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RICCARDO FORESI – QUANDO L’AMORE PER LA MUSICA E IL TALENTO DIVENTANO PROFESSIONE

RICCARDO FORESI – QUANDO L’AMORE PER LA MUSICA E IL TALENTO DIVENTANO PROFESSIONE

Oggi vogliamo parlarvi di un artista raffinatissimo e pieno di talento: Riccardo Foresi, musicista marchigiano, Regione bellissima che ha dato i natali a tanti artisti. Riccardo Foresi fin dall’età di sei anni, dopo aver scelto la tromba come suo strumento prediletto, entra nell’organico della banda cittadina di Monte San Martino, facendosi valere e da allora ha percorso una lunga strada artistica. Dopo essersi diplomato giovanissimo con il massimo dei voti al conservatorio Rossini di Fermo, si è dedicato alla sua ulteriore grande passione, il canto che è diventato professione. Un artista versatile, intenso.
Un percorso molto lungo e pregiato, il suo. Nel 2002 dopo numerosissime esperienze in Italia, decide di trasferirsi in Canada dove completa gli studi Jazz al Grant Mcewan college di Edmonton. Poi arriva il periodo a New York e nella “Grande Mela” inizia il successo, il suo percorso musicale più importante, dove si esibisce in vari locali. Viene notato da Eric Beall, allora Vice Presidente dell’etichetta discografica Sony e in poco tempo inizia importanti collaborazioni con produttori del calibro di Jeff Franzel, Wayne Cohen, Michael Whalen, Leo Z, Jorgen Eloffsson, Gary Baker, Diego Calvetti, Lasse Anderson, Antonio Galbiati, Roberto Baldi). Resterà negli Stati Uniti per sette anni, esibendosi in locali e luoghi molto prestigiosi ed importanti tra cui Il Rio di Las Vegas, House of Versace di Miami, Rockwood Music Hall di New York. Dal 2012, Foresi ritorna in Italia con lo spettacolo Riccardo Foresi & That’s Amore Swing Orchestra con cui ha già eseguito oltre 700 concerti. Lo abbiamo raggiunto e intervistato per Tuttorock.

Come nasce la tua passione musicale e come diventa professione, mestiere?
Sinceramente non ricordo un giorno della mia vita in cui non ci sia stata musica. Sono cresciuto in una famiglia molto tradizionale da papà falegname e mamma casalinga. Sicuramente questa condizione ha influito molto, in quanto era la radio a fare compagnia a mia madre durante le giornate, e ricordo bene le canzoni di quegli anni che mi rimaste in testa per sempre. Mio padre quando ero bambino fondò la banda musicale, allora una grande occasione di aggregazione per i ragazzi e credo si iniziata proprio li per me. Dopo un paio di anni di solfeggio mi ritrovai in mano una tromba, e da quel momento in poi è sempre stata tra le mie mani generando una crescente passione, mai abbandonata che con il tempo si è poi trasformata in mestiere.

Il canto è stato sempre una tua grande passione: 

Per molti anni ho suonato la tromba, migliorandomi sempre fino a diplomarmi da giovanissimo al conservato raggiungendo un livello molto alto e per un certo periodo ho creduto che avrei fatto il trombettista. Da sempre ero incredibilmente attratto dai cantanti, dai cantanti di musica leggera, e fortunatamente un bel giorno sentii di provare anche io ho portato avanti i due percorsi fino a quando ho capito che la mia vera passione e la mia massima espressione era il canto.

Collaborazioni e concerti importanti esperienza internazionale: raccontiamolo ai nostri lettori e lettrici:
La mia vera fortuna è stata quella di aver iniziato a sognare sin da bambino. Il sogno che mi ha sempre spinto, sempre guidato. Ho iniziato a fare il musicista e a vivere di musica sin da adolescente e questo mi ha dato la possibilità di fare molte esperienze musicali di ogni genere, per cui nel mio percorso ho piano piano avuto la possibilità di incontrare molti artisti. La vera grande svolta è avvenuta quando ad un certo punto ho deciso di lasciare l’Italia per andare a New York. Quella città mi ha dato tantissime possibilità, prima di tutto l’incontro con la mia insegnante di canto Miriam J. Arman che ha letteralmente cambiato la mia vita di cantante e l’incontro con Eric Bell della SONY. Grazie a questi incontri e tanto lavoro si sono tante porte, e tante collaborazioni con autori, produttori e musicisti di calibro internazionale.

Hai collaborato con molti produttori e duettato con artisti importanti.
Aver lavorato a stretto contatto in studio con produttori importanti credo sia stato vitale per la mia formazione e crescita artistica. Ho avuto l’onore di collaborare con Jorgenn Elofsson, Gary Baker, LeoZ, Diego Calvetti, Wayne Cohen, Antonio Galbiati, Jeff Franzell, Roberto Baldi, Emilio Munda. Ognuno di questi artisti ha contribuito a tirare fuori la mia essenza. Una delle più belle esperienze che non dimenticherò mai è stato duettare con Amii Stewart.

Tre album all’attivo e il singolo inedito “Il mio Paradiso”. Come nasce e qual è la tua esigenza narrativa?
Di anno in anno, mi sono reso conto di come un’artista possa cambiare, di come il suo stato d’animo, la sua vita, possano condizionare le sue scelte musicali e ciò che decide di immortalare attraverso la realizzazione di dischi. I tre dischi, descrivono perfettamente la mia evoluzione, quegli stati d’animo e le varie condizioni di quasi un decennio di musica, concerti, amori, delusioni, frustrazioni, sogni e rimpianti… Il mio paradiso segna sicuramente un nuovo inizio nella mia carriera, l’esigenza di condividere le mie emozioni attraverso canzoni scritte da me.

Un tuo pensiero sulla crisi dello spettacolo, la musica live ferma, i luoghi di cultura chiusi;
Inutile sottolineare l’impatto che la vicenda del Covid abbia avuto sul pianeta in generale. Qualcosa che nessuno di noi poteva prevedere. Mi rendo conto di quanto sia difficile per chi governa prendere le giuste decisioni che poi vanno ad impattare pesantemente sulla vita di tanta gente in particolare degli artisti.
Un anno in questa condizione è davvero pesante, non solo sull’aspetto lavorativo/economico ma anche psicologico di chi come me vive di arte. L’arte non può essere messa in pausa, o peggio pensare di poterne fare a meno. Sicuramente questa vicenda ha messo in luce le grandi precarietà esistenti in ambito artistico e i molti cambiamenti necessari per tutelare l’arte e gli artisti. Sono fiducioso perché credo nelle grandi capacità dell’uomo, per cui voglio sperare che ci sia presto una risoluzione e che tutti gli artisti possano presto tornare sui palchi, nei teatri, nei cinema, nei musei e a diffondere e condividere la propria arte.

Perché è così difficile nel nostro Paese vivere di cultura?

Io credo che il principale problema sia la burocrazia; in eccesso…la carenza di corsie che possano agevolare il percorso di chi ha il talento e vuole appunto diffondere la cultura. Dovremmo creare maggiori occasioni, meno passaggi…L’italia è cultura, arte pura, ed è assurdo che non ci sia una struttura competitiva ed efficiente a sostegno di tutto ciò. C’e bisogno di più, molto di più affinché i talenti, in ogni campo restino in italia e la rendano grande.

Scelte libere fuori dalle logiche di mercato, come ti poni verso l’indipendenza artistica?
Penso che un artista (se pur molto difficile) debba essere anche imprenditore di se stesso per poter vivere di musica, trovando il giusto equilibrio tra quello che crea e quello che il mercato è in grado di accogliere. Penso anche che non ci siano regole precise, oggi ci sono molte vie per potersi affermare senza necessariamente percorrere percorsi tradizionali.

Alessandra Paparelli