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ALBERTO BERTOLI – Intervista al cantautore emiliano

ALBERTO BERTOLI – Intervista al cantautore emiliano

In occasione dell’uscita dell’album “Due voci intorno a un fuoco” (NAR International/BMG Rights Management), ho avuto il piacere di intervistare Alberto Bertoli, figlio dell’indimenticato Pierangelo.

Il 2022 è un anno particolare per la “Bottega Bertoli”, ricorrono infatti i 20 anni dalla morte di Pierangelo Bertoli ma soprattutto gli 80 dalla sua nascita. Alberto Bertoli, il figlio, per onorare queste ricorrenze, ha avuto l’idea di incidere un intero album in duetto virtuale con il padre, in un percorso che spazia dai brani noti a quelli degli inizi della storia cantautorale che si lega a questo indiscusso cognome, fondendo così passato e presente in un unico e potente canto.

Ciao Alberto, bentornato su Tuttorock, parliamo subito di “Due voci intorno a un fuoco”, un album che ti vede duettare virtualmente con tuo padre Pierangelo, un tuo personale regalo per gli 80 anni che avrebbe compiuto quest’anno?

Ciao Marco! È in realtà una porta di entrata su un mondo molto famigliare che volevo far sentire al pubblico. Spesso mi chiedono di casa Bertoli, quella casa in cui succedeva che, finito un pranzo o una cena, spesso e volentieri andavo a prendere la chitarra e suonavamo e cantavamo. Ovviamente, le canzoni di mio padre erano quelle più cantate. È un modo per far vedere al pubblico che siamo della stessa matrice ma siamo due cose diverse, ho preso come esempio due parallele che magicamente ogni tanto si uniscono. In certi punti le voci si confondono, in altri sono completamente diverse, è una cosa molto particolare che mi faceva piacere farla notare ad un pubblico che diceva: “oh ma sei proprio uguale uguale a tuo padre”, certo, è una cosa che fa piacere ma è giusto che ci siano queste differenze che regalano cose ad entrambi, viene arricchito comunque l’ascolto. Abbiamo lavorato molto sui momenti in cui inserire la mia voce e a mio avviso la più riuscita è “Dimmi”.

Un’uscita divisa in tre parti, prima digitale, poi il cd, poi il vinile, come mai questa scelta?

Il pubblico che ascolta le mie cose è legato a una matrice fisica della musica, e in una certa maniera, la musica la possiedi quando la compri. All’interno del libretto ci sono foto di famiglia molto particolari e poco note e c’è uno scritto mio molto lungo che arricchisce molto l’oggetto. Inoltre, lo studio della grafica di Mauro Ballotti è stato molto accurato e per niente semplice, l’ha fatto con tanto amore e professionalità e credo che, il fatto di dividere l’uscita in tre forme diverse, possa accontentare un po’ tutti, dai più giovani che hanno già ascoltato i brani in streaming a quelli che aspettano cd e vinile che non vogliono ascoltare nemmeno una traccia in mp3.

Nel disco c’è un inedito, “Star con te”, parlami un po’ della sua genesi.

Stavo all’epoca con una ragazza, vivevamo in modo diverso, io ero un idealista di sinistra che girava con la maglia di Che Guevara e lei era profondamente di destra, mio padre voleva sostanzialmente dirmi che le cose non sarebbero andate bene a lungo e che me ne sarei accorto prima o poi, quando ci sarebbe stata una divisione inevitabile. Non me lo disse a voce ma scrisse il testo di una musica che avevo fatto io, doveva entrare nel suo ultimo cd che non uscì mai purtroppo, è rimasta lì insieme ad un’altra canzone che ho pubblicato nel mio ultimo disco di inediti e non mi ero ancora azzardato a pubblicarla. Ora ho finito con le cose che avevamo scritto insieme, è un mio modo per salutarlo a 20 anni dalla sua scomparsa.

Il brano ha anche un video, dove l’avete girato?

L’idea è stata di mio fratello Emiliano, abbiamo seguito la storia alla lettera e mi ha fatto molto piacere. Tutti i miei fratelli hanno preso altre strade per volere proprio ma hanno comunque una vena artistica molto spiccata e, quando mi danno dei consigli, cerco di ascoltarli e di seguirli.

Visto che non potevi includere tutti i brani di tuo padre in un solo cd hai scelto i 17 che sono nell’album in base alla loro popolarità o per tuoi gusti personali?

Sono solito dire la verità, mi sarebbe piaciuto includere anche altri brani ma, per fare un lavoro di questo tipo c’è bisogno del master con tutte le piste. Con Valerio Carboni abbiamo optato per un’altra opzione. Avevo la fortuna di avere le basi registrate di mio padre e Valerio, che è molto bravo, tramite un lavoro di pulizia delle frequenze è riuscito ad estrapolare la voce di mio padre che è rimasta bella. Perché è successo questo? Perché per far sì che venisse pubblicato questo album c’è stata una guerra durata quasi un anno con la casa discografica BMG che non voleva assolutamente farlo. Poi è arrivato un angelo che si chiama Mario Limongelli, ha preso in mano la cosa, è andato da loro e ha detto: “Adesso la facciamo e basta”, e loro hanno accettato. Il lavoro era già completato ma, se avessi dovuto aspettare loro, saremmo usciti l’anno prossimo, invece volevo uscire nel 2022 per gli 80 anni di mio padre e i 20 anni dalla sua morte, oltre al decennale del Premio Bertoli. Siamo riusciti a presentare all’interno della prima serata finale del Premio Bertoli parte di questo lavoro, è stata un’emozione unica e un grande successo dal punto di vista del pubblico, ho visto molta gente commossa. Abbiamo pensato, insieme a Corrado Ravazzini, il regista di tutti i miei video, che quella sera sarebbe stato bello avere una serie di fotogrammi di mio padre durante le parti cantate da lui, mi sarebbe piaciuto che fosse stato lì, ed è venuta fuori una cosa emotivamente pesante e bellissima.

Essere figlio d’arte nel mondo della musica può rappresentare un ostacolo soprattutto dal punto di vista delle aspettative?

Vedi, il mondo della musica è un mondo difficilissimo e per emergere devi essere baciato in bocca dalla fortuna. Quello che si aspettano o no non è una cosa che mi interessa, il mio lavoro è quello di fare il musicista nel miglior modo che posso per cercare di smuovere le emozioni delle persone che ho davanti. Il lavoro del pubblico è quello di giudicare, se uno vuol fare un confronto è giusto che lo faccia, è una sua libertà, è anche un esercizio carino. Non mi fa di certo piacere mettermi in competizione con una delle persone a cui ho voluto più bene nel corso della mia vita. Ci sono cose buone e cose negative, ad esempio quest’anno abbiamo ripreso a fare concerti in maniera normale e abbiamo fatto 45 o 50 concerti, è ovvio che queste cose le fai anche grazie al cognome che porti, io come Filippo Graziani, Cristiano De André, Paolo Jannacci, come tutti i figli d’arte, poi, se non vali niente non vali niente, non è che se ti chiami Bertoli il pubblico sia lì a regalarti qualcosa. Se non sei in grado il pubblico non ti vuole, se invece hai qualcosa da dire e da dare allora sì.

Per citare uno dei brani più famosi di tuo padre, “A muso duro”, è una cosa di famiglia il fatto di non cedere al passo delle mode musicali?

Ci sono artisti che si sono reinventati in tutti i modi per cercare di fare questo mestiere e cambiano vestito ogni giorno per cercare di essere più appetibili. Quello che io e mio padre non siamo mai stati disposti a fare è cantare roba che con noi non c’entra niente. Per quanto riguarda me avrei potuto fare il piacione e fare questo disco con mio padre subito dopo la sua scomparsa e non dopo 20 anni, l’ho fatta ora perché è una cosa cui tengo io. Se avessi fatto questo album a due anni dalla sua morte sarebbe stato certamente più proficuo, si cerca di fare sempre anche gli artisti oltre che i mestieranti o davvero diventa poca cosa.

La scuola sassolese è sempre viva, lo conferma anche il nuovo disco di Marco Baroni in arrivo nel 2023, di cui è uscito da poco il nuovo singolo “Cenere”.

Marco è un amico, ho avuto l’onore di ascoltare il disco in anteprima ed è molto bello, sono molto felice per lui. Mi dispiace che, come me, anche lui faccia fatica ad avere a che fare con questo mondo complesso.

Un mondo musicale sempre più saturo di contenuti poco interessanti che fanno sì che molte cose che meritano trovino poco spazio.

Credo che si vada verso la specializzazione dei sistemi di informazioni e del sistema pubblico. Il pubblico si specializza esattamente come si specializzano social, tv e radio. Una volta l’ordine era tv, radio e social, oggi se vai forte sui social va bene lo stesso. Credo che, anche rispetto a noi e a chi gestisce gli artisti, si debba stare attenti a chi si propone la cosa, se io propongo Bertoli in prima serata su Canale 5 o Rete 4 forse non trovo il suo pubblico. Bisogna capire dove sta la gente che vuole sentire la tua roba. Mi ricordo mio padre quando mi disse che pagò il primo LP di Luciano Ligabue 40 milioni di lire, era una cifra all’epoca fuori da ogni logica, pensa che l’intera villetta dove abitavamo noi, con un sacco di stanze, costava 100 milioni, era una cifra davvero importante che in pochi potevano permettersi. Adesso l’offerta è alta perché i prezzi sono minori ma bisogna capire di cosa parliamo, spesso non si capisce quello, i prezzi sono più bassi ma sono più alti quelli per diventare mainstream.

Tu in estate ti esibisci moltissime volte soprattutto al sud, per l’autunno e l’inverno hai qualche data in programma?

Sì, a novembre sarò giovedì 17 al Teatro Comunale di Casalpusterlengo, domenica 20 al Teatro Petrella di Longiano in provincia di Forlì/Cesena, poi a dicembre sarò il 3 a Parma al Palazzo del Governatore, il 10 a Udine e il 31 ad Albenga in provincia di Savona. Abbiamo iniziato con queste date poi è sempre il solito problema, se non sei un medio/grosso artista le date arrivano quando ti chiamano. Ad esempio, uno come Niccolò Fabi le sceglie le date, dice: “facciamo un tot di date e vorrei andare in questi teatri”, noi abbiamo qualche teatro che ci chiama e andiamo, anche se la flessione verso il basso del pubblico che va a teatro, dopo la pandemia, è evidente. Non tutta la gente si è ancora convinta a tornare, c’è ancora un po’ di resistenza ma non così grossa come sostenevano alcune agenzie che dicevano che non sarebbero mai tornati i tempi dei teatri pieni, ci vorrà ancora un po’ di tempo per tornare ai vecchi fasti.

Nella precedente intervista mi dicesti che tu sei un continuo sognatore, il più grande sogno che hai nel cassetto puoi svelarmelo?

Ho tanti sogni legati ai miei progetti ma, se dovessi dirti un sogno da bambino mi piacerebbe suonare o scrivere con Bruce Springsteen (ride – ndr). I sogni sono lì anche per non realizzarsi ma per ispirarti, per questo il mio disco precedente l’ho chiamato “Stelle”, le stelle non le puoi raggiungere ma ti possono portare per la tua strada, quello sì.

Domanda d’obbligo, stai lavorando a qualche brano inedito per un prossimo album?

Adesso è appena uscito questo album quindi ci vorranno almeno un paio di anni, anche se le cose sono imprevedibili. Stiamo lavorando su tanti fronti, abbiamo scritto 4 inediti io e il già citato Marco Baroni, con il quale mi trovo molto bene, lui è una persona molto solida, scrive spesso e, chi scrive più spesso, ha più facilità di ottenere risultati, vediamo cosa ci riserverà il futuro, l’idea è di scrivere tanto e selezionare le cose migliori.

Grazie mille per il tuo tempo Alberto!

Grazie a te Marco, a presto!

MARCO PRITONI