria assoluta che mi sorprende ancora. Io ti dico che ho un grosso distacco con il passato, non sono un nostalgico, ma mettendo su Astronotus, più ancora che il primo disco, perché il primo disco è stato bellissimo riascoltarlo in vinile, ma è un album di canzoni. Astronotus ha una follia che è tutta sua, che praticamente è astorica, difficilmente può essere collocata in un periodo, è solo una follia di un gruppo che voleva entrare in studio e sperimentare. È un poco, come hai detto tu, come Ummagamma, dove lo metti? Ummagamma è un mondo a sé. Potrebbe essere stato registrato ieri o in qualunque altro momento.

Sì, e poi per noi vecchi che abbiamo ancora gli impianti hi-fi con le casse, lettori, CD, vinili invece che solo a telefoni e cuffiette, questi formati fisici ci fanno ancora emozionare.
Guarda, io non so quanto durerà ancora questa passione da parte delle nuove generazioni per il vinile, però ti posso assicurare che se andiamo a vedere i numeri e la demografica di questi numeri c’è una grossa sorpresa. Il vinile, poi non ti so dire se appunto il vinile è un feticcio o un oggetto, no? Sta accadendo, ad esempio, con i libri. Leggo un articolo sul New Yorker che mi dice che la Gen Z ama tantissimo andare in giro tenendo nel loro zaino, nella loro borsa, un libro. La domanda è: ma lo leggono questo libro o lo tengono solo lì come un feticcio? (risate)

Se Astronotus fosse fatto oggi, riuscirebbe a essere prodotto, ascoltato. Se nascesse oggi, si riuscirebbe a fare un disco con questi testi e questi suoni?
Ma allora ti dico che sull’ascoltato, sto vedendo che stanno diventando virali dei gruppi che usano la micro-tonalità, sono tutti impazziti con le micro-tonalità, va bene? Ok, quindi sugli ascolti chi lo può dire? Può andare qualsiasi cosa adesso, dipende anche da come la posizioni a livello di marketing, no? E poi anche da qual è la storia dietro, perché ormai per me la musica è diventata un tutt’uno, utilizzando una parola orribile, però la cosa fondamentale è proprio lo storytelling, no? Cosa che, ad esempio, per i Karma è sempre stata una cosa importantissima. e ti dico, un disco come Astronotus per noi era una follia già ai tempi. Io non so come la BMG abbia potuto pubblicare un disco del genere, cioè ancora adesso mi stupisco. L’ho ascoltato recentemente proprio per il vinile e io, tra un pezzo e l’altro mi chiedevo, ricordandomi la faccia dei discografici quando ascoltarono Astronotus, della serie: ma che cazzo avete fatto? Poi in qualche modo di dire: ma ragazzi, un pezzo radiofonico lo avete? Infatti, poi a parte Atom, che è stato uno degli ultimi pezzi che noi abbiamo scritto, ed è stato il primo singolo. Il secondo singolo è la ri-registrazione, con degli arrangiamenti diversi, più spinti, più veloci, più energici, di un brano molto intimo che appunto è E.X.P., quella versione radiofonica non l’abbiamo inserita, anche perché ce l’avevano solo le radio. L’abbiamo inserita appunto nel vinile, che adesso si trova anche in digitale, perché se si va adesso su Spotify e simili e, mettiamo anche Apple Music, così il mio, il mio datore di lavoro è contento, si può ascoltare anche in digitale.

Un pezzo a cui siete particolarmente legati, che ti piace particolarmente del disco?
Ma allora ce ne sono diversi. Dal punto di vista proprio della scrittura, un brano a cui io sono molto legato è Avorio; perché è stato un è stato un brano, in realtà, anche se tutto l’album è veramente frutto di jam session, Avorio fu un brano che io portai con la chitarra a 12 corde, con queste accordature aperte e lo suonai di fronte a loro e poi via si registrò direttamente. È un brano, diciamo, dal punto di vista proprio anche dei testi, era un periodo molto particolare, diciamo. La persona alla quale è dedicata era una persona che ha un nome e cognome che per me era molto importante. Per noi era molto importante. Apparteneva ovviamente alla scena musicale, ai gruppi a noi più vicini, che in qualche modo, aveva rinunciato alla sua indipendenza dalle sostanze ed era ricaduto e questo aveva portato alla distruzione della band. Avorio per me, dato che quella persona con me aveva condivideva un grandissimo amore per le filosofie orientali e in particolar modo l’India, per me era una sorta di brano a lui dedicato, ma nello sconforto di non riuscire a crederci. E infatti quel fiume di avorio è ovviamente è un riferimento molto preciso. Da un punto di vista invece di follia, sicuramente è invece Mururoa, che è il brano che apre il disco. Ed è una orchestrazione fatta live, improvvisata da Pacho. Noi in quel periodo eravamo in studio quando arrivò arrivarono le immagini, non solo la notizia dell’ultimo test nucleare fatto a Mururoa, da parte del governo francese. E per noi fu uno shock, cioè i Karma sono sempre stati un gruppo estremamente politico, intendendo la politica come un gesto di pura coscienza e responsabilità e quindi con la necessità di sottolineare l’importanza di una crescita individuale e spirituale. E anche materiale, di come agire nel mondo. E per noi quello fu un evento estremamente tragico e quindi Pacho decise in qualche modo di dire: seguitemi, ho un’idea. E quindi aprì le porte allo studio a tutte le persone che erano presenti al Jungle Sound di Milano, che era appunto questo centro di registrazione e sala prove. E quindi il nostro studio, poi ti racconto come noi l’abbiamo costruito, venne invaso da 20 persone, guidate da Pacho, a cui aveva dato loro dai gong ai piatti, piattini, tamburi, lamiere, eccetera eccetera. Guidò tutti in questa sorta di composizione che parte dal silenzio dei pochi suoni fino ad arrivare a questa esplosione. Era il nostro modo di fotografare quell’evento che poche ore prima era avvenuto e di metterlo su un nastro e chiuderlo così, proprio come si dice, buona la prima, non aveva bisogno di altro. Sì, questi sono. Poi ovviamente ho tanti aneddoti per tantissimi, per tantissimi brani.

Ecco, a me piace tantissimo Kali Yuga musicalmente.
L’album è fatto di brani che possono essere considerati canzoni e dei momenti, diciamo, di passaggio, no, quasi dei momenti di pulizia, per aiutare l’ascoltatore a entrare in un altro mondo, pulirsi un attimino dalle melodie delle canzoni, entrare in questo limbo. Pulire un po’ la mente e poi passare alla canzone successiva. Queste sorte di composizioni di passaggio. Ci sono tantissime composizioni di questo genere, no? Quelle più elettriche, quelle un po’ più prog, quelle più completamente acustiche o solo ritmiche, come Amazzonia, Kali Yuga, Sitaram, poi l’immancabile mantra, ovviamente con Sitaram. Insomma, è un album molto, molto particolare.

Prendendo spunto da quello che dicevi, c’è ancora spazio oggi per il rock e la musica, per portare dei messaggi che siano politici, fra virgolette, lanciare dei messaggi, almeno fare pensare la gente, di solito si dice che la musica non può dare risposte, ma può far pensare.
La musica ovviamente ha la capacità di portare le persone in uno stato emotivo molto particolare, cioè in fondo noi nasciamo stando 9 mesi ascoltando il ritmo e la musica del cuore di nostra madre, quella cosa è, cioè la musica è solo un intreccio di suoni e questo fa della musica una un’arte magica, divina. Veramente, però arriva direttamente, anche perché non la non la puoi vedere, non la puoi toccare, è una cosa estremamente potente. Ovviamente, con la scarsità di attenzione che viviamo nei tempi contemporanei, c’è bisogno non solo di parlare, ma di raccontare una storia ancora prima della musica. E in questo i Karma io penso che siano abbastanza avvantaggiati, perché io ho sempre pensato ai Karma come un gruppo molto cinematico, cioè secondo me la musica dei Karma già suggerisce delle immagini.

Se fosse un film, che film sareste?
La montagna sacra di Jodorowsky, secondo me, assolutamente (risate).

Me giustamente ascolta, visto che parliamo di musica da toccare, ci sarà un tour? Mi sembra che ci siamo visti all’Alchemica per K3, per Astronotus Revisited, se così lo vogliamo chiamare, ci sarà un tour?
Stavamo preparando una sorta di tour anniversario. Non è escluso niente. Ovviamente, la difficoltà non è tanto che io abito negli Stati Uniti, quanto che i Karma non hanno mai smesso di fare musica; quindi, per molti musicisti dei Karma esistono altre realtà, no? Andrea ha fatto l’anno scorso il tour con gli Afterhours, farà la prossima primavera un tour nuovamente con gli Afterhours per un altro anniversario. Molto probabilmente poi ci sarà anche una coda estiva. Insomma, ci sono tante cose. Pacho suona con Lucio Corsi nella e anche nell’orchestra di Radio Capital, Capital Jam. Quindi i Karma continuano a fare musica, continuiamo a registrare e dobbiamo trovare il modo di incastrarci per potere esserci tutti quanti. E quindi tutto è aperto, la collaborazione con Sony sta andando avanti, ci saranno ancora delle grandi novità a partire da questo autunno. Però, scusami, non posso anticipare null’altro. Stiamo su Astronotus, quindi Karma, come ho detto, nel lontano 2023 sono tornati per restare, ma veramente OK.

Quindi, come avevamo accennato prima, c’è anche un nuovo disco in arrivo.
Allora ci sono sicuramente delle registrazioni, arriverò tra una settimana a Milano e quindi vediamo. Ovviamente ci sono una serie di tempistiche che vanno tenute in considerazione e anche per la promozione di Astronotus e per le cose successive ad Astronotus. Per la musica nuova, la buona notizia è che stiamo registrando, diciamo, quando uscirà, come uscirà, dipenderà anche un po’ da noi quanto velocemente riusciremo a concretizzare le cose, ma siamo a un ottimo stadio, sono molto, molto contento. 

Ottimo, va bene, ma ti ho tenuto tanto alla fine, come sempre. C’è qualcos’altro che volevi aggiungere?
No, assolutamente. Ovviamente invito tutti a dare al buon Astronotus una chance perché la versione vinile è quella che sicuramente mi scalda il cuore e può dare più emozioni, anche perché appunto fa parte anche di un cofanetto che si unisce alla pubblicazione del primo. Buon ascolto.

MAURIZIO DONINI

Band:
David Moretti – voce, chitarre (oltre a piano e programmazioni)
Ralph Salati – chitarre
Andrea Bacchini – chitarre
Andrea Viti – basso
Alessandro Pacho Rossi – percussioni
Diego Besozzi alla batteria

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