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MASSIMO RANIERI – “QUI E ADESSO” LO SPLENDIDO ALBUM TRA AZNAVOUR E I RICORDI

MASSIMO RANIERI – “QUI E ADESSO” LO SPLENDIDO ALBUM TRA AZNAVOUR E I RICORDI

Massimo Ranieri

L’occasione di incontrare un gigante della musica, del teatro e della televisione italiana è virtuale, sulla piattaforma Zoom: Massimo Ranieri ha presentato oggi alla stampa, ai colleghi di radio, tv, siti e giornali il suo ultimo album, dal titolo “Qui e adesso”, in uscita il 3 dicembre. Un nuovo disco che unisce brani inediti a vecchi e amati classici riarrangiati. Massimo Ranieri presenta a tutti i colleghi “Qui e adesso”, con anche l’omonimo show: quattro appuntamenti da giovedì 3 dicembre su RAI3. Lo spettacolo è registrato dal Teatro Sistina vuoto, luogo simbolico per eccellenza, palco storico su cui si sono esibiti gli artisti più grandi. Questa particolare scelta è l’omaggio al teatro, alle difficoltà che sta vivendo in questo momento storico di convivenza con il virus, ai teatri chiusi, un omaggio agli artisti e alle maestranze lavorative, suo pensiero costante.
Il grande artista ha recuperato l’appuntamento con noi giornalisti e speaker, annullato la settimana scorsa per l’improvvisa morte di Maradona, quando scusandosi con tutti noi è riuscito con difficoltà a dire, tra la commozione “sono devastato dalla notizia della morte di Maradona, scusatemi tutti”. Anche il suo debutto su Rai3 era stato rimandato per rendere omaggio alla scomparsa del grande campione argentino, Campione del Mondo nel 1986 e Campione d’Italia con il Napoli nel 1986 e 1990. Anche nella conferenza stampa di oggi e durante l’intervista, Massimo Ranieri ha ricordato la grande importanza che Maradona ha avuto per il Napoli calcio e per la città di Napoli.
Il nuovo album contiene 17 brani ed è frutto della collaborazione con un altro grande nome, Gino Vannelli, grande carriera eclettica, compositore e cantante canadese, voce bianca della fusion, che da direttore artistico del progetto quale è, ha prodotto e curato gli arrangiamenti delle canzoni di Ranieri con il suo personalissimo stile.
L’idea comune e il filo conduttore del nuovo album è il tornare indietro e recuperare dei brani che il grande artista sentiva di aver “abbandonato”. Tra i brani scelti ci sono le seguenti canzoni: “Via del Conservatorio”, “Ti Ruberei”, “Per una donna” e “Quando l’amore diventa poesia”. Tra le canzoni inedite, una menzione speciale la riserva per “Quando il sogno diventa inutile”, pezzo che Charles Aznavour gli regalò pochi anni prima di morire; il disco è stato preceduto da “Mia Ragione” mentre a seguirne l’uscita, il brano “Siamo uguali”, versione italiana di “We Are Brothers” di Vannelli.

Massimo, “Qui e Adesso” è il riscatto ad alcune canzoni degli anni Settanta forse un po’ trascurate o dimenticate?
Forse, sì. Ho lasciato la canzone a 24 anni per fare altre nuove esperienze, alcune canzoni hanno avuto fortuna e altre le ho accantonate ma poi capisci che le hai lasciate per strada. Ora sono tornato indietro e mi sono messo a riascoltarle, anche per rispetto agli stessi autori, ad autori eccezionali che ho avuto in quegli anni; sono brani che ho amato, che hanno sfidato Canzonissima, li ho incisi perché ci credevo e poi mi sono detto “perché no? Voglio ridare al mio pubblico queste canzoni con la “pennellata” artistica di Gino Vannelli, questo grandissimo artista con il suo stile creativo. Quelle canzoni mi erano nel cuore, ora non mi sento più in colpa verso di loro, finalmente camminano da sole.

Nell’album c’è moltissimo degli anni Settanta:
Avevo una meravigliosa squadra, tra il ’69 e il ’74, con Enrico Polito prima e poi con Giancarlo Bigazzi, Totò Savio, dotata di grande creatività. Quello fu un periodo davvero meraviglioso, anni indimenticabili durante i quali abbiamo lavorato molto sul divertimento, c’era allegria, c’era la risata. La canzone “Vent’anni” è proprio la mia vita, un ragazzo giovanissimo che arriva da Napoli e crede nel sogno. La mia stessa vita è nata come una poesia, penso a Rose Rosse e a Metello. Successivamente ho vinto Canzonissima nel 1970 con Vent’anni. Mi commuovo ancora adesso a ripensarci.

Ci sono aneddoti legati a questi brani?
“Ti Ruberei” avrei dovuto presentarla a Venezia, al Festival della Canzone, ma fui fermato perché avevo da poco finito il militare e non potevo andare in tivù per un certo periodo: per i tre mesi successivi non avrei potuto; l’ho poi ripresa appena è stato possibile. “Sogno d’amore” invece era la colonna sonora di un film con Beba Loncar. Queste sono tutte canzoni che avevo abbandonato ma poi – come si dice – si ritorna sempre “a casa” e l’ho trovata piena di ricordi meravigliosi, sono soddisfatto e felice oggi di comprendere canzoni che all’epoca ero troppo giovane per capirle. “Quando l’amore diventa poesia” è stato il mio secondo Festival di Sanremo e sono molto orgoglioso di poter dire di aver cantato una canzone di Mogol.

Lei come vive il connubio musica e tivù? Intensamente?
Sono un privilegiato. Mi sento fortunato che esista questa unione ed anche avere il privilegio di presentare Qui e Adesso in quattro puntate, ogni giovedì sera. Spero di trovare il gradimento di chi mi segue, del pubblico e mi auguro anche che le canzoni tornino ad essere quelle che erano allora.

Come mai la scelta del celebre Teatro Sistina vuoto, per il programma tv?
Qui e adesso va in onda dal Sistina, non solo perché è il teatro del “mito”, in cui ho visto i grandissimi Totò e Anna Magnani, tanti grandi artisti hanno calcato quel palcoscenico, ma è anche il luogo del mio debutto teatrale nel 1971: ricordo che era uno spettacolo dal vivo diretto da un altro Maestro, Vittorio De Sica. Andare in onda da un teatro vuoto è anche un segnale per il pubblico, è fortemente simbolico per il difficilissimo momento che stiamo vivendo.

E’ successo qualcosa con Mauro Pagani? Vi siete lasciati bene?
No, Non è successo niente, ci siamo lasciati benissimo, già tre anni fa gli parlai del desiderio di realizzare un progetto con Gino Vannelli, il nostro è un rapporto ventennale di stima, rispetto e amicizia.

Il brano “Quando il sogno diventa inutile” è un pezzo che le ha donato direttamente un altro grande della musica e dello spettacolo, Charles Aznavour.
Considero Aznavour un Maestro e l’ho sempre seguito, mi sono sempre ispirato a lui: quando sono sul palcoscenico è a lui che penso. E’ stato un grande sogno che è diventato realtà. Esattamente come quando faccio una regia a teatro, io penso a Giorgio Strehler.  Ero stato al suo spettacolo, dire che ero felice è un eufemismo, e poi abbiamo comprato un cappello insieme. Ancora non mi sembra vero di essere stato ospite di un suo show, c’era anche Franco Battiato, meraviglioso artista e uomo. Una volta per ringraziarlo ho chiamato Albano Carrisi, ho comprato un ulivo e gliel’ho mandato in regalo nella sua casa in Costa Azzurra.

Oltre ad Aznavour, ha altri riferimenti musicali?
Adriano Celentano è stato un idolo per me. Ricordo quando cantò 24mila baci al Festival di Sanremo, fu uno scandalo tremendo, con i media dell’epoca che lo accusarono perché aveva voltato le spalle al pubblico e non si poteva fare, addirittura sculettando. Fece scandalo, ruppe qualsiasi convenzione politica e sociale. L’altro mio idolo è Domenico Modugno.

Tra i giovani artisti di oggi, chi le piace? E come è cambiato il modo di raccontare l’amore tra ieri e oggi?
Apprezzo e mi piacciono molto Mamhood, Achille Lauro e Ghali, mi interessano moltissimo per la scrittura e per come trattano le loro tematiche, sono temi attuali; anche Irama mi piace, sarà ospite del mio programma su Rai3. Pensavo fosse un ragazzo montato, un giovane artista “montatello” invece ha un bellissimo sorriso, è dolce, è umano, umile, semplice, con un sorriso solare. Lui è un grande amante di De Andrè, percui abbiamo deciso di cantare La Canzone di Marinella e letto un testo che si chiama Rolex: è il nome di una ragazza e racconta il rapporto difficile e conflittuale con il padre.
L’amore invece, è vissuto oggi e cantato in maniera rabbiosa e disperata. Mi fa male ascoltare i giovani artisti, come i trapper o i rapper che pure apprezzo molto, vivere e cantare l’amore con disperazione, con rabbia. Contrariamente a quanto facevo e facevamo noi che cantavamo l’amore con la speranza che sarebbe stato per sempre.

A proposito di Sanremo, Tiziano Ferro si dice molto legato a lei. Vi ricordiamo nel duetto all’ultimo Festival 2020:
Avremmo dovuto fare un concerto insieme al San Paolo, lui voleva proporre un pezzo in napoletano, le sue preferite da cantare erano tra Anema e Core o Core ‘ngrato; allora gli ho detto che volevamo fare cantare davvero tutto uno stadio avremmo dovuto portare Reginella, brano che per altro io non faccio da ben quindici anni. Considero Tiziano Ferro un mio fratellino: nel 1988 mi ha visto a Sanremo cantare Perdere l’amore e in quel preciso momento decise di fare il cantante.

Le piacerebbe presentare il Festival di Sanremo? E fare il direttore artistico? Tornerebbe in gara?
Sono troppo vecchio per l’Ariston a meno che non mi chiamino a fare il direttore artistico, anzi forse meglio il conduttore, si hanno meno responsabilità. Devi giudicare le canzoni e per me c’è uno solo che può giudicare e sta lassù”, ha concluso, indicando con il dito il cielo.
Ecco, mi piacerebbe fare il conduttore sul palco dell’Ariston.

Perché i giovani cantano moltissimo e ancora le sue canzoni? Fa effetto sentire un giovanissimo cantare “Perdere l’amore” o “Ti penso”
Forse perché le ascoltavano già nelle pance delle loro mamme, forse perché le mie canzoni si tramandano di madre in figlio, di padre in figlio.

Alessandra Paparelli