LITTLE ALBERT – Intervista al chitarrista dei MESSA su The road not taken

In occasione dell’uscita del nuovo album “The road not taken“, ho intervistato il cantante e chitarrista LITTLE ALBERT.

Ciao Alberto, piacere di averti sulle pagine di Tuttorock, e innanzitutto complimenti per lo splendido album che hai pubblicato. Leggo che ti sei avvicinato alla chitarra da bambino, come è avvenuto l’approccio?
Ti ringrazio molto! Ho iniziato a suonare a 9 anni. La mia è una famiglia dove la musica è sempre stata presente, anche se nessuno mi ha mai forzato ad iniziare. La chitarra è sempre stata lì in un angolo del soggiorno, un po’ nascosta. Un giorno ho deciso di prenderla in mano e di chiedere a mio zio di insegnarmi i primi accordi. E da lì è stato l’inizio della fine. Devo dire che già ascoltavo i Rolling Stones, Creedence e altri. Ero anche già incuriosito dalle copertine degli LP che c’erano in casa. Ricordo molto bene quella di Very ‘Eavy Very ‘Umble degli Uriah Heep. 

I tuoi primi ascolti? I guitar heroes che ti hanno ispirato?
Come ti dicevo prima Rolling Stones, Creedence, Grand Funk Railroad, Uriah Heep, Led Zeppelin, Deep Purple, Cream, Rory Gallagher. Insomma, una buona panoramica del rock anni ‘70. Il primo guitar hero ad avermi colpito è stato sicuramente Jimmy Page. Quando ho visto il DVD live dei Led Zeppelin alla Royal Albert Hall mi sono detto “ok, voglio diventare come quello lì”. Poi chiaramente gli ascolti col tempo si allargano. Anche Derek Trucks e Paco De Lucia sono due dei miei guitar heroes assoluti. 

“The road not taken” gronda blues alla grande, ma leggo tue passioni tra jazz, hard-rock, stoner, un’apertura musicale e mentale che aiuta nella composizione?
Più cose si conoscono meglio è. E’ importante, e a volte anche non facile, mantenere un approccio aperto alla composizione e prima ancora all’ascolto. Poi deve venire anche da sè in un certo senso. Quando compongo cerco semplicemente di mettere insieme le cose che mi piacciono. E’ un po’ come fare un panino, Ci metti le cose che ti piacciono ma non puoi mettere tutte le cose che hai in frigo, altrimenti esce una schifezza. 

Per gli amanti della chitarra, le tue preferite? Usi particolari tecniche e accordature? Ho dei gusti molto classici, mi piacciono le chitarre vintage. In particolare, le Gibson dal ‘59 al ‘65. Qualcuno potrebbe dire “grazie al cazzo”. Quella da cui torno sempre è la mia SG Custom. Ho un rapporto ormai personale, quasi tossico, con quella chitarra. Ogni tanto cerco di trovarne un’altra ma poi torno sempre da lei. Ci ho registrato tutti i dischi di tutte le band con cui ho suonato e ci ho fatto di sicuro il 90% dei live fino ad ora. E per quel 10% mancante, il 5% delle volte mi è mancata. In questo progetto, come nei Messa, suono un tono sotto. Ogni tanto in drop. Per questo disco nei live in realtà alterno una in standard e una un tono sotto. Ho capito recentemente che purtroppo per quanto provi a forzare le cose, alcune chitarre, forse tutte, danno il meglio di loro solo in accordatura standard e con un determinato set di corde. Alla fine, le hanno pensate dall’inizio così. 

Complimenti anche per la voce, sei un ottimo cantante, e una bella band compatta si sente, hai assemblato un bel trio.
Grazie mille, non mi reputo per nulla un cantante. Anzi, devo dire che mi mette ancora piuttosto a disagio dover cantare, però credo sia un po’ il prezzo da pagare se si vuole comunicare qualcosa con la propria musica. Della band sono molto contento, non devo dire niente, capiscono quello che va fatto da soli. Sono entrambi musicisti (Diego Dal Bon, batterista per i Jennifer Gentle e altri, e Alex Fernet, artista disco funk che potete ascoltare con il suo progetto solista. Progetto dove suoniamo sia io che Diego, tral’altro) che suonano da tanto e lo fanno in modo professionale. Soprattutto sanno cosa vuol dire fare il bene per la canzone e non per il proprio ego. In più siamo amici, ci troviamo spesso anche solo per uscire e stare in compagnia.  

Fra le tue collaborazioni hai avuto anche il grande Enrico Gabrielli, che esperienza è stata?
E’ stato ospite nel primo disco che ho registrato con la band prog Glincolti. Avevamo aperto un concerto ai Calibro 35 nel 2012 credo. Stavamo ancora lavorando ai brani del disco e abbiamo pensato di coinvolgerlo. E’ stata una esperienza molto bella, anche se breve. E’ stato molto istruttivo vedere come i pezzi cambiavano forma con le sue parti e le sue idee di arrangiamento. E’ stato come avere una specie di piccola finestra nella mente di un grande musicista e compositore contemporaneo. 

I Messa quando li rivedremo?
I Messa sono in piena attività, stiamo lavorando al nuovo disco che credo registreremo entro la fine di quest’anno. 

Disco malinconico e affascinante il tuo, a cosa ti sei ispirato?
The Road Not Taken è un disco di canzoni alla fine. E parla di fare delle scelte. Diciamo che un sound oscuro e molto riverberato ce l’ho sempre avuto in mente per questo progetto. A me piace il blues triste, le ballad. Un po’ la musica triste in generale. Trovo che la musica triste ci liberi dalla tristezza ascoltandola. Ci fa sentire capiti. Poi ognuno la vede come vuole, io non ascolto musica felice per essere felice, la sentirei non in sintonia con me. In particolare, ho preso spunto da un disco di Peter Green, In the skies, per il sound di chitarra, e dai dischi dei Graveyard come il sempreverde Hisingen Blues. Hiding All My Love Away è un brano ispirato invece al sound di una band moderna, i Men I Trust. Anche Super Session di Bloomfield ha avuto un ruolo, come i dischi dei Cream. 

Come vedi il panorama musicale odierno? Hai artisti di cui potresti consigliare l’ascolto?
Certo, artisti validi ce ne sono tantissimi. Bisogna cercarli però. Marcus King è uno degli artisti blues moderni che stimo di più. Il già citato Derek Trucks, gli olandesi DeWolff, i miei compagni di etichetta Calibro 35 e Studio Murena. Gli amici Horror Vacui di Bologna. Marco Castello con il suo cantautorato in chiave neo-soul/anni ‘70 o gli WOW. Se mi emoziona non mi interessa che genere sia. Le cose che mi piacciono nel panorama moderno sono molto spezzettate e disperse in mille realtà e scene musicali isolate tra loro. 

Progetti futuri? Un tour italiano è in vista?
Sto lavorando ad alcune date per il periodo estivo, a breve pubblicherò il calendario delle date nei social. Sto lavorando anche ad un tour per settembre. Chiaramente è un po’ un casino incastrare tutto con gli impegni di tutti, però dai c’è Google Calendar.

MAURIZIO DONINI 

Band:
Little Albert: voce, chitarra, piano elettrico
Alex Fernet: basso
Diego Dal Bon: batteria, percussioni

https://www.youtube.com/channel/UCZBUqPyr4wQQfO-9DiIu99g
https://www.instagram.com/littlealbertblues
littlealbertblues.bandcamp.com/album/the-road-not-taken