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DANJLO – Intervista al cantautore e produttore napoletano

DANJLO – Intervista al cantautore e produttore napoletano

A circa un mese dall’uscita dell’album “Post Internet” (Soundinside Records – Believe Digital), ho avuto il piacere di intervistare DANJLO, pseudonimo di Danilo Turco, creativo napoletano. Songwriter, sound designer, record producer, regista, è nato nel 1990.

Si muove come sound designer, nel 2009, con il collettivo The Jackal, producendo tutto l’immaginario artistico che oggi li contraddistingue. Le sue colonne sonore infatti vengono premiate più volte (Giffoni/Comicon/Roma Film Fest), descritte come avveniristiche e mai banali.

Intanto la strada musicale si apre con varie collaborazioni, un featuring in Slowfood di Francesco Paura, alcuni live con Almamegretta, e un tour Italiano con la sua band, il Cielo di Bagdad.

Nel 2014 lascia il collettivo per spostarsi a Berlino, dove lavora come sound designer per Salon K e Cirque du Soleil, e intanto in Italia, collabora come sound stylist per Le Iene.

Nel 2016 scrive le colonne sonore per una miniserie che produce con Frank Matano; l’anno dopo, insieme, producono il film Tonno Spiaggiato.

Il film finisce al primo posto su Sky e le musiche che sono ancora oggi premiate: “È veramente un genio, dovrebbe fare tutti i film” scrivono su Rolling Stone.

Intanto comincia a scrivere per gli Almamegretta, e un suo brano entra nella playlist del disco EnneEnne.

Nel 2017 produce uno spettacolo in cui riscrive le musiche di e va in tour con Salon K a Las Vegas, Oslo, Palma de Mallorca e Ibiza, partecipa a X-Factor arrivando fino ai Bootcamp, scrive i primi brani del il nuovo disco per gli Almamegretta e rilascia un singolo su Youtube Gli Altri Spaccano, che in due giorni è in tendenze Musica di Youtube Italia.

Nel 2018 esce un suo Ep, Tennis, per la Mamely di Francesco Facchinetti, con la quale collabora per diverso tempo anche su altri singoli come Glitter e L’urgenza Espressiva, tutti finiti in tendenza su Youtube Italia.

Nel 2019, con Il Management (ex Management del dolore Post Operatorio) costruisce e scrive il tour del loro disco Sumo, girando tutta Italia.

Ad Aprile 2020 arriva il suo primo disco Sette Domande da fare allo Specchio, “una ricerca intimista del proprio io e delle risposte che spesso non troviamo” scrivono su Rockit e a ottobre ne arriva un altro, Il Minuscolo Abisso “un disco concepito per essere voce, suono, espressività, tutto alla massima potenza” ancora su Rockit.

Nel 2021 scrive per il disco Senghe degli Almamegretta uscito a Giugno 2022. Il titolo prende il nome da un suo brano, che assieme ad altri, tra produzioni e testi, fanno parte dell’album.

 

Ciao Danilo, benvenuto su TuttoRock, a circa un mese dall’uscita del tuo album “Post Internet” che riscontri stai avendo?

Dopo l’uscita di qualsiasi opera, secondo me, ci si rende conto di cosa rappresenti quello che hai scritto. Devo dire che il racconto di post internet, che partiva dal futuro, diventa sempre più tristemente allineato a questi tempi. Sono contento che si stia, un po’ alla volta, sviscerando il tema dell’inquinamento culturale, che alla fine è la scintilla che fa esplodere a catena tutti i disastrosi capolavori umani.

9 brani uno più bello dell’altro, tanto che non saprei dirti il mio preferito, è uno di quegli album che adoro ascoltare dall’inizio alla fine, hai avuto anche tu questa mia impressione ascoltandolo?

Chiaramente io mi definisco un operaio, un artigiano. Il mio parere, purtroppo -in questa vita- avrà sempre un’esclusiva tecnica. Diciamo che questo disco fa davvero tanta fatica a stancarmi, mi sembra un buon segnale.

Parlami un po’ del formato fisico dell’album, un’idea alquanto originale.

Originale se non la relazioni al racconto del disco. Dire tutte quelle cose così chiaramente, parlare di un Post Internet, e poi uscire solo in formato digitale, o produrre un disco -in un mondo in cui nessuno ha più un supporto per decifrarlo- sarebbe stato incoerente. Post internet esce in una scatola totalmente autonoma, un chip + auricolari, che può sopravvivere alle obsolescenze. Funzionerà, per sempre.

Scrivere, suonare, registrare, mixare tutto da solo ha più vantaggi o svantaggi?

Io non sono mai solo quando lavoro. Post Internet l’ho realizzato in un mese. Ci ho messo poco, proprio perché non ero solo. Quando mi arrivano le idee, divento un burattino, e non so chi o cosa, mi stia muovendo, ma di sicuro non sono solo. Ho operato da solo fisicamente, hai ragione; ma tutte le idee, l’immaginario, i colori, i testi, li ho capiti dopo, perché spiritualmente non c’ero solo io. Nulla è partito da me. Io sono al servizio dell’arte, ed è così che escono fuori le canzoni. Ti alleni a ricevere un codice che arriva da una dimensione che non conosci e, in base alla tua conoscenza tecnica, lo traduci e lo rendi leggibile per questa dimensione. Tutto quello che non viene trattato così, non è arte, ma intrattenimento, che è anche il miglior sedativo per la mente.

Quando e com’è avvenuto il tuo avvicinamento alla musica?

Provai molta invidia a undici anni, per un mio amico. I genitori gli comprarono una chitarra, e stava prendendo lezioni. Dopo una forte insistenza, nell’età in cui capisci che i sensi di colpa possono manipolare le persone, mio padre cedette. A posteriori però, lui sa che, dopo quel giorno, non ho mai smesso di suonare.

Domanda che faccio a tutti, se tu dovessi scegliere 5 dischi da portare sempre con te quali mi diresti?

Faccio un ragionamento veloce, porterei il mio dna con me. Quindi, quali sono i primi cinque dischi che ho amato? In Utero dei Nirvana, Kid A dei Radiohead, Ok Computer dei Radiohead, Songs for the Deaf dei Queens of the Stone Age, Vol.3 (The Subliminal Verses) degli Slipknot.

Produttore, polistrumentista, regista, autore, c’è qualcosa nel mondo dell’arte che non hai ancora fatto e che ti piacerebbe particolarmente fare?

Mi piacerebbe scrivere per un giornale, che suona un po’ come una richiesta di raccomandazione se lo dico a te, però davvero, non farci caso, è solo una risposta, me ne occuperò io.

Hai qualche data estiva in programma?

Abbiamo fatto troppo tardi quest’anno, l’allestimento dello show che avevo in testa, era troppo complesso e ha richiesto più tempo del previsto. Sono contento perché è il concerto che non vedevo da anni, un po’ meno perché avrei voluto suonarlo già da subito, sarà per l’anno prossimo.

Con quale formazione ti presenterai sul palco?

Io temo di avere la band più devastante di tutti i tempi. Siamo in sei sul palco. Dimitri Tetta, che è il vero supporto fisico di Post Internet, abbiamo pensato assieme allo show, lo abbiamo allestito, e provato nel suo Teatro (Nostos Teatro), e dal vivo suona tutti i sintetizzatori. Johnatan Maurano alla batteria, che dal suo ha Fanali, un progetto clamoroso. Enzo de Lucia, un chitarrista che stimo tanto, ha una sensibilità che appartiene alla spiritualità, suona come vorrei suonare io. L’ho conosciuto per la sua band, Malmo, alla quale ho rubato anche il bassista, Marco normando, che ha un suono che farebbe cadere qualsiasi struttura prodotta dall’uomo. Eduardo Mazza, che ho visto in concerto con la sua band, i Nebulae, e mi è sempre piaciuta la sua capacità chitarristica di insinuarsi in qualsiasi mix rendendolo violento, come è un po’ questo disco. Io non suono niente, poiché ho dimostrato di saperlo fare già in studio.

Grazie mille per il tuo tempo, vuoi aggiungere qualcosa per chiudere l’intervista?

Vorrei dare luce ai tasselli che hanno reso questo castello possibile. Sound Inside Records, che ha decifrato subito il disco e mi supporta con la lucidità che spesso mi manca. Ciro Rapicano Aiello, che mi ha concesso la sua violenza, il suo drumming, e casa sua, per registrare i pattern che avevo in testa. Mia moglie Teresa, che non mi ha mai concesso la libertà di essere insicuro.

MARCO PRITONI