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GIORGIO CICCARELLI – Verso il terzo disco solista con il singolo “Conto i tuoi passi”

GIORGIO CICCARELLI – Verso il terzo disco solista con il singolo “Conto i tuoi passi”

In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Conto i tuoi passi”, (etichetta Le Siepi Dischi e distribuzione Believe Digital) che anticipa il terzo disco solista in arrivo in autunno, ho avuto il piacere di intervistare Giorgio Ciccarelli, chitarrista, cantante e compositore che rinnova la collaborazione con lo scrittore e autore di testi Tito Faraci e con il produttore Stefano Keen Maggiore (Immanuel Casto, Romina Falconi, The Andre). Giorgio ha suonato con numerose e importanti band italiane (tra cui Afterhours, Colour Moves e Sux!) con le quali ha pubblicato 12 dischi.

Ciao Giorgio, benvenuto su Tuttorock, parliamo un po’ di questo nuovo singolo “Conto i tuoi passi”, che uscirà giovedì 22 aprile, quando e com’è nato il brano?

Ciao Marco! Il brano, e anche tutto il disco, risentono pesantemente di quest’ultimo anno e mezzo di pandemia. È stato veramente un periodo tragico, una sofferenza collettiva, e l’album non poteva che riflettere questo tipo di sensazioni. “Conto i tuoi passi” è stato il primo brano composto ed è nato dalla collaborazione con Tito Faraci, che scrive i testi. Lui è uno dei più conosciuti sceneggiatori di fumetti in Italia, nonché romanziere e scrittore, inoltre, cosa molto importante, è un mio amico, lo conosco dal 1986 e ci troviamo su tante cose. Con lui le affinità artistiche sono totali per cui ci fidiamo l’uno dell’altro e questo è già il terzo disco in cui collaboriamo. Il brano mi è venuto così, ho chiesto a Tito di provare a scrivere un testo ex novo senza avere una base musicale ed è venuto fuori con “conto i tuoi passi”, che all’inizio aveva un titolo diverso. Ho fatto mio il testo musicandolo e così, una volta venuta fuori la canzone, l’abbiamo data ad un produttore artistico. Questa volta ho voluto cercarne uno molto distante da me, si chiama Stefano Maggiore, è un ragazzo di Bologna che ha un’altra visione musicale rispetto alla mia e per me questa cosa era molto interessante. Ci ha rispedito il pezzo arrangiato in maniera completamente nuova e da lì è partita tutta la nostra collaborazione che ci ha portati al completamento del disco.

Musicalmente sento qualcosa di orientaleggiante, però in chiave elettronica.

Esatto. È una specie di incontro tra un certo tipo di musica cantautorale e la musica elettronica, un esperimento che mi è piaciuto assai fare.

Visto che mi hai detto che i brani sono già terminati, quando hai intenzione di far uscire il disco?

Il disco dovrebbe uscire il primo ottobre, è terminato ma non aveva senso farlo uscire in questo periodo. Non si può suonare dal vivo e il modo che ho di promuovere la mia musica è solo quello, non ho una multinazionale dietro che possa spingere i miei brani nelle radio, l’unica promozione a cui posso aspirare è quella di fare concerti per cui abbiamo deciso di iniziare con un paio di singoli, il primo, che esce ora, e il secondo, che dovrebbe uscire a giugno.

Ho visto che la copertina è stata curata da Milo Manara.

È un motivo d’orgoglio infinito per me, è da una vita che adoro i fumetti di Milo Manara. Più precisamente, non ha curato la copertina ma ci ha dato il permesso di usare una sua tavola contenuta in un fumetto pubblicato nel 1976 che si intitola “Lo scimmiotto”, che è il fumetto che ha fatto conoscere Manara al mondo. Nella copertina c’è proprio il protagonista, ovvero lo scimmiotto, e sono molto contento di questa cosa anche perché è un fumetto che ho sempre apprezzato.

Che riscontri hai avuto dai tuoi precedenti due album solisti?

Sono contento di come sono stati accolti, diciamo che uno con un passato ingombrante come il mio trova sempre persone pronte a fucilarlo però devo dire che i dischi sono stati accolti bene. Ovviamente c’è chi l’ha accolto meglio e chi peggio, ci sta, tutti i dischi sono così. Anche da parte dal pubblico ho ricevuto buoni riscontri, ho fatto circa 150 concerti a supporto dei due album, per cui è un lavoro che è sempre stato in costante crescita. Il secondo disco, “Bandiere”, mi ha dato particolari soddisfazioni, l’ho fatto tramite un crowdfunding e il contatto diretto con le persone che lo hanno acquistato è stato meraviglioso, ho risposto ad ognuna di loro, è stata un’esperienza bellissima che avrei voluto rifare ma, con la pandemia e tutti i problemi economici legati ad essa, non mi è sembrato proprio il caso. Ho quindi agito nella maniera classica e il disco uscirà per un’etichetta di Roma, Le Siepi Dischi.

Il tuo pubblico immagino che all’inizio fosse formato principalmente dai fan degli Afterhours, poi come sei riuscito a conquistare altri ascoltatori?

Ho sicuramente pescato in quel bacino, poi, se uno ha una certa credibilità, una certa personalità, alla fine le cose ritornano, ho fatto come tutti, sono ripartito da zero, ho fatto concerti nei bar, ho battuto tutti i locali d’Italia. Questa etichetta di ex Afterhours è stata croce e delizia, moltissimi gestori di locali e promoter hanno scritto “Giorgio Ciccarelli” e, tra parentesi, “ex Afterhours”, pensando così di riempire i locali, ma non è così. Non è così semplice, il lavoro che devi fare è il lavoro classico che fai per tutti, per cui non è detto che quest’etichetta non sia controproducente. Io, di mia volontà, nei miei social, non ho mai scritto “ex Afterhours”, quella è sempre stata una scelta del promoter del locale, una scelta che rispetto, ma non basta quell’etichetta per far arrivare una valanga di gente. Ribadisco che devi fare un bel lavoro e dal mio punto di vista credo di averlo fatto.

Vado controcorrente e, invece che chiederti nuovamente i motivi che hanno fatto sì che tu non facessi più parte degli Afterhours, ti chiedo invece qual è il tuo ricordo più bello legato al periodo passato all’interno della band capitanata da Manuel Agnelli.

Ce ne sono tantissimi di ricordi belli, fammici pensare un attimo, forse il più bello in assoluto è il primo tour che abbiamo fatto in America perché è stato un po’ il tour della rinascita, erano entrati nel gruppo sia Gabrielli che Dell’Era per cui c’era una nuova linfa, un nuovo vigore.

C’è un luogo in particolare dove hai percepito maggiormente il feeling con il pubblico?

Ho suonato in tutta Italia, poi ho fatto qualche tour in Europa, in America e siamo andati anche in Cina. Forse le soddisfazioni più grosse sono arrivate proprio dall’America, perché non ci conosceva nessuno. Il primo tour l’abbiamo fatto di supporto ai Twilight Singers, che lì erano abbastanza conosciuti, e se tu non suoni bene e non riesci a trasmettere qualcosa gli americani non ti cagano proprio, invece, se riesci a coinvolgerli, si lasciano coinvolgere in maniera totale, quindi è molto appagante da quel punto di vista. In Italia avevamo un pubblico già numeroso, per cui sapevamo che ad ogni concerto ci sarebbe stata tanta gente, per cui la sfida è un po’ diversa.

Hai esaudito i tuoi sogni musicali e in generale artistici o c’è qualcosa che ti piacerebbe fare?

Devo dire che mi sento una persona molto fortunata, da ragazzino sognavo di fare il musicista, di andare in giro a suonare, e per buona parte della mia vita sono riuscito a fare questa cosa. Poi sai, ce ne sono mille di cose che mi piacerebbe fare con la musica o al di fuori di essa. Mi limito per ora ad essere contento di riuscire ad arrivare al terzo disco e mi auguro sinceramente di poter andare in giro a presentarlo dal vivo, sperando che per allora saremo tutti vaccinati e che si potrà tornare ad una pseudo-normalità, perché non se ne può davvero più di questa cosa. Purtroppo per quelli del nostro settore è stata ancora più dura, siamo stati poco considerati all’inizio, durante, e anche ora.

A proposito di musica live, tutto purtroppo è ancora fermo ma si inizia a pensare a qualche evento estivo all’aperto, tu stai preparando qualcosa?

Aspetto che esca il disco ad ottobre e inizierò, se si potrà, a fare subito i concerti. Gli eventi estivi li devi organizzare adesso e non si sa se e dove si potranno fare, c’è un punto di domanda troppo grande al riguardo e preferisco lasciar passare anche l’estate sperando che si possa tornare sui palchi verso ottobre/novembre, anche se non so nemmeno quali saranno i locali in cui potrò andare a suonare, molti, purtroppo, hanno chiuso definitivamente.

Grazie mille per il tuo tempo, vuoi aggiungere qualcosa per chiudere quest’intervista?

Direi che abbiamo detto tutto, grazie a te Marco, ciao!

MARCO PRITONI