Now Reading
DEATH MANTRA FOR LAZARUS – Intervista alla band post-rock pescarese

DEATH MANTRA FOR LAZARUS – Intervista alla band post-rock pescarese

In occasione dell’uscita del loro album “Dmfl” (leggi qui la recensione), ho avuto l’occasione di intervistare i Death Mantra For Lazarus, ottima band pescarese che in questa intervista ci invita a viaggiare con loro nel loro sound, un viaggio affascinante. Di seguito l’intervista.

 

Ciao e benvenuti su Tuttorock. Una breve storia della band, presentatevi ai nostri lettori, come nascono i Death Mantra For Lazarus?
Il gruppo nasce più di 10 anni fa, all’inizio come jam band, suonavamo tutti in altri progetti, ma l’amore per il post rock ci spinse a continuare con i Death Mantra per dare sfogo al nostro lato più “romantico e sognatore”.

Quale è stato il processo compositivo dei vari brani di “Dmfl”?
La composizione è iniziata poco prima del primo lockdown, ci siamo rincontrati in sala prove, dopo una pausa di dieci anni, in seguito, data l’impossibilità di vederci dal vivo, abbiamo proseguito con la composizione a distanza, ci inviavamo riff e spunti musicali via internet, fino a quando, terminata l’emergenza sanitaria, abbiamo potuto concludere il lavoro in sala prove.

Siete d’accordo se vi definisco come una band post-rock con contaminazioni prog? Oppure lascio a voi definire il vostro genere musicale.
All’inizio questa definizione calzava sicuramente, ma con l’ultimo disco abbiamo cercato di realizzare brani più “dritti” senza troppi fronzoli, più semplici da assimilare, anche grazie alla durata ridotta del minutaggio. Una definizione che mi piace utilizzare è “colonna sonora per paesaggi interiori”.

Perché avete scelto il nome Death Mantra For Lazarus per la band? Quale è il suo significato?
Il nome è nato un po’ per gioco, ci piaceva il gioco di parole,  un mantra di morte, per qualcuno che veniva resuscitato. Eravamo giovani…

Voi comunicate più che altro con le note, visto che sei brani su sette sono strumentali, quale è il messaggio che volete dare o lasciare a chi lo ascolterà?
Credo che più  che un messaggio, vogliamo creare uno spazio in cui sia possibile viaggiare dentro se stessi, tra ricordi e sensazioni.

“Like Dolphine” è invece l’unico brano cantato, perché avete scelto di inserire le due voci maschile e femminile e perché avete scelto proprio Jester At Work e Giulia Flacco e nella stessa domanda vi chiedo il significato del testo?
Abbiamo voluto provare qualcosa di diverso, già nel primo disco abbiamo avuto una collaborazione con Umberto Palazzo, leader dei Santo Niente, alla voce. Era più un parlato che un cantato, questa volta abbiamo voluto sperimentare con un cantato melodico, e Jester At Work, artista che stimiamo nonché amico, ci sembrava la voce perfetta per la tipologia del pezzo, la voce di Giulia non era prevista, ma è stata una bella sorpresa, un’ aggiunta essenziale per il mood del brano. Il testo parla di distanze, amicizia, memoria e  nostalgia, che sono i fili conduttori del disco.

Ci sono altri due ospiti, i violini di Valeria Vadini e la tromba di Francesco Di Giandomenico.
Assolutamente si, piuttosto che aggiungere strumenti campionati o sintetizzati, abbiamo preferito chiamare nostri amici, esperti dello strumento, per dare il loro contributo preziosissimo.

Quali sono le vostre influenze musicali?
Sono molteplici e svariate, e negli anni sono cambiate  e evolute, vanno dal post rock anni 90, al metal estremo, elettronica, musica sperimentale, tutto ciò che ci comunica qualcosa. Ovviamente non tutto ha trovato posto in questo disco.

Venite da esperienze diverse, come le avete unite per dar vita alla musica dei Death Mantra For Lazarus?
Siamo cresciuti insieme, in una città di provincia, direi che le nostre esperienze di vita più  che le influenze musicali, sono quelle che hanno avuto più forza creatrice nella nostra musica, ed è venuta molto naturale come cosa.

Come nasce un vostro brano?
Mentre prima i brani nascevano da jam session, con l’ostacolo della pandemia e quindi la distanza forzata, la composizione è diventata più strutturata e ragionata, direi per forza di cose, dato che ci era impossibile incontrarci per jammare. Ciò non toglie che magari per i prossimi dischi, la modalità di composizione potrebbe cambiare di nuovo.

Quali sono le sensazioni che volete lasciare a chi ascolterà il disco?
Non vogliamo lasciare nessuna sensazione in particolare, sappiamo benissimo che ogni persona che ascolterà il disco, lo farà suo e avrà sensazioni diverse. Abbiamo già avuto diversi riscontri da varie persone, ed ognuna di loro ha sentito nel disco qualcosa di personale. Essendo un disco strumentale, andrà a toccare certe corde in ascoltatori diversi. Ognuno sta compiendo il suo viaggio personale, questo disco si pone come colonna sonora per questo viaggio.

State programmando un tour a supporto dell’album?
Andare in tour per noi è abbastanza difficile in questo periodo, in quanto tutti abbiamo lavori abbastanza impegnativi che non ci concedono molto tempo, ma chissà…

Il disegno di copertina di Millo è molto affasciante, quale è il suo significato e perché avete deciso di affidarlo a lui?
Il significato dell’ illustrazione dovete chiederlo all’artista, noi ci siamo affidati a lui perché  crediamo che il suo stile dolce e criptico allo stesso tempo, sia molto simile a quello dei nostri brani. In più, dieci anni fa, avevamo già  collaborato con Millo per il video di “Beatrice” quindi ci sembrava un bel modo di riallacciarci dove avevamo lasciato il discorso.

Chiudete l’intervista come volete, un messaggio a chi leggerà per avvicinarsi alla vostra musica.
Se cercate una colonna sonora per un viaggio interiore tra memorie e nostalgie, lasciatevi accarezzare dalle nostre melodie!

FABIO LOFFREDO

Band:
Alessandro Di Fabrizio: Chitarra
Lorenzo Conti: Chitarra
Federico Sergente: Batteria
Tonino Bosco: Basso e synth

https://www.instagram.com/deathmantraforlazarus/
https://www.facebook.com/deathmantraforlazarus
https://www.vinarecords.com