ICO – INTERVISTA AL CANTAUTORE PER IL NUOVO SINGOLO “ALL I HAVE”
In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “ALL I HAVE” ho intervistato ICO
Ludovico Poggio, in arte ICO, è un cantautore milanese nato nel 2000. La sua musica nasce da una profonda esigenza espressiva e da una sensibilità che si traduce in brani autentici, intimi e personali. Inizia a suonare la chitarra all’età di 16 anni e già a 17 scrive le sue prime canzoni, sia in italiano che in inglese, sviluppando uno stile originale e lontano dalle tendenze del momento.
Nel suo percorso artistico confluiscono influenze eterogenee che spaziano dai grandi nomi della musica internazionale come Bob Dylan, The Beatles, Pink Floyd, Radiohead, fino ai maestri della canzone d’autore italiana come Lucio Battisti e Fabrizio De André. Nel 2023 realizza in completa autonomia dodici demo destinate al suo primo album, dimostrando una visione artistica già matura e ben definita. L’anno successivo riprende la collaborazione con Alessio Croci presso Atlantis Studio, intraprendendo un percorso professionale più strutturato che contribuisce a consolidare la sua identità musicale.
Dopo la pubblicazione del singolo “Un tramonto per due”, ICO torna con una nuova produzione che conferma la sua capacità di trasformare emozioni e vissuti personali in racconti universali.
Da venerdì 22 maggio è disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali “ALL I HAVE”, il nuovo singolo di ICO.
Caratterizzato da un’atmosfera intima e intensa, il brano richiama le sonorità dell’alternative rock degli anni Novanta, sviluppandosi attraverso un crescendo emotivo che accompagna l’ascoltatore verso un ritornello immediato e coinvolgente, fino a culminare in un potente assolo finale. Un equilibrio riuscito tra energia e introspezione che racconta il desiderio di lasciarsi alle spalle il passato per affrontare il futuro con una nuova consapevolezza.
Ciao e benvenuto su TuttoRock! “ALL I HAVE” ha un’atmosfera molto intensa e cinematografica: come è nato il brano?
All I Have nasce come canto del cigno di una fase importante della mia vita che mi ha portato a realizzare questo mio primo album. Volevo avere un brano essenziale, in cui potesse trasparire la mia essenza nel modo più puro e diretto possibile.
Hai definito questa canzone “un portale” verso una nuova fase della tua vita. C’è stato un momento preciso che ha ispirato questo cambiamento?
Onestamente sento di star ancora attraversando questo portale, ma di essere agli sgoccioli. Una volta pubblicato tutto il disco potrò finalmente guardarmi indietro e ripercorrere questo viaggio attraverso le canzoni, ma con un senso di leggerezza diverso, libero di andare avanti verso nuovi orizzonti.
Nel testo si percepisce un forte legame con i ricordi e con il passato: quanto c’è di autobiografico?
Nel testo c’è molto di autobiografico, ma più che andare nello specifico attraverso elementi singoli, ho voluto descrivere la sensazione generale di quel momento in cui si cammina per l’ultima nella propria casa d’infanzia prima di andarsene per sempre, dove ogni passo, ogni sguardo, ogni secondo rimasto acquistano un valore enorme.
Musicalmente emergono richiami all’alternative rock anni ’90: quali artisti o album ti hanno influenzato maggiormente durante la scrittura?
Devo dire di essermi sentito molto libero, non ho pensato ad artisti in particolare mentre scrivevo. A posteriori sicuramente riconosco l’influenza di Jeff Buckley e dei Led Zeppelin per la parte finale, ovviamente senza volermi paragonare in nessun modo.
C’è una frase del brano che senti particolarmente tua?
Un po’ tutto il testo lo sento mio, ma se dovessi sceglierne una probabilmente direi l’ultima:
“Now I feel like I’m leaving it all behind”, è la frase che racchiude tutto.
Hai iniziato a scrivere canzoni molto giovane: ricordi il momento in cui hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?
È stato un processo graduale dopo che ho iniziato a suonare la chitarra, inizialmente avevo più l’ambizione di diventare regista, ma poi la musica ha preso il sopravvento ed è arrivata più in profondità di qualsiasi altra cosa.
Le tue influenze spaziano da Bob Dylan ai Radiohead fino a Fabrizio De André. Come convivono mondi così diversi nella tua musica?
Penso che ognuno sia il frutto delle proprie influenze. Io sentendomi legato a tanti mondi musicali diversi cerco di far sì che si contaminino tra loro per arrivare a una mia identità artistica, partendo da un’idea ma con la libertà di andare in qualsiasi direzione. È così che sono nati brani molto diversi tra loro nel mio album.
Com’è cambiato il tuo approccio artistico dopo la collaborazione con Alessio Croci e Atlantis Studio?
Con Alessio sono cresciuto tanto, è stata la mia prima esperienza di produzione in uno studio. Ho imparato a dare attenzione a tanti dettagli che fanno la differenza tra una produzione amatoriale e una professionale.
Quando scrivi una canzone parti prima dal testo o dalla musica?
Dipende, non c’è una formula unica. Se non ho delle parole precise in testa inizio a giocare con la chitarra finché non mi viene da cantarci una melodia sopra, anche con parole inventate.
Cosa speri arrivi alle persone ascoltando “ALL I HAVE”?
Spero che alle persone arrivino la mia sensibilità e la mia energia.
Cosa diresti oggi al te stesso sedicenne che iniziava a suonare la chitarra?
Gli direi: “allenati, vedrai che ne varrà la pena, non importa se non ti senti ancora pronto”
Hai mai avuto paura di lasciare andare qualcosa che sentivi parte di te, proprio come racconti nel brano?
Assolutamente sì, il lasciar andare le cose è sempre stata una mia difficoltà, questo brano nasce proprio dal bisogno di sconfiggerla.
Dopo “ALL I HAVE”, che direzione prenderà il tuo percorso musicale?
Dopo All I Have uscirá un altro singolo e in seguito l’album completo. Il prossimo passo è portarlo live e allo stesso tempo iniziare a lavorare a nuove canzoni.
Chiara Impallari
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Chiara Impallari, classe '99, laureata in Lettere ed Editoria. Amo scrivere. Lavoro per una web radio e scrivo per altre riviste. Datemi una tazza di the fumante, un divano e una buona serie tv e sarò felice! Esco solo per un motivo: i concerti. Dicono che vedere concerti live allunghi la vita, bene, spero di vederne ancora così tanti da vivere mille anni. Avete presente quando state ascoltando una canzone struggente e la rimettete indietro perché la parte che doveva ferirvi non vi ha ferito abbastanza? Ecco, sono io.




