UNCLOSED EMBRACE – Intervista all’alternative metal band bolognese
In occasione dell’uscita dell’omonimo album d’esordio, ho avuto il piacere di intervistare l’alternative metal band Unclosed Embrace, che si è formata nel 2024 grazie all’amicizia di lungo corso tra musicisti di esperienza nel panorama rock underground bolognese.
Le sonorità e le atmosfere sono quelle tipiche dell’alternative metal anni ’90, quindi consigliate a fan di gruppi come A Perfect Circle, Faith No More, Anathema e Alice In Chains. Il logo della band, che richiama e amplifica i concetti legati al nome del gruppo, è a cura del digital designer Anthony Cosentino. Le foto della band sono ad opera di Lucia Palomba.
Ciao e benvenuti su Tuttorock, parliamo subito di questo vostro album di debutto, da me apprezzatissimo (al momento i miei brani preferiti sono The Cure e The Cages), che riscontri state avendo dal punto di vista degli ascolti e della critica?
Emanuele: Un saluto a tutti i lettori di Tuttorock e grazie a te Marco per l’intervista e per l’apprezzamento sincero del nostro album di debutto. L’album è fuori da veramente pochi giorni, quindi è ancora presto per fare dei bilanci, ma per ora i feedback che stiamo ricevendo sono tutti molto positivi e siamo molto contenti dei risultati.
Diego: Ciao ragazzi! Innanzitutto, un grande grazie per questa intervista e per questa opportunità di confronto. L’album è appena uscito, ma subito i segnali positivi non si sono fatti attendere, principalmente penso l’idea “retrò” abbia giocato un ruolo veramente importante a nostro favore… speriamo continui così anche per i brani!
La scelta di farlo uscire solamente in formato fisico su musicassetta e in formato digitale solamente su Bandcamp e su Youtube è un’altra forma di omaggio agli anni 90, cosa rappresenta per voi quel decennio pieno di grande musica?
Andrea: È prima di tutto una scelta etica. Voltare le spalle a Spotify e alle grandi piattaforme di streaming è un modo prima di tutto per invitare a supportare la musica underground e indipendente. L’intento è preservare l’integrità morale e intellettuale del progetto. E vorremmo che l’ascoltatore entrasse nel nostro mondo in maniera consapevole, lontano dal ‘fast food’ delle playlist e degli ascolti random. Quanto alla musicassetta, anch’essa richiede un ascolto diverso e più consapevole, che dà maggiore valore al tempo. Inoltre, è in linea con lo spirito Nineties del progetto.
Diego: Gli anni ‘90 sono per me il famoso “ero felice e non lo sapevo”, quindi ho detto tutto… credo siano stati gli anni della propria formazione musicale e stilistica, per ognuno di noi. Gli anni più importanti: quelli “del grande Real”.
Oltre alle influenze di molte band provenienti dagli anni 90, in alcuni brani ho avvertito dei riff che mi hanno riportato ai lavori più recenti di Darkthrone e Satyricon, ci sono anche loro tra i vostri ascolti?
Simone: Il black metal è uno dei sottogeneri a cui sono personalmente più legato e, senza ombra di dubbio, quello che ho suonato maggiormente. Non sono sicuramente influenze che sono state ricercate per la scrittura dei riff degli Unclosed Embrace, ma come accade ad ogni musicista, siamo tutti delle spugne che assorbono, metabolizzano e fanno proprie le correnti piu’ disparate per poi dargli un personalissimo senso in contesti apparentemente lontani.
Diego: Eeeeeehhh già… il metal estremo, in qualche maniera, ha influenzato un po’ tutti noi in quegli anni e quindi indubbiamente qualche rimando effettivamente si può percepire ma non volutamente.
Com’è avvenuta la genesi dei brani che compongono il disco e com’è avvenuto il processo di registrazione?
Simone: Tutto è nato alla vecchia maniera: partendo da riff embrionali nati molto spesso in sala prove su cui abbiamo lavorato per trovare un arrangiamento e una struttura finita. Abbiamo cercato di usare l’approccio che tutti noi abbiamo seguito quando facevamo le prime esperienze in saletta da ragazzini, sempre per rimanere nella luce nostalgica e celebrativa che questo progetto si e’ sempre imposto. I testi invece sono invece totalmente concepiti e scritti da Emanuele.
Diego: Assolutamente in pieno stile anni’90! 4 amici, una saletta e qualche birra.
Emanuele: per i testi ho utilizzato e adattato sia dei miei vecchi scritti chiusi nel cassetto, che nuove suggestioni. La cosa per me sconvolgente è stata la naturalezza con la quale la musica si è fusa con alcune cose che avevo scritto anni prima, come se aspettassero proprio questa occasione per fiorire. Per alcune canzoni ho lasciato che l’embrione del testo nascesse proprio insieme alla musica, concretizzando poi in un secondo momento il testo definitivo, insomma è stato proprio un disco nato e coltivato nella sala prove, con tanto cuore e tanta anima. C’è tanto di me in questi testi, ma cerco sempre di portare il messaggio in maniera universale dando spazio all’interpretazione personale di ognuno. Mi piace pensare che qualcuno possa riconoscersi nelle mie parole e possa in qualche modo sentirsi capito.
Il 16 maggio avete presentato l’album dal vivo al festival Spring of Darkness al Pianoro Factory, come mai avete scelto quell’evento e com’è stata l’accoglienza?
Simone: la colpa è mia. Sono uno degli organizzatori di quello che oramai è più che un festival ma un vero tributo alla scena underground della nostra città. È un evento che ha una grande importanza per me e che raccoglie tantissimi amici e musicisti ogni anno; ho pensato che non potesse esserci occasione migliore.
Emanuele: aggiungo che l’accoglienza è stata veramente positiva e ci ha dato la giusta carica e motivazione. È stato veramente costruttivo e piacevole confrontarsi con un pubblico come quello dello Spring of Darkness!
La canzone d’apertura vede la presenza alla tromba del Maestro Luca Piazzi, ripeterete in futuro collaborazioni di questo tipo?
Andrea: Personalmente penso che la presenza di Luca sia un arricchimento prezioso, una vera gemma di cui andare molto orgogliosi. E sono sicuro che tutta la band la pensa così. Lo abbiamo coinvolto anche nella fase compositiva della canzone in cui suona e il risultato è all’orecchio di tutti. In origine, in realtà, l’idea era di avere il Maestro Piazzi in pianta stabile nel progetto, ma i suoi impegni legati all’orchestra di cui fa parte non gli permettevano una presenza costante. E così è rimasto come special guest. Ma, per quanto mi riguarda, mi piacerebbe molto che continuasse a dare il suo apporto fattivo in questo progetto, anche su più canzoni. Vedremo il futuro cosa ci riserverà.
Diego: Assolutamente sì: gli romperò le scatole io personalmente.
Il video del primo singolo, “The Broken Chair”, da chi è stato realizzato?
Emanuele: il video del primo singolo è stato realizzato da Milo Barbieri nella sede di “Music Station Live Club”. Inizialmente la nostra idea era molto più articolata e complessa, ma poi ci siamo affidati alle mani e all’occhio esperto di Milo, che ha saputo cogliere molto bene l’essenza del brano e dell’estetica del gruppo.
La copertina invece da chi è stata pensata e creata?
Emanuele: la copertina è frutto di un lavoro di squadra, come tutto quello che fa parte dell’universo “Unclosed Embrace”. Siamo partiti da una serie di idee che potessero sintetizzare i temi e le suggestioni dell’album e da lì abbiamo vagliato varie soluzioni grafiche. L’essenza dell’abbraccio non chiuso, le due mani che si cercano, si avvicinano senza mai incontrarsi e il nastro rosso che rappresenta quella prigione autoimposta dalle nostre angosce e paure irrisolte, il tutto rappresenta in maniera potente quella tensione dell’incompiuto che fa da filo conduttore di tutto l’album. La realizzazione grafica della copertina e dell’artwork della cassetta è stata curata da Francesca Mandaglio, mentre la fotografia da Lucia Palomba, mentre la realizzazione del logo è stata affidata a Anthony Cosentino.
Quando e come nascono gli Unclosed Embrace?
Simone: Nascono nel 2024 quasi casualmente. Siamo 4 amici da una vita, ciascuno attivo da sempre nell’underground Bolognese, ma senza aver mai suonato assieme nello stesso progetto. E’ partito tutto in maniera molto naturale, senza inutili pretenziosità e con lo spirito di scrivere musica che avesse un forte legame con i nostri ascolti formativi, rivisti nell’ottica degli adulti che siamo ora.
Diego: 4 amici da una vita: forse erano già nati 25 anni fa ma ancora non lo sapevamo. Potrei quasi dire che ci siamo semplicemente “scoperti” in saletta. Ci terrei a sottolineare la spinta del nostro Simone, mente principale e collante del gruppo, e lo stile di Emanuele; credo la band sia nata proprio dall’unione di questi due elementi! Un po’ come scoprire per caso due ingredienti che stanno bene insieme.
Chi ha scelto il nome della band e cosa vuole rappresentare?
Andrea: Lo abbiamo scelto insieme. Vuole evocare quello che è poi diventato anche il filo conduttore di questo primo LP: la tensione dell’incompiuto. Gli abbracci interrotti sono i legami che la vita o la morte hanno lasciato in sospeso, ma che continuano a definirci. E sono anche tutti quei sogni che non hanno mai preso vita, i consigli e le parole che avevamo bisogno di sentire rimasti sospesi nel tempo. La curiosità è che è un nome nato prima come titolo di una canzone, la numero 8 dell’album, il cui testo è stato scritto magnificamente da Emanuele (come gli altri). Pensandoci in un secondo momento, ci siamo resi conto che era anche un ottimo nome per la band. Ci siamo trovati subito d’accordo.
Emanuele: aggiungo una piccola curiosità sulla canzone che ha ispirato il nome della band: il testo è ispirato a mia madre, che ho perso purtroppo nel 2013. L’embrione di questo testo l’ho scritto proprio negli ultimi giorni in cui era in vita. Ho voluto però che il testo parlasse di perdita in senso generale e di come questo vuoto incolmabile, che sentiamo dentro, possa in qualche modo essere riempito dalla consapevolezza che, nonostante tutto, non siamo mai veramente soli. L’abbraccio non chiuso non è quindi una vera fine, ma qualcosa di sospeso, ma non vuoto.
Domanda per Emanuele, dopo le esperienze passate, pensi che sia questa la situazione musicale perfetta per la tua voce?
Emanuele: Senza dubbio. Questa è la situazione musicale in cui mi sento più a casa in assoluto per tanti motivi. Innanzitutto, perché è un progetto veramente corale: non c’è un leader e dei turnisti, ma un confronto paritetico continuo in cui ognuno di noi mette un pezzo di anima, mantenendo una linea comune e un’identità forte. La cosa meravigliosa è che, per quanto ci divertiamo un casino in sala prove come degli eterni ragazzini, affrontiamo tutto con estrema serietà, sia sul palco che dietro le quinte. Il merito è sicuramente del nostro “ingrediente segreto”: siamo amici da una vita e ci siamo fatti la pellaccia dura in questi anni con le varie esperienze individuali. Questo ha reso ogni cosa quasi magica; la musica è fluita da sola, incastrandosi alla perfezione senza sforzi o tensioni inutili.
Avete già pianificato qualche altro concerto nei prossimi tempi?
Emanuele: assolutamente sì! La prossima data sarà al mitico “Music Station Live Club” a Trebbo di Reno (BO) il 19 giugno. In quella occasione suoneremo l’intero album, sullo stesso palco dove è stato girato il video del nostro singolo “The Broken Chair”.
https://www.musicstation.top/event-details/the-night-of-original-songs-farrock-unclosed-embrace
Una volta terminata la promozione dell’album, quali sono i vostri prossimi progetti musicali?
Diego: con la band? Rintanarsi in saletta con nuove idee da esplorare. Singolarmente? Rintanarmi in saletta, con altri amici, con altre idee da scoprire.
Emanuele: sicuramente le idee da esplorare con la band sono tante e spero che prendano forma il prima possibile, perché non c’è niente di più bello del processo creativo e dell’alchimia che si crea in sala prove durante la composizione. Per quanto riguarda i progetti esterni tutti noi abbiamo altri validissimi progetti che portiamo avanti parallelamente, quindi non ci si annoia mai.
Grazie per il vostro tempo, vi lascio piena libertà per chiudere l’intervista come preferite.
Simone: supportate la musica underground, comprate i dischi, andate ai concerti. Si vive per l’arte, per goderne o per farne parte.
Diego: suonate, ascoltate, sbagliate, mettetevi alla prova, coltivate le passioni e ricordate che l’elemento esterno è sempre un valore aggiunto. Proprio per caso nascono, e si scoprono, le cose migliori.
Emanuele: vorrei ringraziare prima di tutto i miei compagni di viaggio per questa meravigliosa avventura, che spero non finisca mai. Ma anche tutti quelli che si prenderanno il tempo di ascoltare la nostra musica e perdersi insieme a noi in questo percorso musicale.
Andrea: Condivido al 100% i miei compagni. Grazie a chi ci darà fiducia e a chi apprezza la musica ‘vera’. In questo progetto c’è tanto cuore, tanta passione. E c’è la filosofia di non mollare mai di fronte alle difficoltà. Non resterete delusi.
MARCO PRITONI
Band:
Emanuele Mandaglio – voce
Simone Lanzoni – chitarra
Andrea Sangermano – basso
Diego Molina – batteria
Link:
Instagram: https://www.instagram.com/unclosedembrace
Facebook: https://www.facebook.com/unclosedembrace
Youtube: https://www.youtube.com/@UnclosedEmbrace
Bandcamp: https://unclosedembrace.bandcamp.com
E-mail: unclosedembrace@gmail.com
Sono nato ad Imola nel 1979, la musica ha iniziato a far parte della mia vita da subito, grazie ai miei genitori che ascoltavano veramente di tutto. Appassionato anche di sport (da spettatore, non da praticante), suono il piano, il basso e la chitarra, scrivo report e recensioni e faccio interviste ad artisti italiani ed internazionali per Tuttorock per cui ho iniziato a collaborare grazie ad un incontro fortuito con Maurizio Donini durante un concerto.






