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“SOLO AL SOLE” – IL NUOVO INTENSO ALBUM DI ANDREA MASTROPIETRO, ALIAS L’ALBERO

“SOLO AL SOLE” – IL NUOVO INTENSO ALBUM DI ANDREA MASTROPIETRO, ALIAS L’ALBERO

cover album

Abbiamo intervistato Andrea Mastropietro, ex voce e chitarra dei The Vickers, in arte L’Albero, che ci presenta il suo ultimo album “Solo al sole” per Santeria Records con distribuzione Audioglobe. Musicista, cantautore, artista raffinato ed eclettico, con questo disco intenso omaggia la grande tradizione cantautorale italiana in un viaggio per ritrovare la preziosità della poesia intima, tipica dei cantautori

“Solo al sole”, disco e singolo che ha anticipato l’album. Qual è l’idea comune del disco e il filo conduttore dell’album?
I temi sono molti, ho cercato di condensare in questo disco tante delle mie passioni, i miei amori, le mie preoccupazioni e anche le cose che mi piacciono meno. Quando parlo di amore lo intendo in un senso molto ampio, non solo quello dei sentimenti e dell’affetto che possiamo provare per i nostri simili ma anche l’amore per i luoghi, per il passato, soprattutto il passato della cultura italiana, musicale e non. C’è la fuga indietro nel tempo, non in senso nostalgico ma nella speranza di una rinascita futura. Tutto è unito dalla ricerca di un equilibrio che mi impegna molto. Questo disco è lo sforzo di coniugare al meglio la mia passione per una certa musica d’autore italiana, con le sonorità e le produzioni più di stampo anglosassone. Non voglio mai forzare troppo la musica sottomettendola alla parola. La musica è musica e credo nell’armonia tra musica e parole, tipica del migliore pop. La ricerca di questo compromesso credo sia molto difficile, come tutti i compromessi dopo tutto.

Una dichiarazione d’amore alla musica italiana, un percorso per ritrovare il cantautorato più puro: cosa manca alla musica attuale, creatività, coraggio oppure si rincorrono soltanto il mainstream e i talent?
Sicuramente manca il coraggio e un po’ di personalità. Non credo che il problema siano i talent, i concorsi sono sempre esistiti, anche negli anni 60, è solo uno sviluppo e un evolversi di quest’ultimi. Quello che è successo negli ultimi anni nella musica italiana ha sicuramente tanti lati positivi. E’ stato bello vedere un ritorno importante della musica live e constatare che si può anche arrivare a mettere qualche soldo da parte facendo canzoni. Il problema è che i grandi cambiamenti portano anche aspetti negativi in sè. Quando ascolto una canzone (a maggior ragione se si parla di cantautorato) mi interessa scorgere la personalità dell’autore, cercare di capire chi è, intuire i suoi pensieri e il suo mondo. Sono d’accordo con Elton John quando ha recentemente dichiarato che gli autori non esistono quasi più. Questo succede, dice lui, perchè oggi siamo pieni di squadre di persone che lavorano insieme per dar vita ad un prodotto che di artistico ha bene poco. Bisognerebbe tornare un po’ più alle radici della scuola cantautoriale; cioè scrivere perchè si ha la necessità di farlo, non per i soldi: quelli se le cose vanno bene prima o poi arrivano. Alla gran parte della musica italiana – qualcosa di buono secondo me c’è – manca il coraggio di essere scomoda, non banale, ricercata.

L’album riecheggia di rimandi al cantautorato più classico: perchè è intramontabile, secondo il tuo parere?
E’ intramontabile perchè è la qualità ad esserlo. Io credo che se un disco o qualsiasi altra opera d’arte nasce da un’esigenza vera e dalla necessità, allora durerà più a lungo possibile, e nei casi migliori migliorerà col tempo. La musica per me non può prescindere dalla verità, questo è il mio modo di intendere la faccenda. Sento tante canzoni in giro che non raccontano niente, proprio perchè non nascono dalla verità. Questo lo avverto soprattutto nei testi, spesso sono anacronistici, fuori da ogni tempo e luogo.
Se oggi ascoltiamo ancora Battisti, Battiato, Tenco, è perchè loro hanno inteso il fare musica in senso artistico e così facendo hanno creato capolavori eterni. Non riesco proprio a capire perchè in Italia ci sia questa tendenza al recupero del passato solo in senso nostalgico, come qualcosa che non può più essere; bisognerebbe invece coltivare lo spirito che ha fatto grande la nostra musica e farlo rivivere in forme nuove e moderne.

Nella canzone “Solo al sole”, a chi ti rivolgi?
Volevo un pezzo che narrasse una sensazione, che fosse più un’impressione che qualcosa di chiaramente definibile, come quando nella vita accadono cose che non riesci a spiegare fin da subito e che richiedono più tempo per poter essere messe a fuoco e capite. Questa canzone, che dà anche il titolo al mio nuovo disco, è una fotografia di cosa si può provare nei momenti di transizione che seguono periodi di cambiamento e di grandi riflessioni. Capita di attraversare mesi in cui si pensa troppo, almeno a me succede così. Alcuni avvenimenti ti portano a ricalibrare il tuo sguardo verso la vita e il mondo. Una volta superati questi momenti di passaggio, si è finalmente pronti per svuotarsi dai pensieri superflui e ripartire verso i nuovi misteri che la vita ci mette davanti ogni giorno. Nella canzone dico: Sì, un minuto ancora così, ora chiudo gli occhi, ecco non penso più a niente, asciugo la mia mente. Si tratta di arrivare a quell’equilibrio tra il non pensare e il pensare troppo. In quell’equilibrio sta l’esistenza al suo massimo, un’esperienza sublime e divina, quasi dal sapore mistico.

Il videoclip che accompagna il singolo è molto bello e particolare: ti immergi nel mondo della natura. Simboleggi il rapporto stretto tra l’uomo e la natura? L’uomo non è attento all’ambiente, anzi lo sfregia.
Per molte scene io e Francesco Marchi (regista del video) ci siamo ispirati al film del 1975 Picnic at Hanging Rock di Peter Weir. Ho sempre amato il senso di inquietudine che si respira in quella pellicola, stare in mezzo alla natura, essere un tutt’uno con essa, sentirne il richiamo forte e contemporaneamente averne anche paura. C’è un forte legame tra l’uomo e la natura, così forte che ormai è dato per scontato e dimenticato. E’ una questione di realismo prima di tutto, prima che una questione riguardante l’ecologismo, a cui non faccio molto riferimento. Dico realismo perchè l’uomo vive qui sulla terra, questo è il suo ambiente e quindi solo per questo motivo sarebbe giusto che si riprendesse il rapporto con la natura. Partendo da questo rapporto allora forse le cose potrebbero cambiare a livello più globale. Se non si parte dagli individui credo sia difficile salvare il nostro pianeta dal disfacimento.

Quando hai scritto l’album e in che periodo?
Ho scritto il disco tra il 2018 e il 2020, quindi prima della pandemia che stiamo vivendo, anche se sembra che siano dei riferimenti nei testi proprio alla situazione attuale.

Scrivi di notte oppure hai altri orari per tirare fuori la creatività?
Non ho una regola, diciamo che scrivo quando ne sento il bisogno, ho scritto alcune canzoni la mattina presto per esempio, anzi trovo che la mattina abbia veramente “l’oro in bocca” come recita il titolo di una canzone del disco. Spesso ho scritto la notte, dipende da tante cose. Inoltre registro col telefono molte melodie che mi vengono in mente in maniera improvvisa, magari mentre sto guidando o camminando, poi dopo un po’ di tempo riascolto e naturalmente scarto un sacco di cose!

Quale esigenza narrativa hai?
Credo che questo tipo di esigenza cambi nel corso nel tempo. Ora posso dire che ho l’esigenza di raccontarmi e capire qualcosa di più su di me e la realtà in cui vivo. Per ora questi miei primi due dischi sono segnati da questa esigenza. Essa è reale, vera e soprattutto necessaria, così tanto necessaria che non riesco a fare altro nella mia vita, almeno per ora.

Cosa c’è al centro del tuo universo musicale?
Forse per prima cosa direi la voce. La voce per me deve essere la rappresentazione di chi si è, è il suono che a pelle mi fa piacere o non piacere una canzone. Mi piace la ricerca del proprio modo di cantare, perchè è come la ricerca di se stessi. Io dedico molto tempo a questa operazione. Mi piacciono i sintetizzatori analogici vintage, le chitarre acustiche folk, mi piace la forma canzone, che è la cosa più difficile da realizzare in musica. Credo nella sintesi e non nella copia. In questo disco ho richiamato gli autori italiani che più stimo come Tenco, Battisti, Battiato, Pino Daniele. Essi hanno saputo arrivare ad una loro forma di musica italiana fondendo tantissimi elementi diversi tra di loro.

Stiamo vivendo un momento difficile, di grande cambiamento e transizione, l’emergenza sanitaria ha stravolto e cambiato le nostre vite. Un tuo pensiero sulla sofferenza dei lavoratori, del mondo dello spettacolo, musica, della cultura in generale.
Io credo che in Italia la cultura non abbia rilevanza. Credo che il nostro paese sia così talmente abituato a essere circondato dalla cultura da arrivare a non interessarsene, e se lo fa, lo fa con sforzo minimo. Questo per dire che i problemi che abbiamo ora nel mondo della musica con questa pandemia esistono da sempre. Se la musica in Italia non è considerata cultura ma solo intrattenimento, perchè lamentarsi ora in questo periodo delle cose che non vanno? Purtroppo sono problemi che questo Paese si porta dietro da sempre, anche quando la sua cultura era più grande e importante di quanto lo sia ora. Detto questo, per chi suona questo periodo è un inferno, spero passi il prima possibile, possibilmente senza esagerare in abbuffate di musica live in streaming che non risolve proprio niente.

Perché chiudere i luoghi di cultura? Teatri e sale cinematografiche in fondo non hanno avuto contagi:
Spero riaprano il prima possibile. A quanto pare questo virus circolerà ancora per molto, quindi credo sia importante riuscire a trovare una modalità di apertura per i luoghi di cultura. Si tende a sottovalutare il valore salvifico dell’arte. Un film visto al cinema può aiutare le persone, farle riflettere, svagare, rilassare, credo che di questo vada tenuto conto, soprattutto partendo dal fatto che i luoghi di cultura sono spesso i più sicuri e i più controllati.

Cosa significa e rappresenta la musica, per te?
Per me rappresenta tutto quello che ho e quello in cui credo. Non credo di essere mosso così intensamente per altre cose. Non posso concepire la mia vita senza l’esistenza della musica. Questo comporta molti sacrifici, soprattutto a livello economico, ma non mi importa, non mi pesa. Senza, morirei.

Progetti prossimi, Covid permettendo?
Per ora cerco di promuovere al massimo questo disco, e devo dire che la cosa mi impegna molto. Per il futuro non riesco a fare molti piani, anche perchè mi sembra ci sia molto poco da programmare. Preoccuparsi troppo del futuro non rientra tra le mie caratteristiche già in un periodo di normalità, figuriamoci ora che viviamo con una pandemia di livello mondiale! Per ora mi sento solo di dire che promuoverò “Solo al sole”, poi credo che inizierò a scrivere e a pensare qualcosa di nuovo.

Alessandra Paparelli