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ENRICO TABELLINI – Intervista al direttore artistico di (s)Nodi Festival di musiche inconsuete

ENRICO TABELLINI – Intervista al direttore artistico di (s)Nodi Festival di musiche inconsuete

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In occasione del Festival di musiche inconsuete “(s)Nodi” al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna, ho intervistato il direttore artistico ENRICO TABELLINI.

(s)Nodi – festival di musiche inconsuete: nell’anno della pandemia da Covid-19, come siete riusciti a organizzare egualmente una nuova edizione di questa bellissima manifestazione e quali difficoltà avete dovuto superare?
Quest’anno le tempistiche per la approvazione e definizione del festival si sono ovviamente allungate rispetto al solito ma, a seguito della definizione a fine maggio delle linee guida regionali per lo spettacolo dal vivo, è stato comunque possibile rientrare nei tempi tecnici per la definizione del calendario. Questo grazie in particolare all’attenzione e alla tempestiva decisione dell’Istituzione Bologna Musei di garantire anche quest’anno i fondi necessari pur a fronte di una sensibile riduzione dei posti in sala disponibili, nonché ad una macchina organizzativa tutta interna e molto rodata, che in soli 15 giorni è riuscita a passare dalla fase di raccolta dei progetti a quella di organizzazione vera e propria del festival. Per quanto riguarda il pubblico, grazie al passaparola e al gradimento sempre crescente, da diverse edizioni ormai il festival presenta il tutto esaurito quasi ad ogni serata e anche in quest’anno difficile la risposta non si è fatta attendere. Anzi, proprio per il fatto che, a causa delle disposizioni legate all’emergenza anti Covid-19, siamo stati costretti a ridurre il numero di posti in sala (così come sul palco…) a meno della metà rispetto al solito, i dati della prevendita on line (appositamente creata quest’anno) stanno mostrando come le persone si siano attivate con largo anticipo (con il sold-out in prevendita per tutti i concerti) proprio per evitare di rimanere esclusi.

In mezzo a decine di proposte tra cui avete dovuto scegliere i protagonisti del festival, quale criterio avete seguito?
(s)Nodi nasce ormai 10 anni fa da un’idea dello staff del Museo della Musica di Bologna che – lo ricordiamo – è da sempre orgogliosamente civico facendo parte dell’Istituzione Bologna Musei, l’ente che raggruppa tutti i musei del Comune di Bologna. E proprio la sua natura eminentemente pubblica ha fatto sì che sin dall’inizio si sia deciso di non affidarsi a produzioni esterne “chiavi in mano”, ma di avocare a sé la programmazione artistica e culturale, sperimentando una modalità di selezione molto particolare e quasi unica nel suo genere. Oggi, a ragion veduta, possiamo dire che la scelta iniziale si è dimostrata assai “resiliente” anche nei confronti dell’estrema incertezza e precarietà del periodo che purtroppo stiamo attraversando. Infatti, la originale formula “aperta” di accesso a questa manifestazione prevede per ogni edizione la pubblicazione di un bando pubblico (quello dell’edizione 2020 è disponibile qui: http://www.comune.bologna.it/concorsigare/bandi/135:47346) a cui tutti i musicisti possono partecipare, direttamente e senza intermediazioni. Infine, al termine del bando, la selezione viene operata da una commissione formata dagli esperti del museo, che così disegna il calendario definitivo delle 8 date del festival.

Esiste un filo conduttore che unisce i diverti artisti presenti?
(s)Nodi è il festival dedicato al crossover dove le musiche “inconsuete” si incrociano, si contaminano, si ibridano: un vero e proprio giro del mondo in otto viaggi sonori per esplorare le affascinanti contaminazioni tra culture solo apparentemente lontane tra loro e per scoprire le tradizioni legate all’uso e al suono degli strumenti musicali. Ed è per questo un luogo (sia fisico che artistico) dove gli artisti possono (anzi devono!) “sbizzarrirsi” e testare le proprie intuizioni artistiche (anche quelle più “estreme”) di fronte ad un pubblico (che, tra l’altro, alla nona edizione si è fatto sempre più attento ed esigente) consentendo loro di presentare i propri progetti più ambiziosi, in cui il filo conduttore consiste nella contaminazione e l’ibridazione tra generi, epoche, strumenti e tradizioni musicali.

Il festival non è solo musica, ma culture diverse e mondi lontani che si incontrano, c’è anche un background sociale nel progetto?
Quando abbiamo iniziato 10 anni fa, l’idea dello “snodo”, del crossover tra generi musicali come base fondante di un intero festival non era così in voga come oggi ma, vista la mole e la qualità di interessantissimi progetti che sono arrivati quest’anno, possiamo dire di aver creato un formato solido e destinato a crescere nel tempo, che per certi versi ha indicato un modello percorso da molti altri festival (e la cosa non può che farci piacere). E così, a fronte di una selezione che via via diventa sempre più improba, ci ritroviamo oggi in “dote” una quantità di materiale musicale che basterebbe per organizzare altre 5 edizioni del festival! Non solo, ma importantissimi sono anche i nuovi contatti instaurati con realtà lontane (geograficamente e musicalmente) che si vanno ad aggiungere a quelli già instaurati negli anni precedenti, contribuendo a fare di (s)Nodi un’importante esperienza nel panorama musicale italiano.

Un artista di cui sei particolarmente soddisfatto di essere riuscito a portarlo al festival?

Beh, non per far torto agli altri ma nel ricchissimo panorama italiano uno dei progetti più vicini al tema di (s)Nodi è quello del Big Babel Ensemble, che infatti “inseguivamo” ormai da diversi da anni, con la loro capacità di far convivere strumenti molto diversi fra loro, mescolando i caratteri dell’armonia occidentale con i cromatismi sinuosi e i quarti di tono della musica orientale, amalgamati con dinamiche che dai momenti più contemplativi crescono fino a sprigionare tutta l’energia del rock.

Un artista che avresti voluto avere, ma ancora non sei riuscito?

È quello che ancora non conosciamo. Il bello della struttura aperta di (s)Nodi infatti sta proprio nel fatto che ogni anno le proposte partono “dal basso”, consentendoci così sempre la meravigliosa opportunità di scoprire quanto i musicisti siano capaci di sorprenderci e di allargare ad ogni edizione il “perimetro” musicale del festival. Come e più degli scorsi anni, la risposta degli artisti è stata massiccia, con ben 43 progetti presentati per la selezione degli 8 progetti che sono entrati nel programma definitivo. Ed è stato davvero entusiasmante vedere quanto il progetto abbia richiamato l’interesse degli addetti ai lavori, che, nello spirito del festival, si sono effettivamente sentiti liberi di inviarci i loro programmi di concerto più arditi e immaginifici, con molte proposte mai presentate prima e realizzate apposta per il festival.

Progetti futuri?
Anche quest’anno non ci fermiamo qui: dal 9 ottobre partirà la nuova edizione di #novecento, la rassegna che rappresenta la naturale prosecuzione del nostro percorso museale permanente, che attraversa 5 secoli di storia della musica interrompendosi proprio all’inizio del ‘900. Come sempre nelle narrazioni musicali di #novecento, saranno i musicisti (e, novità di quest’anno, anche gli scrittori…) a raccontare in parole e musica i grandi musicisti del secolo appena trascorso, seguendo i filoni del pop, jazz e della musica contemporanea: da Franco Battiato a Erik Satie, da Lou Reed a Charlie Parker, da Joni Mitchell a Sarah Vaughan, da Django Reinhard a John Cage…Con l’inizio del nuovo anno, come da tradizione riprenderemo anche tutti gli appuntamenti saltati per l’emergenza Covid-19 di #wunderkammer – il museo delle meraviglie, la rassegna di concerti, narrazioni musicali e visite speciali, giunta alla sua quarta edizione, per scoprire i tesori musicali del museo e della biblioteca e anche per vederli “da molto vicino”.

MAURIZIO DONINI

Informazioni:
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34 | 40125 Bologna
tel. +39 051 2757711
museomusica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/musica
Facebook: Museo internazionale e biblioteca della musica

Museo Musica sNodi 2019 foto Roberto Serra