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MOLOTOV COCKTAIL BAND – Il progetto artistico e sociale di un carabiniere e di un poliziotto

MOLOTOV COCKTAIL BAND – Il progetto artistico e sociale di un carabiniere e di un poliziotto

molotov cocktail band 1

Ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con Sobrino Coppetelli e Paolo Izzi, fondatori della Molotov Cocktail Band. Sobrino, nella vita di tutti i giorni carabiniere, e Paolo, poliziotto, appassionati di musica rock, hanno dato vita a questo progetto musicale che li ha portati nel 2016 a vincere il 1° premio al Bonefro Rock Festival, il contest musicale più famoso del Molise, con il brano “Cambierò” e il premio cantautori al Sanremo new talent 2016 con “Voglia di planare”. Impegnati molto nel sociale, i due hanno scritto “Neanche una (in più)”, brano che affronta il drammatico tema della violenza sulle donne. Il videoclip che accompagna il brano vede l’interpretazione dell’attrice e modella Mirella Sessa, che regala la propria immagine per questa causa molto importante, e i proventi totali ricavati dalla vendita del cd del singolo andranno ai centri antiviolenza.

Ciao Sobrino, ciao Paolo, benvenuti su Tuttorock, innanzitutto, come state?

Sobrino: Ciao Marco! Benissimo, grazie!

Paolo: Ciao Marco, cerchiamo di restare positivi!

Parlatemi un po’ di questo brano “Neanche una (in più)”, com’è nato il brano?

Sobrino: Il brano nasce telefonicamente, Paolo ha tirato fuori un riffone fondamentale, io avevo questo testo archiviato, la violenza sulle donne è un argomento che ci sta a cuore e c’era già l’idea di trattare l’argomento in questo modo. Poi c’è stata un’osmosi, abbiamo visto insieme una serie di cose e abbiamo registrato il brano.

Paolo: In realtà noi collaboravamo già insieme, la band esisteva già e avevamo già scritto altre cose insieme.

Come vi siete conosciuti?

Paolo: Io e Sobrino ci siamo conosciuti per lavoro, lui fa il carabiniere e io il poliziotto, ci siamo incontrati durante alcuni interventi. Abbiamo cominciato a parlare di musica e ci siamo detti: “perché non facciamo qualcosa insieme?”. Ci siamo poi visti in sala prove e abbiamo iniziato a buttare giù delle idee, poi abbiamo iniziato a scrivere delle canzoni e, nel 2016, con un brano che si chiama “Cambierò”, abbiamo vinto un festival molisano molto importante, il Bonefro Rock Festival. Da lì è iniziata una produzione che ha portato alla realizzazione di “Neanche una (in più)”. Questa è la genesi del progetto.

Sobrino: Io e Paolo siamo i motori della Molotov Cocktail Band.

Questo brano però non è solo un singolo ma si tratta di un vero e proprio progetto, volete parlarmene?

Paolo: Il brano affronta questo tema così importante e delicato come la violenza di genere, a cui abbiamo associato altre canzoni che faranno parte di un cofanetto che si concretizzerà, speriamo nella prossima primavera, in un vero e proprio album autoprodotto nel quale affronteremo la tematica dell’amore sotto diversi punti di vista, l’amore per i figli, l’amore per chi non c’è più, l’amore come non dovrebbe essere, ovvero violenza e sottomissione.

Sobrino: Aggiungerei che il brano è il cavallo di battaglia dell’album e del progetto, “Neanche una (in più)” andrà a finanziare i centri antiviolenza in Italia. In merito a questo stiamo stampando parecchie copie del singolo che a breve verranno donate a questi centri che riceveranno il ricavato economico dalla loro vendita. Noi ci siamo autofinanziati e questo è un modo per dare a loro la possibilità di vivere perché anche loro, a parte i centri più blasonati che già conosciamo, vivono di mezzi propri e ogni piccolo contributo da parte nostra può essere fondamentale.

Avete detto che il motore della band siete voi, nel video però vedo anche un batterista e un bassista, suoneranno loro i brani dell’album?

Paolo: In linea di massima sì, il batterista sarà lo stesso, almeno ci auguriamo, a lui si andranno ad aggiungere un bassista ed un tastierista.

Di chi è stata l’idea del video e da chi è stato realizzato?

Paolo: Abbiamo scritto la sceneggiatura io e Sobrino, poi il video è stato girato da un videomaker di Campobasso.

Sobrino: Vorrei aggiungere il fatto che l’attrice e modella Mirella Sessa, arrivata seconda a Miss Italia, è stata felicissima di interpretare la ragazza nel video e non ha voluto nessun compenso economico, ha quindi voluto fare un regalo per questa giusta causa.

Che riscontri state avendo?

Paolo: Il riscontro è sicuramente positivo, in pochi mesi il video ha raggiunto circa 25mila visualizzazioni reali. Il video è stato vettore di donne che, vedendolo, ci hanno scritto privatamente e noi le abbiamo messe in contatto con i centri antiviolenza. Questo ci fa estremamente piacere, il senso di questo lavoro era proprio quello.

Dimostrate di essere due uomini molto attenti alle problematiche sociali, infatti siete in gara anche per il concorso “Musica contro le mafie”. La musica può ancora muovere le coscienze delle persone?

Paolo: Secondo noi sì, la musica è una forma di comunicazione del pensiero che arriva prima delle parole. Questo lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, durante alcuni convegni nei quali siamo stati ospitati, al di là delle parole degli addetti ai lavori, gli studenti delle medie e delle superiori si sono risvegliati improvvisamente nel momento in cui è stato proiettato il video, li vedevamo in uno stato di torpore provocato dalle tante parole che recepivano, poi hanno iniziato a battere le mani a tempo, hanno cantato insieme a noi il ritornello, credo davvero che la musica possa aiutare a cambiare le cose.

Sobrino: La musica è stata spesso e volentieri utilizzata come vettore di messaggi importantissimi, pensiamo ad esempio a Woodstock, quindi anche per me la risposta è sì.

Il concorso “Musica contro le mafie” come sta andando?

Sobrino: Attualmente abbiamo ottenuto circa 800 voti sui social, ci sono tre fasi: social (che ha un’influenza del 20%), giuria studentesca e giuria finale, ci sembrava giusto iscriverci a questo contest in virtù dell’impegno sociale che abbiamo, poi non chiedono soldi, a differenza di tanti altri talent, e per me è una questione di principio.

Qual è la vostra formazione musicale e chi sono gli artisti del passato e del presente che più ammirate?

Sobrino: Comincio io perché faccio prima, per Paolo ci vuole una settimana (ride – ndr). Io nasco, musicalmente parlando, con una passione sfrenata per i Queen e, nel 1987, quando avevo 10 anni, mi sono fatto regalare le prime cose loro. Considera che, in quarta e quinta superiore (io ho fatto l’istituto d’arte quindi facevo ben poco a scuola), c’erano i primi programmi di scambi culturali studenteschi, io mi impegnai e presi due borse di studio e passai 15 giorni a farmi allontanare dalla polizia davanti a casa di Freddie Mercury, lui era già scomparso da 3/4 anni ma stavo lì in attesa di vedere qualcuno che emanasse l’odore di quella casa. Freddie è stata una figura importantissima per me perché la sua frequenza vocale ha sempre suscitato in me sensazioni particolari, poi ho avuto un padre che non era mai presente e Freddie per me ha rappresentato veramente una figura fondamentale. Io mi accompagno con la chitarra quando canto ma ho sempre avuto una grande passione di scrivere cose mie, ho sempre avuto l’esigenza di comunicare attraverso i testi. Pian piano, ho avuto le prime band, facevamo le cover dei Timoria poi dei Pooh, abbiamo girato molto. Adesso inizia Paolo, io vado a prendermi popcorn e Coca Cola (ride – ndr).

Paolo: La cosa bella di Sobrino è che lui ama i Queen in una maniera viscerale, il problema è che conosce solo loro (ride – ndr). Scherzi a parte, apprezzo tantissimo la loro musica, Brian May è un grandissimo chitarrista ma io ho una formazione diversa da quella del mio collega, sono comunque completamente autodidatta e, come tutti i chitarristi della mia età, sono passato da grandi musicisti internazionali come Jimmy Page, Ritchie Blackmore, Eddie Van Halen, Michael Schenker, e anche da quelli italiani come Ricky Portera, Luigi Schiavone, per me sono stati tutti dei grandi punti di riferimento.

Sobrino: Paolo ha girato un po’ dappertutto ma lui è molto riservato su queste cose, mantiene un basso profilo ma io ho sempre detto che, dopo Brian May, il più forte chitarrista, per una questione di orecchio musicale, è Paolo Izzi. Puoi imparare a suonare uno strumento ed essere un mostro ma con un buon orecchio ci nasci e Paolo riesce a far suonare un manico di scopa come una Les Paul.

Paolo: Vorrei ringraziare Eko Guitars che mi ha fatto diventare suo endorser e mi ha inserito nella pagina dei loro artisti. Ho iniziato nel 1980 con una loro chitarra ed è ancora nella mia collezione, ha un solo pickup Humbucker al ponte ed ha un suono da paura molto anni 80.

I vostri colleghi cosa ne pensano del vostro lato artistico?

Paolo: I miei sono assolutamente dei supporters e i primi a votare per noi sono stati loro.

Sobrino: Quelli che escono in macchina con me ormai hanno le palle e le orecchie sature. Il nostro è un ambiente dove la parte creativa è un po’ messa da parte, quando i colleghi riconoscono un atteggiamento diverso, positivamente parlando, sono sempre curiosi, c’è interesse e approvazione e fanno domande anche sulla creazione di una canzone.

Domanda d’obbligo, anche se in parte mi avete già risposto, quali sono i vostri progetti futuri?

Sobrino: Wembley (ride – ndr).

Paolo: Il progetto più bello, che in questo momento penso sia il sogno di tutti i musicisti, è di tornare a suonare live. Come disse Lina Wertmüller, uno spettacolo senza pubblico non è uno spettacolo. Prima che il Covid bloccasse tutto avevamo, insieme al sindacato autonomo di polizia SAP, il progetto di organizzare un tour a sostegno dei centri antiviolenza.

Grazie mille per il vostro tempo, volete aggiungere qualcosa e salutare chi ha letto l’intervista fin qui?

Sobrino: Grazie a te Marco! Ciao a tutti, ascoltate il brano!

Paolo: Veniteci a sentire quando torneremo a suonare dal vivo così insieme sosterremo questi centri che si fanno in quattro per aiutare le persone in difficoltà.

MARCO PRITONI