EMANUELE COGGIOLA – Intervista al cantautore e musicista toscano
A circa due mesi dall’uscita del suo nuovo disco solista Absentia Essentia (Atomo World), prodotto dal producer Renato D’Amico, ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con il cantautore Emanuele Coggiola, artista poliedrico, profondo e riflessivo. La sua musica intende dare voce all’emotività e alla fragilità dell’essere umano, esplorando il senso dell’esistenza e le connessioni tra l’uomo, la natura e il mondo che lo circonda. Il suo linguaggio sonoro si muove con naturalezza tra atmosfere delicate e sognanti e momenti più energici e trascinanti. Il segno che rimane è un senso di catarsi e, al tempo stesso, di riconciliazione.
Songwriter e musicista fiorentino, ha iniziato come batterista e membro fondatore dei Luciferme, con cui ha inciso cinque album, che hanno portato una fusione originale tra rock e tradizione italiana e calcando palchi importanti come quello di Sanremo.
Successivamente Emanuele intraprende un percorso solista inaugurato nel 2010 con Quiete Apparente, co-prodotto con Giovanni Gasparini: un lavoro intimo che esprime appieno la sua visione artistica. Ha dato vita a progetti acustici dedicati a De André, Battisti e Fossati, e ha collaborato con Massimo Altomare nel progetto Orkestra Ristretta nel carcere di Sollicciano.
Negli anni 2020 la sua ricerca trova nuova linfa: produce il visionario Coriandoli di Neve di David Iozzi e realizza Dopo la Pioggia, album maturo e intenso incentrato sull’elaborazione del lutto sentimentale. Qui dolore e fragilità si trasformano in un inno alla rinascita, in cui il cantautorato italiano si intreccia a sonorità pop-rock, creando atmosfere suggestive e cariche di emozione.
Ciao Emanuele, bentornato su Tuttorock, Absentia Essentia è il tuo recente album uscito lo scorso mese di novembre, che riscontri stai avendo?
Ciao Marco, grazie a te per avermi nuovamente ospitato. La percezione è che l’album sia molto apprezzato. Molti esprimono il fatto che c’è stato un bel salto qualitativo a livello di composizioni e di sound rispetto all’album precedente, una evidente evoluzione in una maggiore maturità.
Brani da me molto apprezzati in cui ho trovato differenze notevoli sia nel testo che nella parte strumentale rispetto ai tuoi precedenti lavori, differenze sono frutto di un cambiamento nei tuoi ascolti, di necessità di raccontare le cose diversamente, di sperimentazioni o di cosa?
Direi che forse è più un discorso e dell’attitudine a sperimentare e avventurarmi in terreni non ancora battuti. Comunque è stato un insieme di cose che ha portato a questo risultato. In quanto divoratore di musica vengo suggestionato da molte cose, che poi mi piace rielaborare e fare mie. Ciò si traduce in una ricerca e una concretizzazione che appartiene alle istanze del momento e della mia attitudine a far qualcosa che non appartiene ad un modus operandi particolare. Forse perché in realtà forse non ho ancora scoperto la mia reale identità musicale…
La copertina da chi è stata realizzata?
L’ho realizzata io. Sia come concept che tecnicamente. Sono grafico di professione!
Quando e com’è nata la collaborazione con il produttore Renato D’Amico e come ha influito su questo disco?
L’incontro con Renato D’Amico è arrivato attraverso una catena di coincidenze così particolare da sembrare un segno. Ci siamo subito trovati: nonostante le differenze di età e di percorsi musicali, è nata una sintonia autentica e una grande stima reciproca. Il risultato è un disco che custodisce dentro di sé questo bisogno di evoluzione; un lavoro che sento profondamente mio e di cui vado molto fiero. Spero davvero che arrivi al cuore di chi ascolta così com’è, genuino e sincero.
Quando e come ti sei avvicinato alla musica?
Ho iniziato a suonare a 15 anni, quando rimasi praticamente folgorato nel vedere un amico suonare la batteria, che è stata (ed è tuttora) il mio strumento principale. Poi, qualche anno dopo ho iniziato a mettere le mani anche sulla chitarra e sulle tastiere, essenzialmente solo per quello che poteva servirmi a far canzoni, non ho fatto studi da strumentista su chitarra e piano.
Visto che sono passati quasi 4 anni dalla precedente intervista te lo chiedo nuovamente, con i Luciferme è tutto ancora fermo al 2015 o state pensando a qualcosa di nuovo?
Non sento i ragazzi da tempo, non so se stiano lavorando ad altro.
Hai in programma qualche concerto e, se sì, con quale formazione ti presenterai sul palco?
Stiamo preparando una versione “asciutta” di Absentia Essentia e di altre canzoni. Una chiave elettro/acustica con batterie elettroniche e suoni “ambient” per uno spettacolo che crei un’atmosfera intima e intensa, adatta a piccoli club. Siamo in 3, tutti polistrumentisti quindi abbiamo una strumentazione piuttosto varia. Iacopo Fallani al synth, drum programming, chitarra elettrica e basso. Nicola Sciarpa (in arte Organismo) incontrato tramite la nostra etichetta comune (Atomo World) al piano elettrico e synth sperimentali. E io stesso alla chitarra classica, basso e piano elettrico.
I tuoi prossimi brani proseguiranno sullo stile di quelli di Absentia Essentia o lasci aperto lo spazio a nuove sperimentazioni sonore?
Al momento non ho le idee chiare su questo. Ci sono alcune cose già scritte che sono rimaste fuori da “Absentia Essentia” e so che per me è difficile fermarsi quindi è probabile un nuovo album, ma che mood seguirò per ora proprio non lo so. Magari sarà punk, lounge o country… chissà.
Grazie mille per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Rinnovo il mio ringraziamento a te. Riguardo all’album vorrei aggiungere qualche concetto. Absentia Essentia – la “mancanza di essenza” – è un richiamo urgente a tornare al cuore delle cose, a non disperdersi nell’effimero ma a cogliere la linfa nascosta di ciò che ci circonda. La natura, il fragile equilibrio tra mente e corpo, la trama sottile delle relazioni, la complessità del mondo: tutto diventa specchio in cui ritrovare lo spirito e l’essenza. Da un lato emergono i racconti di un presente duro e difficile – le guerre, le migrazioni – dall’altro le grandi domande esistenziali: la paura di invecchiare, la consapevolezza del tempo che scorre, la necessità di non rimandare ciò che può dare senso alla vita. Ogni istante, ogni evento della vita lascia una traccia, un segno inciso che ci rende ciò che siamo, che diventa tassello della nostra ricerca di un significato più profondo. Il climax arriva quando si accetta l’ineluttabilità della morte: non più come fine, ma come passaggio naturale, fondamentale, verso la riconnessione con l’universo e con il tutto. Non più paura, ma accettazione luminosa ad abbracciare il mistero della vita in tutta la sua completezza.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




