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WACKEN OPEN AIR 2026 DAY 1 – 29/7/2026

WACKEN OPEN AIR 2026 DAY 1 – 29/7/2026

C’è un momento dell’anno in cui una piccola fetta di Schleswig-Holstein smette di essere semplicemente una manciata di campi e strade di campagna e si trasforma nel centro gravitazionale del mondo metal. Quel momento si chiama Wacken Open Air. E anche nel 2026, il pellegrinaggio verso la celeberrimo Holy Ground è ricominciata con la consueta, irrefrenabile invasione di magliette nere, patch, borchie e bandiere provenienti da ogni angolo del pianeta.

Quest’anno, però, il tradizionale binomio Wacken-pioggia-fango sembra appartenere a un’altra dimensione. Ad accoglierci è stato infatti un protagonista decisamente meno abituale: il caldo. Temperature elevate, sole impietoso e polvere hanno accompagnato l’inizio del festival, mettendo alla prova anche i metallari più navigati. Altro che stivali immersi nel fango: qui servono acqua, crema solare e una buona dose di resistenza!

Ma, si sa, al Wacken le condizioni atmosferiche possono complicare la vita, non certo spegnere l’entusiasmo. E basta attraversare il festival per rendersi conto che l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Il pubblico è già pronto a fare la propria parte, mentre sui palchi si prepara una delle edizioni che promettono di essere particolarmente ricche e interessanti.

La line-up del 2026 è infatti uno degli elementi che ci ha fatto arrivare al festival con aspettative decisamente elevate. Il cartellone riesce a mettere insieme nomi storici, protagonisti della scena contemporanea, graditi ritorni e artisti capaci di muoversi al di fuori dei confini più tradizionali del metal. Una varietà che rappresenta, ancora una volta, uno dei punti di forza del Wacken: qui possono convivere generazioni e anime musicali completamente differenti, unite dalla stessa passione.

L’entusiasmo per le band che ci aspettano è quindi alle stelle. Ci attendono giornate di musica senza sosta, grandi produzioni, sorprese, conferme e, inevitabilmente, qualche scoperta destinata a rimanere impressa.

Il sole picchia forte sulla Holy Ground, ma le casse sono già accese e pronte a ruggire. Wacken 2026 è ufficialmente iniziato: adesso non resta che alzare il volume e lasciarsi travolgere dalla musica.

VISIONS OF ATLANTIS

Il mio Wacken Open Air 2026 prende ufficialmente il via con i Visions Of Atlantis, e l’inizio non potrebbe essere più convincente. La band austriaca, che avevo avuto modo di vedere appena qualche settimana prima come supporto agli Helloween, era una delle realtà che ero più curioso di ritrovare sul palco del Holy Ground. Le aspettative erano alte e, fortunatamente, non sono rimaste deluse.
Fin dalle prime note di “To Those Who Choose to Fight”, i Visions Of Atlantis hanno dimostrato una grande sicurezza, mettendo in campo una performance precisa e praticamente priva di sbavature. La band appare perfettamente affiatata e riesce a trasportare sul palco tutta la componente epica e cinematografica del proprio symphonic metal, senza mai perdere di vista l’impatto live.
Il set prosegue con “The Land of the Free”, “Clocks” e “Tonight I’m Alive”, accolte da un pubblico sempre più coinvolto. Il rapporto con la platea è infatti uno degli elementi più riusciti della performance: i Visions Of Atlantis non si limitano a suonare, ma cercano costantemente il contatto con il pubblico, ottenendo una risposta calorosa e partecipata.
Con “Legion of the Seas” e “Heroes of the Dawn” si entra ancora più profondamente nel cuore del loro universo musicale, tra melodie solenni, orchestrazioni e ritmiche potenti. “Hellfire” alza ulteriormente il livello di intensità, prima di uno dei momenti più curiosi e divertenti della scaletta: “Pirates Will Return”, durante la quale la band invita il pubblico a sedersi e remare insieme. Un piccolo rituale piratesco che, a Wacken, non poteva che funzionare alla perfezione.
La parte conclusiva del concerto torna a spingere sull’acceleratore con “Armada” e “Master the Hurricane”, due brani capaci di esaltare tanto la componente melodica quanto quella più aggressiva della band. A chiudere il set è “Melancholy Angel”, degna conclusione di una prova solida e coinvolgente.
Dopo averli visti poche settimane fa accanto agli Helloween, posso quindi confermare le ottime impressioni: i Visions Of Atlantis non hanno deluso le aspettative. Anzi, su un palco prestigioso come quello del Wacken hanno dimostrato di avere personalità, qualità tecnica e soprattutto una notevole capacità di coinvolgere il pubblico.
Un primo concerto di festival davvero convincente, che inaugura nel migliore dei modi il mio Wacken Open Air 2026.

SETLIST:
To Those Who Choose to Fight
The Land of the Free
Clocks
Tonight I’m Alive
Legion of the Seas
Heroes of the Dawn
Hellfire
Pirates Will Return (sit down and row)
Armada
Master the Hurricane
Melancholy Angel

THE GATHERING

Il Wacken Open Air ha accolto i The Gathering con un entusiasmo che ha confermato quanto profondo sia il legame tra la band olandese e il pubblico metal. Un’accoglienza calorosa e partecipata ha accompagnato l’ingresso sul palco di una formazione capace di regalare uno dei momenti più emozionanti della giornata, attraverso un concerto intenso, suggestivo e semplicemente memorabile.
Fin dalle prime note di “Eléanor”, l’atmosfera si è fatta immediatamente speciale. Il pubblico ha risposto con entusiasmo, cantando e accompagnando la band lungo un viaggio attraverso alcune delle pagine più importanti della sua storia. “Fear the Sea” e “In Motion #1” hanno mantenuto alta l’intensità, mentre “On Most Surfaces (Inuït)” ha riportato in primo piano quella componente atmosferica e malinconica che ha sempre rappresentato uno degli elementi distintivi del sound dei The Gathering.
A rendere ancora più speciale la performance è stata Anneke van Giersbergen, la cui voce è apparsa impeccabile per tutta la durata del concerto. Espressiva, potente quando necessario e capace di conservare quella delicatezza che ha caratterizzato alcuni dei brani più amati della band, Anneke ha dimostrato ancora una volta di possedere una presenza scenica e una capacità interpretativa fuori dal comune.
La scaletta ha proseguito con “Probably Built in the Fifties”, “Analog Park” e l’immancabile “Leaves”, accolta da una risposta particolarmente calorosa. “Sand and Mercury” e “Strange Machines” hanno poi riportato il pubblico verso atmosfere più dinamiche e coinvolgenti, prima di arrivare a “Saturnine”, scelta perfetta per chiudere una serata all’insegna dell’emozione.
I The Gathering hanno così lasciato il segno sul palco del Wacken: un concerto elegante, intenso e privo di sbavature, accolto da un pubblico letteralmente conquistato. Una performance che ha dimostrato come, anche a distanza di anni, la musica della band continui a conservare una forza emotiva straordinaria.

SETLIST:

Eléanor
Fear the Sea
In Motion #1
On Most Surfaces (Inuït)
Probably Built in the Fifties
Analog Park
Leaves
Sand and Mercury
Strange Machines
Saturnine

ELECTRIC BASSBOY

Quello degli Electric Bassboy al Faster Stage di Wacken 2026 era annunciato come un semplice “DJ set”, ma definire così quanto accaduto sul palco sarebbe decisamente riduttivo. Quello che il pubblico si è trovato davanti è stato uno show ad altissima energia, costruito su voce dal vivo, chitarra, percussioni, remix e mashup, capace di trasformare il festival in una gigantesca festa rave dalle tinte rigorosamente metal.
La scaletta, composta da quasi trenta brani, è stata un susseguirsi praticamente ininterrotto di reinterpretazioni, senza lasciare al pubblico il tempo di riprendere fiato. Si parte con “Pump It” degli Electric Callboy e si passa rapidamente attraverso generi e decadi differenti: “The Emptiness Machine” dei Linkin Park, “Rollin’” dei Limp Bizkit, “Mr. Brightside” dei The Killers e persino “Overkill” dei Riot vengono trasformati in materiale da dancefloor.
Ma è con “Wait and Bleed” degli Slipknot, rivisitata in chiave gabba/hardstyle, che lo show raggiunge uno dei suoi primi picchi. Il pubblico risponde immediatamente, trasformando l’area davanti al palco in un concentrato di pogo, salti e bassi elettronici.
Il format funziona anche quando gli Electric Bassboy si spostano verso territori apparentemente più lontani dal metal. “Welcome to the Black Parade” dei My Chemical Romance diventa un gigantesco sing-along collettivo, mentre “Everytime We Touch”, nella versione TEKKNO degli Electric Callboy, porta definitivamente Wacken in territorio rave.
La seconda parte del set continua senza rallentare, alternando “Toxicity”, “Raining Blood”, “Bodies”, “RATATATA”, “Duality” e “Down With the Sickness”. Un’insolita miscela di metal, hardcore, techno e dance che, nelle mani degli Electric Bassboy, si trasforma in uno spettacolo sorprendentemente coerente.
A chiudere il concerto arrivano “We Got the Moves”, preceduta da “Revery”, con il pubblico ormai completamente conquistato.
La risposta è stata talmente entusiasta da trasformare quello che poteva sembrare un semplice intermezzo elettronico in uno degli show più esplosivi del festival. E il successo è stato immediatamente premiato dagli organizzatori: gli Electric Callboy sono stati infatti annunciati come headliner ufficiali del Wacken Open Air 2027.
Un set folle, rumoroso e irresistibilmente coinvolgente: al Wacken anche il rave può diventare metal.

SETLIST:
Pump It (Electric Callboy cover)
The Emptiness Machine (Linkin Park cover)
Rollin’ (Air Raid Vehicle) (Limp Bizkit cover)
Mr. Brightside (The Killers cover)
Overkill (RIOT cover)
TANZNEID (Electric Callboy cover)
All the Small Things (blink‐182 cover)
Wait and Bleed (Slipknot cover)
Elevator Operator (Electric Callboy cover)
Can You Feel My Heart (Bring Me the Horizon cover)
Enter Sandman (Metallica cover)
Song 2 (Blur cover)
The Downfall of Us All (A Day to Remember cover)
Rave Mozart (W&W & Vini Vici cover)
Tekkno Train (Electric Callboy cover)
Welcome to the Black Parade (My Chemical Romance cover)
Hypercharged (Electric Callboy cover)
I Like to Move It (Reel 2 Real cover)
Everytime We Touch (Maggie Reilly cover) (Electric Callboy‘s TEKKNO Version)
Toxicity (System of a Down cover)
Raining Blood (Slayer cover)
Bodies (Drowning Pool cover)
RATATATA (BABYMETAL × Electric Callboy cover)
Duality (Slipknot cover)
Revery (Electric Callboy cover)
Down With the Sickness (Disturbed cover)
We Got the Moves (Electric Callboy cover)

LACUNA COIL

Tra i concerti che attendevo con maggiore curiosità al Wacken Open Air 2026, quello dei Lacuna Coil occupa sicuramente un posto di rilievo. La band italiana è salita sul palco del Louder Stage davanti a un pubblico tedesco estremamente coinvolto, regalando una performance che, per qualità, energia e intensità, considero senza dubbio una delle migliori tra tutte quelle dei Lacuna Coil a cui ho avuto modo di assistere.
Fin dalle prime battute di “Layers of Time”, seguita da “Reckless” e “Hosting the Shadow”, la band ha mostrato una compattezza impressionante. La prestazione è stata praticamente priva di sbavature, con Cristina Scabbia e Andrea Ferro perfettamente a proprio agio nel gestire una scaletta costruita per mantenere costantemente alta la tensione.
A rendere ancora più suggestivo lo spettacolo ci ha pensato una produzione visiva di grande livello. Le luci erano semplicemente meravigliose, perfettamente sincronizzate con la musica e capaci di accompagnare ogni brano con atmosfere differenti. Giochi di luce, ombre e colori hanno avvolto il palco creando un impatto scenico davvero notevole e, soprattutto, un’atmosfera unica, che ha contribuito a rendere il concerto ancora più immersivo.
Il pubblico tedesco ha fatto il resto, rispondendo in maniera entusiasta e piacevolmente rumorosa alle sollecitazioni della band. Brani come “Kill the Light”, “Spellbound” e “Trip the Darkness” hanno trasformato il Louder Stage in un enorme coro, mentre “Gravity”, “Blood, Tears, Dust” e “Scarecrow” hanno aggiunto ulteriori sfumature a un set equilibrato e capace di attraversare diverse fasi della carriera del gruppo.
Particolarmente riuscita “Heaven’s a Lie XX”, versione che celebra uno dei brani simbolo della band, accolta dal pubblico con grande partecipazione. A seguire, la sorprendente “Enjoy the Silence”, cover dei Depeche Mode, ha rappresentato uno dei momenti più affascinanti della serata, prima di tornare a spingere sull’acceleratore con “Our Truth”, “Die & Rise” e “I Wish You Were Dead”.
La parte finale del set è stata un crescendo continuo: “Oxygen” e “Nothing Stands in Our Way” hanno preparato il terreno per un encore che non ha lasciato spazio a cali di tensione. “The Siege”, “Swamped XX” e “Never Dawn” hanno chiuso una performance intensa e coinvolgente, con il pubblico ancora una volta protagonista.
Al di là della scaletta, che ho apprezzato moltissimo, ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la qualità complessiva della prestazione. I Lacuna Coil sono apparsi affiatati, energici e perfettamente consapevoli di come gestire un palco importante come quello del Wacken.
Dopo aver visto diversi loro concerti nel corso degli anni, posso dirlo senza esitazioni: questo al Louder Stage è stato sicuramente uno dei migliori. Una prova praticamente impeccabile, impreziosita da una scenografia luminosa spettacolare, sostenuta da un pubblico caloroso e da una band in forma smagliante. Un altro appuntamento del Wacken 2026 che difficilmente dimenticherò.

SETLIST:
Layers of Time
Reckless
Hosting the Shadow
Kill the Light
Spellbound
Trip the Darkness
Gravity
Blood, Tears, Dust
Scarecrow
Heaven’s a Lie XX
Enjoy the Silence (Depeche Mode cover)
Our Truth
Die & Rise
I Wish You Were Dead
Oxygen
Nothing Stands in Our Way

Encore:
The Siege
Swamped XX
Never Dawn

ROSE TATTOO

Dopo l’intensa esibizione dei Lacuna Coil al Louder Stage, il mio Wacken Open Air 2026 prosegue al W.E.T. Stage con una band che rappresenta una delle radici più autentiche del rock australiano: i Rose Tattoo. Un cambio di atmosfera netto, ma assolutamente piacevole, con il pubblico pronto a lasciarsi coinvolgere da un concerto diretto, ruvido e senza fronzoli.
Fin dalle prime note di “Out of This Place”, la band dimostra di essere ancora capace di trasmettere quella particolare energia che ha sempre contraddistinto il proprio sound. “Scarred for Life”, “One of the Boys” e “Rock ‘n’ Roll Is King” mantengono il ritmo alto, mentre il W.E.T. Stage si trasforma rapidamente in un piccolo tempio del rock’n’roll.
A colpire particolarmente è la prestazione del cantante, apparso in ottima forma, soprattutto considerando i recenti problemi di salute che lo hanno interessato. La sua voce e la sua presenza sul palco hanno dimostrato una vitalità sorprendente, riuscendo a trascinare il pubblico attraverso una scaletta che ripercorre diversi momenti della lunga carriera della band.
Il set prosegue con “Manzil Madness”, “Sidewalk Sally”, “Juice on the Loose” e “Hard Road”, prima di arrivare a “Rock ‘n’ Roll Outlaw”, uno dei momenti più rappresentativi dell’intero concerto. Qui emerge in maniera evidente l’anima dei Rose Tattoo: un rock essenziale, sporco, potente e profondamente legato alla tradizione australiana.
Ed è proprio durante l’intera esibizione che diventa impossibile non pensare agli AC/DC. Le due band condividono infatti una radice musicale evidente, fatta di riff semplici ma efficaci, energia stradaiola e un’attitudine genuinamente rock’n’roll. Non si tratta semplicemente di una somiglianza sonora, ma della sensazione di trovarsi davanti a due espressioni della stessa grande tradizione del rock australiano.
La parte finale della scaletta regala altri classici come “We Can’t Be Beaten”, “Bad Boy for Love” e “Nice Boys”, fino alla conclusiva “Astra Wally”.
Un concerto forse meno spettacolare rispetto a quello appena visto dei Lacuna Coil, ma altrettanto autentico. I Rose Tattoo hanno portato sul W.E.T. Stage il rock australiano nella sua forma più genuina, dimostrando che certe canzoni, quando hanno radici profonde, non hanno bisogno di artifici per continuare a funzionare.

SETLIST:
Out of This Place
Scarred for Life
One of the Boys
Rock ‘n’ Roll Is King
Manzil Madness
Sidewalk Sally
Juice on the Loose
Hard Road
Rock ‘n’ Roll Outlaw
1854
All the Lessons
We Can’t Be Beaten
Bad Boy for Love
Nice Boys
Astra Wally

Report & photoset by PAOLO NOCCHI

Credits: si ringrazia Wacken Open Air per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.