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STU LARSEN – Solitude

STU LARSEN – Solitude

Ci sono artisti per i quali il viaggio non è soltanto una condizione esistenziale, ma una vera e propria forma di scrittura. Stu Larsen appartiene senza dubbio a questa categoria. Da quasi vent’anni il cantautore australiano vive in movimento, senza una dimora stabile, trasformando luoghi, incontri e distanze in materia prima per le proprie canzoni. Con Solitude, il viaggio diventa però qualcosa di ancora più radicale: un percorso dentro se stesso. Il quarto album di Larsen nasce infatti da un progetto tanto semplice quanto affascinante. Nel corso del 2024 l’artista ha trascorso ogni mese in un luogo diverso, scrivendo e registrando una canzone in completa solitudine. Dodici mesi, dodici Paesi, dodici brani. Dalla Nuova Zelanda alla Tasmania, dall’Indonesia alla Scozia, passando per Austria, Germania, Italia, Canada, Stati Uniti e arrivando infine in Patagonia. Non un semplice diario di viaggio, dunque, ma una sorta di mappa emotiva nella quale la geografia diventa parte integrante della musica. E Solitude è un titolo perfetto, perché la solitudine raccontata da Larsen non coincide necessariamente con l’isolamento. È piuttosto uno spazio mentale nel quale fermarsi, togliere il rumore di fondo e ascoltare finalmente ciò che normalmente rimane nascosto.

L’apertura affidata a “Misty Morning” introduce immediatamente l’ascoltatore nel mondo sonoro dell’album: chitarra acustica, arrangiamento essenziale, voce morbida e una malinconia luminosa che non scivola mai nel melodrammatico. Larsen possiede una qualità vocale particolare, fragile ma estremamente comunicativa, capace di trasformare una confessione privata in qualcosa nel quale è facile riconoscersi. Con “Xanadu” il folk assume una dimensione ancora più intima, mentre “Shelter” porta il disco verso territori maggiormente emozionali. Il pianoforte costruisce un’atmosfera sospesa e la voce diventa il centro assoluto della composizione. È uno dei momenti nei quali emerge con maggiore chiarezza la filosofia di Solitude: stare da soli non significa necessariamente essere soli, e il bisogno di trovare un rifugio può essere tanto fisico quanto umano. “Other Side” riporta invece il tema del viaggio in primo piano. Larsen osserva le strade percorse e le differenti direzioni prese dalle persone, accettando l’idea che non esista un unico modo corretto di attraversare la vita. È una delle canzoni che meglio riassumono il suo spirito vagabondo, già evidente nei lavori precedenti, ma qui filtrato attraverso una maggiore consapevolezza. “One Thing” introduce una componente più sentimentale: la ricerca di quella persona capace di dare un significato diverso alla solitudine. La contraddizione è solo apparente: Larsen parte per stare solo e scopre, lungo il cammino, quanto sia forte il desiderio di condividere quella solitudine con qualcuno. La struttura dell’album alterna momenti acustici e rare aperture più ampie, mantenendo però sempre una grande attenzione all’equilibrio degli arrangiamenti. Non c’è bisogno di sovraccaricare le composizioni: chitarre, pianoforte, batteria, armonica e pochi altri interventi strumentali sono sufficienti a creare un universo sonoro caldo e avvolgente. “I’ll Be Your Hallelujah”, con la sua durata più ampia e un crescendo che coinvolge anche un coro, rappresenta proprio una di queste aperture. Dopo tanta intimità, la musica sembra finalmente sollevare lo sguardo verso qualcosa di più grande. È un momento importante nella dinamica del disco, perché dimostra che Larsen sa uscire dalla dimensione minimalista senza perdere la propria identità. E poi c’è “If I Get It Right”, brano nato durante il soggiorno in Toscana, dove l’acustica del cantautore australiano si colora di venature soul e blues. La chitarra elettrica, il ritmo più deciso e l’armonica regalano una delle performance più dinamiche dell’album. Qui la riflessione personale si trasforma in movimento, quasi come se dopo mesi di introspezione fosse arrivato il momento di tornare a camminare. “Nobody Knows” e “If I’m Honest” proseguono questa indagine sull’identità, sulle domande senza risposta e sul rapporto fra ciò che siamo e ciò che pensiamo di essere. Larsen non cerca grandi verità universali: preferisce fermarsi sulle piccole incertezze quotidiane, sulle domande che continuano a seguirci anche quando cambiamo continente. La conclusione è affidata a “Eden”, scritta in Patagonia, ed è probabilmente il brano che meglio sintetizza l’intero progetto. Pianoforte, chitarra acustica e armonica si muovono con estrema delicatezza, lasciando ampi spazi alla voce. Dopo dodici mesi di viaggio, la risposta non è necessariamente una destinazione: è l’accettazione del percorso stesso.

Ed è proprio questo il punto di forza di Solitude. Larsen non romanticizza la solitudine e non la presenta come una fuga perfetta dal mondo. La utilizza invece come strumento di conoscenza. Il viaggio non serve semplicemente a collezionare paesaggi, ma a mettere in discussione certezze, relazioni, desideri e paure. Musicalmente siamo nel territorio del folk contemporaneo, dell’indie folk e del singer-songwriter, con una scrittura che può richiamare la tradizione americana più intimista senza rinunciare alla sensibilità australiana di Larsen. La produzione resta volutamente discreta e lascia respirare le canzoni, privilegiando la naturalezza dell’esecuzione rispetto alla ricerca dell’effetto. Solitude non è quindi un disco che chiede attenzione attraverso la forza o la spettacolarità. La conquista lentamente, attraverso dettagli, silenzi, melodie e una voce che sembra raccontare ogni canzone direttamente all’ascoltatore. È musica da ascoltare con calma, magari durante un viaggio, davanti a un paesaggio o semplicemente quando il mondo esterno diventa troppo rumoroso. Stu Larsen parte dalla solitudine e arriva alla consapevolezza che il vero viaggio non consiste necessariamente nel trovare un luogo nel quale fermarsi, ma nel capire chi siamo mentre continuiamo a muoverci.

MAURIZIO DONINI 

Tracklist:

Misty Morning – 4:36
Xanadu – 6:08
Shelter – 6:37
Other Side – 3:18
One Thing – 3:17
Leskernick Hill – 4:04
The Shadow – 4:41
I’ll Be Your Hallelujah – 6:33
If I Get It Right – 4:22
Nobody Knows – 4:25
If I’m Honest – 3:36
Eden – 9:22

Credits:
Pubblicazione: 19 giugno 2026
Etichetta: Nettwerk Music Group

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VOTO

Band:
Stu Larsen – voce, chitarra

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