Now Reading
PREMIATA FORNERIA MARCONI (P.F.M.) – Intervista a Franz Di Cioccio e Patrick Djivas

PREMIATA FORNERIA MARCONI (P.F.M.) – Intervista a Franz Di Cioccio e Patrick Djivas

La Premiata Forneria Marconi, o PFM, come preferite, è tornata con un nuovo album, il secondo per la label tedesca Inside Out Music e con distribuzione Sony Music. “Ho Sognato Pecore Elettriche” (leggi qui la recensione) è un ottimo album che esce in doppia versione, in italiano e in inglese e che è un arco temporale che unisce la PFM di ieri, di oggi e sicuramente quella che ascolteremo in futuro. Ci sono anche graditi ospiti come Ian Anderson (Jethro Tull), Steve Hackett (Genesis), Luca Zabbini (Barock Project) e Flavio Premoli, tastierista e figura storica della band. Ne ho parlato telefonicamente con le altre due figure storiche della band, la sezione ritmica (il motore della band come afferma Franz Di Cioccio nel corso dell’intervista), ovvero Franz Di Cioccio e Patrick Djivas. Di seguito una lunga e piacevole intervista.

Ciao e benvenuti su Tuttorock.com. Un nuovo album, “Ho Sognato Pecore Elettriche”, un titolo che rimanda a “Blade Runner” e al romanzo di Philip Dick. Perché questa idea?
Franz Di Cioccio: Ho sempre amato la fantascienza, il film “Blade Runner” e il libro di Philip Dick, ma anche in altri romanzi di questo scrittore, ci si immagina come possa essere il futuro. Viviamo in un un presente che sembra il futuro distopico del mondo fantascientifico, la tecnologia serve e risolve tanti problemi ma a volte non ti dà il tempo di memorizzare le cose e questo non mi sembra molto positivo. Non c’è una risposta alla domanda che ci si pone nel film è irrisolta e noi abbiamo lanciato come una provocazione. Quando vai a dormire non riesci ad addormentarti subito per colpa del cellulare, non basta più contare le pecore, è un invito a ritrovare spazio per se stessi e a connettere le menti. La tecnologia deve essere guidata dall’uomo, non deve guidare te.
Patrick Djivas: Come diceva Franz, non siamo contro il progresso, contro la scienza, contro i computer, di conseguenza però penso che la tecnologica debba essere al servizio dell’uomo e non viceversa. La scienza studia ciò che può essere utile allo sviluppo della tecnologia, ma spesso questa tecnologia viene usata esageratamente. Sembra che stiano diventando tutti androidi. Prendi per esempio i social network, ne siamo drogati, dovrebbero servire a migliorare ma secondo me sono usati male e penso che questo tipo di uso della tecnologia è più che altro nocivo, specialmente in questo difficile periodo che stiamo vivendo.

Possiamo considerarlo un concept album?
Franz Di Cioccio: Non proprio, i brani possono convivere anche da soli, per esempio nel brano “AtmoSpace” c’è il drone che si innamora della terra ed è un paradosso, perché noi viviamo in questa terra e non è che l’amiamo così tanto tutto quello che accade, come la stiamo distruggendo. Mentre il drone, che vola libero e felice nell’aria, la vede dall’alto. Il drone dice ‘mi sono innamorato di questa terra. Le piante, l’acqua’ e quindi uso spesso quest’allegoria per far capire che abbiamo bisogno di amare anche noi la nostra terra, dobbiamo tornare a sognare. Aprire la mente e connetterci con altre dimensioni che non siano solo quelle che stiamo vivendo oggi.
Patrick Djivas: Praticamente questo drone capisce che stiamo correndo grossi rischi. Tutto questo non è poi così lontano dalla realtà di oggi.
Franz Di Cioccio: Tu hai già ascoltato il disco?

Sì, sì, l’ho sentito molto bello!!
Franz Di Cioccio: Mi devi dire i tre pezzi che ti piacciono di più! Cominciare con un brano strumentale non lo fa nessuno, ma la PFM è la PFM!! Noi volevamo far capire come in maniera normale che nell’album ci sono 300 anni di storia della musica, parte con una sensazione di musica classica e man mano si trasforma e diventa una cosa caotica. Poi ci sono altri brani dove ci sono dei protagonisti e ovviamente ci sono anche le pecore elettriche che sono anche nel titolo. Ma ogni brano ha una sua storia, è un’idea per capire che tipologia di persone si possono trovare e come cercano di inserirsi nella società. Tipo in “Mr. Non Lo So” per esempio c’è un personaggio che è stufo di essere un leccaculo, invece alza gli occhi, vede il drone che vola. Nel momento in cui vede il drone che sta amando la terra dice, ‘ma questo è libero, io non sono un leccaculo, rivoglio la mia libertà’ quindi ogni brano racconta con un protagonista quello che accade fino all’ultimo brano che è “Il Respiro Del Tempo”, dove c’è una scelta musicale molto molto particolare, perché si comincia con un con un tema, un tema a cappella, cantato. Poi si sviluppano tutte le sonorità, la musica che c’è dietro fino alla fine di “Transumanza”, una jam session che ci siamo regalati e anche questo nei dischi normali è difficile da trovare.

Mi avevi chiesto i miei tre brani preferiti? I due strumentali, “Mondi Paralleli” e “Transumanza” e “Il Respiro Del Tempo”.
Franz Di Cioccio: Ma veramente? Sei in linea allora! Sono anche i miei preferiti! Ci tenevo a farti questa domanda!

Come mai avete proprio pensato di iniziare con brano strumentale che poi mi sembra che richiami il vostro “PFM In Classics”, l’album “PFM In Classic” del 2013 dove rivisitavate alcune composizioni di musica classica alla vostra maniera!
Franz Di Cioccio: Noi siamo così, siamo estroversi!!
Patrick Djivas: Abbiamo la fortuna di riuscire a muoverci in modo abbastanza sereno e credibile attraverso musiche molto diverse e non ci siamo mai cimentato in un solo genere musicale malgrado l’etichetta di band progressive. Diciamo che la musica progressiva non è solo il prog anni 70, ma è tutta la musica che può succedere poi in avanti con il tempo. Noi abbiamo avuto la fortuna nella nostra vita di avere una mente molto aperta, cerchiamo di raccogliere qualsiasi stimolo musicale che arriva anche dall’esterno e di coltivarlo. Può essere progressive, musica classica, rock, pop, non ha importanza. Non seguiamo un genere unico, vedi quello che abbiamo fatto con Fabrizio De Andrè, con l’album strumentale “Stati D’Immaginazione”. Il brano “Pecore Elettriche” è un brano sull’allegoria della vita che parte poi piano piano, con poche note, ma in crescendo passa attraverso la musica classica e va a finire in un caos totale dove ci sono tempi ritmici complicati da decifrare, tempi dispari e via dicendo. Quindi come dicevamo è un pò un viaggio in 250 anni di musica perché parte con armonie alla Prokofiev, poi Stravinski e poi diventa un classico brano alla PFM con passaggi di basso e batteria e tutti gli altri strumenti, una cosa molto distopica, tutto questo in soli tre minuti e mezzo di brano. L’importante è di non fare un’accozzaglia di cose, di mettere tutto insieme alla rinfusa, ma di dare un giusto senso armonico al tutto, di dare dinamicità riuscendo a dare il giusto spazio a tutti i vari generi diversi. L’idea è stata anche quella di dare modo all’ascoltatore dopo aver ascoltato questo primo brano dire ‘oddio! Ora cosa mi aspetta nel seguito dell’album?’.

In “Transumanza” poi c’è il ritorno di Flavio Premoli alle tastiere, altro volto storico delle PFM. Come mai la decisione di coinvolgerlo bel brano?
Franz Di Cioccio: Perché, come abbiamo già fatto nei concerti dedicati a Fabrizio De Andrè, è un grande musicista e un amico. “Transumanza” è una jam session e ci ricordava quando noi agli inizi facevamo molte jam sessions, specialmente dal vivo, improvvisavamo sempre. Per esempio in “Live In USA” ci sono delle improvvisazioni pazzesche. Avevamo così questa voglia di improvvisare perché quando hai dello spazio libero, a sua volta ognuno si libera, sale l’adrenalina e non sai nemmeno quello che stai per fare e non sai nemmeno cosa farà l’altro. Io comincio con la batteria, poi a un certo punto spezzo perché entra Marco Sfogli con la chitarra e non corre a 200 all’ora come lui sa fare benissimo. E’ questa la cosa bella dell’improvvisare, ci scopriamo l’uno con l’altro mentre entriamo in scena. Cose che si fanno più che altro nei live ed è il nostro modo di fare arrivare la gente nel nostro sound, appunto i nostri “Mondi Paralleli”. Poi quando ascolti quel brano tu ti costruisci il tuo film nella mente, fai la tua storia personale, immagini il tuo mondo e per noi è stato un modo per far partecipare tutta la band e Flavio ha avuto un ruolo molto importante, ma anche Luca Zabbini dei Barock Project.

Hai nominati Luca Zabbini dei Barock Project ed era anche la mia prossima domanda, come lo avete coinvolto?
Franz Di Cioccio: Lo consociamo da quando era piccino, bambino, veniva ai nostri concerti con il padre, era un patito del progressive. Lo abbiamo visto crescere e ci piaceva l’idea di invitarlo a suonare con noi. La PFM è un gruppo aperto!!

Ci sono poi anche altri due grandi ospiti come Steve Hackett e Ian Anderson nel brano “Il Respiro Del Tempo”. Come li avete coinvolti?
Patrick Djivas: Steve Hackett e Ian Anderson ci hanno fatto un enorme piacere nel suonare nel brano, sono anche due amici e li conosciamo già da molto tempo. Con Ian Anderson abbiano già fatto alcune cose insieme tra cui l’esibizione al Festival Prog Exhibition, è quindi una conoscenza non solo da musicisti, ma anche una conoscenza che sale ad un livello superiore, avendoci già suonato insieme è diverso dal conoscersi solamente. Con Steve Hackett il discorso è diverso, non abbiamo mai suonato con lui a parte qualche jam session, ma ci vediamo spesso e siamo anche molto amici, ci conosciamo dal 1971 perché come sai i Genesis hanno avuto un enorme successo prima in Italia e già allora avevamo fatto alcuni concerti insieme. Con lui abbiamo avuto la gioia per il premio Prog Award a Londra come migliore band internazionale dell’anno. Eravamo seduti allo stesso tavolo perché abbiamo la stessa casa discografica. E’ una persona molto sincera, una bella persona. Entrambi sono stati molto rispettosi del brano e hanno fatto i loro interventi in linea con l’idea del brano e hanno fatto tutto con molta discrezione.

Molto particolare anche la copertina, la foto dei vostri volti che sono sovrapposti. Come vi è venuta l’idea?
Franz Di Cioccio: Perché siano basso e batteria, siamo sempre uniti, siamo la forza motrice della band. A parte l’amicizia che ci lega da tantissimi anni, volevamo una copertina che non fosse normale, un qualcosa di particolare, nemmeno tanto horror. Così ci siamo detti, ‘ci mettiamo la faccia’. Da quello che abbiamo sentito, l’idea è piaciuta a molti, è venuta fuori una faccia del tutto nuova, mezzo Patrick e mezzo Franz, l’uomo del futuro! Ci piace scherzare e ridere su queste cose!
Patrick Djivas: Diciamo anche che siamo la garanzia della PFM, anche se la band è formata da tutti i componenti e tutti sono la PFM, sono tutti musicisti straordinari, suonano con professionalità, con passione e con il cuore e con la testa e noi siamo i garanti, i volti storici.
Franz Di Cioccio: E’ una faccia distopica, utopica dentro e distopica fuori ahahaha!!! Tutto questo fa notare di come ci divertiamo e di come abbiamo ancora tanto entusiasmo nel far un disco dopo 50 anni di storia della PFM.

Franz, mi hai dato il la per la prossima domanda. 50 anni fa usciva “Impressioni Di Settembre”, il brano che vi ha fatto conoscere anche al di fuori degli estimatori del rock progressivo. Come fate ad avere ancora tutto questo entusiasmo a distanza di 50 anni dove sono cambiate tantissime cose anche musicalmente?
Franz Di Cioccio: Si effettivamente nel mezzo sono cambiate tantissime cose, ma noi siamo così e lo saremo sempre, altrimenti oggi non avremmo fatto un disco dove c’è la jam session strumentale. Noi siano contro la discriminazione dei generi, a noi la musica piace tutta e ci piace creare qualcosa di vario, ad esempio “Le Pecore Elettriche” che è un brano ironico, quindi dall’ironia al rock al prog, al funk al jazz fino ad arrivare all’heavy metal. L’appassionato compra i dischi perché è la musica che ti cattura e non viceversa. Questa filosofia ci ha fatto stare sempre bene e diventare quello che siamo oggi. Diremo sempre che il nostro album migliore sarà quello che verrà, il prossimo.

Hai parlato di heavy metal ed effettivamente in Marco Sfogli avete un componente che proviene anche dal mondo del metal!
Franz Di Cioccio: Si, ma praticamente c’è una parte di tutto e poi Marco è un chitarrista eccezionale! La PFM è la nostra capacità di creare quell’energia di essere dei musicisti.

Tra “Emotional Tattoos” e “Ho Sognato Le Pecore Elettriche” c’è stata in mezzo la pandemia. In un modo o nell’altro questa esperienza ha influito nella stesura e scrittura dei brani?
Patrick Djivas: “Emotional Tattoos” è stato il primo album che abbiamo scritto con la nuova formazione, ci sono brani molto belli ma è stato un disco forse meno suonato, mentre il nuovo ha avuto una gestazione molto diversa anche per via delle condizioni in cui è nato, il covid, l’impossibilità di suonare in giro e nei teatri come facciamo di solito e tutto questo è confluito in un disco molto più suonato, non solo i brani strumentali, ma anche quelli cantati hanno delle parti strumentali molto più elaborate Poi questa nuova formazione è oramai molto affiatata e dopo che hanno aperto ‘le gabbie’, noi ci siamo gettati a suonare come animali  ognuno della band ha il suo spazio per potersi esprimere.
Franz Di Cioccio: La PFM è come una squadra, nessuno prevale sull’altro, siamo affiatati perché abbiano fatto circa 110 concerti, il covid ci ha fermati e ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti ‘cosa facciamo?’, ‘ma si, facciamo un disco’.

OK, vi ringrazio moltissimo e, come faccio solitamente, lascio chiudere a voi l’intervista, un invito, un messaggio ai vostri fan per “Contare Le Pecore Elettriche’ e magari per staccarsi un pò da internet, visto il significato di alcuni brani.
Patrick Djivas: Un saluto al nostro pubblico, sono loro la nostra forza motrice e è una gioia incontrare nuovamente tutti ai nostri concerti e siano molto felici dei consensi che sta avendo il nuovo album un po’ in tutto il mondo, ne siamo veramente entusiasti.
Franz Di Cioccio: La musica è una grandissima medicina e penso che siamo riusciti a dare un lavoro diverso da ciò che si sente oggi e abbiano fatto tutto con tanto entusiasmo e passione.

FABIO LOFFREDO

Band:
Franz Di Cioccio: Voce e batteria
Patrick Djivas: Basso e tastiere
Marco Sfogli: Chitarra elettrica e acustica e cori
Lucio Fabbri: Violino, viola e cori
Alessandro Scaglione: Tastiere, pianoforte e cori
Alberto Bravin: Tastiere, chitarra acustica e cori

Special Guests:
Luca Zabbini: Organo Hamond, pianoforte e minimoog
Flavio Premoli: Minimoog nei brani 9 e 10
Steve Hackett: Chitarra nel brano 8
Ian Anderson: Flauto nel brano 8

https://www.pfmworld.com
https://www.facebook.com/premiataforneriamarconiofficial
https://twitter.com/pfmufficiale
https://www.youtube.com/pfmofficial