VANESSA LAPOLLI MEDEIROS – Intervista alla giornalista e attivista
Ho avuto il piacere di intervistare Vanessa Lapolli Medeiros, italo-brasiliana, giornalista, attivista per i diritti delle donne e collaboratrice del progetto Binario Uno contro la Violenza, realtà impegnata nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere.
Con il suo impegno, Vanessa Lapolli Medeiros contribuisce a rafforzare una rete di prevenzione e supporto che mette al centro la tutela della dignità della persona, l’educazione al rispetto e la costruzione di una società più inclusiva e libera dalla violenza.
Ciao e benvenuta su Tuttorock, inizio subito con il chiederti in cosa consiste il progetto Binario Uno contro la Violenza di cui sei collaboratrice.
Grazie a voi per l’invito. Binario Uno contro la Violenza è un progetto che porto nel cuore perché nasce da una convinzione molto semplice: la prevenzione inizia dall’ascolto. Entriamo nelle scuole, nei teatri e nei luoghi di aggregazione per parlare con i ragazzi di rispetto, relazioni sane, consenso, controllo, gelosia e violenza. Non facciamo lezioni dall’alto verso il basso ma apriamo dialoghi.
Credo che un ragazzo che impara a riconoscere la differenza tra amore e possesso oggi possa diventare un adulto capace di costruire relazioni migliori domani. Per me questo significa seminare futuro.
Purtroppo siamo circondati sempre di più da violenze di ogni tipo, i giovani ai quali ti rivolgi li vedi attenti e coinvolti in questa tua attività?
Assolutamente sì. E ti dirò una cosa che mi emoziona ogni volta: spesso gli adulti pensano che i ragazzi non ascoltino, ma non è vero. I ragazzi ascoltano eccome, purché li si ascolti per primi.
Quando capiscono che non sei lì per giudicarli ma per confrontarti con loro, succede qualcosa di straordinario. Si aprono, fanno domande profonde, raccontano paure che magari non avevano mai confidato a nessuno. Molti ci scrivono anche dopo gli incontri. È la dimostrazione che i giovani non hanno bisogno di prediche, ma di adulti credibili e presenti.
L’Italia come la vedi, arretrata o sullo stesso piano degli altri Paesi Europei se parliamo di prevenzione della violenza?
Ho la fortuna di lavorare anche in altri Paesi europei e credo che ovunque ci sia ancora tantissimo da fare. Non penso sia una gara per stabilire chi sia più avanti o più indietro. Credo invece che ogni Paese abbia qualcosa da insegnare e qualcosa da imparare.
L’Italia negli ultimi anni ha iniziato a parlare molto di più di violenza di genere, ma parlare non basta. La vera sfida è educare. Educare nelle scuole, nelle famiglie, nello sport, nei media. La prevenzione dovrebbe diventare un’abitudine culturale, non una risposta all’ennesima tragedia.
Passiamo ad una tua grande passione, la musica, so che da adolescente abbracciavi lo stile punk, quali sono le band che più ti piacevano?
È vero, ho attraversato il periodo punk, ma in realtà sono cresciuta con il rock e l’heavy metal. Ho un ricordo bellissimo legato ai miei zii: quando andavo a casa dei miei nonni Lapolli, mi svegliavano la mattina con lo stereo a tutto volume. Le colonne sonore dei nostri risvegli erano i Metallica e gli Iron Maiden. Altro che sveglia… era una vera scarica di adrenalina!
Quelle note sono entrate nella mia vita prestissimo e, senza rendermene conto, hanno contribuito a formare anche il mio carattere. Ho sempre associato quella musica a un senso di libertà, energia e autenticità. Poi, da adolescente, mi sono avvicinata anche al punk, perché ne condividevo lo spirito ribelle e la voglia di rompere gli schemi.
Ripensandoci oggi, è curioso che tanti anni dopo mi sia ritrovata a intervistare Steve Harris. Se qualcuno me l’avesse detto quando ero quella bambina che si svegliava con The Trooper o Fear of the Dark in sottofondo, probabilmente non ci avrei mai creduto.
Poi col tempo hai ampliato i tuoi ascolti?
Moltissimo. Oggi ascolto davvero di tutto: rock classico, pop, metal, blues, MPB, cantautorato e perfino musica classica.
Ogni genere racconta un’emozione diversa. La musica è uno dei pochi linguaggi che riesce ad arrivare dove le parole, a volte, si fermano. È un ponte tra culture, generazioni e storie personali. Credo che proprio per questo abbia anche una straordinaria responsabilità sociale.
La tua attività di giornalista ti ha portato ad intervistare Steve Harris degli Iron Maiden, cos’hai provato in quel momento?
È stato uno di quei momenti che rimangono impressi nella memoria. E devo ringraziare le mie amiche Paura e Patrizia Torti!
Da una parte c’era l’emozione della giornalista che si trova davanti a una leggenda della musica; dall’altra c’era la donna che, insieme a Binario Uno contro la Violenza, aveva la possibilità di consegnargli una maglia con il messaggio “Make Noise, Not Violence”.
Quello, per me, è stato il momento più importante. Perché il rock ha sempre rappresentato la libertà di esprimersi. Portare un messaggio contro la violenza proprio in quel contesto aveva un valore simbolico enorme.
Come musicista lo conosciamo tutti, come persona che impressione ti ha fatto?
Mi ha colpito la sua semplicità.
Quando si incontrano artisti di quel livello ci si aspetta quasi una distanza inevitabile. Invece ho trovato una persona educata, disponibile e molto rispettosa.
Credo che la vera grandezza si riconosca proprio da questo: quando non hai bisogno di dimostrare chi sei perché parlano la tua storia e il tuo modo di comportarti.
Qual è il concerto più bello e coinvolgente che hai visto e quale invece cui ti piacerebbe partecipare?
Tra quelli che ho vissuto, il concerto degli Iron Maiden a San Siro è stato qualcosa di straordinario. Un’esperienza che andava oltre la musica: era energia collettiva, emozione condivisa, senso di appartenenza.
Anche il concerto degli Aerosmith a Milano è stato incredibile, con uno Steven Tyler e Joe Perry da urlo! E devo dire che anche quello dei Coldplay mi ha colpita moltissimo per l’atmosfera e il coinvolgimento del pubblico.
Un concerto che sogno di vedere? Gli AC/DC. Sarebbe bellissimo vivere quell’energia dal vivo. E, se potessi tornare indietro nel tempo, avrei voluto assistere a un concerto dei Queen con Freddie Mercury: un’esperienza unica e irripetibile, capace di unire voce, carisma ed emozione in modo straordinario.
Quali sono i tuoi prossimi impegni professionali?
Continuerò il mio lavoro come giornalista e il mio impegno nella prevenzione della violenza attraverso Binario Uno e il progetto internazionale Sinal Vermelho.
Sto lavorando anche a nuovi progetti di sensibilizzazione, perché credo che oggi sia fondamentale creare reti tra istituzioni, scuole, associazioni, media e cittadini.
Parallelamente continuo a raccontare storie, anche attraverso un progetto a cui tengo molto: sto scrivendo un libro. Ma non sono io la vera protagonista. Sei curioso? 🙂
Perché credo che il giornalismo, quando è fatto con responsabilità, possa ancora contribuire a cambiare la cultura di un Paese.
Grazie per il tuo tempo, ti lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferisci.
Vorrei chiudere con una riflessione che sento molto mia. Da donna che suona la chitarra e autodidatta a tredici anni, e che ha sempre amato la musica…
La musica ci insegna una cosa meravigliosa: migliaia di persone possono cantare la stessa canzone pur avendo vite completamente diverse. Forse dovremmo fare lo stesso anche nella società: imparare ad ascoltarci di più, a giudicarci di meno e a non voltare mai lo sguardo davanti alla sofferenza di qualcuno.
Il rock mi ha insegnato che il rumore può unire migliaia di persone. La vita mi ha insegnato che il silenzio, invece, può distruggerne una.
Per questo continuerò a fare rumore, finché anche una sola persona avrà bisogno di sentirsi meno sola.
MARCO PRITONI
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.




