Now Reading
SPLEEN – Intervista alla giovane band fiorentina sull’album “GUSH”

SPLEEN – Intervista alla giovane band fiorentina sull’album “GUSH”

E’ uscito venerdì 22 maggio “GUSH” (pubblicato da Contempo Records e distribuito da MGM metropolitan Groove merchants), il primo album degli SPLEEN, la rock band fiorentina formata da Samuele Riccucci alla chitarra e alla voce, Matteo Innocenti alla batteria, Olmo Fantini alla chitarra e Alberto Sanna al basso. Per celebrare l’uscita del disco, gli SPLEEN incontreranno il pubblico durante due appuntamenti speciali a Firenze: giovedì 21 maggio presso Contempo, in Via de’ Neri, dove la band presenterà il disco in anteprima con un listening party e firmacopie a partire dalle ore 18, e sabato 23 maggio sul palco del Lumen per uno showcase dedicato a “GUSH”.

“GUSH”, racconta la band, nasce dall’esigenza di raccogliere e lasciare sedimentare tutto ciò che gli SPLEEN hanno costruito negli ultimi anni, trasformando esperienze, scrittura e live in un lavoro organico e definitivo: “Come una pianta che spara fuori con forza i propri semi solamente una volta pronti, così noi abbiamo deciso di far uscire GUSH.
Raccolta dei nostri semi.”

L’album arriva dopo l’uscita del singolo “W.Y.E.D.F.M. (Would You Ever Die For Me)” lo scorso aprile, brano profondamente legato alla storia live della band e diventato nel tempo uno dei momenti più intensi dei loro concerti.

Nei prossimi mesi, inoltre, gli SPLEEN saranno impegnati in un’intensa attività live che li porterà sui palchi italiani ed europei: il 23 maggio a Firenze e il 12 giugno al Music for Peace di Genova. A luglio la band aprirà le date italiane dei The Darkness, esibendosi il 7 luglio al Castello Scaligero di Verona e l’8 luglio al Pistoia Blues Festival.

Ad agosto torneranno nel Regno Unito con una serie di appuntamenti che includono il 4 agosto all’Hope & Anchor di Londra, il 6 agosto al The Ramp di Horwich (Bolton) e il 7 agosto sul palco del Rebellion Festival di Blackpool.

Questo il calendario aggiornato degli appuntamenti live della band:

21 maggio – Firenze, Contempo (listening party e firmacopie)
23 maggio – Firenze, Lumen
12 giugno – Genova, Music For Peace
7 luglio – Verona, Castello Scaligero (opening The Darkness)
8 luglio – Pistoia, Pistoia Blues Festival (opening The Darkness)
4 agosto – Londra, Hope & Anchor
6 agosto – Bolton, The Ramp Horwich
7 agosto – Blackpool, Rebellion Festival

Per l’occasione li abbiamo intervistati.

Benvenuti agli SPLEEN su Tuttorock. Giovane band fiorentina molto promettente. “SPLEEN” è uno stato emotivo già citato da Baudelaire nei suoi scritti. Come è caduta la scelta su questo nome?

Sì, c’è sicuramente un legame con Baudelaire. Quando abbiamo scelto questo nome frequentavamo ancora il liceo e, nel programma di quinta, la parola spleen ricorreva più volte, attirando la nostra attenzione e ispirandoci nella scelta. Tuttavia, ci piace coglierne soprattutto il significato più originario e concreto: spleen deriva infatti dal termine greco splen che indica la milza e, nella medicina ippocratica, era considerata la sede della bile nera, associata a uno stato malinconico. È questo aspetto, più materiale e simbolico allo stesso tempo, che ci affascina maggiormente.

Il nuovo lavoro, uscito il 22 maggio, è “GUSH”. Letteralmente tradotto, “sgorgare”. In queste 12 tracce cosa emerge particolarmente dalla vostra vena musicale, sia dal punto di vista sonoro che nei testi?
Sì, esatto. Abbiamo scelto il nome GUSH per diversi motivi. Innanzitutto, la parola gush e il verbo to gush ricorrono in molti dei nostri testi. Inoltre, ci piaceva la metafora di una pianta che, una volta raggiunta la maturazione, espelle con forza i propri semi: un’immagine che rappresenta bene questo disco. Le dodici tracce dell’album sono canzoni che ci portiamo dietro da anni, praticamente dagli inizi del progetto, e che finalmente hanno trovato la loro forma definitiva all’interno di un lavoro completo. In questo senso, GUSH raccoglie tutto ciò che siamo stati come band fino a oggi.
All’interno del disco convivono brani scritti in momenti diversi del nostro percorso. Alcuni sono più datati, altri più recenti e, proprio in questi ultimi, come Humean o All My Good Seeds, si può intuire la direzione verso cui stiamo evolvendo.

Dal punto di vista sonoro, l’album ruota principalmente attorno a influenze grunge, ma contiene anche una forte componente punk, particolarmente evidente in brani come W.Y.E.D.F.M. e Kill the Prig.
Per quanto riguarda i testi, emerge invece una visione fortemente pessimistica e disillusa. Samuele racconta situazioni e pensieri quotidiani attraverso uno sguardo cinico, sempre accompagnato da un retrogusto amaro, che nasce da una profonda sfiducia nell’essere umano. È un disco che mette in discussione l’idea stessa di progresso e la possibilità di costruire un futuro migliore, senza però rinunciare a interrogarsi su questi temi.

Il singolo che anticipa l’album è “W.Y.E.D.F.M.”. Un acronimo che vorrebbe dire “Would You Ever Die For Me?”. Ma in quale accezione lo usate?
W.Y.E.D.F.M. significa Would You Ever Die For Me?, ma la domanda va intesa in un senso molto più ampio rispetto a quello letterale. È una riflessione sul conflitto tra i propri ideali e la necessità di sopravvivere in una realtà che spesso ci spinge a scendere a compromessi.
Ci chiediamo fino a che punto saremmo disposti a rinunciare ai nostri valori per convenienza o per necessità, e, al contrario, quanto saremmo pronti a sacrificarci per difenderli. In questo senso, il “morire” del titolo può essere sia fisico che simbolico: può significare perdere una parte di sé, della propria identità o della propria etica.
La canzone non dà una risposta definitiva, ma pone una domanda che riteniamo importante: cosa vale davvero la pena preservare, la sopravvivenza a ogni costo o i principi che danno significato alla nostra vita?

Gli SPLEEN sono S. Riccucci alla chitarra e voce, M. Innocenti alla batteria, O. Fantini alla chitarra e A. Sanna al basso. Così giovani ma già con parecchia attività in due anni di band. Come avviene il lavoro di squadra nella produzione dei brani?
Non abbiamo un vero e proprio metodo fisso per scrivere le canzoni. Gran parte dei brani presenti in GUSH è nata da un’idea iniziale di Samuele, spesso voce e chitarra, che poi è stata sviluppata collettivamente. Il lavoro vero e proprio avviene soprattutto in sala prove, dove ognuno porta il proprio contributo creativo. Partiamo da uno spunto, lo mettiamo alla prova, sperimentiamo e lasciamo che il pezzo evolva in modo naturale.
Molte delle canzoni del disco, infatti, sono cambiate parecchio nel corso di questi due anni: abbiamo aggiunto nuove sezioni, modificato gli arrangiamenti e sperimentato sonorità diverse. Siamo ancora alla ricerca di un processo compositivo ben definito e, per il momento, ogni brano segue un percorso diverso.

Il vostro genere affonda le radici nel grunge, e quando si parla di grunge vengono alla mente i Nirvana, Pearl Jam e Alice in Chains. Ma anche dall’ultimo singolo si percepiscono richiami ai Foo Fighters. Sono questi i vostri principali riferimenti oppure ci sono altre influenze che hanno contribuito a definire il vostro sound?*
Sicuramente i gruppi che hai citato sono stati una fonte d’ispirazione importante per noi e rappresentano dei punti di riferimento inevitabili quando si parla di grunge. Allo stesso tempo, però, le nostre influenze vanno anche oltre quel mondo.
Se devo citare qualche nome meno legato al grunge in senso stretto, penso ai Morphine o ai Marcy Playground, che ci hanno influenzato più per le atmosfere, le sensazioni e l’approccio alla scrittura che per il suono vero e proprio. Tra le band che hanno contribuito a formare il nostro immaginario metterei sicuramente anche gli Smashing Pumpkins e i Queens of the Stone Age, soprattutto per la ricerca sonora.
Inoltre, tutti noi arriviamo da ascolti che comprendono una forte componente punk e hardcore. Band come Black Flag, Minor Threat e, non posso non citarli, i Fugazi che hanno avuto un impatto importante sul nostro modo di intendere l’energia della musica, il live e anche un certo approccio artistico. Alla fine il nostro sound nasce proprio dall’incontro di tutte queste influenze: il grunge è sicuramente una delle radici principali, ma non è l’unica.

Già dal vostro esordio avete creato un ponte fra Italia e Regno Unito. Quali sono, secondo voi, gli aspetti che accomunano maggiormente queste due culture musicali?
Abbiamo avuto la fortuna di instaurare un rapporto con il Regno Unito fin dagli inizi del progetto, ricevendo anche riscontri molto positivi. Probabilmente il fatto di scrivere e cantare esclusivamente in inglese rende la nostra musica più immediata e accessibile per il pubblico britannico. Nel Regno Unito esiste inoltre una forte cultura della musica dal vivo e ci sono molti contesti che danno spazio anche alle band emergenti. Un esempio è il Rebellion Festival, a cui parteciperemo quest’anno per la seconda volta e che rappresenta una grande opportunità di confronto e crescita. Più che individuare particolari somiglianze tra le due culture musicali, direi che il punto d’incontro per noi è il live. È un aspetto centrale sia della nostra identità sia del modo in cui viviamo la musica. Fin dall’inizio abbiamo sempre dato priorità ai concerti, e proprio sul palco troviamo il linguaggio più diretto per entrare in contatto con il pubblico, sia in Italia che nel Regno Unito.

Questo 2026 è già iniziato con due presentazioni a Firenze. I live saranno fra Italia e Regno Unito. Due curiosità: avete già una fan base che vi segue? E per i concerti cosa dobbiamo aspettarci, anche dal punto di vista del sound e della strumentazione?
Per nostra fortuna, siamo riusciti a costruire una fanbase nella nostra città, Firenze, e colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta tutte le persone che ci supportano. I nostri concerti sono sempre frequentati da un pubblico molto caldo e partecipe, che consideriamo una componente fondamentale del progetto. Chiaramente, quando si parla di band emergenti, bisogna sempre confrontarsi con la realtà: è relativamente più facile avere un seguito nella propria città, mentre le cose diventano più complicate quando si esce dal proprio contesto. Proprio per questo siamo molto contenti di quello che sta succedendo in Inghilterra. Durante il nostro primo tour inglese abbiamo conosciuto persone che sono poi tornate a vederci l’estate successiva e che probabilmente saranno presenti anche quest’anno. È ancora una realtà molto piccola, ma sapere di aver creato dei legami anche all’estero ci dà una grande soddisfazione. Per quanto riguarda il live, il nostro setup rimane piuttosto essenziale e diretto. La novità più recente è l’introduzione di alcune voci registrate ed effettate che utilizziamo per creare atmosfera e accompagnare l’inizio di alcuni brani. Per il resto, però, restiamo fedeli a un approccio molto semplice, quello che cerchiamo di portare sul palco è soprattutto energia e impatto, elementi che consideriamo centrali nella nostra musica.

Credits:

Comunicazione SPLEEN – About srl

Maria Lucrezia Rizzo ml.rizzo@about-ent.it
Gaia Alessandra Sala g.sala@about-ent.it
Management SPLEEN
Valentina Parigi info@valentinaparigi.com

 

0
/10
VOTO